Due o tre cose sul referendum di domenica 17

Nessie

saura plesio 

Proprio nei giorni in cui escono gli imbarazzanti collegamenti tra il governo e gli aiuti alle lobby dei petrolieri, Renzi dichiara in modo sprezzante che è meglio non andare a votare.
Il voto del referendum abrogativo di  domenica prossima è, con ogni evidenza,  un voto meramente simbolico. I quesiti iniziali erano sei, ma di questi, cinque sono stati cancellati, grazie a sgambetti occulti da parte del governo. Come al solito, mostrano di avere una gran paura del voto. Oltre a cancellare cinque quesiti su sei, hanno pure deciso di non voleraccorpare il voto con le prossime amministrative di giugno, sperando nell’astensionismo di massa. Sarebbe stato un bel risparmio di quattrini, poter accorpare il tutto. Ma non è andata così, e il perché è più che evidente.
Andrò a votare perché non ho mai visto né sentito uno zittificio mediatico come questo. E’ la prima volta che voterò attorniata da una simile cappa di silenzio, senza le solite tribune politiche per il referendum, senza i soliti battibecchi tv sul pro e sul contro. Senz’altro noiosi, certo,  ma in grado di fornire un minimo di informazione ai cittadini.
Andrò a votare  per il SI perché Renzi tifa per l’astensione e perché Prodi invece  ha detto che voterà NO. Politicamente mi sembrano ragioni  valide per contrapporsi.
Inoltre amo così tanto il mare che non mi piace vederlo ingabbiato con le trivelle all’orizzonte: un orrore! E le zone interessate sono tra i paesaggi più  suggestivi e apprezzati dal punto di vista naturalistico.

Per la prima volta nella storia della Repubblica, il prossimo 17 aprile gli elettori italiani saranno chiamati a votare a un referendum richiesto dalleregioni, invece che – come di solito avviene – tramite una raccolta di firme. Si tratta del cosiddetto referendum “No-Triv”: una consultazione per decidere se vietare il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana.

Il referendum, quindi, non riguarda il divieto di effettuare nuove trivellazioni, che sono già vietate entro le 12 miglia e continueranno a essere permesse oltre questo limite anche in caso di vittoria dei sì.. Secondo gli stessi promotori, il referendum del 17 aprile è soprattutto unatto politico che serve a dare un segnale contrario all’utilizzo delle fonti di energia fossile, come il gas e il petrolio estratti dalle piattaforme offshore. In tutto, le assemblee di nove regioni hanno chiesto il referendum: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. L’esito del referendum sarà valido solo se andranno a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto. (fonte. IL POST) .

Nel referendum si chiede agli Italiani se vogliono abrogare la parte di una legge che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme offshore entro 12 miglia dalla costa,  di rinnovare la concessione fino all’esaurimento del giacimento.

Il comma 17 del decreto legislativo 152 stabilisce che sono vietate le nuove «attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi» entro le 12 miglia marine delle acque nazionali italiane, ma stabilisce anche che gli impianti che esistono già entro questa fascia possono continuare la loro attività fino alla data di scadenza della concessione. Questa concessione può essere prorogata fino all’esaurimento del giacimento. Il referendum, quindi, non riguarda nuove trivellazioni, ma la possibilità per gli impianti già esistenti di continuare a operare fino a che i giacimenti sottostanti non saranno esauriti.
Non voglio influenzare nessuno e parlo per me stessa,  ma un premier (per di più, abusivo) che molto improvvidamente consiglia l’astensione e concede una giornata soltanto per il voto, merita, per partito preso, la disubbidienza di massa. Inoltre in qualsiasi Paese civile dove vige uno Stato di diritto e una democrazia parlamentare, per una vicenda come lo scandalo di questi giorni, che ha portato alle dimissioni del Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi con riferimento alle sconcertanti intercettazioni telefoniche con il fidanzato Gianluca Gemelli e di questi con terzi soggetti petrolieri, non sarebbe stata ridicolmente “scaricata” la singola ministra, ma tutto l’intero Governo, con tanto di Premier in testa!

Occhio al prossimo passaggio, però! Ieri si è consumato alla Camera l’ennesimo grande abuso: il via libera alla “riforma costituzionale”  della Boschi (meglio dire “controriforma”) con la fine del bicameralismo e i senatori “nominati”.  Tutte le opposizioni sono uscite dal’aula e i piddioti se le sono cantate e ballate tra di loro con un’arroganza senza pari. Nessun governo è mai arrivato a ridisegnare (leggi: resettare) la Costituzione da solo, senza sedersi intorno ad un tavolo con altre componenti.
In ottobre ci sarà un referendum (per la prima volta confermativo), per  chiamare gli Italiani alla consultazione su detta porcheria e forse potrebbe essere la volta buona della spallata a questo riprovevole governo.

Informazioni su vaturu

I am a sardinian patriot
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...