PANAGIOTIS: LETTERA AGLI AMICI ITALIANI

In occasione del referendum, una lucida lettera di Grigoriou Panagiotis sul suo blog Greek crisis ricostruisce quanto avvenuto ad Atene al tempo del referendum sull’austerità imposta dall’Unione europea e soprattutto durante il governo tecnico  precedente all’ascesa al potere di Syriza, mettendo in luce i collegamenti con quanto sta avvenendo oggi in Italia. Panagiotis avverte gli amici italiani che in Grecia il governo tecnico fu messo in piedi per prendere tempo e preparare l’ascesa al potere del partito che avrebbe tradito. Il premier di Syriza infatti promosse il referendum sperando in una vittoria del SÌ, per ottenere una copertura politica ai tagli richiesti dalla Troika che poi ha messo in atto comunque, calpestando il voto popolare.          (E in questo lungo inverno greco ricordiamoci di sostenere il blog di Panagiotis con una donazione).

di Grigoriou Panagiotis, 2 dicembre 2016

Traduzione di Franz

Atene, dicembre 2016

Inverno europeo, hybris europeista. I “grandi” media greci, sufficientemente obbedienti al nuovo ordine neo-totalitario di quel disastro che è l’Unione europea, parlano poco del referendum del 4 dicembre in Italia. Non bisogna riattizzare il fuoco in Grecia, è importante soprattutto non far rivivere la memoria del referendum greco del 2015, quel ‘NO’ che gli Tsiprosauri senza patria hanno trasformato in un ‘SÌ’. Tuttavia, il settimanale politico “To Pontiki” dedica la sua prima pagina a Tsipras e Renzi: “Un fronte caldo… tra Nord e Sud”. Infatti.

Qui vorrei ricordare ai nostri amici italiani (ma anche a tutti gli altri), alcuni fatti relativi al referendum greco del 2015.

Alexis Tsipras, dopo essere diventato un fantoccio del finanziarismo totalitario (già) europeista, ha organizzato il referendum del luglio 2015 perché pensava che il ‘SÌ’ avrebbe vinto, lasciandogli così mano libera (e sporca) e fornendogli un alibi bell’e pronto per capitolare (come in realtà aveva già cominciato a fare da qualche tempo).

Vangelis Meimarakis, uomo politico che all’epoca era in una posizione privilegiata, dato che in quello stesso periodo era il leader ad interim di Nuova Democrazia (destra), aveva rilasciato un’intervista molto eloquente (in origine non andata in onda integralmente) sugli avvenimenti delle ore immediatamente successive all’esito del referendum greco. Meimarakis descrive una riunione di emergenza dei leader di tutti i partiti (tranne Alba Dorata). Di recente il video completo dell’intervista è stato finalmente pubblicato su Internet, così ora sappiamo un po’ meglio… quello che in fondo sapevamo già!

In questa intervista rivelatrice, che Vangelis Meimarakis ha concesso al giornalista N. Hatzinikolaou il 7 Luglio 2016, l’ex capo di Nuova Democrazia riconosce… a suo modo, come tutti i leader politici si fossero messi d’accordo… per commettere quello che a tutti gli effetti equivale ad un alto tradimento.

Meimarakis rivela che tutti i partiti politici erano stati accecati dai sondaggisti. Questi avevano previsto che i greci avrebbero votato a favore del ‘SÌ’ con percentuali oltre il 60%. Meimarakis ha anche precisato che, inizialmente, Nuova Democrazia pensava di astenersi dal referendum, ma che alla fine i loro dirigenti avevano deciso di partecipare, perché tutti i sondaggisti avevano predetto una larga vittoria del ‘SÌ’. E anche Tsipras fu sedotto dagli stessi sondaggisti: credeva nella vittoria con ampio margine del ‘SÌ, che alla fine gli avrebbe lasciato le mani libere. Un ‘SÌ’ di massa al referendum gli avrebbe offerto la copertura politica necessaria a capitolare e quindi consegnare il paese agli invasori neo-coloniali della Ue e del Fmi (tedeschi in testa).

E, vedete, accadde esattamente il contrario: fu il ‘NO’ a vincere con il 60%. In effetti, quello che hanno raccontato Varoufakis (ministro della Finanze) e Konstantopoulou (presidente dell’Assemblea nazionale) è verissimo: la sera in cui sono usciti i risultati, quando sono arrivati alla residenza del Primo Ministro, hanno trovato un Alexis Tsipras sconvolto, che non sapeva più che cosa fare. Perché aveva vinto il ‘SÌ’, e così largamente!

Devo dire che quel giorno, tutti, ma proprio tutti i dirigenti… erano psicologicamente e politicamente crollati“. Poi Meimarakis svela tutti i retroscena seguiti alle dimissioni di Samaras (leader di Nuova Democrazia fino alla sera del referendum ) e racconta come “in quelle ore cruciali furono prese le decisioni importanti per trovare una soluzione a questo ‘NO’ “, cioè come annullare e tradire il verdetto popolare dei greci. Incidentalmente, va notato che Meimarakis ridacchia durante l’intervista, mentre racconta “l’impresa coronata da successo” di riuscire a invertire con il tradimento il voto, neutralizzandolo.

Infine prosegue, rendendo… omaggio al ruolo del Presidente della Repubblica (di Nuova Democrazia): “è stato in costante contatto con alcuni elementi extra-istituzionali dell’Ue e all’estero“, direi i veri padroni della politica greca. E lo aggiunge, precisando che lui stesso è entrato “in contatto con esponenti importanti della Ue” i quali lo convinsero ad accettare di prendere il controllo del suo partito (in seguito alle dimissioni di Samaras) “perché il momento era molto difficile“. In realtà, per Meimarakis, come per Tsipras e per gli altri, “i momenti molto difficili” si verificano quando il popolo ha il coraggio di dire ‘NO’ agli ordini di padroni stranieri che i politici e gli altri ministri “greci” eseguono in modo così docile.

Così, ecco l’inverno europeo… al porto del Pireo. Al mercato i clienti non si affollano come prima, e i manifesti dei sindacati marittimi denunciano la messa a morte dei loro contratti collettivi e dei loro diritti… da parte del governo di SYRIZA/ ANEL. Inoltre, una mano anonima e certamente… populista, aggiunge: “Agenti della Cia”.

Tuttavia, vorrei dire ai nostri amici italiani che il loro referendum non può essere direttamente confrontato con quello dei Greci nel 2015, ma piuttosto con la situazione greca degli anni 2011-2012. Ricordiamo le quotidiane sommosse popolari contro la Troika e contro il governo di George Papandreou (primo memorandum), detto “il sempliciotto” o “il traditore”.

George Papandreou aveva tuttavia osato (?) annunciare che avrebbe indetto un referendum, e per questo venne  “ridimensionato” e anche pubblicamente umiliato dal duo Sarkozy – Merkel al vertice di Cannes, nell’ottobre 2011. In realtà questo referendum, vietato dalla grandi potenze (perché l’Unione europea è la geopolitica… più l’ipocrisia), avrebbe largamente mostrato la volontà del popolo greco di dire ‘NO’ ai suoi aggressori e anche ai loro servi all’interno del paese. Al ritorno da Cannes, Papandreou venne effettivamente rimosso dal duo Merkel – Sarkozy, e già durante il volo di ritorno Venizelos, il suo braccio destro, l’aveva sostituito negli affari interni del partito, il PASOK.

La fine è (in Grecia già) nota. Il sistema europeista impose subito alla Grecia un primo ministro apertamente “Quisling”, nella persona di Loukas Papademos, che era stato (tra le altre cose) anche vicepresidente della Banca centrale europea (BCE), con un governo “di unità nazionale” composto dalla destra (Nuova democrazia), dai Socialisti (Pasok) e dall’estrema destra (Laos).

Questo fu fatto anche per guadagnare tempo fino alle elezioni parlamentari del 2012, periodo durante il quale è stata resa possibile l’ascesa di due movimenti: SYRIZA e… Alba Dorata. A partire dal 2012 (forse anche da molto tempo prima), il… Syrizismo, prima inesistente, è stato “preparato” per il potere dagli istituti di ricerca e gli altri think tank, incubatori (comunque tardivi) della globalizzazione europea-atlantista, negli Stati Uniti e in Europa.

L’attuale processo di demondializzazione controllata che sta guadagnando terreno attraverso le tradizionali metropoli capitaliste, non è affatto il piano strategico della sinistra. Quest’ultima non può e non deve essere associata a questa nuova variante del fascismo internazionale“, scrive Yorgos Kyritsis, eminente Syrizista, sul quotidiano filo Tsipras “Avgi”(30/12/2016). Almeno lo dice chiaro ….

SYRIZA, di cui due membri al governo sono, per esempio, apertamente legati alle fondazioni di Soros (che fa la sua guerra con altri potenti mezzi), ora sostiene che tutti coloro che lottano per la demondializzazione sono quindi (solo) dei fascisti.

Ciò che l’Italia dovrebbe evitare è la creazione, dopo il fallimento (quasi scontato?) di Renzi, di un governo “tecnico” tipo quello di Papademos, che stia in carica il lasso di tempo necessario fino alle prossime elezioni parlamentari. Per questo si dovranno sorvegliare da vicino i partiti politici che sostengono l’uscita dell’Italia dalla zona euro, al fine di rilevare rapidamente, se possibile, qualsiasi… mitridatizzazione [immunizzazione mediante dosi piccolissime di veleno] in corso. E lo stesso va fatto in Francia, per ciò che concerne la formazione dei candidati che sostengono di voler allontanare la Francia dall’eurozona tedesca (Jean-Luc Mélenchon e Marine Le Pen in particolare).

Salvo che l’Italia non è la Grecia. In altre parole, la sua storia e il suo peso (e spazio) nella geopolitica del continente europeo sono diversi. L’euro, quest’arma di distruzione di massa, deliberatamente deificato dalla pseudo-élite dominante, ha già distrutto la Grecia abbastanza da poter ipotizzare che si voglia imporre la stessa sorte al popolo d’Italia. L’Italia deve uscire dall’euro il prima possibile (in realtà così lo farebbe crollare), e la Grecia, da parte sua, deve uscire dall’Unione europea…tanto per cominciare. E quelli che, in Italia come in Francia, già hanno espresso la loro critica all’accentrato universo europeo, dovrebbero chiarire ulteriormente le loro posizioni, anche a costo di sorprendere.

Ad Atene, gli archeologi sono in sciopero in davanti al Ministero della Cultura, e hanno recentemente espresso il loro disgusto con un neologismo: “Svendita della nostra civil“. Venerdì 2 dicembre i marinai sono entrati in sciopero e i disabili hanno protestato nel centro della capitale, disgustati dai miasmi di SYRIZA; disgustati – come, va detto, più del 90% della popolazione greca (secondo tutti i sondaggi) – da quel miasma che arriva dal sistema politico di oggi sotto l’Acropoli.

In Italia e in Francia è ancora tempo di elezioni, ma in Grecia… non più.

Alexis Tsipras, giullare e cadavere politico ormai tragicomico, moltiplica i suoi viaggi in Grecia e all’estero, in una corsa frenetica verso… il niente. È andato a Cuba, dove ha pronunciato un discorso in memoria di Fidel Castro. Ha parlato della fine del ventesimo secolo e delle sue ideologie; è enormemente simbolico che questo discorso… tombale, sia stato pronunciato dall’ultimo (?) ‘Quisling’ della sinistra in Europa. Alla fine, i nostri archeologi hanno piuttosto ragione… “Svendita della nostra civiltà”. È triste.

Nel 2017 la Grecia sarà ancora lacerata, forse vivrà anche eventi assimilabili più o meno ad una guerra calda, oltre alla guerra che sta sperimentando dopo l’entrata in gioco… dei Troïkani. L’aggressione da parte degli attuali leader turchi lascia pochi dubbi, ed avviene proprio quando la Germania Merkelotropa, nota alleata storica della Turchia, avrà bisogno del sostegno di… Erdogan per la campagna elettorale su cui la Merkel punta fortemente per essere rieletta.

L’attuale capo della Turchia… neo-Ottomana, politico fino a oggi molto abile, ha evidentemente in mano due chiavi della campagna elettorale tedesca: la crisi migratoria e il controllo di una parte importante dei tre milioni di turchi che hanno ottenuto la cittadinanza nel paese di Angela Merkel. Non è un fattore trascurabile.

Al di là della prigionia… della prigionia certa di alcuni popoli in cattività sotto il giogo dell’euro e dell’Unione europea, le somiglianze (alcune evidenti) tra il caso greco e il caso italiano sono limitate dalla geopolitica. I greci sperano che altri popoli, gli italiani o i francesi, alla fine provocheranno la fine dell’Unione europea (e non solo dell’euro), anche se il destino della Grecia è, oserei dire, più complesso di quello dei due maggiori paesi latini dell’Unione europea.

L’Unione europea è morta, ma ancora non lo sa! Questa è l’analisi di Coralie Delaume e David Cayla, nel loro notevole libro “La fine dell’Unione europea” in libreria in questi giorni in Francia. Avviso ai nostri amici italiani, come a tutti gli altri popoli.

E nella vita… vista dal basso, ci annunciano quasi ogni settimana che diminuiranno le pensioni che ancora vengono versate, segno del prossimo crollo del sistema nell’estate 2017.

Inverno europeo, hybris-europea. Non durerà molto tempo (storico). Nelle parole del nostro poeta Georges Seferis : “Ancora un po’- E vedremo la fioritura dei mandorli – I marmi che brillano al sole – Il mare, le onde che si infrangono. – Ancora un po’- Eleviamoci un po’ più in alto“.

Annunci

Informazioni su vaturu

I am a sardinian patriot
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...