PERCHÉ CAMERON (COME OBAMA) RESTA COSÌ SILENZIOSO SULLA RICONQUISTA DI PALMIRA?

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Palmira

Un giornalista dell’Independent – uno dei maggiori giornali britannici – commenta con sarcasmo il silenzio dei leader occidentali di fronte a una delle maggiori sconfitte dell’ISIS: la riconquista di Palmira da parte dell’esercito governativo siriano. Non stiamo festeggiando questo evento? Non avevano tutti paura dell’ISIS, non volevano distruggerlo? Sì, ma forse non così tanto.

di Robert Fisk, 27 marzo 2016

È la più importante sconfitta militare inflitta all’ISIS negli ultimi due anni. La riconquista di Palmira, la città romana dell’imperatrice Zenobia. E noi rimaniamo in silenzio. Sì, gente, hanno vinto i cattivi, no? Altrimenti saremmo tutti qui a festeggiare, no?

Meno di una settimana dopo che i dannati seguaci del “Califfato Islamico” hanno distrutto le vite di oltre 30 esseri umani innocenti a Bruxelles, noi dovremmo – o no? – applaudire sonoramente la più schiacciante sconfitta militare della storia dell’ISIS. Eppure no. Quando i tagliagole in nero hanno abbandonato Palmira questo fine settimana, i signori Obama e Cameron sono rimasti silenziosi come una tomba: come la tomba alla quale l’ISIS ha spedito così tante sue vittime. Colui che ha abbassato la nostra bandiera nazionale in onore del re tagliateste dell’Arabia Saudita (sto parlando di Dave, ovviamente) non ha detto una parola.

Come diceva John Gordon, mio ex-collega del Sunday Express morto tanto tempo fa, è una cosa da farvi raddrizzare sulla sedia, no? Ecco che arriva l’esercito governativo siriano, ovviamente supportato dai russi di Vladimir Putin, che caccia via dalla città i buffoni in nero dell’ISIS, e noi non osiamo pronunciare nemmeno una parola per dire “ben fatto”.

Quando l’anno scorso Palmira cadde nelle mani dell’ISIS, noi eravamo lì a preventivare la caduta di Bashar al-Assad. Abbiamo ignorato in silenzio la grande domanda sull’esercito siriano: perché mai, se gli americani odiavano l’ISIS così tanto, non hanno bombardato i convogli suicidi che hanno sfondato le prime linee dell’esercito siriano? Perché non hanno attaccato l’ISIS?

Se gli americani volevano distruggere l’ISIS, perché non li hanno bombardati appena li hanno visti?” mi ha chiesto un generale dell’esercito siriano dopo che i suoi soldati sono stati sconfitti. Suo figlio è morto nella difesa di Homs. I suoi uomini sono stati catturati e decapitati sulle rovine romane. Il funzionario siriano incaricato di mantenere le rovine romane (del quale ci preoccupammo tanto, ricordate?) è stato anch’egli decapitato. L’ISIS mise perfino i suoi occhiali in cima alla testa mozzata, così per divertimento. E allora siamo rimasti in silenzio.

Putin lo ha notato, ne ha parlato, e ha predetto accuratamente la riconquista di Palmira. Le sue forze aeree hanno attaccato l’ISIS – al contrario degli aerei statunitensi – durante l’avanzata dell’esercito siriano. Non ho potuto fare altro che sorridere quando ho letto che un comandante statunitense aveva rivendicato due attacchi aerei contro l’ISIS nei pressi di Palmira nei giorni immediatamente precedenti alla riconquista della città da parte del regime siriano. Questo vi dice abbastanza chiaramente tutto ciò che dovete sapere sulla “guerra al terrore” da parte degli americani: vogliono distruggere l’ISIS, sì, ma non poi così tanto.

E così alla fine è stato l’esercito siriano, coi loro amici Hezbollah del Libano e dell’Iran, assieme ai russi, a cacciare via da Palmira gli assassini dell’ISIS, e sono sempre loro che potrebbero – ma il cielo ci risparmi un tale successo! – perfino prendere d’assalto la “capitale” dell’ISIS, Raqqa. Ho scritto diverse volte che sarà l’esercito siriano a decidere il futuro della Siria. Se riprendono Raqqa – e Deir el-Zour, dove il fronte al-Nusra [“ribelli” siriani affiliati ad al-Qaida, NdT] hanno distrutto la chiesa del genocidio armeno e hanno gettato per le strade le ossa delle vittime cristiane del 1915 – vi giuro che rimarremo di nuovo in silenzio.

Noi non dovremmo distruggere l’ISIS? Dimenticatevelo. È mestiere di Putin. E di Assad. Voi pregate per la pace, gente. È così che dovete fare, no? E Ginevra. Che poi dov’è, precisamente?

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I am a sardinian patriot
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