RIFUGIATO DI GAZA RISCHIA L’ESPULSIONE DALLA FRANCIA PER AVER RIFIUTATO DI DIVENTARE UN INFORMATORE

I fatti di questi giorni mettono a dura prova la razionalità. La paura diventa il miglior pretesto per scatenare pretestuose crociate “di civiltà” – ottima arma di distrazione di massa, se pensiamo che proprio oggi in Francia è stata approvata in via definitiva la Loi Travail.
È più che mai attuale allora un post di qualche mese fa del blog Il Pedante: “Come si fabbrica un terrorista”. Il post riferisce di un’inchiesta condotta dal giornalista investigativo Trevor Aaronson alla fine del 2011, che descrive come l’FBI, nel contrastare il terrorismo islamico in USA, crei ad arte le minacce terroristiche, istruendo, armando e finanziando i soggetti che successivamente coglierà in flagranza di reato e si vanterà di avere arrestato. Gli agenti federali reclutano “informatori” – ricattabili perché con carichi penali pendenti -, di solito di origine mediorientale, che si insinuano in una comunità islamica, individuano soggetti poveri, disadattati e/o psicolabili e – fingendosi membri di un’organizzazione terroristica – li persuadono e aiutano a organizzare un attentato: che viene bloccato appena prima della sua realizzazione, conclusa con l’arresto del malcapitato, condannato ad anni di carcere, vittima sacrificale che il governo usa per vantare successi nella lotta al terrorismo e rafforzare un clima di paura e sospetto. Utile a controllare un popolo spaventato e disorientato.
Citando Il Pedante:”Un popolo impaurito è più agevole da controllare e meno propenso a mettere in discussione gli atti di un governo percepito come unico presidio possibile contro la furia de-civilizzante dei “cattivi”. Come la pecora con il suo pastore, quel popolo si lascerà condurre verso qualsivoglia esito gli sia presentato come salvifico e risolutivo rispetto all’emergenza che incombe.”
In calce al post, che consigliamo caldamente di leggere o rileggere, la notizia, proveniente dalla Francia, di un rifugiato palestinese che rischia l’espulsione per avere rifiutato di diventare informatore dell’intelligence: segno, conclude il Pedante, che certi schemi sono sbarcati in Europa. Questa è la notizia di cui proponiamo la traduzione in questo post.    

 

di Ali Abunimah, marzo

Un rifugiato palestinese è in attesa di sapere se sarà espulso dalla Francia.

Lui e i suoi avvocati sostengono che la decisione di espellerlo è una rappresaglia per il suo rifiuto di agire come informatore per i servizi segreti francesi.
Il Collectif contre l’Islamophobie en France (CCIF), un gruppo che combatte l’islamofobia e altre forme di razzismo,  rappresenta l’uomo, chiamato solo come Muhammad.
Muhammad è un farmacista della Striscia di Gaza, dove ancora vivono la moglie e i quattro figli. Ha ottenuto lo status di rifugiato in Francia diversi anni fa. I suoi attuali problemi hanno avuto inizio circa tre anni fa.

L’interrogatorio

“Ero sulla via del ritorno da scuola a casa, e quando ero ormai vicino a casa mia sono rimasto sorpreso dal vedere un numero enorme di automobili,” dice Muhammad  in un video pubblicato da CCIF.
Per proteggere la sua identità, il video non mostra il volto di Muhammad.
“Poi tutto a un tratto mi hanno afferrato, mi hanno ammanettato e mi hanno detto, ‘sali in macchina, sei sospettato di terrorismo,’”, ricorda.
Muhammad dice di essere stato tenuto in una cella di isolamento, tranne quando veniva portato fuori per regolari interrogatori.
Dopo due giorni, racconta che gli inquirenti gli hanno detto di non aver trovato nulla su di lui, che era libero di andare.
“Me ne vado proprio così, come se niente fosse?», ricorda di avere detto loro.

L’invito

Qualche tempo dopo, Muhammad  racconta che un uomo è venuto a casa sua e lo ha invitato a fare un giro in macchina. L’uomo, che si è identificato come direttore di un servizio di intelligence francese, lo ha portato in un albergo.
All’hotel, l’uomo gli ha detto: “Ti ho invitato qui perché voglio che tu lavori per noi.”
Muhammad ha chiesto che tipo di lavoro. Secondo il racconto di Muhammad, l’agente ha risposto: “Tu potresti lavorare con noi in questo modo  – ti segnaleremo particolari persone, in una moschea per esempio, e tu ci porterai informazioni su di loro.”
“Gli ho detto, ‘Senta, mi potreste dare tutto il denaro del mondo, ma io non sono il tipo di persona che fa le cose di nascosto,” Muhammad ricorda di avere  risposto. “Giuro su Dio che non farò questo tipo di lavoro.”

 

La rappresaglia

Dopo questo rifiuto, il CCIF sostiene che è iniziata la persecuzione.
Un giorno, la polizia si è presentata a casa di Muhammad e lo ha portato all’aeroporto, dove gli hanno preso le impronte digitali e un campione di DNA.
Muhammad dice che la polizia lo ha accusato di nuovo di “terrorismo”.
Il suo trattamento da parte delle autorità gli ha causato grave stress psicologico e insonnia, e ha dovuto vedere un terapista.
“Questa è una grande ingiustizia”, dice.
Ma i problemi non sono finiti qui. Lo scorso maggio, la polizia è arrivata e lo ha messo sotto residenza sorvegliata – in effetti agli arresti domiciliari – in un hotel decrepito nella parte occidentale della città di Parthenay.
Racconta che le sue condizioni di salute sono peggiorate, soffre di infezioni agli occhi e alla pelle e tachicardia.
Nel mese di ottobre 2015, è apparso un articolo sul quotidiano Le Courrier de l’Ouest in cui si segnalava che un palestinese di 48 anni, un “imam salafita”,  viveva in residenza sorvegliata a Parthenay dal mese di maggio.
L’articolo non nominava l’uomo, ma i dettagli corrispondevano. Il giornale non forniva alcuna fonte per le informazioni, che presumibilmente provenivano dalle autorità.
Nel mese di novembre, un giudice di Poitiers ha tirato fuori le giustificazioni addotte dalle autorità per l’ordine residenza sorvegliata.
Secondo il CCIF,  si tratta di “giustificazioni false, legate alla pratica religiosa [di Muhammad]”.
Nel video, Muhammad mostra un file che a suo dire contiene le dichiarazioni di 145 testimoni.

Udienze di espulsione

Muhammad è stato anche convocato a Parigi il 25 marzo per un’udienza sulla revoca del suo status di rifugiato. “È un palestinese di Gaza,” dice nel video il suo avvocato Liliane Glock, “e gli hanno detto che doveva fare in modo di andare altrove.”
Ma Muhammad non può tornare a Gaza, che è sotto il blocco israeliano-egiziano. “Se vogliono ritirargli il suo status di rifugiato tocca a loro di portare le prove che ha violato questo status”, afferma l’avvocato Glock.
Ma aggiunge che in Francia il sistema del diritto amministrativo accetta come prova le cosiddette notes blanches – appunti non firmati dei servizi di intelligence.
Allo stato attuale di emergenza, dopo le atrocità dello scorso novembre a Parigi da parte di presunti membri dello Stato islamico, tutto può succedere, teme Liliane Glock.
Anche prima degli attacchi di novembre, il primo ministro Manuel Valls ha annunciato l’intenzione di “chiudere le moschee salafite” e di “espellere i predicatori di odio.”

Abusi e discriminazioni

Dal mese di novembre, Amnesty International ha criticato con forza la Francia per la sua dura repressione, che – sostiene l’associazione – ha avuto un “impatto sproporzionato” su musulmani e persone accusate di appartenere a gruppi di sinistra.
In un rapporto pubblicato nel mese di febbraio, Amnesty dice che ha documentato casi in cui “le autorità hanno formulato accuse di reati gravi per giustificare i provvedimenti di soggiorno obbligato inflitti, con poche prove a sostegno delle loro affermazioni.”
Il gruppo di difesa dei diritti umani sostiene che “le autorità di solito decidono di infliggere il soggiorno obbligato in base a informazioni raccolte dai servizi segreti, incluse negli appunti dell’intelligence (note bianche).”
Gli individui colpiti dall’ordine di soggiorno obbligato non hanno pieno accesso alle accuse contro di loro contenute nelle note dell’intelligence, neanche quando si oppongono all’ordine in tribunale.
Prima della fine di gennaio, più di 350 persone erano state poste sotto soggiorno obbligato e la polizia aveva effettuato migliaia di perquisizioni senza mandato in case, imprese e moschee. Amnesty descrive casi di persone normali la cui vita è stata sconvolta da accuse infondate.

“Alcune misure di emergenza possono prendere di mira gruppi specifici, in particolare i musulmani, a causa della loro religione o delle loro convinzioni personali,” dichiara Amnesty.
“In particolare, in alcuni casi i musulmani potrebbero essere stati presi di mira a causa delle loro pratiche religiose, considerate ‘radicali’ da parte delle autorità, senza che sia stato concretizzato il motivo per cui costituivano una minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza. Allo stesso modo le moschee sono state sottoposte a perquisizioni, o in alcuni casi chiuse, a causa della loro presunta appartenenza all’Islam ‘radicale’, senza chiari elementi che indicassero atti criminali compiuti da alcuna delle persone che le gestivano ” aggiunge Amnesty.
Venerdì scorso, accompagnato dal suo avvocato, Muhammad ha avuto una audizione davanti all’OFPRA, l’ente che giudica le richieste dei rifugiati e di asilo in Francia.
Una sentenza sul caso è prevista nelle prossime settimane.
Nel frattempo, il CCIF sta sollecitando sui social media il supporto per Muhammad utilizzando l’hashtag #MohammedRefugie. Secondo il CCIF, lo stato ha sospeso a Muhammad il reddito minimo nel mese di gennaio. Un appello online per aiutarlo nelle spese di soggiorno ha raccolto quasi 5.000 euro.
Qualunque sia la decisione dell’OFPRA sul destino di Muhammad, CCIF dichiara che “starà al suo fianco fino alla fine, fino a quando i suoi diritti fondamentali non saranno ripristinati.”

(Per aggiornamenti su questo caso, si può consultare il sito del CCIF.)

Informazioni su vaturu

I am a sardinian patriot
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

3 risposte a RIFUGIATO DI GAZA RISCHIA L’ESPULSIONE DALLA FRANCIA PER AVER RIFIUTATO DI DIVENTARE UN INFORMATORE

  1. Giorgio Fiori ha detto:

    Salve a tutti
    segnalo questo articolo apparso su http://www.ticinolive.ch
    Attentato di Nizza : la Procura di Parigi ordina di distruggere tutte le riprese video
    22 luglio 2016
    Il motivo ufficiale dell’ordinanza è “impedire la divulgazione non controllata delle riprese video dell’attentato.”

    saluti e
    grazie
    giorgio

    Mi piace

  2. Giorgio Fiori ha detto:

    ecco il Link:
    Attentato di Nizza : la Procura di Parigi ordina di distruggere tutte le riprese video
    22 luglio 2016
    Il motivo ufficiale dell’ordinanza è “impedire la divulgazione non controllata delle riprese video dell’attentato.”
    http://www.ticinolive.ch/2016/07/22/attentato-nizza-la-procura-parigi-ordina-distruggere-tutte-le-riprese-video/

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...