Come una elite segreta ha creato la EU per costruire un governo mondiale

 

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Prof. Alan Sked, docente di Storia Internazionale presso la London School of Economics: “l’Unione Europea, sin dal primo giorno aveva in progetto di costruire un superstato federale”.

 

By Prof Alan Sked

8:30AM GMT 27 Nov 2015

Gli elettori del referendum in Gran Bretagna devono comprendere che l’Unione Europea, sin dal primo giorno aveva in progetto di costruire un superstato federale.

Mentre cresce il dibattito sul prossimo referendum sulla UE, forse sarebbe saggio ricordare, prima di tutto, come la Gran Bretagna è stata portata all’adesione. Mi sembra che la maggior parte delle persone abbia ben poca idea del perché uno dei vincitori della seconda guerra mondiale avrebbe dovuto morire dalla voglia di far parte di questo “club”. Ed è un peccato, perché la risposta a questa domanda è la chiave per capire perchè l’Unione europea è andata così male.

La maggior parte degli studenti sembra pensare che la Gran Bretagna fosse in disperate difficoltà economiche  e che la CEE (Comunità economica europea – come si diceva allora –),  fornisse il motore economico in grado di rivitalizzare la nostra economia. Altri sembrano credere che dopo la seconda guerra mondiale, la Gran Bretagna avesse bisogno di rielaborare la sua posizione geopolitica, lontana dall’impero e verso una posizione più realistica al centro dell’Europa. Nessuno di questi argomenti, tuttavia, ha realmente un senso.

La CEE negli anni ’60 e ’70 non era certo in una posizione tale a poter rigenerare l’economia di chichessia. Spendeva la piu’ parte delle sue magre risorse  in agricoltura e pesca, e non aveva mezzi o politiche per generare una crescita economica.

Quando avvenne la crescita, questa non arrivò dalla UE. Dalle riforme giunte dall’offerta di Ludwig Erhard nella Germania Ovest del 1948, alla privatizzazione della Thatcher dell’industria pubblica degli anni Ottanta, la crescita europea giunse da riforme introdotte da paesi singoli, che poi sono state copiate anche altrove. La politica della EU è sempre stata irrilevante, o deleteria (come è avvenuto con l’euro).

Né la crescita britannica rimase veramente indietro rispetto a quella dell’Europa. A volte ha fatto un balzo in avanti. Negli anni ’50 l’Europa occidentale aveva un tasso di crescita del 3,5 per cento; negli anni ’60, era del 4.5 per cento. Ma nel 1959, quando entrò in carica Harold Macmillan, il tasso reale di crescita annuo del PIL britannico, secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica, era quasi del 6 per cento. Ed era ancora quasi del 6 per cento quando de Gaulle pose il veto alla nostra prima domanda di adesione alla CEE, nel 1963.

Nel 1973, quando entrammo nella CEE, il nostro tasso di crescita nazionale annuo, in termini reali toccava il record del 7,4 per cento. L’attuale cancelliere chissà che farebbe per avere numeri simili. Quindi l’argomento economico non funziona.

Che dire di quello geopolitico? Quale argomento, alla fredda luce del senno di poi, avrebbe potuto essere così convincente da indurci a dare un calcio nei denti ai nostri alleati del Commonwealth della Seconda Guerra Mondiale, per unirci ad una combinazione di Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Francia, Germania e Italia?

Quattro di questi paesi non avevano nessun peso internazionale. La Germania era occupata e divisa. La Francia, nel frattempo, aveva perso una guerra coloniale in Vietnam e un’altra in Algeria. De Gaulle era giunto al potere per salvare il paese dalla guerra civile. I più realisti certamente dovevano considerare questi stati come una manica di perdenti. De Gaulle, in sè un estremo realista, faceva rilevare che la Gran Bretagna aveva istituzioni politiche democratiche, legami commerciali mondiali, cibo a buon mercato dal Commonwealth ed era una potenza globale. Perché mai avrebbe voluto entrare nella CEE?

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Harold Macmillan with Edward Heath (right) in 1963Photo: PA

La risposta è che Harold Macmillan e i suoi consiglieri più stretti erano parte di una tradizione intellettuale che vedeva la salvezza del mondo in una qualche forma di governo mondiale basato su federazioni regionali. Era anche una conoscenza stretta di Jean Monnet, che credeva nella sua stessa idea. Fu quindiMacmillan che divenne il rappresentante del movimento federalista europeo nel governo britannico.

In un discorso alla Camera dei Comuni si fece persino sostenitore di una Comunità Europea per il Carbone e l’Acciaio (CECA), ancor prima che la cosa venisse effettivamente annunciata. In seguito si adoperò perché venisse firmato un Trattato di Associazione tra il Regno Unito e la CECA, e fu lui a garantire che un rappresentante britannico venisse inviato ai negoziati di Bruxelles, che seguirono la Conferenza di Messina, che diede vita alla CEE.

Alla fine degli anni ’50 egli spinse per i negoziati per  una Associazione Europea per il Libero Scambio, che portava all’adesione alla CEE. Poi, quando il generale de Gaulle cominciò a trasformare la CEE in un organismo meno federalista, si assunse il rischio di sottoporre una domanda di adesione piena della Gran Bretagna nella speranza di frustrare le ambizioni dei Gollisti.

Il suo scopo, in alleanza con i sostenitori USA ed Europei  di un ordine mondiale federalista,  era quello di frustrare l’emergente alleanza franco-tedesca, che era vista come una alleanza tra nazionalismi,  francese e tedesco.

Monnet si incontrò segretamente con Heath e Macmillan in innumerevoli occasioni, allo scopo di facilitare l’ingresso britannico. Egli, infatti, era stato informato prima del Parlamento britannico, sui termini in cui sarebbe stato inquadrato l’approccio britannico all’Europa.

Nonostante il parere del Lord Cancelliere, Lord Kilmuir, sul fatto che l’adesione avrebbe significato la fine della sovranità parlamentare britannica, Macmillan fuorviò deliberatamente la Camera dei Comuni – e praticamente tutti gli altri, dagli statisti del Commonwealth ai colleghi di governo, e all’opinione pubblica – affermando che erano implicati solo negoziati commerciali di minore importanza.

Cercò persino di ingannare de Gaulle, sul fatto di essere un anti-federalista ed un amico a lui stretto, che avrebbe fatto in modo che la Francia, come la Gran Bretagna, ricevesse i missili Polaris dagli americani. De Gaulle vide chiaramente chi aveva davanti e pose il veto alla richiesta di ingresso britannica.

Macmillan lasciò che Edward Heath portasse avanti le cose e Heath, insieme a Douglas Hurd, fece in modo – secondo i documenti di Monnet – che il Partito Tory diventasse un membro (segreto) del Comitato d’azione di Monnet per gli Stati Uniti d’Europa.

Secondo l’assistente e biografo di Monnet, Francois Duchene, più tardi sia i Laburisti che i Liberali fecero lo stesso. Nel frattempo il conte di Gosford, uno dei ministri di politica estera di Macmillan nella Camera dei Lord, in effetti informò la Camera che lo scopo della politica estera del governo era il governo mondiale.

Al Comitato d’azione di Monnet fu dato anche sostegno finanziario da parte della CIA e del Dipartimento di Stato americano. L’istituzione anglo-americana era dedita alla creazione degli Stati Uniti d’Europa di tipo federale.

Oggi, è ancora così. Potenti lobby internazionali sono già al lavoro per cercar di dimostrare che qualsiasi ritorno all’autogoverno democratico da parte della Gran Bretagna, significherebbe la fine. I funzionari americani sono stati già istruiti per affermare che una tale Gran Bretagna sarebbe esclusa da qualsiasi accordo di libero scambio con gli Stati Uniti e che il mondo ha bisogno del trattato TTIP sul commercio, che viene predicato come sopravvivenza della UE.

Fortunatamente, i candidati repubblicani negli Stati Uniti stanno diventando euroscettici e riviste come The National Interest stanno pubblicando la questione del Brexit. La coalizione internazionale che sta dietro a Macmillan e Heath questa volta troverà che le cose sono molto più difficili – specialmente date le evidenti difficoltà dell’eurozona,  del fallimento della politica migratoria dell’UE e della mancanza di una qualsiasi coerente politica di sicurezza. della EU.

Ancora più importante è che , essendo già stato ingannato una volta, sarà molto più difficile ingannare di nuovo il pubblico britannico.

** Alan Sked è il fondatore originale dell’Ukip e docente di Storia Internazionale presso la London School of Economics. Attualmente sta raccogliendo materiale per un libro che spera di pubblicare, sull’esperienza della Gran Bretagna all’interno della Ue.

fonte:

http://www.telegraph.co.uk/news/newstopics/eureferendum/12018877/The-truth-how-a-secretive-elite-created-the-EU-to-build-a-world-government.html

traduzione Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

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