HILLARY CLINTON AFFONDATA IN CONTEMPORANEA DAL WASHINGTON POST E DAL WALL STREET JOURNAL. CORSA ALLA CASA BIANCA, ADDIO?

Ilnord.it

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WASHINGTONDonald Trump già col vento in poppa alimentato dalle dirompenti vittorie ogni dove alle primarie repubblicane, ora ottiene un insperato aiuto nella corsa alla Casa Bianca dalla sua avversaria, Hillary Clinton, che si sta auto-affondando.

“In una mail risalente al novembre 2010, l’allora segretaria di Stato Usa Hillary Clinton lamenta il fatto che la sua corrispondenza email privata finisca assieme a quella ufficiale. Anziche’ ottenere dal governo il permesso di impiegare un indirizzo o un apparecchio separato per le sue mail private, pero’, l’attuale candidata democratica alla presidenza penso’ bene di creare un proprio dominio e un proprio indirizzo web privato, e di dirottarvi anche la corrispondenza ufficiale. Ebbene, ora la storia si ripete”.

A scriverlo in prima pagina oggi è Ruth Marcus sul Washington Post, quotidiano americano da sempre schierato col fronte dei democratici, per di più.

“Ormai 22 anni fa – prosegue l’articolo – l’allora moglie del presidente Clinton ammise durante una conferenza sul commodity trading di non essere stata abbastanza attenta alla stampa e all’interesse pubblico, nè al diritto dei cittadini di conoscere di più riguardo a me e mio marito“.

“Già allora – ricorda l’autorevole giornalista del Washington Post – i Clinton erano accusati di scarsa trasparenza e di una malcelata tendenza alla commistione tra la sfera pubblica e quella dei loro interessi privati. Adesso lo scandalo delle email del dipartimento di Stato dimostra che Hillary Clinton non ha mai appreso la lezione”.

“La candidata democratica ha giustificato l’ultimo scandalo che l’ha riguardata affermando di non essere stata a conoscenza che l’impiego non autorizzato di un indirizzo email privato da parte del capo della diplomazia Usa fosse proibito dai regolamenti. Si tratta di una linea difensiva risibile, specie se si considera – attacca il Washington Post con rara ferocia – che durante la presidenza Bush fu proprio la Clinton a scagliarsi contro gli account di posta elettronica segreti della Casa Bianca”.

E se questo articolo del Washington Post può essere tranquillamente definito “un siluro nella sala macchine” della nave elettorale di Hillary Clinton, specialmente perché proprio questo quotidiano è universalmente riconosciuto essere un giornale capace di far dimettere presidenti degli Stati Uniti, figuriamoci fermare al corsa alla Casa Bianca di una “unfit” come la Clinton, in contemporanea un altro “missile giornalistico” ha centrato sempre oggi la candidata democratica provenendo dal versante giornalistico repubblicano.

Secondo William McGurn, del Wall Street Journal che dedica un lungo pezzo in prima alla Clinton, “il problema dei Clinton, moglie e marito, è che tutto ciò che non è esplicitamente illegale per loro diventa ammissibile”.

E per illustrare meglio questa pesantissima accusa di indegnità morale ed etica, McGurn scrive in prima pagina, lapidario: “Talmente ammissibile, per loro, questo comportamento francamente inaccettabile, che le parole pronunciate dal presidente Richard Nixon allo scoppio dello scandalo “Watergate” – “non sono un mascalzone” – sono divenute l’argomento fondamentale della campagna presidenziale della candidata democratica”.

Se non è una pietra tombale sulle ambizioni presidenziali di Hillary Clinton, ci somiglia molto.

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I am a sardinian patriot
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