I cancelli del Porporato

I cancelli del Porporato

NESSIE

http://sauraplesio.blogspot.it/2015/09/i-cancelli-del-porporato.html

Il Faac del Caff, sembra un giochetto di sigle rovesciate. Nasconde invece dell’altro… Come è noto Faac , è una grossa fabbrica di cancelli automatici con sede a  Bologna . L’azienda – 18 sedi, 32 filiali nel mondo e 1910 dipendenti – è una multinazionale leader nei cancelli automatici e il suo proprietario, Michelangelo Manini, morì nel 2012 lasciando tutto all’Arcidiocesi che, da quel momento, diventò la più ricca del mondo. 

Nell’esprimere la propria gratitudine, la Diocesi spiegò in una nota che avrebbe utilizzato quei beni “così provvidenzialmente pervenutile […] alla prassi plurisecolare della sollecitudine verso le necessità della comunità umana, secondo il comandamento evangelico della carità”.

Mercoledi sera a La Gabbia (LA7)  è andato in onda un servizio proprio sulla Curia di Bologna, con a capo il card. Caffarra che ha deciso didelocalizzare la produzione della Faac da Bergamo alla Bulgaria, lasciando a casa i lavoratori: 50 i licenziati e 50 in cassa integrazione a zero ore.
Forse sarebbe stato meglio se l’azienda fosse rimasta in mano ai parenti che, nel giugno 2014, provarono persino ad impugnare il testamento. Ma la Chiesa li azzittì con una transazione immediata di 60 milioni di euro come “liquidazione” in cambio del ritiro di tutte la cause civili.

Impossibile competere, per i parenti.

Ricapitolando: dal maggio 2015 la proprietaria del 100% di FAAC è la Curia di Bologna. Curia che subito dopo (precisamente il 27 maggio 2015) crea un trust composto dagli avvocati Andrea Moschetti e Bruno Gattai e da Giuseppe Berti, manager proveniente da Luxottica. (…)

Pare che questi tre amministratori non debbano rendere conto a nessuno, nemmeno al card. Caffarra.

Il trust come è noto è cieco (blind). Ma è difficile credere che là dentro, nessuno ci veda.

Se non è stato il trio citato sopra e non è stato Caffarra, chi ha mandato sul lastrico  i 50 dipendenti?

Colpo di scena: è stato lo stesso Manini nel 2011. Quindi, se lo stabilimento di Bergamo chiude per delocalizzare la produzione in Bulgaria, prendetevela con il vecchio proprietario. Tanto è morto e  non può smentire. 

La notizia assai ghiotta da leggere nel dettaglio qui alla fonte ( L’ultima Ribattuta. )

In questo caso, come in altri del tutto simili, il diretto responsabile  si nega al telefono e alle interviste e sparisce nei sotterranei del Vaticano. 

Al suo posto, in tv parla il monsignor Giovanni Silvagni, vicario dell’arcidiocesi di Bologna, che tentando di salvargli la faccia mette una toppa che è peggio del buco: «Il Cardinale non può entrare in queste questioni, non ha la competenza. Non ha l’esperienza. Il suo mestiere è un altro». «I motivi che hanno portato al licenziamento dei 50 lavoratori… non sono di nostra competenza».

Il vicario pareva un  Marchionne da canonica, da tanto il suo linguaggio era simile all’uomo dai maglioni blu. E giù con  ” nuove esigenze del mercato”. Per un po’ tiene un aplomb manageriale (nuova mutazione genetica della Curia); poi, incalzato dalle domande, non regge più  e allora si mette a farneticare prendendosela con la solita “demogogia” e il solito “populismo”.
La claque ospite in studio applaude. Un applauso in tv ormai  non lo si nega nemmeno al Califfo al Baghdadi, mentre sta decapitando le vittime.

Ma che diavolo succede? Sono arrivate le  privatizzazioni anche in Vaticano? Non c’era la dottrina Bergoglio tutto povertà, umiltà e spoglie stanze di  Santa Marta, invece dei lussuosi cancelli del cielo per ville e dimore gentilizie? 
In una nota si spiega che l’Arcidiocesi ha costituito il trust Faac «nominando tre figure divenute titolari della “nuda proprietà delle azioni” a cui vennero affidate linee di comportamento irrevocabili, tra cui l’indicazione che il cda e top management ne determinino strategia e quotidiana gestione dell’azienda. Pertanto, oggi l’Arcidiocesi non è azionista di Faac, essendosene giuridicamente spossessata attraverso il trust Faac, né gestore, né implementatore di strategie aziendali, ma solo usufruttuaria e percepiente di eventuali dividendi».

Per farla breve, la responsabilità non è di nessuno, ma gli operai non possono tornare al lavoro.

A proposito di “eventuali dividendi” va ricordato che il fatturato del 2014 è stato di 336 milioni di euro. Gli utili incassati dall’arcidiocesi di Bologna sono 38 milioni e 700 mila euro. Il valore complessivo dell’eredità è di1 miliardo e 700 milioni di euro.

Insomma la Chiesa convertitasi al ” Dio Mercato” prende i soldi, tanti soldi,  ma  poi se ne lava le mani come Pilato con Gesù. E Caffarra  con le sue sottane color porpora si dilegua come una presenza extraterrestre.

Mercoledi sera a portare pene e grandi ansietà c’erano gli operai trombati e ancora frastornati e allibiti ai microfoni.  Non c’è più religione….
Sono lontani i tempi delle bolle contro il liberismo, il materialismo, il socialismo e le massonerie di Clemente XII e Leone XIII. 
Ora anche da quelle parti,  si genuflettono al Vitello d’oro.  Dopotutto, non olet!
Ma udite udite…
«Per guadagnare di più in Bulgaria lasciano 50 persone in mezzo a una strada» dice un ex dipendente.
Al danno, poi, si aggiunge la beffa: qualche mese prima della chiusura, è stato allestito una sorta di campo scuola per alcuni operai bulgari ai quali i dipendenti bergamaschi hanno “insegnato il mestiere”, senza sapere che si stavano dando la zappa sui piedi.  
Che volete mai…trattasi di scherzi da preti. Anzi, da cardinali. 
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I am a sardinian patriot
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