Il lascito di Ida Magli

Nessie

sauraplesio

Ora che è finita la ridondante umbertiade dedicata a uno degli intellettuali più tromboni e  organici al regime,  dove si sono sentite scempiaggini come quella di Ovadia il quale pretende che Dio sopporti i credenti  ma  che prediliga decisamente gli atei alla Eco,  parlo, come mi ero ripromessa,  della grande Ida Magli scomparsa il 21 febbraio  e di come abbia influenzato il nostro pensiero divergente contro la Ue.
La Magli scrisse nel ’98 un libro dal titolo emblematico “Contro l’Europa“. Da allora il costante impegno civile nella sua pubblicistica è stato quello di dimostrare che questa Ue ci avrebbe impoverito, resi schiavi delle banche, invasi quotidianamente da flussi migratori alluvionali in particolare islamici. Che questa Ue avrebbe perseguito espropri e ingiustizie su larga scala di ricchezze, benessere, identità e culture dei popoli europei. Mi pare che il motivo di tanta omertà da parte della stampaglia che ha cercato di silenziare le notizia della sua scomparsa, che si è  (con le poche eccezioni de Il Giornale  per cui collaborava), premunita di scrivere sciocchezze qualunquiste sul femminismo ,  trasformandola in un’icona politicamente corretta quale non è mai stata (si vedano i penosi articoli apparsi  di recente su Repubblica, sul Messaggero, sul Fatto),  sia  in sintesi questo qui.
Ne “La dittatura europea un capitolo importante è riservato al tradimento delle monarchie europee (quella inglese, olandese e le monarchie scandinave) nei confronti dei loro rispettivi paesi. Poi è la volta dei politici, dei pavidi intellettuali, dei media e della Chiesa. L’autrice ci racconta in prima persona,  della difficoltà di individuare solidi alleati nel contrastare un simile progetto, che privandoci de facto della sovranità monetaria ci sta privando di ogni autonomia e indipendenza tout court.Dove va dunque la moneta senza Stato? Ma soprattutto dove vanno i popoli senza Stato? La Dichiarazione universale dei diritti umani con la sua dottrina egualitarista scaturita dalla Rivoluzione Francese, applicata su scala planetaria può diventare (come diventa) un temibile strumento d’ imposizione globale – il grimaldello per fare a pezzi le Costituzioni degli stati sovrani. L’ immigrazionismo come strumento didecomposizione sociale e di frantumazione dell’unità culturale dei popoli, in prima luogo e di invasione coatta nonché di istigazione a scontri interetnici, in secondo luogo. Il fine ultimo, è la sostituzione delle masse autoctone con quelle allogene. La libera circolazione degli uomini, delle merci e dei capitali, quale dogma del fondamentalismo mercatista. Il mercato come unica regola di vita, imposto con una cieca quanto ottusa fede che è diventata sempre più terroristica nei confronti di chiunque tenti di contrapporvisi. Altri acceleratori di questo becero egualitarismo livellante sono il matrimonio omosessuale, l’eutanasia, le fecondazioni in vitro e gli espianti d’organi, i quali danno vita ad un autentico mercato internazionale illegale di criminali al suo servizio.
In “Dopo l’Occidente“, ci racconta  che “verso il 2050 l’Europa sarà abitata da un gran numero di Africani insieme a gruppi di media consistenza di Cinesi e di Mediorientali, a causa della continua e massiccia immigrazione dall’Africa e dall’Oriente e dell’altissima prolificità di queste popolazioni, superiore in genere di almeno cinque volte a quella degli Europei. […] La morte dell’Italia è già in atto soprattutto per questo: perché nessuno combatte per farla vivere; persino perché nessuno la piange.

È contro natura, contro la realtà dei sentimenti umani, ma è così: stiamo morendo, nel tripudio generale, con una specie di «suicidio felicemente assistito» dai nostri stessi leader, governanti e giornalisti. Non per nulla l’idea del suicidio assistito è nata in Occidente”.

Da ultimo, la Russia riflesso dell’Occidente ed estrema speranza di resistenza, di conservazione e di proiezione dello spirito della civiltà del mondo. “Forse la Russia potrà occupare il posto lasciato vuoto dall’Europa, diventando finalmente consapevole di sé stessa, della propria originalità, né del tutto europea, né del tutto asiatica…”.

Difendere L’Italia è senz’altro il più propositivo e pragmatico de libri fin qui pubblicati. Non si limita infatti a insistere sulla denuncia dei misfatti fin qui perpetrati dall’eurocrazia di Bruxelles (si veda “La dittatura europea”). Non si limita ad analizzare i disvalori dell’Occidente che ci hanno reso così passivi, fragili e deboli nel respingere i nostri oppressori con i quali tacitamente collaboriamo (“Dopo l’Occidente”). Addirittura, l’ultima parte del saggio è dedicata alle prospettive per una nuova rinascita della Patria. A come si potrebbe ricostruire il Bel Paese, dopo le rovine perpetrate dai banchieri e da tutta la classe politica che ha chinato il capo, permettendo il disastro che è sotto i nostri occhi. Insomma, la Magli ad unLaboratorio per la Distruzione (Lpd, per chi ama le sigle), centro operativo degli oligarchi mondialisti ed euromondialisti, contrappone unContro Laboratorio per la Ricostruzione per la difesa di un nazione ridiventata sovrana o in via di poterlo ridiventare.

Utopie?
Può darsi, ma lei che è una famosa antropologa, sa benissimo che se è vero che le civiltà possono estinguersi a causa di invasioni demografiche, cataclismi, guerre, stragi, genocidi, è altrettanto vero, che i sedimenti di antichi saperi, di esperienze, di una cultura e un’ identità (le due cose coincidono) non sono fattori così facili da cancellare, nemmeno per il tramite della più pervicace volontà distruttiva.

Ultima sua fatica,  “I figli dell’uomo” per la Feltrinelli, libro tenero, struggente, ma anche crudele e atroce, nel quale Ida Magli ci spiega in duemila anni di storia perché l’uomo ha iniziato a rivolgersi verso i suoi bambini con istinto di protezione e amore incondizionato. Perché i nostri “cuccioli” non sono sempre stati considerati esseri innocenti e indifesi di cui occuparsi. Per molto tempo, i figli sono stati trattati come una proprietà, sacrificabile e sacrificata, senza veri diritti. Un viaggio sconcertante di scoperta, il suo, nel quale impariamo che l’infanzia non è (quasi) mai stata un momento  veramente magico e idilliaco per gli esseri umani.

La sfrenatezza sessuale legata all’omosessualità ha purtroppo invaso la società in tutte le sue diramazioni. Essa viene incoraggiata, blandita, coccolata dai media, dalla pubblicità, dal cinema, perfino dalle fiction televisive. Guai a dissentirne, ora che anche grazie al M5S (criticato dalla Magli, la quale all’inizio mostrò un’apertura di credito verso Grillo, subito disattesa) è passata la legge sul reato di omofobia.
Ma anche il problema dell’eccessiva femminilizzazione dei ruoli politici, culturali ed educativi occupata proditoriamente dalle donne (quote rosa), viene stigmatizzata  duramente dall’autrice.
Bambini che spariscono legati al terrificante traffico d’organi, bambini abusati da reti di pedofili (si veda il caso Marcinelle in Belgio e alle implicazioni di Jacques Delors, considerato uno dei padri fondatori di questa Ue) , bambini, oggetti di brame nelle politiche dei “diritti omosessuali” che in realtà rappresentano la tirannide dei desideri e dei desiderata.

Ma anche bambini capaci di raccontarsi nella scrittura dipanando  la storia di se stessi in cerca di riscatto (Dickens e i suoi indimenticabili fanciulli maltrattati che poi ce la fanno a vincere la loro partita contro le difficoltà del vivere) .

C’è ancora molto da scoprire in questa brava e sottovalutata pensatrice del nostro tempo.  A noi di raccogliere il suo lascito spirituale e culturale. Non ci resta che  andare avanti.

PS: Il sito Italiani Liberi rimarrà a disposizione per la consultazione dei suoi articoli pregressi.

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I am a sardinian patriot
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