Nella “Amoris laetitia” si cela la promozione del GENDER

Di Elisabetta Frezza

(MB. Riprendo dal sito “Riscossa Cristiana” questo articolo di Elisabetta Frezza. Una denuncia capitale, che ognuno dovrebbe leggere  e diffondere:   celata nel  documento post-sinodale (punto 286), El Papa ha aperto una “finestra di Overton”  (1) alla imposizione della teoria del “gender”)

“Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” (Mt 18, 6)

È trascorso quasi un mese dalla uscita dell’Amoris Laetitia, ma nessuno pare essersi accorto che, oltre alla eucarestia per tutti, essa contiene dell’altro, sparpagliato nella piena di parole mondane capace di travolgere in unica soluzione l’edificio millenario della sapienza cristiana in tema di vita, famiglia, educazione.

La strada era già tracciata dall’Evangelii Gaudium e poi illuminata dai documenti sinodali per la parte in cui – forzando senza troppi scrupoli volontà umori e maggioranze, a tacer della dottrina – essi dovevano dettare le istruzioni per la chiesa a venire, oltre che ratificare extravaganze già in atto nel nome della misericordia a senso unico. Tutto, dunque, era già stabilito e anche – a chi aveva orecchie per intendere – già preannunciato. Nelle parole, e nei fatti.

Ma ora quei “semi di grazia”, gettati qua e là nel mare magnum di una produzione ipertrofica fatta apposta per annegare i naviganti, sono presentati al pubblico in più avanzata fase di maturazione. Sono sbocciati, quei semi, alla luce della letizia dell’amore, dove l’amore è talmente prorompente da prodursi in un nuovo fatidico “sì” della chiesa in (libera) uscita: il “Sì all’educazione sessuale”. Papale papale, così si intitola un paragrafo dell’ultima esortazione apostolica, nel capitolo dedicato al “Rafforzare l’educazione dei figli” senza ulteriore specificazione, nel senso che nulla si dice quanto alla loro generazione in un tempo in cui l’industria manifatturiera degli esseri umani gode di espansione incontrollata a dispetto di ogni crisi e a beneficio di ogni committente; nel senso che l’uomo creatore di se stesso, e dio di se stesso, non turba il sonno della chiesa dimentica del suo Dio, creatore e giudice.

Era ancora in corso il sinodo straordinario del 2014 quando il cardinale George Pell, prima di essere disinnescato da artificieri misericordiosi e ricondotto al silenzio per il bene della neochiesa, affermava che la questione della comunione ai divorziati risposati non era che uno “stalking horse”, cioè uno specchietto per le allodole, un bersaglio enfatizzato per distrarre l’attenzione dall’obiettivo vero. Che, a suo dire, erano le unioni civili e omosessuali.

http://www.catholicherald.co.uk/news/2014/10/17/cardinal-pell-communion-for-divorced-and-remarried-not-majority-position/.

L’obiettivo vero, in realtà, andava oltre quello individuato da Pell quasi due anni fa. Gli accadimenti successivi, in travolgente accelerazione dissolutoria, hanno spalancato scenari sempre più apocalittici. E tuttavia, pur non prevedendo l’ancóra imprevedibile, il cardinale ha avuto il merito e il coraggio di portare alla luce la tattica utilizzata dalla regia eversiva: laquaestio dei divorziati risposati, con le sue indubbie, enormi, implicazioni sulla legge divina dei sacramenti, era annunciato, pompato, strombazzato come babau sinodale in faccia ai nostalgici della dottrina di sempre, allo scopo di nascondere sommovimenti più profondi e radicali. La sagoma di Kasper, tedoforo della comunione allargata, esposta fin dal primo Angelus e poi dal palcoscenico del Concistoro Straordinario, attirava l’attenzione di tutti e lasciava libera la mano di altri per tessere altre trame secondo disegni assai più ambiziosi.

Ecco dunque l’esortazione. Dopo digressioni di psicologismo d’accatto incrociate con lezioni di galateo caricaturale, massime di baci Perugina alternate a ritornelli ad effetto speciale e a senso zero, tipo che il tempo è superiore allo spazio; dopo il manifesto erotico in cui, messo da parte ogni freno inibitorio, il piacere trova la sua consacrazione magisteriale, e bando a pudicizie fuori moda; dopo parole parole e parole tratte dal gergo del secolo per abbassarsi meglio alle sue perversioni e contribuire con forza alla normalizzazione di esse; dopo tutto questo e molto altro, al povero lettore superstite è dato imbattersi nei passaggi che affrontano l’insidia del momento, ovvero quella diavoleria che, camuffata dietro le formule di ordinanza e sintetizzata sotto il nome di gender, sta dilagando ovunque e provocando disastri irreparabili sulle nuove generazioni perché, con scientifica pervicacia, sa rapinare ai piccoli l’evidenza delle cose, il senso della realtà e il patrimonio sacro della loro innocenza. Il fungo dell’indifferentismo sessuale, coltivato da decenni sottotraccia dalle truppe femministe e omosessualiste congiunte da vincolo indissolubile, e spuntato fuori all’improvviso davanti agli occhi appannati della gente normale, è spiegato in sintesi mirabile nel numero 286 della esortazione. La quale però, lungi dall’additarlo come velenoso, ne raccomanda l’uso e il consumo.

Incistato nella Amoris Laetitia si scova un vero e proprio inno al gender, che incide col piano regolatore omosessualista e – per relationem – antinatalista globale (l’enciclica dedicata allo sviluppo sostenibile completa il quadro di riferimento).

Non si tratta di generica apertura. No. Si tratta di un programma esplicito e impositivo, e formulato da chi se ne intende perché, a possedere grammatica e sintassi della neolingua, ci si accorge che contiene tutti i tòpoi della propaganda genderista.

C’è l’inchino deferente alla psicologia militante (“i contributi preziosi della psicologia e delle scienze dell’educazione”, “tenuto conto del progresso della psicologia, della pedagogia e della didattica”), ai cui “esperti” titolati la chiesa consegna definitivamente i suoi figli; sullo sfondo, aleggia l’immagine del DSM 5, bibbia della psichiatria mondiale, che consacra l’omosessualità come normale orientamento sessuale e apre la finestra overtoniana sulla pedofilia. C’è il regolamento del gioco del rispetto, veicolo principe dell’indifferentismo sessuale a uso scolastico. C’è la lotta agli stereotipi di genere, parola d’ordine universale, esemplificata dalla casistica luogocomunista per cui, se il maschio non deve sentirsi sminuito a spazzare il pavimento e di mestiere può fare il ballerino, la femmina non deve trovare ostacoli alla carriera manageriale per retaggi culturali che la vogliono imprigionata nella camicia di forza dei ruoli materni e famigliari. C’è il gender fluid, perché, se il femminile e il maschile “non sono qualcosa di rigido”, per il principio di non contraddizione non ancora ufficialmente abrogato, vuol dire che sono qualcosa di flessibile.

In poche parole, c’è tutto. Il repertorio promozionale della nuova etica universale, confezionata dall’uomo autodeterminato per sostituire la legge naturale e reinventarsi a immagine e somiglianza di se stesso, è squadernato alla luce del sole nel testo della nuova esortazione apostolica e offre teorizzazione postuma alla ricca collezione di cartoline papali con gay, lesbiche, trans accoppiati o non, arricchita in questi giorni di supporto audiovisivo di propaganda femminista (https://youtu.be/B-m0HMQkXQo), affinché il piano di distruzione della famiglia sia davvero completo e a percezione multisensoriale.

Sappiamo ormai quale sia la funzione di quell’espediente para-filosofico e pseudo-culturale che passa sotto il nome di gender. È la svirilizzazione dell’uomo e il correlativo sradicamento della donna dalla propria vocazione di moglie e madre, è la diffusione dell’omosessualismo e di tutte le sue varianti come pratiche normali e addirittura virtuose. L’eclissi identitaria permette di fare piazza pulita di tutti i residui anticorpi di una società già debilitata da un pensiero malato e autodistruttivo coltivato nel suo seno da decenni e, quindi, di annichilire la sua fecondità, di annientare la sua vitalità, insieme alla sua storia alla sua tradizione alle sue radici. Di aspirare la sua anima.

Sappiamo ormai, anche, che la c.d. educazione sessuale è stata concepita e imposta dalla centrale di comando sovranazionale al medesimo scopo dissolutorio. L’erotizzazione precoce è teorizzata a chiare lettere insieme alla familiarizzazione col fenomeno omosessuale e in funzione di questo. Occorre infatti disinibire i fanciulli, liberarli da ogni remora di ordine morale, renderli preda dei propri istinti elevando il sesso a orizzonte primario e onnicomprensivo dell’esistenza umana, sì che ogni tendenza e ogni comportamento sessuale possano diventare per tutti ugualmente buoni.

Educare obbligatoriamente i bambini alla sessualità”, si legge nelle dichiarazioni di intenti degli organismi attivi dagli anni Sessanta sul fronte del controllo delle nascite (Planned Parenthood, Siecus, OMS, documenti delle conferenze internazionali). La relazione Rodriguez dello scorso settembre, che offre un panorama esauriente e aggiornato di ciò che l’Europa vuole da noi, nei numeri da 28 a 30 chiede agli Stati membri di rendere obbligatoria la diffusione dei programmi “globali” di educazione sessuale e relazionale in tutte le scuole primarie e secondarie.

È evidente, dunque, come l’educazione sessuale nasca da un germe deviato, e ciò dimostra quanto sia illusorio se non capzioso far credere di potersi innestare sulla sua malapianta per imprimere ad essa una direzione altra, pretesamente sana. Appiccicare l’etichetta sbiadita di cattolico a qualcosa che nasce da intenti rivoluzionari e confligge intrinsecamente proprio coi principi dell’etica naturale e cristiana è un’altra tra le tante mosse truffaldine, e particolarmente grave ratione materiae, con cui la mimesi pastorale col mondo in decomposizione punta a scardinare l’ordine che ci è dato per il nostro bene.

Nella formazione di un individuo, tanto più se piccolo e indifeso, c’è una sfera che deve rimanere al riparo dalla intrusione di soggetti estranei, da manipolazioni arbitrarie e da qualsiasi omologazione forzata secondo i criteri stabiliti dal potere di turno e applicati dai suoi solerti funzionari. È la sfera, inviolabile, che riguarda la sua spiritualità, la sua intimità e sensibilità, il suo pudore.

Lo Stato etico penetra la vita intima dei suoi sudditi per sovvertirne i criteri naturali di comportamento, manipolando le coscienze ed espropriando la loro libertà insieme alla libertà educativa della famiglia. La neochiesa etica, sposando lo stesso sistema ideologico, gli fa da volano universale.

Quindi, il piano eversivo del padrone del mondo – dispiegato nel tempo attraverso l’azione strisciante e pervasiva della propaganda fino al traguardo della demonizzazione dei dissenzienti dal pensiero unico – si completa aggredendo alla radice. L’educazione fa parte del progetto egemonico e serve ad accaparrarsi il futuro. La penetrazione della ideologia nella scuola e nei luoghi di educazione della gioventù segna la tappa finale della campagna di conquista, quella destinata ad assorbire tutto il resto: quella cui, nel disegno diabolico, nessuno deve sfuggire.

In un carteggio dell’Alta Vendita tra il carbonaro Nubius e il Fratello tripuntato Volpe, datato 1824 e reso pubblico per volontà di papa Pio IX, si legge: «Il cattolicesimo, meno ancora della monarchia, non teme la punta di un pugnale ben affilato; ma queste due basi dell’ordine sociale possono cadere sotto il peso della corruzione.[…] Tertulliano diceva con ragione che il sangue dei martiri è il seme dei cristiani.[…]Non facciamo dunque dei martiri, ma rendiamo popolare il vizio nelle moltitudini. Occorre che lo respirino con i cinque sensi, che lo bevano, che ne siano sature. Fate dei cuori viziosi e voi non avrete più cattolici […]. Ma perché sia profonda, tenace e generale, la corruzione delle idee deve cominciare fin dalla fanciullezza, nell’educazione. Schiacciate il nemico, qualunque esso sia, dicevano le istruzioni, ma soprattutto, schiacciatelo quando è ancora nell’uovo. Alla gioventù infatti bisogna mirare: bisogna sedurre i giovani, attirarli, senza che se accorgano. Andate alla gioventù e, se è possibile, fin dall’infanzia».

Le stesse istruzioni dell’Alta Vendita citate da Nubius dicevano anche: «Noi dobbiamo giungere al trionfo dell’idea rivoluzionaria tramite un Papa» e ancora: «Ciò che noi dobbiamo chiedere ed attendere, come i giudei attendono il Messia, è un Papa secondo i nostri bisogni».

Il combinato disposto di questi documenti storici, letto alla luce delle ultime novità ecclesiali, può lasciare impietriti e persino sgomenti. Le trame sovversive dei nemici di Dio e dell’ordine naturale, cultori della propria onnipotenza necrofila in nome dell’ideale rivoluzionario, paiono avere trionfato. L’obiettivo di infiltrare i gangli vitali delle strutture educative, Nubius lo ha già raggiunto, senza tema di smentita. Lo ha raggiunto nei fatti, e basta vedere cosa viene insegnato a creature totalmente indifese nelle scuole di ogni ordine e grado, lo ha raggiunto in diritto perché ha ottenuto la copertura della legge, tanto iniqua quanto totalitaria; ma lo ha raggiunto persino conquistandosi la benedizione ecclesiale con sigillo apostolico.

Quali che siano le conseguenze che ciascuno voglia trarre dal panorama tracciato, la cosa certa è che il documento papale produrrà ben presto effetti devastanti – di fatto lo sta già facendo – nel circuito degli ambienti osservanti che si professano cattolici. L’ordine diramato è chiaro, e la sua perentorietà discende in linea retta dalla prepotenza invincibile degli occhiuti organismi sovranazionali preposti a vegliare sul benessere materiale e morale dell’intero orbe terracqueo in cui il fu cattolicesimo è dissolto.

La prudenza connivente dei chierici organici al sistema, ligi alle direttive episcopali, e dei funzionari d’apparato, di fronte all’ondata inarrestabile di follia istituzionale riversata sui bambini, lasciava intendere già da tempo qual era la direzione imboccata. Ma adesso l’abbandono dell’infanzia e delle famiglie che la vogliono difendere dai colpi delle armate della dissoluzione è messo nero su bianco nel magistero papale. La chiesa pervertita e invertita ha ora il suo manifesto.

Non per nulla il boy scout di governo, impreparato in geografia italo-elvetica ma non privo di fiuto da animale politico, ha già provveduto a presentare i propri ossequi alle gerarchie al potere cooptando nella accolita dei suoi più stretti collaboratori il “teologo, quasi prete e gay” bolognese Benedetto Zacchiroli. Lungi dall’essere uno schiaffo, il suo, è un astuto suggello alla corrispondenza di sensi, mai tanto laetamente amorosi, tra Palazzo Chigi e Santa Marta. Come un mazzo di rose rosse.

L’allineamento è compiuto. E Roma espugnata.

 

Nota

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