FINE DI UNA GRANDE POTENZA INDUSTRIALE: DALL’ADESIONE ALL’EURO LA PRODUZIONE DI AUTOMOBILI IN FRANCIA SI È DIMEZZATA

Un articolo del sito Gefira mostra il lungo dramma che vive il settore industriale francese da quando il Paese ha adottato l’euro. Questa crisi, che rispecchia quanto avviene in Italia, rende impossibile la creazione di posti di lavoro in un settore chiave dell’economia. La situazione rende ancora più insostenibile la massiccia accoglienza di immigrati africani, ai quali la Francia non è in grado di offrire alcuna prospettiva di benessere, proprio a causa della moneta unica.

 

4 novembre 2016

A parere di molti, il settore automobilistico è decisivo per la potenza economica di un Paese. Chi non produce automobili dai marchi noti in tutto il mondo, non vale niente. La Francia, che una volta era uno dei leader globali nella produzione di automobili, potrebbe presto uscire da questa élite, dato che il suo contributo al relativo mercato mondiale sta diminuendo sensibilmente. Si tratta di uno dei numerosi segni di quanto debole sia diventata l’economia francese da quando ha aderito all’euro. Un’industria morente potrebbe essere la scintilla che incendia l’intero paese, o l’intera Unione Europea.

L’industria è uno dei pilastri dell’economia, ed è oramai chiaro che non si può generare benessere a livello nazionale senza di essa. E’ nell’industria che si concepiscono le innovazioni e si ottiene la vera crescita, una crescita basata su una ricchezza concreta, non su operazioni finanziarie. Si è anche appurato che un settore manifatturiero forte impedisce ad un’economia di attraversare una stagnazione profonda, cosa che sta avvenendo in Francia.

L’industria francese si sta contraendo da quando il Paese ha adottato l’euro. La Francia non è stata in grado di riprendersi, né dopo la crisi del 2001, né dopo quella del 2008, perché l’euro, una moneta più forte di quanto sarebbe oggi il Franco Francese, è diventato un fardello per l’economia. Una valuta fluttuante funziona da indicatore della forza di un’economia e da stabilizzatore automatico. Una moneta più debole aiuta a recuperare competitività durante una crisi, mentre una moneta più forte incentiva i consumi di merci straniere.

La Cina è stata accusata di svalutare artificialmente la sua valuta per aumentare le esportazioni, mentre la BCE ha prodotto un effetto contrario sull’economia della Francia e di qualche altro Paese sud europeo: l’euro è diventato troppo forte, mentre per la Germania è stato troppo debole. Ecco perché la moneta comune ha aumentato i consumi e le importazioni nei paesi mento produttivi e rafforzato la competitività e l’export tedeschi. A causa dell’euro la Francia non ha potuto recuperare la sua competitività internazionale nel mercato globale dopo la crisi del 2001, di conseguenza la sua industria da quel momento ha iniziato a morire lentamente.

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Non stiamo dicendo che svalutare la moneta è la soluzione che consente di continuare ad alimentare una crescita infinita. La valuta fluttuante è un ottimo strumento per i tempi di crisi, come sanno molto bene in Polonia, dove è stata evitata la recessione grazie, anche, a un indebolimento temporaneo della valuta nazionale. La Francia e i Paesi del sud Europa hanno semplicemente consegnato questo strumento alla BCE e non sono riusciti a riprendersi velocemente. Come invece ha fatto la Germania, con una valuta per lei sottovalutata.

Oggi, secondo Eurostat, l’industria (escludendo il settore edile) rappresenta il 14,1% del PIL francese, mentre nel 1995 era il 19,2%. La media UE è ancora al 19,3%, ma in Germania è il 25,9%. Inoltre, la percentuale di occupati nel settore industriale in Francia è solo dell’11,9%, anche questo dato inferiore alla media UE (15,4%) e alla Germania (18,8%).

Una delle manifestazioni della morte del settore manifatturiero francese sotto la guida della BCE  è il collasso del settore automobilistico. Secondo dati OICA, nel periodo 1997-2015 la produzione mondiale di veicoli  è quasi  raddoppiata, passando da 53 milioni a 90 milioni di veicoli annui. Nel frattempo, la Germania ha aumentato la sua produzione di veicoli del 20%, da 5 a 6 milioni. Invece come è andata in Francia, che una volta produceva con orgoglio dei veicoli belli e moderni?

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Non sorprenderà che la produzione automobilistica in Francia si è quasi dimezzata, passando  da quasi 4 milioni annui a meno di 2 milioni. Ancora una volta, la stagnazione e il crollo sono avvenuti appena dopo l’adozione dell’euro. Naturalmente, la Francia persegue politiche sociali forti e il suo mercato è molto regolamentato, con una legislazione eccessiva. Tuttavia, i sindacati tedeschi sono anch’essi molto forti,  ma il settore manifatturiero non è collassato.

Un settore industriale morente è un problema enorme non solo per l’economia, ma anche per la società francese. Un forte sentimento di rivolta potrebbe innescare tumulti e sommosse, anche a sfondo razziale. La Francia è uno dei paesi europei con la più vasta popolazione di immigrati musulmani provenienti dall’Africa, una popolazione ancora in crescita. In mancanza di lavoro nel settore industriale, la Francia non potrà offrire a queste persone alcuna prospettiva. Più dura la stagnazione industriale, più alta è la probabilità che la Francia, prima o poi, distrugga l’unione monetaria europea.

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I am a sardinian patriot
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