STORIA DI DUE SUICIDI DI BANCHIERI “SLEGATI”, CHE RIVELA UN’AFFASCINANTE LEGAME OCCULTO.

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Il sito Zero Hedge fa un’interessante collegamento tra la situazione di Deusche Bank e Monte dei Paschi di Siena. Le due banche non sono accumunate solo da essere in grave crisi, ma anche dall’avere due “suicidi” eccellenti tra le proprie fila e dalla “collaborazione” reciproca dimostrata nel truccare i vecchi conti di MPS. E’ chiaro che i due istituti finanziari hanno moltissimo da nascondere.

Di Zero Hedge, 14 ottobre 2016

Sono passati circa 4 anni da quando è avvenuto uno dei più tristemente noti “suicidi” di banchieri, il primo di molti: parliamo della morte del direttore delle comunicazioni del Monte dei Paschi di Siena, David Rossi, che sarebbe saltato incontro alla morte il 6 marzo 2013.

Dal momento che questo avvenimento è in larga parte scomparso dalla pubblica consapevolezza, ecco un riassunto veloce: David Rossi, direttore delle comunicazioni del Monte dei Paschi di Siena, fondato nel 1472 e attualmente in procinto di finalizzare il suo terzo salvataggio pubblico dallo scoppio della crisi finanziaria, morì dopo essere caduto – o essere stato spinto – da una finestra del terzo piano della sede principale della banca, un palazzo del 14mo secolo nella città toscana di Siena.

La sua morte nel marzo 2013 avvenne con la sua banca spinta sull’orlo del baratro per uno scandalo riguardo al perdita di centinaia di milioni di euro a causa di investimenti rischiosi.

Nonostante una sommaria ricostruzione appurò che Rossi, 51 anni, si era ucciso, la sua famiglia aveva forti sospetti che fosse stato assassinato perché sapeva troppo riguardo agli affari finanziari della banca. Di conseguenza, all’inizio di quest’anno, i PM di Siena, sede della banca, hanno ordinato la riesumazione della salma e la simulazione della traiettoria della sua caduta, per stabilire esattamente com’è morto.

La morte stessa era sospetta: anche se Rossi è caduto, o è stato spinto, dal suo ufficio esattamente alle 19:59:23 del 6 marzo 2013, ed è precipitato in un vicolo, non è morto immediatamente – gli investigatori ritengano che rimase in vita per 22 minuti.

La cosa ancor più strana della morte di Rossi è che i filmati delle telecamere, resi pubblici anni dopo, mostrano 2 figure misteriose in fondo al vicolo, che sembrano controllare che non ci sia possibilità che Rossi sopravviva.

Il sensazionale video è emerso lo scorso giugno, quando Micheal Gray del Post lo ha usato come base per il suo articolo “Perché così tanti banchieri si suicidano?”. Per coloro che non avessero visto il video di 4 minuti, eccolo qui in versione integrale.

Tra le stranezze rivelate dal video del presunto suicidio, c’è che il funzionario aveva lividi e tagli sulle braccia e sui polsi, il che suggerisce che potrebbe essere stato afferrato con forza da uno o due assalitori prima di essere spinto fuori dalla finestra. Sul retro della testa c’era uno squarcio profondo, a forma di L, che suggeriva che potrebbe essere stato colpito da un oggetto contundente prima di cadere dalla finestra.

Sono state trovate 3 presunti biglietti d’addio, spiegazzati in un cestino dello studio, ma Antonella Tognazzi, la sua vedova, disse che contenevano frasi che suo marito non avrebbe mai usato. Uno di loro diceva “Ciao Toni, amore mio. Mi dispiace”.

“Non mi ha mai chiamato Toni, mi chiamava sempre Antonella”, ha detto sua mogli, che ha sempre sostenuto che suo marito è stato ucciso e non si è suicidato.

Un esperto calligrafico che ha analizzato i biglietti dice che sembrano stati scritti sotto costrizione. Un altro elemento inspiegabile è il fatto che, 33 minuti dopo che il signor Rossi cadde dalla finestra, è stata effettuata una chiamata sul suo cellulare.

In quel momento, le telecamere di sorveglianza mostrano un oggetto che cade al suolo e si ferma a pochi passi dal suo corpo; si scoprirà poi che si trattava dell’orologio del signor Rossi, privo del cinturino.

La recente comparsa del video ha un po’ placato la vedova di Rossi, Antonella Tognazzi, che ha ottenuto il riesame delle circostanze della morte del marito: “Ho atteso per molto tempo la riapertura delle indagini” ha dichiarato la signora Tognazzi all’inizio di quest’anno.”E’ quello che speravamo da tempo – è un segnale importante da parte dei giudici. Non ho mai creduto al suicidio”.

Più si scava nei dettagli rivelati dal video, più il mistero si infittisce.

Il filmato mostra che il signor Rossi non muore immediatamente. Per circa 20 minuti, il banchiere giace sul selciato debolmente illuminato, muovendo ogni tanto un braccio o una gamba. Mentre giace morente, appaiono due figure oscure. Due uomini appaiono e uno va a dare un’occhiata al bancario. Non offre alcun aiuto o conforto e non chiede aiuto prima di voltarsi e camminare tranquillamente fuori dal vicolo.

Nel video, Gray dice anche che “le autorità italiane devono ancora identificare i due uomini”.

A seguito dell’articolo, c’è stata una corsa della stampa italiana per spiegare che in realtà i due uomini sono stati identificare, e per suggerire che la Polizia sapeva fin da principio chi erano. In una dichiarazione, la procura di Siena ha detto che il video della caduta di David Rossi “in circolazione su internet, corrisponde a quello che avevamo già durante le indagini”. Inoltre, i due uomini apparsi vicino al corpo di Rossi nel video erano già stati interrogati nella prima fase delle indagini.

“Per avere una conferma finale e per evitare ulteriori speculazioni, abbiamo deciso di re-intervistarli durante la nuova indagine”, ha detto il procuratore. I due uomini in questione sono Giancarlo Filippone e Bernardo Mingrone. “Il primo, che indossa una giacca imbottita, era un collega e amico di Rossi, mentre Mingrone, che indossa un cappotto e rimane sullo sfondo, all’epoca era un alto dirigente del settore finanziario di MPS.

Grazie all’inchiesta della polizia sul suicidio, è stato confermato che i due uomini nel retro del vicolo dove Rossi è morto erano davvero i suoi ex colleghi Giancarlo Filippone, un manager del Monte dei Paschi, e Bernardo Mingrone, il capo della finanza di Monte Paschi.

FIGURA 1

Il report della polizia segnala la seguente testimonianza di Filippone, come raccontato da Il Fatto Quotidiano: “sono uscito dal lavoro alle 18 e successivamente sono stato contattato dalla moglie di Rossi che non aveva notizie di suo marito e mi pregava di andare a chiamarlo. Gli ho mandato un SMS alle 19:41 (…) e non ho ricevuto risposta, così dopo aver aspettato un po’ sono andato in ufficio alle 20:30 e quando sono entrato in camera ho visto la finestra aperta, ho guardato sotto e visto il corpo senza vita di David”.

Anche la testimonianza di Mingrone è stato messa agli atti: “alle 20:40 stavo uscendo e parlavo al telefono, e proprio mentre stavo nel corridoio al piano terra dell’edificio andando verso l’uscita principale, ho incontrato un altro uomo (Filippone) confuso che gesticolava drammaticamente. Il portiere diceva le seguenti parole: “David Rossi” e “finestra”, quindi dopo aver chiuso la comunicazione ho parlato con il collega di Rossi (Filippone) che mi ha detto che David Rossi era stato gettato dalla finestra. Ho chiesto ai due dove fosse situato l’ufficio di Rossi e di accompagnarmi lì, chiedendo se avevano chiamato un’ambulanza. Sono entrato nell’ufficio e ho guardato fuori dalla finestra vedendo il corpo sul terreno; a quel punto ho chiamato il 118 dato che mi era stato detto che nessuno l’aveva chiamato in precedenza. ”

Questa è la versione ufficiale; la prova video effettiva non mostra alcun panico e nessuna tensione tra i due individui, che camminano con calma fino al corpo morente e poi se ne vanno tranquillamente a piedi. Il PM non ha trovato granché di sospetto nelle circostanze, e come dichiarò il 17 giugno, non c’era nessun mistero per quanto riguarda la presenza dei due uomini nel vicolo, dove Rossi era stato spinto o era saltato da solo.

Dove emerge un po’ di confusione, tuttavia, è che secondo un racconto differente degli eventi di quella notte, Rossi aveva in effetti parlato a sua moglie Antonella, che aveva fatto una chiamata alle 19:02, un’ora prima della caduta mortale, in cui non parlava come qualcuno che sta per suicidarsi. Al contrario stavano facendo piani per la cena: “sarò a casa alle ore 19.30. Ho già comprato tutto il necessario. Ma prima ho bisogno di prendere le polpette che ho ordinato per cena. Ci vediamo più tardi.” Non sarebbe mai tornato a casa, essendo morto poco dopo. Altro elemento di confusione è che dopo la sua morte un numero è stato digitato sul suo cellulare: 409909 che, secondo il suo avvocato, potrebbe essere stato un codice di accesso del computer. Non è chiaro a cosa desse accesso o chi ha digitato il codice.

Ma la questione della presenza direttore della finanza del Monte Paschi sulla scena del crimine (o suicidio), è solo una parte del mistero.

Due giorni prima della morte di Rossi, il direttore delle comunicazioni inviò una email criptica al CEO della banca, Fabrizio Viola, secondo la moglie di Rossi. “Voglio garanzie di non essere sopraffatto da questa cosa,” ha scritto. “Dovremmo farlo subito, prima di domani. Mi potete aiutare?” Come il NY Post si è chiesto in precedenza, “rimane un mistero che cosa Rossi pensava che avrebbe potuto “sopraffarlo” appena prima della sua morte, ma molti hanno speculato che si stava riferendo alla travagliata posizione finanziaria di Monte Paschi.”

Casualmente, Fabrizio Viola si è dimesso da CEO del Monte Paschi appena un mese fa, mentre la banca era nel mezzo del suo ultimo – terzo – processo di salvataggio che tuttavia secondo notizie di stampa ha incontrato notevoli ostacoli procedurali e potrebbe non essere completato, con voci che dicono che una trasformazione dei debiti in azioni potrebbe essere necessaria per facilitare il salvataggio della banca.

Inoltre, Rossi era molto vicino all’ex Presidente della banca, Joseph Mussari, che era la forza trainante dietro l’acquisto da 13 miliardi di dollari di Banca Antonveneta da parte di Monte Paschi  nel 2008, dalla banca spagnola Santander. Molti analisti bancari ritenevano già al momento dell’acquisto che Monte Paschi aveva strapagato per l’acquisizione, che incidentalmente fu finanziata dalla Deutsche Bank.

Il mistero si infittisce nell’ottobre 2014, quando un tribunale italiano condanna Mussari a tre anni e sei mesi di carcere per aver ingannato gli ispettori in relazione a una transazione di derivati del 2009 con Nomura che l’accusa ritiene sia stata utilizzata per nascondere le perdite. Il Tribunale di Siena, dov’era basata il terzo creditore più grande dell’Italia, ha anche condannato l’ex direttore generale Antonio Vigni ed l’ex capo della finanza Gianluca Baldassarri per lo stesso periodo di galera. I pubblici ministeri avevano chiesto una pena di sette anni di carcere per Mussari e sei anni per Vigni e Baldassarri.

Gli inquirenti avevano accusato Mussari, Vigni e Baldassarri di aver nascosto un documento noto come un “contratto di mandato”, che secondo i pubblici ministeri e i regolatori chiariva che il derivato, chiamato Alessandria, era legato all’acquisizione di 3 miliardi di euro di titoli di stato italiani a lungo termine da parte di Monte dei Paschi. Il legame tra i due scambi significava che essi avrebbero ricevuto un diverso trattamento contabile, che avrebbe mostrato le pesanti perdite. Alessandria e due altri affari in derivati costrinsero il Monte Paschi a riformulare i propri conti economici e a mettere a bilancio una perdita di 730 milioni di euro sui suoi risultati 2012.

Il nuovo vertice della banca, che ora lavora su un piano per riempire il buco di capitale di 2,1 miliardi di euro, ha detto di aver scoperto l’esistenza del ”contratto di mandato” solo quando questo è stato trovato in una cassaforte nell’ufficio precedente di Vigni nell’ottobre 2012, più di tre anni dopo essere stato firmato.

Se fin qui la situazione sembra molto confusa, è perché lo è.

Dove la situazione diventa ancora più confusa è che nel gennaio di quest’anno, tre dirigenti di Deutsche Bank, che come ora sappiamo era molto intimamente coinvolta con alcune delle operazioni di derivati illegali effettuate dal Monte Paschi, sono stati anch’essi accusati civilmente, tra di loro anche Michele Faissola, il capo della gestione del settore privato & Asset presso Deutsche Bank — accusato dalle autorità italiane di collusione col travagliatato Monte Paschi per falsificare conti, manipolare il mercato e ostacolare la giustizia.

I pubblici ministeri hanno ricostruito come gli ex manager di Monte Paschi hanno manipolato le finanze della banca negli anni precedenti il salvataggio del governo. La manipolazione è venuta alla luce per la prima volta nel gennaio 2013, quando Bloomberg ha riferito che Monte Paschi ha usato una transazione con Deutsche Bank, la famigerata Santorini (vedere qui), per mascherare le perdite di un precedente contratto derivato. Lo stesso anno la banca fu costretta a riformulare i propri conti.

Faissola negò le accuse.

Faissola, il cui ruolo includeva la supervisione dei tassi e delle commodities, fu messo a capo della divisione di gestione combinata di “asset and wealth” di Deutsche Bank nel 2012 quando Anshu Jain e Juergen Fitschen presero il comando come co-amministratori delegati della banca con sede a Francoforte. Il 18 ottobre Deutsche Bank ha dichiarato che Faissola se ne sarebbe andato dopo un periodo di transizione; la sua partenza è avvenuta pochi mesi dopo le dimissioni improvvise dei Co-amministratori Anshu Jain e Jurgen Fitschen nel giugno 2015; si dice che Faissola fosse un loro pupillo.

Ricordiamo che, all’inizio di questo mese, l’ultimamente travagliata Deutsche Bank è stata accusata dall’Italia di manipolazione del mercato e creazione di conti falsi. Inoltre, il nome Faissola è emerso ancora una volta, quando, come riporta Bloomberg, 6 attuali ed ex manager di Deutsche Bank, tra cui Michele Faissola, Michele Foresti e Ivor Dunbar, sono stati accusati a Milano per aver colluso nel falsificare i conti della terza maggior banca italiana, Monte Paschi, e aver manipolato il mercato.

Ed ecco che le cose si fanno interessanti.

Michele Faissola era un collega di un certo William S. Broeksmit. Va menzionato che Broeksmit era stato impiegato per due volte presso la sede a Francoforte di Deutsche Bank, prima dal 1996 al 2001, e poi dal 2008 fino al suo pensionamento nel settembre 2013, dopo aver precedentemente lavorato presso Merrill Lynch. Quando si riunì alla banca nel 2008 era in una posizione appena creata, capo dell’ottimizzazione dei rischio di portafoglio. Nel 2012, mentre Jain e Fitschen si preparavano ad assumere la carica di amministratori, il duo avanzò il nome di Broeksmit perché divenisse il nuovo capo del settore rischi. La banca ritirò tale nomina dopo le preoccupazioni sollevate dal regolatore finanziario tedesco BaFin sulla mancanza di esperienza di Broeksmit nella gestione di un gran numero di dipendenti.

Broeksmit, lavorò come consulente dalla sua pensione fino al 28 gennaio, 2014… Quando il corpo del 58enne fu trovato impiccato nel suo appartamento di Londra con un guinzaglio legato alla parte superiore di una porta. Aveva appena commesso suicidio…

Come dicemmo allora, c’erano documenti finanziari sparsi sulla scena del suo suicidio e su una lettiera di un cane vicino al corpo c’era una serie di note a parenti e amici. Una era indirizzata all’amministratore delegato di Deutsche Bank Anshu Jain, con delle scuse. Tale nota non offriva alcun indizio sul motivo per cui era dispiaciuto.

E qui è dove la storia diventa ancora più affascinante: il summenzionato Michele Faissola, che è stato determinante nell’aiutare Monte Paschi ad organizzare le varie operazioni di derivati con Deutsche Bank, è stato il primo ad arrivare sulla scena del raccapricciante suicidio di Broeksmit nel 2014.

Quando arrivò presso la casa di South Kensington, iniziò immediatamente a cercare nei documenti della banca e leggere le note del suicidio.

Sappiamo tutto questo, perché ci è stato raccontato da Val Broeksmit, il figlio del defunto banchiere di alto rango di Deutsche Bank. Lo stesso Val che ci ha fornito il rapporto della polizia sulla morte di David Rossi, e varie altre note chiave mentre cercava di mettere insieme nel corso degli anni come e perché il padre si suicidò.

Anche se non c’è alcuna evidenza che Faissola fosse coinvolto in una qualunque condotta riprovevole riguardo al morte di Broeksmit, Val si chiede cosa mai cercasse Faissola.

E ce lo chiediamo anche noi.

Il motivo per cui questa storia, i cui pezzi sono emersi negli ultimi 3 anni, sta riemergendo è perché ora che sia l’insolvente Monte Paschi è al centro dell’attenzione per il suo terzo salvataggio in corso, sia la molto travagliata Deutsche Bank è una fonte quotidiana di stress di mercato, il fatto che due banchieri che erano intimamente familiari e certamente coinvolti in molte transazioni tra Deutsche Bank e Monte Paschi, ritenute illegali e perseguite dallo stato italiano, si sono suicidati, è degna di essere portata all’attenzione del pubblico.

* * *

Quello che è affascinante, è non solo come fosse interconnesso il destino di Deutsche Bank a quello del Monte Paschi nel corso degli anni – due banche che hanno entrambe visto un drammatico suicidio di personale di altissimo livello negli ultimi anni – ma anche quanto il processo politico ha spinto a preservare un cono di silenzio per circondare questi eventi: ricordiamo che il 1 settembre la procura di Milano ha presentato una richiesta per archiviare un’indagine per la presunta manipolazione del mercato e falso in bilancio contro l’amministratore delegato di Monte Paschi, Fabrizio Viola e l’ex presidente della banca, Alessandro Profumo; un’indagine iniziata solo diverse settimane prima. Come notato sopra, Viola si è tranquillamente dimesso dal suo incarico poco dopo l’annuncio.

La cosa più importante è che mentre gli investigatori sia del Regno Unito sia italiani non hanno esitato nel ritenere le morti dei banchieri come chiari casi di suicidio, per gentile concessione del figlio di Broeksmit abbiamo accesso a certi documenti che siamo sicuri ci riveleranno non solo quanto è profonda la tana del coniglio, che collega la banca europea più antica a quella più grande, attraverso due suicidi ancora in gran parte inspiegabili, ma anche cosa si nasconde dietro la superficie di Deutsche Bank.

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