La Triste Sorte dell’Europa Odierna

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Siamo giunti al redde rationem in Siria?

Attualmente le vicende che dominano la scena mondiale sono quelle provenienti dalla Siria, in cui dopo cinque anni di guerra sembrerebbe che ci si prepari al redderationem finale tra Turchia e Russia in campo siriano.

La Siria, nonostante l’aggressione dei miliziani dell’Isis (sostenuti da Usa, Arabia Saudita e Turchia) continua a resistere soprattutto grazie all’appoggio economico e militare che la Russia di Putin le ha dato (assieme all’Iran, agli Hezbollah del Libano e ai kurdi irakeni e siriani), altrimenti sarebbe crollata come l’Iraq, la Libia, la Tunisia e l’Egitto.


Scene di gioia da parte della popolazione siriana nei villaggi (delle province di Aleppo, Dara’a e Latakia) recentemente liberati dalla presenza di bande mercenarie terroristiche jihadiste, da parte dell’Esercito Arabo Siriano, in collaborazione con l’Aviazione militare russa, le Brigate di Hezbollah e delle Forze di Difesa Nazionale


Il Mondialismo contro Russia e Siria

Il Nuovo Ordine Mondiale vuole distruggere Putin & la Russia putiniana, poiché stanno giocando una sorta di ruolo del katéchon, ossia “l’ostacolo che trattiene” (San Paolo) le forze della Sovversione mondialista e globalizzatrice (Israele, Usa, Turchia e Arabia Saudita wahabita).

L’idea dello Stato-Nazione è vista dal nazionalismo panarabo in termini di liberazione dal giogo schiavista turco-ottomano e coloniale-illuminista franco-britannico ed è stata elaborata da intellettuali arabi, sia musulmani che cristiani. È proprio questo che il fondamentalismo wahabita e salafita, finanziatore dell’Isis non accetta e combatte con ferocia in Siria e in Iraq e in Libia e vuol rimpiazzare il concetto di patria e di “tradizione laica arabo/islamica” con quello di rivoluzione armata.

Il nazionalismo panarabo è laico e non laicista, né integralista, ossia ha cercato di costruire lo Stato come condizione per la rinascita della cultura araba, servendosi della religione islamica quale principale fattore aggregante delle diverse nazioni arabe e del singolo Stato non rifiutando l’apporto secondario dei cristiani, ma senza arrivare a forme di islamismo radicale e fondamentalista, che vuol imporre soprattutto l’islam in tutto il mondo con la spada ed instaurare una sharia mondiale.

Il conflitto attuale in Siria si combatte oramai da cinque anni, quanto alla base o alla manovalanza, soprattutto tra l’islamismo radicalmente e integralmente religioso (il wahabismo qaedista e l’Isis) contro la concezione laica, nazionalistica e politica dello Stato arabo d’ispirazione islamica (il regime di Bashar al-Assad), che si fonda sul trinomio “Stato, Partito, Nazione”, il quale è ritenuto blasfemo e idolatrico dall’integralismo religioso islamista poiché tenderebbe a divinizzare la nazione, il partito e la patria, mentre solo Allah e il Corano son divini per il wahabismo.

Per sintetizzare e semplificare, senza distorcere, si può dire che paradossalmente l’islamismo integralista rende l’islamismo mondialista e antiarabo per instaurare la sharia o legge coranica universale e globale, poiché contesta lo Stato arabo/islamico. È per questo che il mondialismo o la globalizzazione del Nuovo Ordine Mondiale giudaico-americanista va d’accordo con il wahabismo e lo finanzia dall’alto, senza che la bassa manovalanza dei ribelli armati lo sappia.

Putin è diventato oramai per i mass media il neo-Hitler, il neo-Saddam, il neo-Gheddafi o il neo-Assad da eliminare. Si inizia con la manipolazione del pensiero (Putin viene già dato per impazzito) a mezzo stampa, televisione e radio per terminare con una condanna capitale pubblica ed esemplare (come è successo per Saddam e Gheddafi).

L’Europa nemica di se stessa

L’Europa e l’Italia del XX secolo, schiave degli Usa già a partire dalla prima e soprattutto dalla seconda guerra mondiale son divenute una mera base logistica di atterraggio e di lancio per gli aerei degli Stati Uniti d’America e d’Israele (che anch’esso, da qualche anno, ha una parte della sua flotta aerea stanziata in Sardegna). L’Unione Europea del XXI secolo è geo-politicamente e finanziariamente un’appendice del nord America, anzi un’appendicite infiammata e oramai purulenta prossima alla peritonite.

A molti appare chiaro che la politica dell’UE nei confronti della Russia, come è successo con l’Iran e la Libia, è auto-lesionista per l’economia della Vecchia Europa. Infatti l’embargo decretato dagli Usa e dall’UE contro la Russia ha delle ripercussioni molto gravi sull’economia europea già in semi-fallimento conclamato a partire dal 2010.

L’alleato naturale (fisico, storico, culturale e geografico) dell’Europa dovrebbero essere le Nazioni limitrofe dell’est europeo e del Mediterraneo: Russia occidentale o europea (non forzatamente quella asiatica), Siria e Libia. L’Atlantico è uno spazio troppo vasto (rispetto al Mediterraneo e all’Europa dell’est) per poter essere valicato facilmente e rifornire, ad esempio, l’Europa occidentale di gas, che la Russia non ci darà più e che gli jiadhisti dell’Isis hanno, recentemente, quasi interamente bruciato in Libia dopo la scomparsa (decretata dagli Usa del Presidente Obama ed eseguita dalla Francia del Presidente Sarkozy) di Gheddafi. Eppure l’UE si è schierata, suicidariamente, contro i suoi vicini di terra e di mare, con i quali commerciava (importando ed esportando) e con i quali non potrà più far affari proprio nel momento del suo maggior bisogno.

I regimi nazionalisti arabo/musulmani e il neo Califfato islamista

La Siria è uno di quei Paesi arabi in cui la religione islamica, sino allo scoppio della guerra di aggressione contro il legittimo potere vigente nel Paese (Assad), era temperata da un potere politico nazionalista laico, non laicista, che concedeva una notevole libertà alle altre confessioni religiose e specialmente al cristianesimo.

In Medio Oriente e nell’Africa mediterranea vi erano altre Nazioni simili alla Siria che sono state aggredite dagli Usa e dalla Nato, i cui governanti (per lo più dittatori del partito Baath) sono stati uccisi in maniera abbastanza cruenta (v. Saddam e Gheddafi, senza escludere il caso della morte anomala di Arafat) o neutralizzati e defenestrati (Mubarak e Ben Alì).

Il guaio siriano e irakeno è che in questi due Paesi si è installato, a partire dall’aggressione alla Siria iniziata nel 2011, un Califfato o Stato islamista. Il Califfo, per l’islam, è il vicario del Profeta Maometto ed è il capo della comunità musulmana, che nell’islam radicale (o non nazional/popolare o baathista) fa un tutt’uno con la religione coranica (interpretata alla lettera e radicalmente) e con lo Stato, che è teocratico poiché governato dal vicario di Maometto, cioè il Califfo.

Nella Siria del nord e nell’Iraq invaso dall’Isis Abu Bakr al-Baghdadi, dopo aver fondato lo Stato islamico o il Califfato dell’Isis, si è proclamato Califfo. Qui si scorge la differenza essenziale tra Isis e al-Qaeda, che sino a 4 anni or sono era la preoccupazione principale degli Usa e della Nato e di cui ora non si sente più parlare. Infatti Osama bin Laden non era un Califfo, poiché al-Qaeda era solo una rete militare e terroristica messa su per colpire l’occidente. L’Isis invece è uno Stato islamista che vuole esportarel’islam con la spada in tutto il mondo, come iniziò a fare Maometto in persona eil primo Califfo succedutogli nel VII secolo.

L’Isis ha preso forza e struttura improvvisamente e nel giro di pochi mesi finanziata dall’Arabia Saudita e dalle monarchie del Golfo. Gli Usa hanno lasciato fare pensando di far crollare il regime di Assad e di limitare il potere di Putin nel Mediterraneo, anzi di poter pian piano accerchiare la Russia stessa una volta subentrati all’Isis in Siria.

USA contro Russia

La mentalità di Putin rappresenta il tentativo della Russia dopo il crollo dell’Urss (1989) di resistere all’americanizzazione, all’occidentalizzazione e quindi alla globalizzazione del mondialismo. È per questo che agli occhi degli Usa e dell’Isis egli deve scomparire.

Putin insiste sul fatto che un Paese per restare in piedi deve riscoprire la propria origine religiosa (che in Russia è cristiana), la quale dà ai cittadini le basi morali per vivere rettamente. Inoltre non si possono ignorare le proprie tradizioni culturali e storiche, (che per la Russia non sono né atlantiche né islamiche). La forza di una Nazione è intellettuale, morale e spirituale. Essa deve fondarsi su famiglie unite, numerose, moralmente ordinate e religiose.

“Gli Stati Uniti hanno perseguito una politica di potenza planetaria, allontanando la Russia dall’Europa, alleandosi col mondo islamico più tradizionale e combattendone le componenti laiche. Così facendo hanno favorito il dilagare dell’integralismo islamico, hanno rafforzato l’Arabia Saudita e la Turchia, e provocato una vera e propria invasione islamica dell’Europa continentale che oggi, ridotta ad essere una colonia angloamericana, si sta disintegrando”.

L’esperienza ci insegna che nei Paesi islamici se viene meno un governo nazionalista, panarabo, laico forte (anche se non laicista e illuminista)esso viene rimpiazzato (spesso con l’aiuto angloamericano e saudita) dall’integralismo ideologizzato e fanatico che poi aggredisce e massacra in primo luogo la popolazione musulmana del Paese occupato e poi gli altri.

Il mito della democrazia americana

“Gli Americani hanno sempre creduto nel mito secondo il quale la democrazia è la forma naturale di governo, per cui, quando viene distrutto un regime non democratico, al suo posto sorge spontaneamente una democrazia parlamentare. […]. Con la seconda guerra mondiale ci son riusciti […]. Hanno invece avuto delusioni nei Paesi arabo-islamici, dove son fiorite ovunque dittature […]. Alcuni dittatori li hanno combattuti, distrutti, uccisi, aspettando che al loro posto sorgessero democrazie filo-americane. E invece si son ritrovati delle teocrazie e dei tagliagole. C’è solo un posto dove gli americani non hanno mai pensato di instaurare la democrazia: nei regni petroliferi del Golfo, che dal punto di vista religioso sono integralisti islamici esattamente come i talebani e i seguaci del Califfo. È proprio dall’Arabia Saudita che è partita la propaganda integralista in tutte le moschee del mondo. Nei Paesi del Golfo, invece, il mito si ferma davanti al petrolio. E, di conseguenza, vien da pensare che diverse guerre avessero preso di mira più il petrolio che la democrazia”.

Il nostro dovere è quello di ricordare che la causa prima dell’invasione islamista radicale del Medio e Vicino Oriente e anche dell’Europa sono state le guerre condotte dagli angloamericani, dalla Nato, da Israele, dall’Arabia Saudita (e ultimamente dalla Turchia di Erdogan) contro la Palestina, l’Iraq, la Tunisia, la Libia e la Siria.

“Oggi Obama non combatte il Califfato […]. Non si occupa della penetrazione islamista in Libia e nell’Africa nera. La sua ossessione è concentrata sulla Russia. E costringe l’Europa a imporle le sanzioni. L’Europa obbedisce perché non conta nulla, è solo una colonia americana. […]. Gli unici che potrebbero agire in Libia sono gli americani e gli inglesi che, se avessero voluto, avrebbero da tempo messo in moto la Lega Araba, l’Onu e la Nato, per distruggere tutti i barconi degli scafisti libici e creare dei centri africani per proteggere chi fugge dalle guerre, favorendo un’emigrazione razionale”.

La Russia putianiana è fondamentalmente cristiana

Ora la Russia nel 1989 si è scrollata di dosso l’ideologia marxista/leninista ed è tornata, con Putin, alle sue radici cristiane, che l’avvicinano culturalmente e spiritualmente all’Europa anche se gran parte della Russia si estende nel continente asiatico. Certamente la vecchia Russia occidentale è molto più vicina alla vecchia Europa della giovane America del nord non solo geograficamente, ma anche culturalmente. Gli Usa non hanno mai fatto parte dell’Europa. L’oceano Atlantico ci separa. Separare la Russia dall’Europa significa indebolire l’Europa ed emarginare la Russia e purtroppo gli Usa e la Nato cercano in tutti i modi di allontanare l’Europa dalla Russia specialmente con la questione ucraina, rafforzando così l’ideologia e la guerriglia del Califfato dell’Isis.

Come mai tanta avversione per la Russia mentre si permette che la Turchia faccia affluire i guerriglieri dell’Isis in Siria, in Iraq e in Libia o soli 350 km dall’Italia, invadendo così l’Europa? Penso perché nel piano del Nuovo Ordine Mondiale gli Usa aspirano al potere totale sul mondo intero. Quindi debbono neutralizzare l’Europa (v. piano Kalergi) e indebolire, impoverire e se possibile occupare anche la Russia.

Gli americani “si sono appoggiati al mondo islamico; si sono sbarazzati di chi aveva simpatie filo-russe come Mossadeq in Iran, [Arafat in Palestina], Saddam Hussein in Iraq, Gheddafi in Libia e Assad in Siria; hanno appoggiato i mujaheddin afghani nella loro lotta contro i russi e hanno sempre protetto gli Stati islamisti più integralisti e più ricchi, come l’Arabia Saudita, il Qatar e Abu Dhabi. Non hanno fatto nulla contro il Califfato e insieme ai loro amici della Lega Araba lo lasciano avanzare in Libia e in Africa. […]. Focalizzando l’Europa contro la Russia le hanno impedito di organizzarsi contro l’invasione islamica che viene dall’Asia e dall’Africa. Sì, l’Europa continentale, senza autonomia, senza governo, senza esercito, è stata sacrificata dagli americani agli interessi arabo-islamici”.

Conclusione

Purtroppo l’Europa, avendo smarrito la sua identità, si trova come un vaso di coccio in mezzo a due vasi di ferro (americanismo e islamismo) e imita pappagallescamente o l’americanismo o l’islamismo radicale. Essa deve ritrovare le sue origini, le sue radici, la sua anima per tornare ad essere se stessa e non lo scimmiottamento dell’occidente atlantico o dell’oriente islamico.

Ci troviamo di fronte ad un bivio: o tornare alle nostre fonti (la cultura greco-romana e cristiana patristico-scolastica), oppure seguire come un gregge la moda dominante sia essa americanista o islamista radicale. Un autore di origine israelitica e di tendenza socialista, ma che conosce molto bene la storia medievale, Jacques Le Goff, ha scritto: “l’Europa risorgerà solo se terrà conto della sua storia: un’Europa senza storia sarebbe orfana. Poiché l’oggi discende dallo ieri e il domani è il frutto del passato. L’avvenire deve poggiare sull’eredità che sin dall’antichità hanno arricchito l’Europa”.

Per cui, a mo’ di conclusione, quando si parla di vicino/medio oriente, di mondo arabo e di islam, occorre distinguere – per non cadere nell’irenismo confusionario e pasticcione o nel semplicismo falsario:

  • 1°) la religione musulmana originaria, che nega la divinità di Cristo e la Trinità delle Persone nell’Unità della Natura divina (ed è inconciliabile teologicamente con il Cristianesimo) dalla cultura “araba”;
  • 2°) questa non è la “barbarie”, ossia il “beduinismo” rozzo e ignorante o il “jihadismo” feroce e militante, come i sionisti e i neocon vorrebbero farci credere, ma essa ha avuto notevoli pensatori e scuole di pensiero letterario, scientifico, filosofico e teologico;
  • 3°) inoltre vi è un islam nazionalista, sociale, moderno e contemporaneo, che non è solo “scimitarra conquistatrice”, ma è moderatamente “tollerante” verso le altre culture e religioni, specialmente il Cristianesimo; questo tipo d’islam è sorto anche come reazione allo spezzettamento voluto dall’Inghilterra e dalla Francia della penisola arabica (dopo il crollo dell’impero ottomano) a favore del colonialismo prevalentemente affaristico/materialistico anglo/francese e del sionismo, cui nel 1917 la Gran Bretagna promise una “casa nazionale” in Palestina e al quale fu concesso uno Stato nel 1948 da Stalin e dagli Usa, che ha svolto una vera e propria “pulizia etnica” nei confronti degli “arabi” o non-ebrei ed è l’origine della rivolta del mondo arabo anche “laico” contro il mondo atlantico/sionista.

In breve, arabo non è sinonimo di barbaro/aggressore e giudeo/americanismo calvinista non è sinonimo di civiltà o cultura apportatrice di pace e libertà.

d. Curzio Nitoglia

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