Messico: “Non rifiutiamo l’energia eolica, ma le multinazionali che ci impongono i loro progetti”

Alba Canelli

Vocidellastrada
Bettina Cruz, donna indigena e attivista per la difesa dei diritti umani in Messico, critica le modalità con cui le multinazionali impongono la costruzione di parchi eolici nella sua comunità

Bettina Cruz

Nell’istmo di Tehuantepec in Messico, si sono moltiplicati negli ultimi anni una serie di progetti eolici, con l’aiuto di grandi multinazionali che sono state favorite dall’ultima riforma energetica promossa dal governo del presidente Enrique Peña Nieto. Approfittando di questa situazione, si sono serviti dell’accaparramento di terre (land grabbing N.d.T) e del saccheggio delle risorse naturali (acqua) per implementare la propria attività con l’etichetta di “energia verde” e la presunta giustificazione di contribuire allo sviluppo, l’occupazione e il trasferimento della tecnologia. In risposta, diverse comunità dell’istmo si sono organizzate a livello regionale, nazionale ed internazionale, per difendere la loro vita, quella della loro comunità, la terra e il territorio.

Per saperne di più su questa lotta, abbiamo parlato con Bettina Cruz: donna indigena del popolobinni’zaa (Zapoteca), attivista difenditrice dei diritti umani e membro dell’Assemblea dei Popoli Indigeni dell’ Istmo di Tehuantepec in Difesa della Terra e del Territorio, che dal 2009 sta denunciando le gravi violazioni commesse dalle multinazionali che si trovano nel suo territorio.
 Innanzi tutto ci spiega che non è facile trovare alleanze con le organizzazioni internazionali che li sostengano nelle loro rivendicazioni, perché sembra che sono contro l’energia rinnovabile. Cruz spiega, tuttavia, che l’obiettivo della sua lotta non è quello di andare contro le rinnovabili, ma denunciare il modo in cui le multinazionali hanno imposto i loro progetti nelle comunità, e come esse hanno costruito impianti eolici senza prendere in considerazione gli impatti sociali e ambientali da essi generati.
Quali sono le vostre richieste?
Noi non rifiutiamo l’energia eolica, che in un certo momento potrebbe essere si, un’alternativa energetica; quello che noi rifiutiamo sono le multinazionali che controllano questi progetti e le pratiche che sono alla base della costruzione dei parchi eolici. In primo luogo, perché sono progetti che portano tasse alle nostre comunità. In secondo luogo, perché si servono dell’ignoranza delle stesse comunità la cui lingua madre non è il castigliano, per ottenere e legittimare le loro licenze. Terzo, perché il ciclo di vita dell’energia eolica, necessita di risorse che non sono esattamente rinnovabili o verdi, come strutture metalliche, rame, acqua o l’olio utilizzato nella loro costruzione come per il loro funzionamento.
Chi sono i membri dell’Assemblea dei Popoli Indigeni dell’ Istmo di Tehuantepec in Difesa della Terra e del Territorio?

Siamo comunità indigene che lo Stato stesso ha voluto far sparire per un lungo periodo di tempo, ma non ci è riuscito. Tuttavia, ci ha ignorato e reso invisibili dicendo che statisticamente siamo popoli e comunità che si trovano in condizioni di estrema povertà, e abbiamo tassi molto bassi di istruzione e di occupazione. Questo è stato appunto uno degli argomenti che sono stati utilizzati per promuovere l’ingresso di progetti eolici nei nostri territori. La gente delle comunità viene convinta promettendo lavoro e poi, quando il parco eolico è stato costruito, vediamo che impiegano poche persone nella regione e che i posti di lavoro offerti sono di qualità inferiore.

Invece, si che abbiamo visto e sistematizzato gli impatti generati da questi progetti. E si tratta di impatti nocivi contro la nostra popolazione e il territorio: deforestazione, trasferimento delle nostre attività economiche, deterioramento e perdita progressiva della nostra cultura,occupazione e profanazione dei nostri luoghi sacri, perdita della fauna selvatica, accaparramento di terre, inquinamento e deviazione dei fiumi … insomma, le pratiche che influiscono direttamente sulla nostra visione del mondo e il nostro modo di interagire con la natura e la terra.
Fonte: RAPPORTO DEL GRUPPO CONSULTIVO DELLE ORGANIZZAZIONI DELLA SOCIETÀ CIVILE NELLA CONSULTA INDIGENA IN IN JUCHITAN DI ZARAGOZA PER L’INSTALLAZIONE DI UN PARCO EOLICO PER LA PRODUZIONE DI 396 MW DI ENERGIA ELETTRICA – Luglio 2015
Quali sono le multinazionali che promuovono lo sviluppo di questi progetti?
I primi ad arrivare sono stati Union Fenosa, Endesa, Eoliatec, Peñoles, Iberdrola, Renovalia Energy e Abengoa. In questo momento ci sono molte altre aziende: anche Acciona che è tra le più forti, EDF ed altre che si travestono con nomi della regione per non essere facilmente collegate con le grandi multinazionali. Stanno mettendo nomi nella nostra lingua madre ai parchi eolici: Union Fenosa, per esempio, ha un parco chiamato “BII Hioxo“, che nella nostra lingua significa “vento forte” e “vento vecchio“. E queste multinazionali sono le promotrici, ma si relazionano anche con le altre, come Gamesa, che forniscono macchinari e sono responsabili della costruzione o Grupo Mexico, una società mineraria che è il terzo produttore di rame più grande del mondo.
È possibile contrastare il discorso aziendale basato sulle promesse sociali alla popolazione?
Abbiamo analizzato parola per parola di ciò che promettono; quando dicono lavoro, per esempio, si guarda per vedere di che tipo, per quanto tempo e che qualità di occupazione è quella che promettono nei loro progetti, perché per 10-15 turbine è necessaria una sola persona che lavora. L’altra cosa che facciamo è analizzare l’impatto che avrà sul territorio e sul controllo del territorio. Questo è molto importante perché, ovunque essi siano stabiliti, controllano tutto il territorio. Dove ci sono i parchi installati, hanno strade che sono chiuse, controllate da telecamere e sorvegliate dalla polizia e società di sicurezza private, a cui non possiamo accedere. Inoltre vediamo lo squilibrio e l’asimmetria tra le multinazionali e le comunità. Ad esempio, era previsto che uno dei parchi fosse protetto dalle forze armate messicane, così si andava a togliere il controllo del mare alle persone nella comunità che sono impegnate nella pesca. Con tutte queste informazioni che abbiamo andiamo ad informare la gente; l’informazione è potere ed organizzazione.

La polizia di stato gestisce l’agenzia comunale di La Ventosa, in Juchitan di Zaragoza nell’Istmo di Tehuantepec, Oaxaca, dove si trova il parco eolico La Venta 2. Foto Jorge Arturo Perez Alfonso
Come stanno organizzando la resistenza a tali progetti?
Quando hanno cominciato ad arrivare le multinazionali, abbiamo iniziato a cercare informazioni. Poi abbiamo pensato ad analizzare le restrizioni che implicavano i contratti di cessione di territorio che alcune persone avevano firmato, e abbiamo constatato che essi includevano divieti su molte cose (caccia, bruciare stoppie, costruzione di pozzi, ecc). Così si è formata l’Assemblea in Difesa della Terra e Territorio di Juchitan e siamo riusciti ad annullare circa 200 contratti di Union Fenosa, Endesa, Eoliatec ed altre società. Da quel momento, il movimento si è esteso e abbiamo costituito l’Assemblea dei Popoli Indigeni dell’Istmo di Tehuantepec in Difesa della Terra e del Territorio.

Mobilitazione dei Binnizá della Colonia Alvaro Obregon, Juchitan de Zaragoza, Oaxaca
Una delle nostre ultime lotte è stata con le alte tariffe di energia elettrica. In questo momento, ci sono otto comunità che fanno resistenza per questa questione e questo è paradossale, perché negli stessi territori in cui si produce energia i costi delle tariffe elettriche per le comunità sono estremamente elevate. Stiamo coordinando la Rete Nazionale di Resistenza Civile, che sostiene l’energia come un diritto umano e non una merce. Nel corso di questa lotta abbiamo avuto e continuiamo ricevere minacce dirette alla vita delle persone nelle comunità e alle loro famiglie. Minacce che sono state denunciate, ma ci sono ancora. Pensiamo che, dopo quello che è successo con Berta Caceres, può succedere lo stesso a chiunque di noi. Ma continuiamo: finché potremo, continueremo a difendere il nostro territorio, perché è la nostra vita.

Video di propaganda della società spagnola Acciona, controllato dalla famiglia Entrecanales

Fonte: http://www.lamarea.com/2016/06/04/no-rechazamos-la-energia-eolica-sino-las-multinacionales-nos-imponen-proyectos/

Traduzione per TLAXCALA di Alba Canelli

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I am a sardinian patriot
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