24 APRILE, IN MEMORIA DEL GENOCIDIO DEGLI ARMENI IN TURCHIA

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Il 24 aprile di 101 anni fa iniziava il genocidio degli armeni da parte della Turchia ottomana. Un genocidio che ancora oggi il governo turco rifiuta di riconoscere, ma nel quale furono uccise un milione e mezzo di persone – uno sterminio sistematico, pianificato, nelle intenzioni definitivo, che secondo alcuni storici avrebbe ispirato poi il genocidio degli ebrei avvenuto sotto il Reich nazista. Affinché ciò sia ricordato, e con l’auspicio che la Turchia riconosca l’avvenimento, traduciamo questo pezzo dell’agenzia di notizie kurda ANF.

24 aprile 2016 – ANF

Otto giorni prima dell’inizio dell’invasione della Polonia nel 1939, Adolf Hitler disse: “Dopotutto, oggi chi parla più dell’annientamento degli armeni?“. Si riferiva al genocidio di 1,5 milioni di armeni iniziato nel 1915 da parte dell’Impero Ottomano, che lo aveva ispirato nel momento in cui stava per iniziare la sua campagna di distruzione sistematica. Oggi il genocidio degli armeni rimane ben presente e vivo nel pensiero degli armeni in tutto il mondo.

La notte del 24 aprile 1915, il governo turco arrestò oltre 200 capi delle comunità armene a Costantinopoli. Altre centinaia di persone furono arrestate poco dopo. Vennero tutti spediti in prigione nell’entroterra dell’Anatolia, dove la gran parte fu sommariamente giustiziata.  Il regime dei Giovani Turchi aveva progettato il genocidio da tempo, e le notizie sulle atrocità commesse contro gli armeni nelle zone di guerra a est filtravano già nei primi mesi del 1915. Il Ministero della Guerra aveva già agito, in accordo coi piani del governo, disarmando le reclute armene nell’esercito ottomano, riducendole a battaglioni di lavoro e riducendoli a lavorare in condizioni equivalenti alla schiavitù. La riduzione, per numero e per capacità di azione, della popolazione maschile armena, così come gli arresti sommari e le esecuzioni dei leader armeni segnarono le prime fasi del genocidio. Questi atti furono compiuti sotto la copertura del più totale silenzio della stampa, in modo che il governo riuscì ad attuare in segretezza i suoi piani di eliminazione della popolazione armena. In questo modo, le vere intenzioni del regime dei Giovani Turchi non si rivelarono fino agli arresti della notte del 24 aprile. Dato che le persone arrestate quella notte includevano le più importanti personalità pubbliche della comunità armena nella capitale ottomana, tutti si allarmarono per le presumibili dimensioni dell’azione che il governo turco si stava preparando ad eseguire. La loro morte preludeva al massacro di un’antica civiltà. Il 24 aprile viene quindi commemorato come la data in cui iniziò il genocidio degli armeni.

Il genocidio fu pianificato e gestito a livello centrale dal governo turco, e diretto contro la totalità della popolazione armena residente nell’impero ottomano. Fu compiuto negli anni della prima guerra mondiale, tra il 1915 e il 1918. Il popolo armeno fu soggetto a deportazioni, espropriazioni, rapimenti, torture, massacri e morte per fame. La gran parte della popolazione armena fu deportata dall’Anatolia e dall’Armenia e spedita in Siria, dove fu fatta morire di sete e di fame nel deserto. Un gran numero di armeni furono sistematicamente massacrati in tutto il territorio dell’impero ottomano. Le donne e i bambini furono rapiti e orrendamente abusati. Tutta la ricchezza del popolo armeno fu espropriata. Dopo poco più di un anno di calma dopo la fine della prima guerra mondiale, le atrocità ripresero, tra il 1920 e il 1923, e gli armeni che restavano furono soggetti ad altri massacri ed espulsioni. Nel 1915, trentatrè anni prima che fosse adottata la Convenzione ONU sul Genocidio, il genocidio degli armeni fu condannato dalla comunità internazionale come crimine contro l’umanità.

Si stima che siano morti un milione e mezzo di armeni tra il 1915 e il 1923. Alla vigilia della prima guerra mondiale si stima che nell’impero ottomano vivessero circa due milioni di armeni. Ben più di un milione di essi fu deportato nel 1915. Centinaia di migliaia furono massacrati immediatamente. Molti altri morirono di fame, fatica e malattie nei campi di concentramento. Tra gli armeni che vivevano alla periferia dell’impero ottomano, molti riuscirono inizialmente a scampare al destino che toccò agli armeni che vivevano nelle province centrali della Turchia. Decine di migliaia di coloro che vivevano nelle zone più a est oltrepassarono il confine russo e vissero una precaria esistenza da rifugiati. Alla maggior parte degli armeni a Costantinopoli, la città capitale, fu risparmiata la deportazione. Nel 1918, però, il regime dei Giovani Turchi portò la guerra nel Caucaso, dove circa un milione e ottocentomila armeni vivevano sotto il dominio russo. Le forze militari ottomane che avanzavano nell’est dell’Armenia e in Azerbajan furono impegnate anch’esse nei massacri sistematici. Le espulsioni e i massacri condotti dai nazionalisti turchi tra il 1920 e il 1922 aggiunsero altre decine di migliaia di vittime al conto. Giunti al 1923, nell’intera Asia Minore e nella zona che storicamente apparteneva all’ovest dell’Armenia, l’intera popolazione armena era stata cancellata. La distruzione delle comunità armene in quelle zone fu totale.

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