LUNGA VITA AL RE: PERCHÉ LA RESTAURAZIONE DELLA MONARCHIA IN LIBIA SI ADATTA AI BISOGNI DELL’OCCIDENTE

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L’analista politico statunitense Phil Butler racconta nel suo articolo per il New Eastern Outlook che il principe Mohammed el-Senussi è uno dei figli di Sayyid Hasan ar-Rida al-Mahdi el-Senussi, principe ereditario del Regno di Libia dall’ottobre 1956 al settembre 1969, quando la monarchia fu abolita.

Il 1° settembre 1969 un gruppo di ufficiali dell’esercito libico, tra cui il colonnello Muammar Gheddafi, rovesciò re Idris di Libia e pose fine al governo de facto del principe ereditario.

È interessante notare che è stato l’erede “legittimo” al trono, il principe Mohammed, a richiedere aiuto, nella sua intervista ad Al-Jazeera English il 24 febbraio 2011, alla comunità internazionale per rimuovere dal potere il leader libico Muammar Gheddafi.

“Questa richiesta è stata pubblicata il giorno dopo che il presidente francese Nicolas Sarkozy disse al mondo ‘Gheddafi deve andarsene’, e dopo che il primo ministro britannico David Cameron propose la ‘no fly zone’, che in sostanza segnò la fine per il leader libico. Il Senato degli Stati Uniti si è attenuto al piano manifesto, e il 19 marzo 2011 una coalizione internazionale iniziava un intervento militare in Libia”, scrive Butler.

Emir Idris Al Senussi, capo degli arabi della Cirenaica, sulla porta della sua casa estiva a Sidi Fara, Libia, nel luglio 1949.

I messaggi di posta elettronica rilasciati dalla casella privata dell’allora Segretario di Stato Hillary Clinton fanno un po’ di luce sul caso. Si è scoperto che Parigi aveva predisposto il colpo di stato: la Direzione Generale francese per la Sicurezza Esterna (DGSE) tenne una serie di incontri segreti con i funzionari militari libici a Bengasi alla fine di febbraio 2011.

Sidney Blumenthal, un socio di lunga data di Hillary Clinton, ha osservato nella sua lettera che “gli agenti della DGSE hanno indicato che si aspettavano che il nuovo governo della Libia favorisse le imprese francesi e gli interessi nazionali, particolarmente per quanto riguarda l’industria petrolifera in Libia.”

Naturalmente, il presidente francese e i giganti del petrolio del paese non sono stati gli unici attori che intendevano beneficiare del cambio di regime in Libia.

Tuttavia, dopo il colpo di stato militare in Libia le cose in campo sono andate male, spingendo l’establishment occidentale a cercare un’altra soluzione alla crisi.

Phil Butler mette in primo piano il recente rapporto analitico pubblicato dall’influente think tank International Crisis Group.

Il consiglio degli amministratori e dei consiglieri anziani del think tank comprende figure come il magnate statunitense George Soros, l’ex Comandante Alleto Supremo della NATO Wesley Clark, l’ex leader della maggioranza del Senato degli Stati Uniti George J. Mitchell, l’ex ambasciatore del Regno dell’Arabia Saudita negli Stati Uniti principe Turki al-Faisal, l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti Zbigniew Brzezinski, ecc

Il rapporto del gruppo chiede la creazione di un unico governo filo-occidentale in Libia.

Non è certo un caso che alcuni studiosi abbiano recentemente messo a punto il piano per riconoscere la Costituzione della Libia del 1951, che proclamava il paese una monarchia costituzionale, e per restaurare la Casata dei Senussi al potere.

Abdallah Schleifer, un giornalista veterano americano che copre il Medio Oriente e professore emerito presso l’Università americana del Cairo, ha scritto nel suo editoriale per Al-Arabia nell’ottobre 2015: “Appelli per ripristinare la costituzione sono stati ascoltati in dibattiti e conferenze a Tripoli e Bengasi, e [hanno] un numero crescente di sostenitori sui social media. La famiglia reale della Libia deposta da Gheddafi nel [1969] sono i Senussi – i leader della resistenza al colonialismo italiano”.

“Ma la cosa più importante è che un monarca trascende le rivalità regionali, settarie e ideologiche. Un monarca diventa più di un simbolo di unità, diventa una sorgente che porta unità – qualcosa di cui la Libia ha disperatamente bisogno”, ha sottolineato Schleifer.

A sua volta, Declan Walsh, il capo ufficio del New York Times al Cairo, ha richiamato l’attenzione sulla questione alla fine di febbraio 2016.

“Quelli che dicono che un re può salvare il paese indicano un principe ereditario poco noto, Mohammed el-Senussi, un pronipote di re Idris”, ha osservato il giornalista.

Il principe Mohammed el Hasan el Reda el Senussi, pronipote del re libico deposto da Muammar Gheddafi, intervistato a Roma Mercoledì 21 Settembre 2011.

“Il principe ha rifiutato di essere intervistato per questo articolo, ma un assistente negli Stati Uniti, Alia al-Senussi, ha detto che il principe ‘è pronto a tornare in Libia se il popolo lo richiede’”, ha sottolineato.

L’establishment politico occidentale ha bisogno a Tripoli di una figura politica fedele che, allo stesso tempo svolga un ruolo di “simbolo nazionale” per i libici. Inutile dire che el-Senussi va bene per un piano del genere.

Rimane aperta la questione se un nuovo leader sarebbe in grado di ripristinare le condizioni di vita di cui i libici godevano sotto il governo di Gheddafi – una società senza classi, l’istruzione universitaria gratuita, l’assistenza sanitaria gratuita, e la letterale eliminazione di senzatetto, si chiede Butler.

Sputnik News riporta le considerazioni dell’analista politico statunitense Phil Butler, secondo il quale l’establishment politico occidentale, dopo aver fatto della Libia uno stato fallito per i propri interessi petroliferi e strategici, sta covando un piano per restaurare la monarchia nel paese. Il nome del nuovo re libico sarebbe quello del principe Mohammed El Senussi, figlio del principe ereditario deposto da Gheddafi nel 1969; El Senussi diventerebbe l’uomo fedele all’Occidente a Tripoli e, appartenendo della casata che ha combattuto il colonialismo italiano, un “simbolo nazionale” per i libici.

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