Obama non vuole la Brexit

Nessie

E’ ufficiale: la Ue è una creatura americana. Macché Unione Sovietica europea! macché EURSS come scriveva Bukovskij nel suo saggio. Sarà “sovietico” l’impianto burocratico, ma poi, come è evidente, quello europeo è un assetto che  piace tanto Oltre Atlantico. Chiedetevi perché. Obama non è nemmeno venuto a presiedere alla conferenza sul clima, da tanto è preoccupato per il referendum inglese del  giugno  prossimo, e  gli rode non  poco l’idea di una Gran Bretagna che si distacca dalla Ue. Non gli piace che si crei un effetto domino.  Non gli garba affatto che l’Alleato di ferro, non faccia più la sua stampella in Europa. Con la scusa di venire a fare gli auguri a Oetzi, la mummia regale  che compie 91 anni, in realtà  viene a cercare rassicurazioni da Cameron. Galeotta fu l’intervista che il presidente americano rilasciò l’11 marzo scorso all’Atlantic Magazine, allorché accusò Cameron e Sarkozy di essere  i responsabili della destabilizzazione della Libia. “Il Paese oggi è nel caos per l’incapacità di Londra e di Parigi di gestire il dopo Gheddafi”. Pare che Cameron non abbia gradito e che tra i due ci siano stati degli attriti. Curioso che con la Clinton al suo servizio, la quale alzò trionfante le dita in segno di vittoria dopo che Gheddafi venne trucidato barbaramente e sodomizzato coi pali, parafrasando  la frase di Giulio Cesare ” We came, we saw, he died” , ora Obama abbia pure l’ardire di scaricare chi lavorava per lui  (i due alleati Nato) attribuendo loro l’intera responsabilità del disastro libico.

Forse lui non c’era; o se c’era, dormiva.

E’ inoltre un caso se tre settimane dopo scoppiò lo scandalo del Panama Papers, tra gli implicati compare proprio Cameron con grave danno per la sua immagine? Forse un avvertimento per tenerlo sotto tiro? In politica tutto è possibile e niente è mai come  appare.
Intanto qui su  Zero Hedge, ecco i “consigli fraterni” di Obama ai Britannici. Consigli o minacce? Poi la sviolinata sulla “fratellanza” e alleanza di ferro che sconfisse il nazi-fascismo. Seguita dall’avvertimento di rischiare contare di meno, in caso di uscita, in particolare negli scambi commerciali con gli Usa.
Sì,  ma nessuna amicizia è mai eterna nella vita, e Barack se ne deve fare una ragione. Che Cameron preferisca fare gli interessi della GB piuttosto che degli USA, mi pare più che legittimo: ciascuno in politica  persegue i propri tornaconti. Con l’eccezione dei nostri politici,  sempre servi e lecchini alle dipendenze altrui, fino a farsi harakiri e a svendere in modo ignobile gli interessi dei loro cittadini.
Che gli interessi della tanto magnificata “governance mondiale”, confliggano non poco con quelli degli stati-nazione, è sempre più evidente. Vedremo in concreto, se quello di Cameron sarà qualche giro di valzer solitario o se andrà a compromettere quella che nei secoli si è consolidata come un’alleanza di ferro. Per il momento si definisce contrario al referendum, e dichiara di volersi spendere per il NO all’uscita della GB dalla Ue.  Tuttavia,  ciò non è sufficiente a tenere tranquillo Obama che è venuto a strigliare gli “alleati di ferro” al punto da aver irritato gli euroscettici, gli eurocontrari come  il sindaco  di Londra Boris Johnson, (nella foto), il quale gli ha dato del “mezzo keniota” ipocrita. Che poi è la verità, dati i natali paterni. Perciò non si capisce nemmeno lo zelo dei laburisti che accusano Johnson  di essere “razzista”. Da quando in qua citare la nazionalità  di provenienza è “razzista”?
Forse mi sbaglierò, ma l’ultima parte del mandato  presidenziale Obama è da patetico “Sunset Boulevard”.

 

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I am a sardinian patriot
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