Il sangue siriano è sulle tue mani, Europa. E “Francesco”?

16 maggio 2016 10

Il  sangue siriano è  sulle tue mani, Europa.  E "Francesco"?

“Ai politici europei dico: se avete un po’ d’umanità non rinnovate le sanzioni alla Siria”:  così il vescovo maronita di Aleppo, monsignor Joseph Tobji, intervistato  da L’Antidiplomatico.

Che differenza con El Papa:  “Accogliamoli tutti, l’Europa apra le porte, scusate immigrati per la nostra chiusura…”.  Però come se quelli fuggissero da una catastrofe naturale. Mai una parola sulla  guerra scatenata – ormai è provato – per istigazione Usa e francese su un paese inoffensivo. Soprattutto, mai un invito ai poteri forti internazionali a levare le sanzioni.

Un vero sesto senso, quello di “Francesco”, a schivare  i temi che possono metterlo in  urto con quel mondo  che lo copre di applausi.  E’ stato invitato a parlare (fatto inaudito) al Congresso Usa ed ha ricevuto una standing ovation (massonica?): mai ha accennato alle sanzioni che stanno aggravando la tragedia del popolo siriano.  E’ stato invitato a parlare in “Europa”:  silenzio sulla faccenda.

Sanzioni? Qualcuno ha detto sanzioni?

 

siria donne

Sanzioni? Ve ne hanno mai parlato?  L’Europa applica le sanzioni contro il governo siriano – ad imitazione servile degli americani – dal 2011: quando si volle rispondere al fatto che “Assad gasa il suo stesso popolo”: accusa già ampiamente rivelata falsa.  Erano stati jihadisti   Era il pretesto scelto per un’invasione che poi, invece, non ci fu .   Le sanzioni sono rimaste. Con l’idea che la popolazione siriana  si sarebbe ribellata al regime di Assad. Idea già ampiamente provata  insensata, fin dall’embargo semisecolare contro i cubani,  a quello contr Saddam, a quello contro l’Iran.

donna bambino

Sì, l’Europa impone sanzioni alla Siria. E non un embargo sulle armi, che potrebbe aver un senso e lavare le coscienze (se non fosse a senso unico: Usa e Francia mandano armi e uomini-addestratori ai jihadisti); no, è l’embargo sui generi di prima necessità. L’effetto sulla popolazione civile è devastante.  “II  popolo siriano soffre doppiamente, per i terroristi e per le misure occidentali” ha dichiarato qualche girno fa Bouthania Shaaba, consigliere politico del presidente Assad. “Se l’Occidente vuole aiutare davvero nella lotta al terrorismo, la prima cosa che   deve fare è sollevare le sanzioni”.

Il Papa è passato a parlare di cani e gatti: “Prima che i cani e i gatti, aiutate i vicini”: A  meno che non fosse una delicata allusione. Stephen Gowans, un attivista canadese, ha esibito documenti del Congresso Usa,  dove si dimostra che già nel 2005 il governo americano stava attivamente operando contro il regime siriano, usando le sanzioni allo scopo (credeva) di rafforzare l’opposizione interna e portare al rovesciamento del regime.

bambino morto

Prima della guerra la Siria produceva da sé il 95% dei medicinali per il suo fabbisogno; salvo i farmaci oncologici e anti-diabetici, era autosufficiente – testimonianza di un paese ordinato e ben governato, e anche della scelta  di autarchia, obbligata da precedenti sanzioni (volute da Israele, e da noi ciecamente applicate).

Ovviamente “questa industria è collassata, come sono crollati decine di ospedali e di centri di primo  intervento sanitario”, ha   scritto la rivista medica Lancet: e  le sanzioni – che fra l’altro hanno bloccato (sequestrato) i conti esteri del governo –  impediscono di comprare e medicine più essenziali.

 

“Le perdite economiche per il paese alla fine del 2014  ammontavano a 143,8 miliardi”, ha scritto Lancet: “più dell’80% della popolazione vive in povertà, e un terzo (32,6%) in povertà spaventosa e totale impossibilitata, a tenere gli alimenti di base. Oltre metà della popolazione (52,8%) è sfollata, un terzo sfollati all’interno.  L’aspettativa di vita, che era di 75,9 anni nel 2010 (una delle più alte della regione) è caduta nel 2014 a 55,7 anni,  una perdita di 20 anni.  Il costo degli alimenti di base è sestuplicato dal 2010.  La disoccupazione è salita dal 15% nel 2011 al 55,7 nel 2014;  3 milioni avevano perso il lavoro per nei primi due anni del conflitto”. Ovviamente per la distruzione delle migliaia di piccole industrie locali.

Molti imprenditori sono riparati all’estero, specie dal centro industriale di Aleppo; i grossi capitalisti si son portati  il capitale;  altri, a capo di piccole e medie imprese, hanno perso tutto e  dovuto interrompere la produzione, perché le fabbriche sono cadute in mano ai jihadisti.

Homs
Homs

La modesta produzione di petrolio (che prima era diretto quasi tutto alla UE e contava il 20% delle entrate pubbliche)  è azzerata  dalle sanzioni,   mentre l’ISSI e  ribelli si vendono il petrolio delle zone che hanno occupato. La crescita delle importazioni  per compensare le perdite nella produzione dei carburanti e dei concimi agricoli è resa impossibile dal blocco: un blocco commerciale enorme, perché ovviamente ad esso si sono uniti Turchia e sauditi e oro satelliti. Prestiti esteri, ovviamente, nessuno.  Il deficit commerciale e di bilancio è un buco  nero.

Ovviamente ciò non danneggia minimamente il regime né i suoi fedeli,  riforniti da Russia, Iran, Venezuela, Cina, perfino India; inoltre il  regime ha dimostrato una grande capacità di adattamento, anche per la notevole esperienza delle precedenti sanzioni (imposte per volontà di Sion).  E’ solo la popolazione civile che ne soffre.

Ciò ha forse alienati i civili dal regime?  Miguel Fernandez, l’inviato speciale cubano che copre da un anno la guerra, dice di no. La gente vede che “le truppe dello Stato Islamico (ISIS) o il Fronte Al-Nusra sono composte solo da libici, tunisini, ceceni, egiziani, africani, le persone provenienti da molte ex repubbliche sovietiche con una forte presenza musulmana”. Non è una guerra civile, ma contro stranieri quella che si è venuta configurando.  E  vedere che le persone non si arrendono, che sognano ancora un paese prospero, è la più grande lezione che mi ha dato la Siria”

http://mundo.sputniknews.com/entrevistas/20160514/1059643900/periodista-cubano-guerra-siria.html

E il martirio del popolo non è ancora finito: dopo la tregua imposta da Mosca, gli Usa cercano la rivincita. Forniscono nuove armi ai terroristi, specie i missili  a spalla MANPAD per abbattere aerei ed elicotteri russi.  Kerry e il ministro francese degli esteri Ayrault si sono incontrati a quattr’occhi il 9 maggio: sono le due potenze occidentali che hanno tramato e sovvertito fin dall’inizio, ciascuna coi loro jihadisti preferiti: non c’è dubbio che invece della tregua, vedremo una fase più velenosa e crudele.  A  questa inciviltà, a questa crudeltà senza fine, l’Europa vergognosamente, sonnambulicamente,  partecipa. Perché, dove sta l’interesse europeo alla destabilizzazione della Siria? Alla sua consegna definitiva a tagliagole mossi da un’ideologia assassina, a cui regalare un paese e  le sue risorse?

Non  se lo chiedono, i nostri governanti. Né Berlino, né Roma né le alte captali. Ancor meno se lo chiede El Papa: “Accoglieteli tutti, poveri profughi”.   Ma attenzione. Ho visto una foto di siriani o medio-orientali che aspettano di entrare in Finlandia. Sì, in Finlandia. Sono tutti uomini, maschi, fra i 20 e i 40. Contrariamente a quel che racconta la propaganda, non ci son quasi donne e bambini nella fuga; un 1-2 per cento. Gli altri sono maschi in età militare. El Papa li chiama “Profughi”, la Boldrini “Migranti”, la Merkel manodopera.

disertori

Il loro nome vero è: disertori. 

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I am a sardinian patriot
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