AEP: Il salvataggio di stato di Monte dei Paschi è una catarsi

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Sul Telegraph l’apprezzato AEP sintetizza la situazione Monte dei Paschi. La banca soffre di particolari vicissitudini, ma è arrivata alle corde a causa della situazione generale imposta dall’eurozona all’economia italiana: recessione, austerità, perdita di competitività. Il salvataggio in corso è già stato e sarà molto più doloroso dei precedenti salvataggi europei a causa delle nuove draconiane regole UE, e non risolverà affatto la crisi sistemica. Per il momento, MPS verrà preservata, in attesa della prossima crisi.

 

Di Ambrose Evans-Pritchard , 22 dicembre 2016

Giovedi notte i ministri italiani erano riuniti in sessione di emergenza a studiare i termini del salvataggio di Banca Monte dei Paschi di Siena, ponendo fine una soap opera finanziaria che si è trascinata per anni, facendo un danno enorme al paese.

L’imminente nazionalizzazione della banca più antica d’Italia è stata accolta dai mercati come una catarsi, che ha ripristinato la fiducia e aperto la strada alla ripresa del sistema bancario italiano paralizzato.

“La soluzione è ormai in vista. Credo davvero che le banche italiane stiano svoltando”, ha detto Lorenzo Codogno, ex capo economista del tesoro italiano e ora di LC Macro Advisors.

Il salvataggio di stato comporta un’azione urgente per salvaguardare la liquidità della banca, ormai a 10,6 miliardi di euro e in diminuzione a una velocità allarmante. Verrà definita una “ricapitalizzazione precauzionale” con perdite per gli obbligazionisti junior sotto le draconiane norme UE di ripartizione degli oneri.

I soldi arriveranno da un nuovo fondo di salvataggio dello stato di 20 miliardi di euro, con sufficiente potenza di fuoco – almeno per ora – a copertura di Carige, Veneto Banca e altri istituti finanziari in diversi gradi di difficoltà.

L’indice MIB della borsa di Milano è salito del 18% nelle ultime tre settimane, mentre cresceva la speranza di un buon salvataggio di stato, in grado di evitare una crisi conclamata e di permettere all’economia italiana affamata di credito di iniziare a respirare di nuovo.

Era chiaro da giorni che Montepaschi (MPS) non aveva alcuna speranza di raccogliere capitali dal Qatar e da altri “investitori di riferimento”, necessari a sostenere una ristrutturazione da 5 miliardi di euro e a scaricare 27 miliardi di crediti deteriorati.

La banca del Rinascimento, fondata nel 1472 per fornire prestiti senza scopo di lucro a “persone povere o miserabili e ai bisognosi”, è andata in sofferenza dopo la mal progettata espansione durante la fase di boom del ciclo finanziario. La banca è stata usata impropriamente dai politici locali come una macchina per creare consenso.

Tuttavia, nonostante la triste saga di Siena – e la sua cronica prosecuzione – le banche italiane si sono comportate sostanzialmente bene. I crediti deteriorati hanno raggiunto i 356 miliardi di euro, ossia il 16,4% del totale, ma questa è l’eredità di un decennio perduto durante il quale l’economia si è contratta dell’8%.

Parte della responsabilità di tutto questo è dell’eurozona.  La stretta monetaria prematura e l’austerità tra il 2010 e il 2012 hanno avuto un effetto devastante sull’Italia, e hanno spinto il paese in una doppia recessione profonda.

Il fondo di salvataggio da 20 miliardi di euro equivale all’1,2% del PIL e rappresenta solo una piccola frazione degli importi spesi dalla Germania e dagli Stati del Nord Europa per salvare i loro sistemi bancari dopo la crisi-Lehman. Arrivando al momento sbagliato, l’Italia deve agire sotto le norme UE molto più dure ora in vigore sugli aiuti di stato e sui ‘bail-in’. Ciò ha prodotto timori di contagio – un effetto collaterale che Bruxelles non è riuscita a prevedere – che hanno molto complicato la ricerca di una soluzione.

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Il salvataggio bancario italiano è di dimensioni ridotte in confronto a quelli di Germania, Spagna, o Belgio. Ma avviene sotto le nuove regole UE e ciò ha avvelenato tutto. Dati: Oxford Economics

Pier Carlo Padoan, il ministro delle finanze, ha detto che c’è margine per “minimizzare” le perdite inflitte agli obbligazionisti di MPS. Questo dovrebbe proteggere il debito senior e limitare intorno al 50% le perdite sul debito junior.

Tale disposizione riduce le preoccupazioni di ampie perdite e riduce il rischio di effetto-domino, con i fondi internazionali che mettono nel mirino la prossima vittima. Non è chiaro se la formula MPS possa poi essere utilizzata per altre banche, poiché esse non si qualificano come “sistemicamente rilevanti”.

Allo stato italiano sarà permesso di compensare parte dei 40.000 investitori al dettaglio che hanno acquistato obbligazioni MPS senza valutarne il rischio, ma queste compensazioni saranno parziali, procrastinate nel tempo e previo accertamento.

Fabio Fois e Giuseppe Maraffino di Barclays hanno detto che il salvataggio non rappresenta una “soluzione sistemica”, sostenendo che il fondo è troppo esiguo e il modello MPS non può essere facilmente replicato. “Si stima che le sei più grandi banche italiane potrebbero aver bisogno di circa 30 miliardi di euro in totale per ripulire i loro bilanci”.

Alcuni analisti ritengono che ci potrebbero volere 50 miliardi di euro, o anche di più, se la prossima recessione globale colpirà a breve. Se fosse così, si rischia un altro pasticcio entro un anno, in circostanze ancora meno buone.

Mario Monti, ex premier italiano, ha detto in un forum a Londra che l’ex governo di Matteo Renzi ha permesso colpevolmente che la crisi bancaria restasse a marcire per così tanto tempo. Esso ha sprecato tempo prezioso e capitale politico per un referendum costituzionale inutile che ha diviso il paese.

I difensori di Renzi dicono che le intransigenti autorità dell’UE hanno peggiorato le cose spingendo la situazione all’estremo, e la stessa UE ha destabilizzato le banche italiane con uno stress test arbitrario e con regole di capitale pro-cicliche che hanno soffocato l’economia italiana.

Se l’Italia sia fuori pericolo rimane una questione scottante. Il fondo di salvataggio da 20 miliardi di euro spinge il debito sovrano al 134% del PIL, sempre più in territori inesplorati. I crescenti rendimenti globali hanno colpito duro l’Italia e implicano perdite su 400miliardi di euro di debito pubblico di proprietà delle banche italiane, erodendo i loro livelli di capitale.

La Banca Centrale Europea inizierà a tagliare gli acquisti di bond mensili da 80 miliardi a 60 miliardi di euro nel mese di marzo, e il programma scade alla fine del 2017. L’Italia non avrà più un acquirente di ultima istanza che rastrella il suo debito.

“Il Tapering lascia esposti alcuni paesi. Si sono adagiati troppo sotto l’ombrello della BCE,” ha detto Monti, parlando al Forum delle istituzioni ufficiali monetarie e finanziarie.

Incombe su tutto ciò la probabilità crescente di elezioni anticipate nella metà del 2017, che aprirebbero la strada ad una “diabolica alleanza” tra Movimento 5 stelle, Lega Nord e altri raggruppamenti euroscettici. Insieme essi otterrebbero la metà dei voti.

Per ora l’Italia può tirare un sospiro di sollievo, e la più antica banca del mondo sopravvive per combattere un altro secolo.

 

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