L’omicidio Cox svela il vero volto del potere

Precipita la situazione politica ed economica in Occidente ed il potere agonizzante si dibatte furioso: il momento è davvero unico perché mai come ora è così visibile la sua vera natura, talmente cinica e machiavellica da seminare morti con cadenza quasi giornaliera, prima delle grandi mobilitazioni sindacali francesi od al culmine della campagna referendaria britannica. L’omicidio delle deputata Jo Cox, uccisa da un presunto estremista di destra a distanza di pochi giorni dal referendum inglese sull’Unione Europea, è emblematico: è l’epifania del potere, una grande operazione verità sull’indole delle élite euro-atlantiche. Il cadavere è ancora caldo ed i media già scrivono “La violenza allontana la Brexit”.

Ecco il volto del potere, cinico e spietato

C’è chi sostiene che si conosca la vera natura di una persona solo nei momenti critici e di grandi avversità: solo allora, quando cadono freni inibitori e costrizioni morali, emerge la vera indole degli uomini.

Anche il potere è esercitato da semplici comuni uomini, poco importa se siedono nel consiglio d’amministrazione di un banca d’affari o nel direttorio della Banca Centrale Europea, e non sfuggono pertanto a questa regola: ne deriva che in questi mesi, un periodo drammatico per le oligarchie euro-atlantiche, è conoscibile finalmente il vero volto del “Potere”. Sia chiaro: di occasioni per intuire di che pasta fossero fatti i “padroni del vapore” ce ne sono state in abbondanza anche in passato, ma mai come ora si hanno a disposizione così tanti spunti.

Ora che l’Unione Europea è vicina al collasso, ora che le banche centrali hanno esaurito le munizioni, ora che l’ondata “populista” si sta gonfiando, le oligarchie euro-atlantiche mostrano finalmente il loro viso: e non è un bel vedere. Emerge con forza il cinismo, le pulsioni stragiste, il nichilismo, il più basso machiavellismo delle élite atlantiche. E capita spesso, sempre più spesso, con cadenza quasi giornaliera: strage sabato sera in Florida, duplice assassinio lunedì in Francia, omicidio politico giovedì pomeriggio in Regno Unito.

Per giocare così sporco e così pesante, ci deve essere davvero del panico della stanza dei bottoni.

Già il duplice assassinio del 13 giugno a Magnanville, due poliziotti uccisi da un terrorista “dell’ISIS” alla vigilia della grande manifestazione dei sindacati francesi contro la riforma del lavoro, era stato un intervento a gamba tesa troppo eclatante, troppo clamoroso, perché chiunque, munito di un minimo di obbiettività, non lo riconducesse facilmente alla classica strategia della tensione. Logica avrebbe voluto che non si forzasse ulteriormente il gioco. Ed invece, a distanza di nemmeno 72 ore, c’è stato un salto di qualità: un’operazione così maldestra, un intervento falloso così evidente, un imbroglio al tavolo da gioco così spudorato, che farebbe sorridere se non si parlasse di vite umane.

Ci riferiamo, ovviamente, all’assassinio della deputata laburista inglese Jo Cox, avvenuto ad una settimana esatta del referendum inglese sulla permanenza nel Regno Unito, referendum dove il fronte del “leave” è dato in testa da più sondaggi.

Riportiamo la cronaca, inquadrandola nel contesto generale.

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Jo Cox

Jo Cox, 42enne deputata laburista, laureata a Cambridge, per anni impiegata presso l’ong Oxfam, pacifista a tal punto da caldeggiare l’intervento militare britannico in Siria1, “astro nascente” del partito, europeista convinta, incarnava alla perfezione il modello della liberal muscolare o paladina bellicistica dei diritti umani, sul modello di Hillary Clinton.

La sciagurata deputata non doveva essere così preziosa per il partito laburista, se l’establishment liberal cui apparteneva l’ha giudicata più utile alla causa da morta che da viva. Giovedì 16 giugno, la Cox lascia la biblioteca pubblica dove ha incontrato gli elettori della sua circoscrizione a Birstall, nord dell’Inghilterra, e, scesa in strada, è aggredita da un uomo armato di una pistola artigianale e di un coltello da caccia. Tre colpi d’arma da fuoco ed una decina di accoltellate sono fatali alla donna, dichiarata morta dai medici che le prestano il primo soccorso2. La narrativa del racconto, piuttosto semplice, prevede che la vittima sia il prototipo dell’elettore schierato per il “remain”: donna, giovane, istruita, ben integrata nella società, sensibile alle tematiche sociali.

L’aggressore, l’uomo che secondo la ricostruzione di alcuni testimoni avrebbe infierito sulla Cox al grido di “Britain first!” (per inciso, nome anche di una formazione politica di destra che ha prontamente negato qualsiasi legame con l’assassino ed il crimine), rappresenta invece il modello “ideale” dell’elettore pro-Brexit:maschio, di mezz’età, disadattato, illetterato, razzista, antisemita. È, insomma, la parte più becera e sciovinista dell’Inghilterra, che prevarica con la violenza quella civile ed europeista.

Si tratta di Thomas Mair, 52enne, già sostenitore dell’organizzazione neonazista americana National Alliance, simpatizzante dei suprematisti bianchi dello Springbok Club, un’organizzazione “visceralmente ostile all’Europa”, fabbricante artigianale d’armi ed ordigni grazie ai manuali acquistati per posta: questo è, almeno,  il profilo che ne danno i giornali basandosi sulle informazioni del Southern Poverty Law Center3,un’organizzazione statunitense che fornisce assistenza legale contro le discriminazioni razziali e monitora i gruppi razzisti negli Stati Uniti (“the premiere U.S. organization monitoring the activities of domestic hate groups and other extremists”4). È sul sito della Southern Poverty Law Center che, a distanza di poche ore dall’omicidio, sono pubblicati scontrini fiscale e ricevute (datate 1999) utili a dimostrare che Thomas Mairavesse acquistato in passato pubblicazioni neonaziste e volumi per costruire pistole rudimentali5.

Il parere fornito da parenti e conoscenti si discosta parecchio da questa versione: Mair è tranquillo, introverso ma educato, occupato in piccoli lavori di giardinaggio, “not violent and is not all that political”, non violento e per niente politicizzato, secondo il fratellastro, che si definisce scioccato dell’accaduto6, come la maggior parte dei conoscenti di Thomas, o “Tommy”.

Come conciliare questo profilo col precedente? Come può l’uomo che taglia il prato agli anziani vicini di casa, sparare alla Cox, per poi essere etichettato come “neonazi” dall’americana Southern Poverty Law Center? Bé, Thomas Mair ha alle spalle una “history of mental illness”, una storia di disturbi mentali: è un’anima semplice e manipolabile, che si può facilmente circuire all’occorrenza, specie se il soggetto è sotto l’effetto di qualche sostanza stupefacente.

Apriamo qui una brevissima parentesi sugli omicidi politici, perpetrati o tentati da persone mentalmente instabili: restringendo il campo anche solo agli ultimi 30 anni, la storia è ricchissima di primi ministri o segretari di partito uccisi od aggrediti da malati di mente, che offrono ai mandati il comodo paravento della pazzia, dietro cui nascondere veri e propri assassinii politici.

Stoccolma, 1986: il carismatico primo ministro Olaf Palme, socialdemocratico, schierato su posizioni terzomondiste ed implacabile censore della politica estera statunitense, è ucciso con due colpi alla schiena esplosi, presumibilmente, da un alcolizzato e tossicodipendente. Colonia, aprile 1990: nel pieno della campagna elettorale, la prima della Germania riunificata, il leader della Spd, Oskar Lafontaine, fortemente critico dei metodi con cui la DDR è stata “fagocitata” dalla Repubblica Federale, è accoltellato più volte al termine di un comizio da una donna malata di mente. Si salverà nonostante le profonde ferite al collo7.Oppenau, Baden-Württemberg, ottobre 1990: Il ministro degli Interni Wolfgang Schaeuble, delfino di Helmut Kohl e vera “mente grigia” della riunificazione, è colpito da tre proiettili, sparati da un malato di mente sotto effetto di stupefacenti al termine di un comizio. Rimarrà paralizzato tutta la vita e, screditato dieci anni dopo dalla “Tangentopoli” tedesca, dovrà infine cedere la guida della CDU ad Angela Dorothea Kasner, alias “Merkel”. Milano, 2009: al termine di un comizio elettorale Silvio Berlusconi è colpito al volto da un oggetto scagliato da un malato di mente. Alla Casa Bianca si è già installata l’amministrazione democratica decisa a sbarazzarsi del Cavaliere e, particolare significativo, Berlusconi esce dalla clinica in Provenza dove ha trascorso un periodo di degenza indossando un giubbotto col logo della Federazione Russa, evidenziandoche ha protettori “di peso”.

Nei sullodati esempi, persone con disturbi mentali sono impiegate per eliminare od intimidire esponenti politici d’intralcio alle oligarchie euro-atlantiche: non è certo il caso della sfortunata Jo Cox, figura di secondo piano del panorama politico inglese e perfettamente allineata all’establishment liberal. Nel caso della deputata laburista, l’assassinio non è il fine, bensì il mezzo: l’obbiettivo è, infatti, quello di sospendere la campagna elettorale inglese nel momento in cui i “leave” sono più dinamici ed agguerriti che mai, nella speranza che la pausa ridia fiato ai “remain” e sposti gli indecisi, scioccati dalla avvenuto, nello schieramento europeista.

La giornata sulle piazze finanziarie europee del 16 maggio, apertasi all’insegna del panico coll’affluire di nuovi sondaggi che confermavano il vantaggio del “leave”, è letteralmente salvata dall’omicidio della Jo Cox: le perdite dei corsi azionari si arrestano alla notizia dell’aggressione della deputata e si dimezzano quando le agenzie battono la notizia della morte.

I titoli dei media dell’indomani sono capolavori di cinismo: “La violenza allontana Brexit, mentre le Banche centrali rassicurano le Borse” scrive il 17 maggio la Repubblica, asserendo che “per la prima volta da tempo i favorevoli alla permanenza nella Ue sarebbero in aumento: a spostare gli umori degli inglesi è stata la tragica uccisione della parlamentare laburista Jo Cox, assassinata in mezzo alla strada da un uomo che gridava slogan nazionalisti”.

L’agenzia britannica Reuters non è da meno8:

“I sondaggi confermavano ancora ieri in vantaggio i consensi per la Brexit, ma gli ultimi tragici fatti potrebbero innescare un rapido cambio di scenario, a meno di una settimana dal voto: la campagna referendaria è stata sospesa e, secondo alcuni, l’emozione suscitata nel paese potrebbe far pendere nuovamente le intenzioni di voto a favore della permanenza.”

Gli operatori di borsa calcavano intanto l’omicidio della Cox, lanciandosi in massicci acquisti sui mercati azionari che rimbalzano violentemente dopo sedute e sedute di ribassi: dell’umore dei mercati si fa interprete il Sole 24 Ore coll’impudente articolo di Leonardo Maisano, Omicidio di Jo Cox, uno shock che potrebbe cambiare l’esito del referendum su Brexit”.

Cambierà l’omicidio di Jo Cox l’esito del referendum?

I primi sondaggi dopo il drammatico evento saranno disponibili solo domani, 18 maggio, tuttavia possiamo provare a dare una risposta basandoci sull’esperienza francese: la strategia della tensione che sta insanguinando l’Esagono da quasi 18 mesi non ha contribuito né a risollevare la popolarità di Hollande (che ha toccato in queste settimane il minimo storico), né a placare le agitazioni dei sindacati, né a fermare l‘avanzata dei “populisti”.

Se i “leave” erano in testa prima dell’omicidio Cox, lo sono tuttora. Ed è per questo motivo che non si possono escludere ulteriori colpi di scena prima del fatidico 23 giugno.

SPLC

 

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I am a sardinian patriot
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