Scrittura nuragica, Ugas: “Oltre 60 reperti con segni alfabetici e numerici”

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di Ignazio Dessì @IgnazioDess

Per lungo tempo si è affermato che gli antichi sardi non conoscevano la scrittura. Una convinzione destinata probabilmente a sbriciolarsi dopo il ritrovamento di reperti con segni alfabetici e numerali. Secondo Giovanni Ugas a partire almeno dall’VIII secolo a.c. esisteva in Sardegna un sistema imparentato col modello di scrittura greco “rosso occidentale”. Ravvisabile in molte tracce di “segni disposti da sinistra verso destra”. Evidenze di un “alfabeto completo, ad andamento progressivo, diverso da quello dei fenici sia pure con elementi grafici in comune, dotato di vocali come il greco e l’etrusco”. Una scrittura in uso nell’Isola e testimone dei contatti dei sardi con altre culture.

L’ex direttore archeologico della Soprintendenza, allievo di Giovanni Lilliu e già docente universitario, lo spiega in questa terza ed ultima parte dell’intervista concessa a Tiscali.

Affermazioni interessantissime, quelle dello studioso, tese a gettare nuova luce sulla storia della Sardegna, l’Isola punteggiata da più di settemila meraviglie di pietra chiamate nuraghi.

Semplici o complessi, polilobati o a torre unica. A volte distrutti da mille avversità, ridotti a ruderi; altre quasi integri, protesi verso il cielo. Simili a castelli medievali ma infinitamente più antichi e misteriosi. Accanto ad essi dolmen e menhir, tombe dei giganti e domus de Janas, santuari e pozzi sacri. Monumenti millenari custodi di un passato glorioso, a tratti misterioso. E poi le meravigliose statuette in bronzo: guerrieri, arcieri, spadieri, frombolieri, offerenti, sacerdoti, sacerdotesse, animali e attrezzi della vita quotidiana. E infine i Giganti di Mont’e Prama, colossi di arenaria dallo sguardo imperscrutabile, rivolto lontano, verso la notte dei tempi. Tornati alla luce a dar testimonianza di una grande civiltà, sbocciata e sfiorita nell’antica Isola a forma di sandalo, tra il bianco dei graniti, il turchese del mare e il profumo del lentischio. A riscrivere, probabilmente, pagine fondamentali per la storia del bacino del Mediterraneo.

Quali scenari finora insondati si aprono per la Terra al centro del “Grande Mare”? Per Ugas tutto il patrimonio archeologico di essa testimonia un passato glorioso. E i Giganti sono tasselli importanti di un puzzle sempre più intrigante, la prova che in quell’isola dall’animo ancestrale si manifestò una fiorente civiltà, antecedente a quelle di fenici, punici e romani.

Chi raffigurano i Giganti trovati a Mont’e Prama, a Cabras in provincia di Oristano?

E chi erano i mitici Shardana, il più prestigioso tra i Popoli del mare, la cui epopea conserva aspetti tuttora misteriosi? Chi erano i temibili guerrieri, immortalati nei bassorilievi dei templi egizi del II millennio a.c.? Dove abitava la popolazione guida dei Popoli del mare che dominò il Mediterraneo e lo percorse con le sue navi, avventurandosi probabilmente oltre le Colonne d’Ercole? Chi era il Popolo dall’”animo ribelle”, temuto dai nemici e rispettato perfino da faraoni come Ramses II il grande (1279 al 1212 a.C.) che volle quei guerrieri come guardia personale?

Ed è possibile che le genti dei nuraghi non avessero una scrittura?

L’abbiamo chiesto all’illustre archeologo, invitandolo ad aiutarci a chiarire per quanto possibile la meravigliosa epopea degli antichi sardi. Il professor Ugas lo ha fatto attraverso una intervista VIDEO che abbiamo il piacere di pubblicare in tre parti sulla nostra testata.

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