DONALD TRUMP CAMBIERA’ IL MONDO GLOBALIZZAZIONE SELVAGGIA, OLIGARCHIE FINANZIARIE E BUROCRATICHE, BUONISMO IDIOTA: ADDIO

 

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mercoledì 9 novembre 2016

WASHINGTON – E ora vediamo chi è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America.

LE IDEE PER LA CASA BIANCA

Ecco i punti principali: IMMIGRATI – Trump ha promesso di costruire un muro lungo la frontiera meridionale con il Messico e di varare una riforma molto restrittiva per l’immigrazione, fino ad espellere gli 11  milioni di immigrati privi di documenti. Su muro ed espulsioni ha pero’ notevolmente frenato nelle ultime setimane di campagna elettorale. Ma resta il fatto che con lui alla Casa Bianca sarà lotta senza quartiere ai clandestini.

ECONOMIA – Fra le promesse elettorali ci sono una riforma del fisco, l’eliminazione dell’Obamacare, la riforma sanitaria voluta da Barack Obama, mantenendo i programmi Medicare e Social Security; una rinegoziazione o l’uscita dal Nafta, il trattato di libero scambio tra Stati Uniti, Canada e Messico; far pagare le tasse agli “Hedge Funds”: imporre dazi fino al 35% sulle importazioni. Trump abbatterà la globalizzazione selvaggia che ha distrutto milioni di posti di lavoro e tasserà i grandi speculatori finanziari per favorire i veri investimenti industriali e commerciali che creano occupazione e guadagni per tutti.

RUSSIA – ci sara’ certamente un allentamento delle tensioni con Mosca e con il Cremlino di Vladmimir Putin, che Trump ha sempre indicato come parte della soluzione ai problemi internazionali, dalle guerre in Medio Oriente alla lotta all’Isis.

SIRIA – L’avvento di Trump significa che gli Usa potrebbero ridurre il sostegno ai ribelli moderati che combattono il regime di Bashar al-Assad e cercare un’intesa con Mosca per arrivare a una nuova tregua e all’avvio di un processo di pace. Una pace che significherebbe frenare l’esodo di profughi verso l’Europa e chiudere quella che e’ diventata una fucina di Foreign Fighters.

L’ALLARGAMENTO NATO A EST – Gli Usa di Trump potrebbero frenare sull’estensione dell’Alleanza atlantica a Paesi come Macedonia, Georgia, Bosnia-Erzegovina, Serbia e Montenegro per non indispettire Mosca. Nel contempo premeranno sull’Ucraina perche’ trovi un’intesa con la Russia.

ISIS – Nella lotta allo Stato islamico, Trump ha gia’ fatto sapere che puntera’ su uno stretto raccordo con Mosca. Il rischio e’ che la propaganda jihadista trovi fertile terreno nella retorica anti-musulmani del neo-presidente Usa che aveva promesso di bloccarne l’arrivo negli Stati Uniti. In questo modo sarebbero vanificati gli sforzi dei governi occidentali per contrastare i processi di radicalizzazione attraverso il dialogo interreligioso e l’integrazione che per altro non hanno provocato alcuna retromarcia tra i terroristi islamici che hanno comiuto stragi enormi di innocenti in Francia, Germania, Belgio.

CINA E IRAN – Trump ha promesso un atteggiamento piu’ aggressivo verso l’Iran, rimettendo in discussione gli accordi per frenare lo sviluppo del programma nucleare iraniano. Difficile prevedere cosa accadra’ nei rapporti con la Cina, anche se il prossimo presidente vorrebbe usare maggiore fermezza nelle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale. Ma soprattutto l’imposizione di dazi ai prodotti cinesi importati in Usa certamente avrà contraccolpi micidiali in Cina.

Ma la domanda principale è: cosa ha fatto vincere Trump?

Ecco la risposta.

“Un americano su 4 nella fascia lavorativa dai 25 ai 54 anni è disoccupato; 1 uomo ogni 6 nella fascia d’età 18-34 è in prigione o è disoccupato; 45 milioni di americani sono poveri; l’entrata media annuale (real median household) è di $1,274 più bassa rispetto al 2000. Dal 2002 l’America ha perso oltre 70.000 fabbriche e 5 milioni di posti di lavoro nel settore manufatturiero. Gli agricoltori non se la passano meglio. Il deficit in beni è salito a 766 miliardi di dollari e sono stati persi oltre 300 miliardi all’anno in furti di proprietà intellettuali.

Le attività produttive americane emigrate all’estero (off-shoring) hanno esacerbato questo scenario. Dal Nafta del 1993 all’entrata nel Wto della Cina fino ai recenti accordi con il Sud Corea del 2012 firmato Hillary Clinton. Stati manufatturieri come Michigan, Ohio e North Carolina sono stati particolarmente colpiti. Sotto il mandato di Obama-Clinton molti progetti infrastrutturali sono stati ritardati e o ostacolati. Oltre 60.000 ponti americani sono considerati “strutturalmente deficienti”. Il traffico costa all’economia americana oltre 100 miliardi di dollari all’anno. Sei milioni di americani sono esposti ad acqua contaminata.

L’agenda dei primi cento giorni che Trump – scrive Enrico Verga, collega del Fatto Quotidiano – ha illustrato durante il discorso che ha fatto a Gettysburg il 22 ottobre ha conquistato l’America. Facciamo alcuni esempi. La Middle Class Tax Relief and Simplification Act. La più grande riduzione delle tasse per la classe media (gli sconfitti di 20 anni di globalizzazione Usa). Una famiglia con due figli avrà un taglio della tassazione del 35%. Stando alla Tax Foundation il piano di tasse di Trump potrebbe da solo aumentare l’economia del 7%, accrescere gli stipendi del 5-6%.

Le Pmi, la spina dorsale dell’economia, vedranno le loro tasse tagliate quasi della metà, dal 35% al 15%. I risparmi saranno usati per assumere e espandersi nella comunità (questo ovviamente è tutto da vedere, ma le Pmi tendono ad avere un maggior legame con il territorio in fatto di assunzioni). I miliardi di dollari americani nascosti all’estero saranno rimpatriati con una tassa una tantum del 10%. La Tax Foundation stima che il piano di Trump aumenterà il Pil di un punto percentuale all’anno. Per contro hanno stimato che il progetto di tasse della Clinton avrebbe abbattuto il Pil di un quarto di punto su base annua.

La posizione di Trump, per certi aspetti isolazionista, mira a far uscire gli Usa da ogni accordo internazionale che li danneggi (danneggi la produzione e l’industria nativa) sulla base dell’articolo 2205. Una politica simile mira ad attivare il “End The Offshoring Act”. Una soluzione che stabilisca tariffe che scoraggino le aziende a licenziare personale per trasferirsi all’estero.

Questa combinazione di soluzioni ha sicuramente colpito la popolazione bianca stremata e fortemente impoverita, specialmente i colletti blu (la classe media e operaia). Rispetto al settore energetico, Trump ha spinto per una produzione domestica di energia da ogni fonte fossile (poco ecologica ma una forte spinta all’occupazione). In accordo con l’analisi del “Wall Street Journal” queste idee, insieme alle molte altre spiegate a Gettysburg, hanno infiammato gli animi degli americani. Che lo hanno votato, ma sarebbe meglio dire che lo hanno fatto trionfare.

E’ dal lontanissimo 1928 che negli Stati Uniti il partito repubblicano non aveva contemporaneamente due schiaccianti maggioranze alla Camera e al Senato e il Presidente insediato alla Casa Bianca.

Già questo, è un risultato storico, comunque andrà a finire in futuro. Trump è il nuovo eroe degli americani.

Redazione Milano – Max Parisi

Si ringrazia Enrico Verga, citato in questo articolo e collega de Il Fatto Quotidiano.

http://www.ilnord.it

 

 

 

 

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