Dall’ecologia profonda nasce un modello di società spirituale e naturale

Paolo Pardini

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Strettamente parlando, da un punto di vista delle finalità, la
spiritualità laica e l’ecologia profonda affondano il loro esistere
nella coscienza. L’uomo si è interrogato sulle forze della natura e
sulla vita e questo interrogarsi ha prodotto la spiritualità,
l’ecologia profonda è un approfondimento in senso materiale di questa
ricerca. Entrambi gli approcci partono dall’esistente, dal modo di
percepire noi stessi e la realtà che ci circonda, il primo è un
approccio in senso metafisico mentre il secondo prende in esame il
fisico ma non v’è differenza fra i due aspetti se non nel modo
descrittivo.

Nell’ecologia profonda come nella spiritualità naturale si sottintende
un ’quid’ che impregna le trame della vita. Tale ’quid’ è stato
descritto come sorgente di tutte le cose, indipendentemente dal
chiamarlo ’spirito’ o ’forza vitale’. Dall’interrogarsi iniziale siamo
giunti a tutte le filosofie gnostiche, alle religioni d’oriente come
pure alle grandi religioni monoteiste in cui, sia pur con angolazioni
differenti, si inneggia al grande mistero della vita, questa è anche
l’esigenza dell’ecologia che sempre tiene in conto il delicato
equilibrio dell’insieme delle manifestazioni vitali. Spesso mi son
trovato a descrivere l’esigenza di estrinsecazione spirituale
dell’uomo come la nascita della prima virtualizzazione. Attraverso il
pensiero e la speculazione intellettuale è infatti sorta la
virtualità, l’immaginare, il presupporre vero sulla base di un
pensiero (di un credere) e questa proiezione, una ’vis’ umana
specifica, è forse presente anche nel resto dei viventi, chissà? Ad
esempio nelle teorie del karma si descrive la vita individuale degli
esseri come un percorso evolutivo che parte da una scintilla
dell’intelligenza che poi si differenzia in miriadi di forme, a volte
contrapposte, che son però strettamente collegate l’una a l’altra ed
in continua ascesa verso la stessa finalità. Una unità questa che non
è mai venuta meno anche durante il cosiddetto “percorso karmico” ma
per via dell’illusione, ovvero la virtualità del pensiero, appare
disgiunta ed imperfetta (e quindi perfettibile?). L’ecologia profonda,
dal punto di vista materiale, è un aiuto a capire che non c’è nel
contesto generale della vita un dietro od un avanti che non sia
strettamente consequenziale, che non compartecipi della stess a
sostanza di base e che perciò è impossibile scindere, pena
l’estinzione stessa della vita.

Ed ora una domanda: come faremmo a vivere su questa Terra se tutti
decidessimo di ritirarci in eremitaggio, di ritornare alla terra come
si dice in gergo, senza immediatamente sconvolgere, distruggere
definitivamente, il già precario equilibrio di questo pianeta? La
Terra ospita ormai diversi miliardi di persone, perlopiù riunite in
aree urbane, è pur vero che parecchie specie animali sono in netta
diminuzione ma per contro molte di quelle addomesticate dall’uomo
(essenzialmente per scopi voluttuari o di carenza affettiva) superano
in numero gli umani stessi e come gli umani che vivono nelle città
anch’essi son concentrati in grandi allevamenti. Se ognuno di noi
dovesse andare a vivere in campagna, immaginando una società
egualitaria, avremmo forse a disposizione non più di duecento metri di
terreno a testa senza contare le zone desertiche, i ghiacciai, le alte
montagne, se in più volessimo portare con noi anche i nostri “pets”
dovremmo dividere quel piccolo spazio con cani e gatti, se poi
volessimo mangiar carne dovremmo dividere ulteriormente la nostra casa
con pecore, mucche, conigli, maiali, etc. Si fa presto ad immaginare
la calca che si verrebbe a creare nei nostri duecento metri quadrati
di terra, non solo ma come potremmo produrre in quel piccolo orticello
abbastanza cibo per tutti i membri della nostra personale comunità
rurale? Va da sé che questa tipo di scelta è impensabile per la massa
come pure, per altre ragioni persino più serie, è impensabile che la
vita possa continuare a lungo sul pianeta se continuiamo a sfruttare
le risorse per soddisfare le esigenze di consumo parossistico dei
grandi agglomerati urbani.

I lemming, quel popolo di roditori che in caso di sovraffollamento
periodicamente emigrano in massa, avrebbero già intrapreso il loro
viaggio finale (che come tutti sappiamo finisce nelle gelide acque del
mare del nord) per riequilibrare la natura. In parte un tale
comportamento autodistruttivo sta avvenendo anche nella nostra
società, con l’aumento delle guerre, dei suicidi, delle perversioni,
della stupidità. Ma non è ancora sufficiente a trovare
quell’equilibrio naturale di sopravvivenza e questo perché l’uomo ha
l’arroganza di ritenersi un essere “superiore” alle altre specie e
perciò ogni soluzione deve comprendere la continuazione del gioco
attualmente in programma e cioè la fissità della nostra specie come
dominante.

Ma a questo punto re-inserisco il concetto di “spiritualità naturale o
laica”. A dire il vero questa spiritualità non può assomigliare punto
alla precedente spiritualità religiosa ma deve necessariamente tener
conto del contesto vitale in se stesso, ovvero dell’ecologia. Una
spiritualità ecologica in cui non si perseguano scopi immaginari
(paradisi, inferni, etc.) ma in cui ci si occupi esclusivamente del
presente stato dell’esistenza. Una presa di coscienza ’individuale’ di
come è possibile il riequilibrio al contesto della vita senza ritenere
che la nostra sia una funzione di controllo, di dominio (o di
sudditanza ad una ipotetica divinità altra). Ognuno di noi dovrebbe
già da ora affrontare il suo personale corso di sopravvivenza sapendo
che tutto quello che noi rubiamo oggi dovrà sicuramente essere pagato
domani, questo nel caso del sovrappiù, mentre se il nostro respirare,
mangiare, vivere rientra nell’insieme del vivere, respirare, mangiare
di ogni altro essere vivente potremmo finalmente goderci la vita,
senza aver colpe da espiare, senza dover abbandonare il nostro modo di
vita urbanizzato e fortemente sociale che -evidentemente- salvo il
famoso riequilibrio di cui abbiamo detto, ha contribuito alla
fioritura di questa bellissima nostra specie.

In questa fase della storia millenaria dell’uomo abbiamo privilegiato
il secondario, il superfluo, a scapito del primario, ovvero il cibo,
l’acqua, l’aria. E’ importante per noi esseri umani integrati
analizzare le ragioni di questo sviamento. Uno sviamento che
senz’altro è stato necessario per scoprire il valore di tesi astratte
come l’arte, la scrittura, l’estetica, l’etica, ma che non può
continuare ad occupare tutto lo spazio possibile del nostro esistere.
Ad esempio dobbiamo essere consapevoli dello sforzo e del significato
profondo insito nella ricerca e produzione del nostro cibo quotidiano.

Descrivo ora l’excursus storico sulla nostra evoluzione. La storia
dell’uomo è molto semplice e rispecchia i quattro mutamenti
fondamentali della vita. L’uomo nella sua corsa evolutiva compie
quattro salti stagionali. All’inizio egli succhia il latte, alla base
del latte c’è la verdura e la carne e ciò diviene il suo cibo, poi
ancora oltre c’è la terra ed ecco l’uomo che la divora ma oltre la
terra c’è lo spirito e l’uomo nutrendosi di “spirito” completa un
altro ciclo di spirale nella scala dell’evoluzione. Questa simbologia
può essere tradotta così: il latte rappresenta il momento in cui
l’umanità si pone reverente verso la nutrice, la natura, che lo
accudisce e lo sostiene nel suo grembo (potremmo dire che corrisponde
al momento del “paradiso terrestre”); subentra poi la capacità di
auto-sostenersi e di ricorrere a tecnologie appropriate per ricavare
da se stessi il nutrimento (corrisponde al momento della fondazione
patriarcale); ecco quindi il momento del massimo sviluppo tecnologico
e sociale in cui l’uomo tende a divorare, a consumare, persino la
terra che lo sostiene (il momento della decadenza consumistica e
dell’idolatria scientifico religiosa); infine viene il momento della
coscienza indifferenziata, l’uomo vien toccato dallo “spirito” si
compenetra in esso e ritrova la sua unità primigenia (corrisponde al
quid originario, alla consapevolezza di Sé), il ciclo si ripete passo
dopo passo. E’ evidente che questo momento storico è segnato da un
grande sbalzo fra il massimo del materialismo ideologico o religioso a
quello di un ritorno alla consapevolezza non duale.

Come possiamo affrontare condizioni o contingenze apparentemente
diametralmente opposte? Innanzi tutto c’è da considerare una cosa: la
spinta evolutiva nell’uomo non è indotta da ideologie di massa, il
pensiero di massa serve solo al mantenimento della compattezza
psicofisica della specie, l’indice del cambiamento è sempre e solo
rappresentato da forme pensiero, pseudopodi, che si irradiano verso
possibili sbocchi evolutivi, questi pseudopodi non rappresentano che
una piccolissima percentuale della massa, si tratta di minoranze….. Le
due minoranze attualmente in antitesi, nel “programma” di sviluppo
dell’intelligenza umana, son rappresentate da una parte
dall’accentramento individuale del potere (lobby ideologiche ed
economiche auto-foraggianti) e dall’altra da una rete smagliata di
piccole persone che emanano forme pensiero collegate al tutto (una
sorta di sincretismo universale).

Questi cicli o percorsi storici si manifestano allo stesso tempo sia
nell’arco di una sola vita individuale che in stagioni o onde
storiche, ere cosmiche. Mi sembra che questo momento di transizione,
fra una condizione e l’altra dell’umano, sia dedicato all’aspetto
distruttivo di ogni sovrastruttura di pensiero, un azzeramento dei
canoni precostituiti. Infatti oggi come non mai la pulsione verso
l’uscita dagli schemi fissati provoca uno stato sismico mentale
(scossoni psichici) al corpo-massa dell’umanità. Basterebbe sapere
che, come avviene nel processo realizzativo del sé, ogni singola
cellula del corpo sociale umano deve essere toccata e deve essere in
grado di percepire individualmente la reale possibilità evolutiva in
corso. E mentre la tendenza egocentrica agisce sulla massa con
meccanismi di aggregazione forzata (vedi la massificazione
informativa) al contrario “l’aumento” della coscienza avviene sui
piani emotivi individuali. Dobbiamo essere consapevoli di ciò quando,
come precursori, proponiamo un indirizzo bioregionale che non potrà
certamente usare i mezzi della controparte ma deve comunque
comprenderli organicamente e da lì evolversi. Solo così può
sciogliersi il senso di differenza e la coscienza può ri-trovare il
suo spazio. L’interno dell’uomo è ancora tutto un mondo da esplorare
ma anche l’esterno è altrettanto infinito ed inconoscibile. Per questo
si ripropone sempre la via di mezzo, la moderazione, come unica strada
possibile per la continuità della specie. La consapevolezza non-duale
integra non divide. E’ per questo che nell’ecologia del profondo e
nella spiritualità laica si narra del ritorno alla Terra, ascoltandone
il suo messaggio, pervenendo così a quell’integrazione con essa.
Godendo della silenziosa gioia di vita, qui e d ora. Una gioia che non
ha costrutto, nessuna causa, nessun meccanismo da soddisfare, nessun
possesso, semplicemente è…. Si chiama esistenza.

Ma attenzione… tale visione non ipotizza il ritorno al primitivismo
bensì individua nelle attuali condizioni della società avanzata
l’occasione di un riequilibrio. La continuità della nostra società, in
quanto specie umana, richiede una chiave evolutiva, una comprensione
globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla
consapevolezza di condividere con l’intero pianeta (forse sarebbe
meglio dire con l’universo) l’esperienza vita. Questa è la scienza
dell’inscindibilità della vita. Ne consegue che anche l’economia umana
può e deve tener conto di questa visione per avviare un progresso
tecnologico che non si contrapponga ma che sia in sintonia con i
processi vitali. La scienza e la tecnologia in ogni campo di
applicazione dovranno rispondere alla domanda: “E’ ciò ecologicamente
e spiritualmente compatibile?” I macchinari, le fonti energetiche, lo
smaltimento dei sottoprodotti, come pure la socialità e la cultura,
dovranno essere realizzati in termini di sostenibilità. Se questo
stimolo si manifesta nella mente umana allora sarà necessario un
rapido processo di riconversione e riqualificazione industriale ed
agricola che già di per se stesso sarà in grado di sostenere
l’economia. Infatti la sola “riconversione ecologica” favorirà il
superamento dell’attuale stato di “enpasse” impartendo grande spinta
allo sviluppo economico e sociale. Una grande rivoluzione comprendente
il nostro far pace con il pianeta e con gli esseri viventi che lo
abitano.

Paolo D’Arpini

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