“Colonia Italia”, un libro che documenta il controllo britannico sugli affari italiani

“Colonia Italia”, un libro che documenta il controllo britannico sugli affari italiani

L’amico Giovanni Fasanella ci ha abituati a libri di sconcertante verità basati su accurate ricerche e solidi documenti. La sua ultima fatica, “Colonia Italia”, scritta assieme a Mario J. Cereghino, sembra non deludere le aspettative e ci consegna un altro capitolo della storia di come l’Impero di Sua Maestà Britannica abbia esercitato un influsso dominante e destabilizzante negli affari italiani nei secoli ma specialmente nel dopoguerra. C’è da augurarsi che questo libro abbia il solito successo di pubblico e che finalmente susciti un atteso dibattito politico.

Uscito nelle librerie il 28 ottobre, “Colonia Italia” è anche disponibile in versione E-Book ed è stato recensito dal quotidiano Libero. Fasanella lo ha presentato in un’intervista a “Il Rottamatore”, il sito web che ospita anche il suo blog Fasaleaks. Nell’intervista, l’autore spiega che il libro, scritto come seguito de “Il Golpe Inglese” (Leggi l’intervista), “Rivela l’esistenza di una vera e propria macchina della propaganda occulta della diplomazia e dei servizi segreti britannici, e ne ricostruisce i meccanismi di funzionamento. Porta alla luce un apparato che ha controllato per un secolo gran parte dell’informazione italiana, con l’obiettivo di orientare l’opinione pubblica e, di conseguenza, le scelte politiche dei partiti e dei governi in funzione degli interessi inglesi”.

Il controllo britannico sull’informazione in Italia non è una sorpresa per i lettori di Movisol, che trovano su questo sito esaurienti denunce di come Londra controlla e gestisce la geopolitica mondiale, spesso spingendo il grande fratello americano a fare il “lavoro sporco” per conto degli interessi dell’Impero. Il merito di Fasanella e Cereghino è quello di aver scovato documenti inediti della diplomazia britannica che comprovano l’interesse di Londra a impedire che il nostro paese svolgesse il suo ruolo legittimo nel Mediterraneo e nelle regioni petrolifere, fino a spingersi ad azioni concrete e criminali.

E’ in evidenza in particolare un dispaccio spedito dal direttore dell’IRD, l’Information Research Department, a Roma, Colin MacLaren, nel gennaio 1969. L’IRD è l’ente che si occupa di reclutare “agenti d’influenza” nei media, tra i politici, i giuristi e opinion makers in genere. “Le armi da noi fornite hanno un effetto pari ad una pallina di ping pong scagliata contro Golia. Se vogliamo raggiungere qualche risultato, dobbiamo usare altri metodi, e sta a noi architettarli”, afferma la nota. Le righe successive del dispaccio sono state cancellate.

Pochi mesi dopo partì la cosiddetta “strategia della tensione”, un termine che, come spiega il libro, fu inventato proprio dagli inglesi per depistare con successo le indagini e il dibattito politico. Il 12 dicembre di quell’anno scoppiò la bomba nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano, uccidendo 17 persone e ferendone 88. Cinque giorni prima, il corrispondente da Atene del settimanale inglese The Observer, Leslie Finer, aveva pubblicato un presunto progetto dei colonnelli greci per estendere il golpe fascista anche in italia. Due giorni dopo la strage, sempre The Observer, a firma Neal Ascherson, Michael Davie e Francis Cairncross da Roma, coniò un neologismo che si affermerà come la verità ufficiale: “Nessuno è così pazzo da accusare il presidente Saragat per le bombe. Ma oggi l’intera sinistra afferma che la sua ‘strategia della tensione’ incoraggia indirettamente l’estrema destra nel proseguire con il terrorismo”.

Leslie Finer era anche corrispondente della BBC e veniva nutrito dalle veline dell’IRD; Neal Ascherson era un ex Royal Marine e Francis Cairncross la nipotina di John Cairncross. “Zio John” era una superspia, membro del famoso gruppo dei “Cambridge Five”, agenti che facevano il doppio e triplo gioco per Londra e Mosca.

Quell’anno, 1969, c’era stato il golpe militare di Gheddafi in Libia, sostenuto occultamente dall’Italia. Il 12 novembre, giorno della strage di Piazza Fontana, è anche la data di chiusura delle basi aeree britanniche in Cirenaica. E la Banca Nazionale dell’Agricoltura è l’istituto utilizzato per le transazioni commerciali tra l’Italia e la Libia di Gheddafi.

“L’ENI aveva già emarginato gli interessi britannici in Persia e in Egitto”, spiega Fasanella a Il Rottamatore: “Nel 1969 ci fu un ulteriore salto di qualità della politica italiana che avrebbe portato il nostro Paese, di lì a poco, a conquistare posizioni di forza anche in Libia e in Iraq, aree che Londra considerava – cito (…) testualmente – ‘per importanza, seconde solo alla Gran bretagna stessa’. Insomma, l’Italia cresceva ed espandeva la sua influenza, avviandosi a diventare addirittura la quarta potenza economica mondiale, sorpassando la Gran Bretagna, il cui impero coloniale era ormai solo un pallido ricordo del passato. Uno smacco terribile, e per una nazione che aveva vinto la Seconda guerra mondiale e aspirava allo status di potenza globale. Se nel 1953 Churchill ordinò ai suoi apparati di impartire una lezione agli «infidi alleati italiani», solo perchè avevano violato l’embargo petrolifero imposto dalla Gran Bretagna contro l’Iran di Mossadeq, possiamo immaginare quale fu la reazione di Londra dopo l’espulsione delle sue compagnie petrolifere anche dalla Libia e dall’Iraq. E quale fosse lo stato d’animo britannico nei confronti di Aldo Moro, il principale protagonista della politica italiana tra il 1969 e la prima metà degli anni Settanta.”

Fasanella non è un complottista. Come spiega sulla prima pagina del suo blog, egli detesta i complottisti. Ma detesta anche gli “anticomplottisti per interesse”, coloro che mettono nello stesso calderone “propalatori di panzane e ricercatori che lavorano su documenti e testimonianze attendibili”.

La domanda che sorge è allora: “Ha fatto tutto la Gran Bretagna, e gli USA?”. “Tra USA e Gran Bretagna – è la risposta conclusiva nell’intervista – c’è sempre stata una profonda differenza sul ‘problema italiano’. Sin dall’immediato dopoguerra. Per gli americani, l’Italia era una nazione cobelligerante, che aveva contribuito a liberarsi dal nazifascismo combattendo a fianco degli Alleati. Per la Gran Bretagna, invece, era una nazione sconfitta, punto e basta. Con tutto ciò che ne sarebbe derivato in termini di condizionamenti politici ed economici. E questo ha fatto la differenza. Perché mentre Washington ha condotto una guerra in gran parte condivisibile al comunismo, Londra ha combattuto anche contro l’Italia.”

Gli avvenimenti degli ultimi anni in Libia e Nord Africa sono la continuazione di questa guerra non dichiarata. A quando una commissione d’inchiesta parlamentare che se ne occupi?

Giovanni Fasanella e Mario J. Cereghino: “Colonia Italia – Giornali, radio e tv: così gli inglesi ci controllano. Le prove nei documenti top secret di Londra. Chiarelettere, 2015

Claudio Celani

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