SALVINI SUL FT: LE RIFORME DI RENZI NON RISOLVONO I VERI PROBLEMI DELL’ITALIA

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Il leader della Lega Nord trova spazio sul Financial Times, dove spiega la sua opposizione alle riforme costituzionali di Renzi. Questa modifica non risolve i problemi dell’Italia, che provengono dall’adesione a una moneta unica per noi così penalizzante e dall’implementazione di politiche economiche suicide imposte da Bruxelles. Al contrario, cementa la nostra sudditanza all’eurocrazia, che è la principale causa dell’attuale crisi bancaria italiana. Per risolvere i problemi dell’talia, stravolgere la Costituzione non servirà a nulla, è invece necessario liberarci dai vincoli monetari e fiscali che impediscono alla nostra economia di rifiorire.

 

di Matteo Salvini, 02 dicembre 2016

Cosa succederebbe se il No dovesse vincere il referendum di domenica sulla riforma costituzionale in Italia? Semplice: il paese andrebbe meglio, come successo al Regno Unito dopo il voto per la Brexit e agli Stati Uniti dopo l’elezione di Donald Trump. Le profezie di sventura sulle conseguenze di un voto democratico contro l’élite italiana è pura propaganda.

Se Matteo Renzi, il primo ministro, dovesse di conseguenza cadere, sarebbe solo colpa sua. Ha scommesso il suo futuro politico su un pacchetto di riforme che non hanno nulla a che fare coi problemi fondamentali che l’Italia deve affrontare. La verità è che dopo i governi di Mario Monti, Enrico Letta e Renzi, la crescita economica è anemica e non c’è alcuna luce in fondo al tunnel.

Fuori dall’Italia, molti hanno creduto alla linea di Renzi secondo cui il referendum è decisivo. La verità, tuttavia, è che le riforme che sta proponendo sono confuse, probabilmente inefficaci e potenzialmente pericolose, perché implementano la sottomissione alle regole Ue. Il popolo italiano lo capisce e mi aspetto che risponda con un No deciso.

Qualche turbolenza di breve periodo nei mercati finanziari potrebbe avvenire subito dopo, ma molti investitori sarebbero pronti a investire in Italia se vedessero l’opportunità per il Paese di lasciarsi alle spalle i problemi cronici dell’eurozona. Il potenziale dell’economia italiana è enorme – ma non può essere realizzato all’interno della struttura attuale dell’Unione europea.

Consideriamo il sistema bancario: dopo la crisi del 2008, le banche italiane erano le più sicure del mondo – niente mutui subprime, nessun asset rischioso, nessun bisogno di salvataggio pubblico. Poi il governo Monti ha iniziato a eseguire gli ordini della Ue e il risultato è stato 13 trimestri consecutivi senza crescita. La crescita dei crediti deteriorati era inevitabile in un contesto di recessione così profonda. Nel frattempo, si è permesso ai problemi interni della banca italiana più disastrata, il Monte dei Paschi, di incancrenirsi. Inoltre, le nuove regole dell’Unione europea sul bail-in hanno minacciato di indebolire ulteriormente l’intero sistema bancario.

Fino a quando Renzi rimarrà al potere, o se il suo governo dovesse essere semplicemente rimpiazzato da un governo fotocopia, le vere cause dei problemi italiani non verranno risolte. È l’Unione europea che sta danneggiando l’Italia, non siamo noi una fonte di “contagio”.  Le fabbriche italiane e le piccole imprese falliscono a causa della moneta unica disfunzionale. L’economia arranca perché le  suicide regole Ue di austerità rendono impossibile l’attuazione di politiche anticicliche.  E la sicurezza dei cittadini italiani è messa a rischio da un politica insensata di frontiere aperte.

L’Italia necessita di un cambiamento profondo e radicale. I punti principali devono essere una pressione fiscale più bassa, una moneta che rifletta la reale velocità dell’economia, una profonda revisione delle priorità di spesa che sposti le risorse dalla corruzione alla produzione, e dei rigidi controlli sull’immigrazione. Il tempo delle parole vuote è finito: dopo il referendum, si dovrebbe andare alle elezioni.

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