Il collasso della banche italiane. Come replica dell’8 Settembre.

Quanto prenderà   Antonio Patuelli, banchiere,  per fare il presidente dell’ABI (Associazione  Bancaria Italiana)? 200 mila? 400 mila l’anno? Confesso che sono stato tentato di scrivere a quel nobile consesso di banchieri: prendete me, posso essere stupido come lui a un terzo del suo prezzo.  Per fortuna mi sono trattenuto. Non è certo  il risparmio sugli emolumenti a determinate le scelte all’ABI, che abbiano bisogno di risparmiare – tanto sono soldi nostri, mica loro.  Ma è che, ripensandoci, no, il mestiere di Patuelli non lo so fare. Quando ha detto, tuonando, che non  deve essere applicato il bail-in (ossia che nelle banche dissestate  ci  rimettono i soldi gli azionisti  e poi anche i depositanti) perché è contrario alla Costituzione, mi sono tolto il cappello: no, mi sono detto, a questi vertici, io, non oserei mai giungere.

Ora capisco quali qualità  rare ed  eccezionali pagano gli emolumenti di presidente dell’ABI. Ovviamente non la competenza (basta pensare che prima di Patuelli, i  banchieri avevano scelto a rappresentarli Mussari, capo del Monte Paschi), non l’intuizione, né gli studi teorici, nemmeno l’intelligenza, ma solo una cosa: la faccia di bronzo.  Una spessa, risonante faccia di bronzo.

Perché banchieri italiani, Bankitalia, ministro,   capo del governo, hanno firmato questa normativa voluta dai tedeschi  che ora denunciano. L’hanno firmata nel 2014.   Mia zia Carolina può ignorarlo, ma un Patuelli, un Visco, un Renzi sanno che cos’è il bail-in: significa azzerare o tagliare il valore delle azioni, di tutte le obbligazioni e dei saldi di conto corrente per la parte sopra i 100 mila euro, fino a ridurre del 12% le passività di qualunque banca che riceva un aiuto di Stato.  Significava un duro taglio ad azionisti “amici” e  a depositanti  del partito o della cosa vicina; eppure hanno firmato. Hanno  accettato le condizioni. Nel 2014, senza eccepire alcunché.   Il bail-in è entrato in vigore a  gennaio 2016, e ancora questi sono stati d’accordo.  Solo a luglio, quando davvero bisogna salvare il sistema bancario italiano, costoro scoprono che  il bail-in  non possono farlo (impopolare, politicamente impossibile) , e chiedono   alla Merkel  di fare il bail-out (ossia accollare le perdite delle loro banche allo Stato, ai contribuenti).

Ora,  scoprire pure che  ciò che hanno firmato senza fiatare su ordine tedesco e BCE, è “incostituzionale”, è veramente un colpo che vale la paga  principesca. Io non sarei riuscito.

Mi sarei vergognato troppo.

“Senza vergogna”,  ecco la qualità   meglio pagata in Italia. Sapete cosa mi  ricorda?  Un  nome: Badoglio. Quello   di Caporetto e quello dell’8 settembre 1943, che scappa sulla nave Baionetta lasciando all’EIAR il disco dove  la sua voce dice: la guerra continua.   Infatti è una riedizione di Caporetto, anche questa bancaria; le nostre banche sono così  disastrate che la Merkel e Schauble hanno dovuto acconsentire in qualche modo a Renzi di fare il bail-out invece del bail-in, altrimenti il contagio  si espande e  fa collassare l’intera area euro e  oltre.

A Caporetto, in fondo, fu lo stesso:  la rotta italiana, improvvisa,  nel settore sotto il comando di Badoglio (che sparì per ore, si scoprì poi che aveva posto il suo nuovo quartiere generale in una villa di lusso a Padova, molto indietro, diciamo), mise a rischio gli equilibri sui fronti alleati, che dovettero mandare  truppe a sostenere le nostre  – altrimenti gli austriaci sarebbero arrivati a Milano.

Oggi, è come nel ’43:  i nostri generali mai  sollevata un’eccezione, mai  rischiato la poltrona dicendo la verità al duce sulla nostra impreparazione; ai tedeschi poi –  chi più servile e pedissequo di loro?   Sempre a dire sì, sempre a dichiararsi  certi dell’immancabile vittoria dell’Asse –   per poi crollare e  mettersi d’accordo col nemico, cercando pure di farlo di nascosto.  E i tedeschi scoprirono che rubavano pure il carburante, ce  n’erano pieni i depositi, mentre la nostra Marina non lo faceva arrivare a Rommel e all’Afrika Corps.

Ma questo mi chiedo: ancora non ci conoscono, i tedeschi?

“La bancarotta dello Stato  italiano va assolutamente evitata”, scrive ora il Deutsche Wirtschaft Nachrichten: “La situazione del settore bancario italiano è critica. Essa può potenzialmente portare l’Italia al fallimento dello Stato…Le  conseguenze del crollo  in Italia sarebbero incalcolabili per l’intera zona euro”.

Ma solo adesso ve ne accorgete, tedeschi?  Non vi ricordate  di come abbiamo sempre fatto?   “Le banche italiane sono solide”, vi hanno detto Padoan e Renzi; e voi ci avete creduto? “Siamo in grado di tenere solidamente  il fronte; mandateci solo più gasolio”, dicevano i generali Capello, Badoglio,  Castellano – e già   avevano contatti con gli alleati per il voltafaccia.

La bancarotta delle banche italiane è la replica dell’8 settembre.  Se vuole “salvare l’euro” la Germania dovrà pagare caro –  visto che non basterà accollare ai contribuenti  solo italiani  un bail-out di 40 miliardi, e nemmeno di 150; i crediti andati a male delle banche italiane sono 380 miliardi – un quinto del Pil nazionale, e cosa volete che gli facciano i 40? –  dovrete pagare, tedeschi, le centinaia di miliardi che avete   risparmiato  negando i trasferimenti interni necessari per fare dell’euro una zona monetaria vera;   dovrete pagare  quel che avete  negato alla Grecia,   sputare quel che avete lucrato facendo dell’euro il vostro marco,  e rubandoci i mercati.  Naturalmente, come è politicamente impossibile vendere  ai risparmiatori toscani del PD  il bail-in, ossia la loro tosatura, ancor più impossibile   sarà vendere all’elettorato tedesco  la proposta di svenarsi per salvare le banche italiane, sennò collassa l’euro. L’euro collasserà, e nel peggiore dei modi – in disordine ostile, come doveste ritirarvi dall’Italia che aveva cambiato alleanza.

Se ci ripenso, poi…almeno  Hitler non ci voleva in guerra, gli bastava la nostra amichevole neutralità. Invece siete stati voi a volerci nell’euro: Kohl,  “se non entrano gli italiani, nemmeno la Germania”.  Vi parve di essere furbi: ci avevate tolto l’arma della svalutazione competitiva,   eravamo vostri concorrenti in molti settori (nelle macchine utensili vi battevamo).  Eppure voi stessi avevate stabilito che non si può entrare nell’euro con un rapporto debito Pil superiore al 60%, e noi avevamo il 120. Furbi, avete pensato: così li teniamo sotto schiaffo, sotto accusa morale continua.

Naturalmente anche i nostri governanti – anzi tutti noi, confessiamolo –  hanno accettato condizioni draconiane, hanno  firmato trattati che sapevamo  bene non poter sostenere,  abbiamo aderito a norme che avrebbero distrutto la nostra economia –  insomma ancora una volta siamo venuti in guerra con le scarpe di cartone;  per di più Prodi ci ha fatto entrare nell’euro con un cambio assurdamente sfavorevole:  come il duce che vantava gli 8 milioni di baionette e “la lira che fa’ aggio sulla sterlina”, lo sciagurato.

Ora,  perché i nostri politici hanno firmato condizioni di entrata proibitive?  Fra gli  applausi frenetici delle plebi italiote, le più euro-entusiaste? Che erano in fondo una replica del ruggito della folla che ascoltò, il 10  giugno 1940, la dichiarazione di guerra alle potenze demo-plutocratiche?

Eppure ormai dovreste, dovremmo sapere il perché.   Il ragionamento che c’è dietro a questo prendere impegni che si sa di non poter onorare. “Entriamo nell’euro – accettiamo di rientrare dal debito pubblico a tappe forzate – giuriamo che faremo il pareggio di bilancio – accettiamo il bail-in  –   firmiamo tutto, poi ci mettiamo d’accordo a Bruxelles,  troveremo il modo di fare come prima”.  Perché in Italia si fa così, è questa la base della politica italiota: si varano leggi anche assurde e durissime, e poi “ci si mette d’accordo a Roma”,   o a “Palermo”. Accordo fra maggioranza e opposizione, accordo fra partiti e Confindustria,  accordo sottobanco  fra banche e  aziende amiche.

E’ così che si fa politica in Italia.  E’ il metodo di legislazione “aum-aum”, i cui effetti vedete attorno a noi: per dire, ogni anno governo e parlamento varano  cento nuove leggi in materia fiscale, sempre più minuziose e pesanti di adempimenti per i produttori, e poi  continuano  denunciare che ci sono “160 miliardi di evasione”.  Lo dimostra la frequenza con cui, nel “dibbattitopolitico”, salta fuori la frase: “la legge c’è già”.  Non si riesce a licenziare i fancazzisti che timbrano il cartellino? “La legge c’è, basta  applicarla”. Impedire che i magistrati  passino intercettazioni sputtananti di avversari politici ai giornali amici? “Non serve una disciplina specifica, la legge c’è già”, pontifica il CSM. “E’ già vietato pubblicare intercettazioni non pertinenti”,  fulmina Davigo il giudice-moralizzatore.  La frequenza con cui si dice, di fronte ad ogni problema, che “la legge c’è già”, significa che essa non viene applicata da chi  ne avrebbe l’obbligo: dai giudici, dai dirigenti pubblici,  dalla burocrazia alta e bassa, dai cosiddetti “responsabili”.    Anzi tutto il sistema giuridico italiota, nella sua integralità, è un   aum-aum: tant’è vero che un presidente della repubblica, certo Cossiga,  raccontò di come vigesse una Costituzione “materiale” che  si discostava molto dalla Costituzione  scritta dai padri fondatori. “Variamo  la Costituzione più bella del mondo; tanto poi ci mettiamo d’accordo a  Roma….”

Così negli anni ’90: entriamo nell’euro,  si sono detti i nostri politici, poi ci mettiamo d’accordo in Europa, strizziamo l’occhio  a Bruxelles, ci facciamo amico Schauble.  Naturalmente è il nostro  provincialismo disperato che ci impedisce di capire che “in Europa”  il metodo aum-aum non funziona. Intendiamoci,   non che a  Bruxelles,  Francoforte a Strasburgo non ce ne sia: ma è in una lingua straniera, e noi non ne parliamo nessuna; siamo furbi solo nel nostro dialetto.

Lassù,  siamo dei cretini.

Cretini non è l’aggettivo giusto; servi silenziosi e intimoriti, è forse meglio.   Come  quei generali, quei Badoglio, quei Carbone, quel Bergonzoli,  quei Visconti Brasca,  quei comandanti di corpi d’armata  basiti di fronte all’efficienza militare dell’ “alleato tedesco”,  in soggezione di fronte a Rommel  e al suo genio, di fronte ai generali tedeschi che li salvano da greci e albanesi   da cui se l’erano fatte menare,  ammutoliti  dalla loro professionalità dalla loro competenza –  ma, sia chiaro, una stupefazione che coesiste nelle loro menti italiote con un aggettivo romanesco: “Anvedi  ‘sti fanatici”.

Un  muta sorpresa   che non comprende l’ammirazione, e ancor meno  il desiderio di emulazione.  Sì, perché nelle loro carriere militari, la competenza e decisione, è “da fanatici”, e c’è un modo aum-aum di fare la guerra.

Così, ammettetelo, è andata nell’Unione Europea.  Appena entrata  nell’euro, l’Italia ha cominciato a deperire, a perdere mercati – com’era logico e  prevedibile – ma loro zitti. Mai  hanno detto “a Bruxelles”    che non ce la facevamo; mai abbiamo posto “a Berlino” il problema. “Bilanci in pareggio!”, strillava Berlino,  e  nostri capi: Ja Mein Fueher,  obbediamo.   Dopo  la crisi americana dei subprime, la nostra economia è diventata cachettica; ma non abbiamo fatto presente a “Bruxelles” che non reggevamo più.

Anzi ci siamo fatti mandare un generale Carbone, nella persona di Monti, per stringerci le viti, farci austeri  secondo le regole che  (del resto)  abbiamo firmato, troncare i consumi, rientrare  nel deficit  – sotto sotto, cominciando a dirci: “Anvedi ‘sti fanatici”, ma ufficialmente, senza mai fiatare una obiezione,  senza mai assumersi il rischio di dire no, o almeno di mostrare che l’Italia era in stagnazione e la deflazione  le faceva male. “No, tranquilli,  reggiamo  il fronte.  Le nostre banche sono più solide delle vostre”.

Ci siamo fatti risucchiare il sangue. Le nostre banche,  si sono riempiti di crediti inesigibili: l’80 per cento , da aziende debitrici aum-aum, che stavano agonizzando ma senza dire boh, “perché siamo nell’euro”.  Quando i crediti marci sono  arrivati a 360 miliardi di euro, un quinto del Pil nazionale,  vi siete meravigliati, avete capito che errore è stato mettervi ancora una volta con noi italiani.  Crediti inesigibili lasciati crescere  il venti per cento del Pil? In euro!?

Chi doveva vigilare?   Perché non  è in galera, oggi?

Perché è stato zitto Badoglio  – voglio dire il Visco di Bankitalia? Quelli della Consob? I banchieri dell’ABI?  Mica è successo in un giorno. Ci sono voluti otto anni  di declino. Otto anni – dal 2007 – in cui l’economia italiana è deperita di un altro dieci per cento,  durante cui  è caduta tre volte in recessione mentre voi tedeschi  diventavate più prosperi e potenti.  Anni in cui, per dirne una, gli elettrodomestici – settore dove eravamo leader mondiali  –  ne producevamo ancora 24 milioni di pezzi nel 2007,   ma sono scesi a 13 milioni nel  2012:  cosa volete che pagassero i debiti, le aziende che stavano perdendo il 59% della produzione di  frigoriferi  e il 75% della  produzione di cucine?”.

Era la disfatta di Caporetto.  Era il collasso.   La   rottura delle nostre armate di cartone, e i nostri governanti aum-aum  non ve l’hanno detto.

I vostri fedelissimi  europeisti Prodi,  Monti, Napolitano, Letta  jr…. Non sapevano come rimediare, non hanno la competenza e la professionalità, né l’energia morale,  e quindi se  ne sono stati zitti. Fino  alla rivelazione: salvateci perché sennò crolla l’euro, anzi l’Europa intera.  La resa  combinata col voltafaccia, in pieno stile 8 Settembre.

Patuelli come Badoglio: non si può fare il bail-in  (lui che l’ha firmato) si faccia il bailout!  (Badoglio: basta dittatura!  Antifascismo!  Combattiamo a fianco delle democrazie!)

E’ esattamente così.   Su questo l’idea giusta l’ha l’amico Paolo Rebuffo: “Hanno ragione i tedeschi, non serve denaro pubblico per Montepaschi”. La sua tesi è: Montepaschi ha emesso  5 miliardi di obbligazioni subordinate, quelle che ha sbolognato ai “poveri risparmiatori” (piddini di Siena e Italia Rossa). Ebbene, la cosa da fare è  convertire  queste obbligazioni in azioni. Ai “poveri risparmiatori” piddini azionisti loro malgrado, resterebbe in mano qualcosa invece del nulla; “con la speranza  di recuperare  qualcosa e anche tutto, in futuro”.

 

Ma  allora Perché Patuelli, ABI, Confindustria, Visco,  il governo  e tutti gli altro Badoglio reclamano a voce stentorea il Bail-out? Perché la conversione delle obbligazioni in azioni porterebbe  “la perdita del controllo da parte degli attuali grandi azionisti i quali certamente si vedrebbero fatti fuori dalla diluizione e soprattutto fatti fuori dagli organismi che decidono a chi concedere credito e soprattutto a chi continuare a fare credito (ho detto per caso Coop e PD?)…Niente più capitalismo relazionale e controllo politico”.

Capito? Non vogliono mollare  l’osso.  Per questo sono improvvisamente diventati anti-UE, loro che per decenni sono stati “federalisti”  al massimo.  Anche Badoglio  diventò democratico  e antifascista.

E sapete già tutti come andrà a finire. La  storia lo insegna.  Badoglio morto nel suo letto, coronato di lauri, mai processato, nella sua tenuta, onusto degli emolumenti e medaglie lucrate dal fascismo e dall’antifascismo.  A piazzale Loreto, finirono appesi   dal popolo italiano  non lui e i suoi pari, ma quelli che si erano vergognati di tradire e vollero tener fede alla parola data, ai patti sottoscritti ( magari, non da loro):  Claretta e   Barracu, Starace e Pavolini,  Mezzasoma e Nicola Bombacci, comunista… “anvedi ‘sti fanatici.  E’ una costante italiota: la faccia di bronzo come ultima risorsa del disonore, la vittoria  permanente dei “senza vergogna”. Il popolo italiano  ci si trova meglio con loro.

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I am a sardinian patriot
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