Donne, avete rotto!

Nessie 

Saura Plesio

Rieccomi. Non starò sulle notizie, seppur deplorevoli, di questi ultimi dieci giorni. 

Voglio invece scandagliare un tema che mi sta a cuore. Non se ne può più di sentir parlare di donne come fossero fenomeni paranormali alla stregua dell’asino che vola. Ci sono candidature per sindaci di città importanti? Proviamo a far volare il nuovo asino sopra al Colosseo, così si compie il miracolo di rinnovare la politica che diventa automaticamente virtuosa. 

O magari davanti alla Mole Antonelliana. Fasce tricolori, con filamenti in oro che penzolano fino alle ginocchia per le nuove Miss Sindaco. 


Manca l’orchestra e la passerella. 

C’è da nominare una gabelliera per l’Agenzia delle Entrate? 

Caduto Befera, ecco arrivare una donna per il fisco. E dato che è un personaggio femminile (Rossella Orlando), allora con lei le tasse non possono che diventare un “fisco amico”.

Donne alla Difesa che ovviamente non difende e lascia entrare in Italiaoves et boves, come l’impareggiabile Pinotta che alle forze armate dice pure: “State sereni”.

Donne alle Riforme che non riformano come Maria Elena Etruria, donne alla Sanità come la Lorenzin, perché si sa, se la ministra è donna, diventa automaticamente mite e altruista, una sorta di Florence Nightingale, la signora con la lampada.

All’istruzione?

Manco a dirlo la cultura è donna. E la Giannini mentre scopre le tette al vento in Italia, corre in Iran a mettersi il velo. Lo fa per rispetto alle tradizioni “culturali” di quel paese, dirà.

Donne, du-du-du, in cerca di guai anche al Ministero dell’Industria con la povera Guidi silurata.


La terza carica dello stato? 

Non poteva che essere monna Laura (non petrarchesca) Boldrini, pia dama di carità e di S. Vincenzo per conto dell’ONU nonché santa patrona e protettrice degli scafisti.

I vertici sindacali sono stati silurati e dopo la rottamazione di qualche vecchio papavero ormai inascoltato, hanno messo delle papavere e (delle papere) alla direzione delle centrali sindacali: la Camusso (Cgil) e la Furlan Cisl).

La riforma ammazza-pensionati? 

Non poteva che essere ideata dalla rugosa inflessibile Dama senza mercé, a nome Elsa Fornero, proveniente dalla Banca Mondiale.

Uteri in affitto e femminismo. 

A proposito della Camusso, c’è da ridere perché si è detta pronta a offrire il suo utero in affitto.

Alzi la mano chi lo vuole. Ma poi la non più casta e vecchia Susanna, non era quella che ai tempi del femminismo diceva l’utero è mio e me lo gestisco io? E che ogni due per tre tuonava contro lamercificazione del corpo femminile“? Pare che ora sia di moda battere asta degli uteri arrivando a chiedere compensi stratosferici che si aggirano sui 350.000 euro a botta. Tutto è in compra-vendita, anche l’utero, l’ovulo e ovociti vari. Che volete mai… E’ il lato oscuro dell’emancipazione.

Dopo il sesso sganciato dalla procreazione, ecco la procreazione sganciata dal sesso, scissa e dissociata dalla paternità, dalla maternità e dalla famiglia che è stata, già da tempo, mandata in rottamazione.

Non fate figli come conigli” predica il Papocchio argentino. Che razza di film ha visto costui? Gli Italiani sono a nascite zero e le vere “fabbriche per figli-conigli” sono altrove. Fabbriche globali con uteri in locazione e ovociti, banche globali del seme. Senza contare tutti i “figli-conigli” che arrivano quale rinforzo demografico, dall’Africa e dall’Asia. Nel silenzio-assenso di quelle che …”l’utero è mio e me lo gestisco io”. Il vaso di Pandora l’avete scoperchiato voi e ora sono guai.


Troika, Onu e altre calamità

Donne donne eterni dèi ai vertici della Troika con la commare secca dalle argentee canizie Christine Lagarde (FMI).

Cecilia Malmstrom, responsabile europea delle politiche commerciali, appartiene a quelle erinni che non hanno nemmeno bisogno di chiedere. “Il mio mandato non arriva dai cittadini europei“. Lo disse in occasione dei negoziati sul TTIP che non deve nemmeno rispondere al popolo. E se ne vanta pure! Angela Merkel, una Mutti apparentemente paciosa, ma trucida e inflessibile, Hillary Clinton aspirante Giulio Cesare col suo we came, we saw, he died. E tante altre baccanti siliconate, gorgoni e meduse dai volti inquietanti e dallo sguardo che impietrisce. Forse censureranno perfino la mitologia greca, dato che lì, i mostri erano quasi tutti donne. Brutti greciacci sessisti che non sono altro!

Di sicuro stanno rivedendo la dottrina cristiana arrivando perfino a ipotizzare la prete (o pretessa?) , la sacerdote (o sacerdotessa?) e magari anche la Papessa. Del resto si fa già nella religione anglicana e in molte chiese anglo-protestanti.

Sono riusciti a sconquassare le famiglie dando da bere alle donne la favoletta dell’emancipazione femminile. Ma una cosa è certa, chi se la passa peggio è il maschio. Se perde il lavoro, la casa e la famiglia è costretto a passare tutti i suoi averi alla Santippe di turno col rischio di finire alla Caritas a mendicare una ciotola di minestra insieme agli extracomunitari, di dormire in roulotte e di passeggiare sul cornicione di un palazzo minacciando di buttarsi nel vuoto, perché non gli fanno più vedere nemmeno i suoi figli. Dimenticavo di aggiungere che i peggiori avvocati matrimonialisti ed espropriatori di questi tapini, sono donne, vere e proprie Arpie del Foro.

Ma attenzione: se poi il poveraccio prende una tanica di benzina e dà fuoco a una casa non più sua con dentro la ex moglie, ecco pronta l’accusa di “femminicidio“. Vietato chiamarlo omicidio, perché contiene la desinenza “omo“. E nemmeno genericamente assassinio o crimine. E’ arrivato lo statuto speciale giuridico da parte dell’ONU che impone il muovo citato vocabolo nel diritto penale. I media si adeguano subito alla neolingua: femminicidio qua, femminicidio là, ennesimo caso di femminicidio ecc.


Si prendono pure lo sport

Quello dei maschi, del resto, è un genocidio silente e bianco: spariscono, si dileguano per far posto a menadi infoiate e sgomitanti sui posti di lavoro. In quello scarso mercato del lavoro che ancora sopravvive deve avere la precedenza la donna, ovvero l’asino che vola, e cioè la minoranza (anche se poi numericamente è la maggioranza). E dato che è in quota Panda detta rosa, ecco la Pink Panda imperversare in tutti i talk show: politica, cultura, costume, società, e ora anche lo sport, specie il calcio.

Sì, perché per lo meno un tempo (che non è un’era quaternaria ma fino a poco tempo fa) un uomo che voleva momentaneamente prendersi un po’ di relax da quella rompic… di sua moglie, andava alla partita di calcio, o al bar a chiacchierare e a guardarsi la tele in santa pace coi suoi amici. Ma ora anche lì non c’è più trippa: le donne devono dire la loro in materia di pressing, di affondi, di traversoni, di cross, di assist, di rete e autorete, di falli, di marcature a uomo, di possesso palla, di cartellini gialli e rossi, di calci di punizioni, di rigori ad oltranza e di anticipi, di posticipi…

Insomma, un martellamento che il povero Nando Martellini, in confronto a loro, era quasi un dilettante.

Ce la mettono in tv, l’inquietante Musa Truccata del Calcio che sembra un mascherone da fontana, imbustata in abiti attillatissimi come una baldracca con gambe accavallate e scollature generose bene in vista, tacchifetish vertiginosi, a parlare di quello che non farebbe mai in vita sua, per mostrare agli altri che tutti gli aspetti delle sua personalità sono armonicamente sviluppati. Uhé guardatemi, ‘so gnocca, so’ bbona e so pure parlare de carcio ogni domenica der domineddio.

Sola, in mezzo a uomini allupati, ma guai a loro, se poi si permettono un complimento pesante e greve: scatta l’ammonimento politically e sexually correct, brutti maialoni!


Donne e media

Per ciò che concerne il giornalismo, le donne hanno imparato in fretta dai loro colleghi maschi a fare interviste in ginocchio, servizi schierati, veline, domande graditissime solo al potente di turno. Così vengono avanti le Gruber,-Bilderberg, le Trilateral-Maggioni eternamente embedded, le Concite debenedettine, le Annunziate-Aspen, le Fusani-Huffington, le sciroppose birigneo Bignardi al bigné. In alternativa dovrete accontentarvi delle fabiane Gabanelli, croniste dette “antisistema”, ma in realtà sistematissime. O delle Bianche Berlinguer che hanno in uggia tutte le forme del nepotismo tranne il loro.

Tutte vere e proprie gatekeeper del potere, per non dire volonterosi stuoini e zerbinotte.

Poi sfila la fitta schiera delle mezzebuste dei tiggì, delle meteorine che spediscono in pensione i colonelli dell’aereonuatica, perché arrivano loro: le belle della pioggia; delle anchor woman, delle wonder woman, quelle che innalzano l’audience con qualche trovatina-format come i balli sotto le stelle, le prove del cuoco, i piccoli genietti della canzone che prendono il Volo, ecc.

Siamo perfino alla comiche. Già, perché devono far ridere solo i maschi?Par condicio, please. Ed ecco le Littizzette che pensano di far ridere gracidando a ruota libera volgarità a gogò che non strappano nemmeno l’ombra di una risata Segno evidente che non basta essere brutte, per essere automaticamente geniali, talentuose, dotate di vis comica in grado di saper divertire la gente.


Web, blog, forum, social

Non va meglio sui blog e sui forum dei giornali. Cocorite saltabeccanti e pervasive dall’ego ipertrofico che marcano il territorio informatico straparlando dei fatti propri nelle catacombe di disqus o sui social trasformandoli in ammiccamenti e attizzamenti da Meetic. Se po’ fa’ ce l’hai l’email? Cyber bulle e bulliste, teppiste on line che adoperano un linguaggio da trivio anche peggiore di quello dei maschi. Alcune usano addirittura un truculento linguaggio sado-maso. Super trollazzone arruolate al servizio della Ue per venderci per forza quella patacca detta Eurooopa. BOT e risponditori automatici a firma femminile, molesti quanto inutili.

Blogger intellettualoidi che fanno sfoggio del loro “background sapienziale” per “piccoli lettori” in perenne bovina devozione: “Oh, quanto sei brava: grazie di esistere, grazie di vivere!” E guai se qualche malcapitato osa dire alla Diva Intellò (la quale mette i suoi grediti gulturali bene in vista sul blog) che impiega un linguaggio troppo oscuro ed elucubrato, non alla portata di tutti: lei si fa gelida e sfingea, facendolo sentire seduta stante, un povero analfabeta.

Ci sarebbe da parlare anche di maschi-lemming, quelli che hanno deliberatamente rinunciato al loro testosterone, ma questo è un altro tema di discussione. Perciò, al prossimo eventuale post.


Manager, Supermanager, imprenditrici, cape (e kapò)

Anche in Confindustria viene avanti la quota rosa. Ovvero le Pink Panda come la Marcegaglia, la Artoni, la Guidi e tante altre che hanno sfondato il “soffitto di cristallo”. Tra l’altro non si potrebbe nemmeno indicarle con l’articolo determinativo femminile davanti al cognome: lo ha vietato la Fornero che pretende essere chiamata “Fornero” senza quel “la”davanti. Si portano avanti con l’unisex style, evidentemente. Non ho esperienza diretta su come queste manager e supermanager sappiano fare affari in Italia. In Usa, prendo a prestito la frasetta del film di Mike Nichols “Una donna in carriera” detto da Melanie Griffith : “Ho un cervello per gli affari e un corpo per il peccato”. E corre pure la vulgata che, all’occorrenza, girino col vibratore nella borsetta, per rilassarsi dalla vitaccia stressante di tipo maschile. Non so qui da noi.L’esperienza di aver avuto una donna per capo, però, non la consiglio a nessuno. Ti fanno grondare sangue, e se lavori bene, non si degnano di darti un minimo di soddisfazione e di approvazione. Semplicemente, fingono di non accorgersene ostentando noncuranza nei confronti dei dipendenti. Una di queste da me conosciuta, riuscì, non si sa bene come, a far lavorare alcuni dei suoi dipendenti perfino di domenica. Forse perché era una comunista convertitasi all’aziendalismo dell’ultima ora. Pensate un po’: Stachanoff, più il Mercato, più l’essere un superiore- donna: che triplice letale mistura!

Un mio parente stretto ebbe una supermanager di una nota multinazionale petrolifera per capo (o capa). Oltre ad aver grondato sangue e ad essersi accorto che da quando c’era lei, si era creato in azienda un clima irrespirabile fatto di intrighi con una corte di ruffiani spioni che pullulavano intorno a lei, per anni non si degnò di dargli un aumento. Lui si prese una piccola vendetta alla fine della sua carriera durante la festa di pensionamento dicendole che non l’avrebbe dimenticata mai. “Pourquoi?” chiese lei compiaciuta (il super manager-donna era francese) pensando di ricevere qualche complimento galante.

“Perché lei è il mio unico superiore che non mi ha mai dato il becco di un quattrino d’aumento, in tutti questi anni”. Ma bisognava far risparmiare la Maison. Questo era il suo compito precipuo. E chi se ne importa della valorizzazione del personale, dei collaboratori e del “capitale umano”!

Mondialismo e donne

E’ stato detto più volte che il Nuovo Ordine Mondiale conta molto sull’ascesa delle donne al potere con le quali sostituire gli uomini: donne in politica, donne nell’impresa e nell’industria, donne in economia, donne nella scienza e tecnologia, nella ricerca, nella finanza. Il perché lo si intuisce: abituati da secoli ad amministrare il potere, i maschi ne conoscono tutta la sua ambiguità e ambivalenza. Sanno pertanto esercitare la clemenza, il discernimento e la cosiddetta saggezza salomonica, al momento opportuno. Neofita e parvenue del potere, invece la donna pratica il letteralismo e il dogmatismo, mostrandosi zelante e solerte (quando non un’esecutrice spietata) come una segretaria tuttofare in cerca di una captatio benevolentiae da parte dei superiori. Soprattutto non conosce pietas né clemenza – prerogative maschili di chi è abituato da tempo, a gestire il potere. Un esempio per tutti è la riforma ammazza-pensionati della Fornero dove prevale il suo “si doveva fare e si è fatto”. O la frase della Clinton su Gheddafi e la guerra in Libia “we came, we won, he died”. In entrambi i casi è un po’ come dire: si doveva ammazzare e si è ammazzato. Molti altri esempi potete trovarli nell’ottusità unidirezionale della Merkel, nella crudeltà impenetrabile della Lagarde, nella frase dell’ineletta Malmstrom sul TTIP.

Ma senza dover prendere esempi così inarrivabili, è certo che la donna oggigiorno è cambiata sì, ma in peggio. E a poco serve constatare che non è solo per colpa sua.

Del resto, che i maschi vengano progressivamente condannati all’irrilevanza e le donne all’ascesa, lo si constata anche dalla pubblicità. C’è un uomo con un ridicolo costume in pelouche da coniglio rosa di una nota marca di biscotti che suona la serenata davanti alla ditta dove lavora una bella e sexy ragazza vestita da manager visibilmente in carriera. Lui invece ha tempo di farle la serenata col banjo. Evidentemente è un “disoccupato” o un “esodato”.

Morale di questa stolida favola: donne, avete rotto! Ma proprio rotto! Parola di donna. Figurarsi cosa ne pensano gli uomini che però, poveracci, non possono fiatare, dato che glielo vieta l’attuale polizia del pensiero con i vari capi di imputazione che fatalmente fioccherebbero loro in testa: sessismo, maschilismo, fallocrazia, machismo , e via con le lettere scarlatte.

Mentre voi, se ci riuscite o donne, imparate (o re-imparate) a tornare umane. E’ anche per il bene vostro e di tutti quanti.

Pertanto come disse Ernst Junger in “Der Waldgang” (letteralmente, colui che passa al bosco, alla macchia) torni il Padre, attorniato dai suoi figli, mentre si presenta sulla soglia di casa brandendo la scure.

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I am a sardinian patriot
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