ZH – L’EUROPA PROPONE “RESTRIZIONI SUI PAGAMENTI IN CONTANTI”

Dopo l’esperimento dell’India, la Commissione Europea sta portando avanti un’iniziativa per limitare l’uso del contante nell’Unione, adducendo come motivazione la lotta alla criminalità e al terrorismo. Peccato che i dati mostrino che non c’è relazione tra imposizione di banconote di taglio basso e bassa criminalità: anzi, è vero il contrario. L’iniziativa si pone nel solco della più ampia “guerra al contante” che l’élite finanziaria mondiale sta conducendo a una velocità che non si sarebbe immaginata; benché sia basata sulla menzogna di voler combattere la criminalità, il suo obiettivo è in realtà quello di abolire l’anonimato nei pagamenti e di controllare completamente i flussi di denaro, con una limitazione di stampo orwelliano alla libertà e ai diritti fondamentali dei cittadini.  Da ZeroHedge.

di Tyler Durden, 27 gennaio 2017

Dopo avere interrotto la produzione di banconote da 500 euro, sembra che l’Europa si stia dirigendo verso il sogno utopico di una società senza contanti. Pochi giorni dopo che l’élite di Davos ha discusso il motivo per cui il mondo ha bisogno di “sbarazzarsi della moneta”, la Commissione europea ha presentato una proposta per varare “restrizioni ai pagamenti in contanti”.

Con Rogoff, Stiglitz, Summers e altri che chiedono la fine del contante – perché solo i terroristi e gli spacciatori hanno bisogno di contanti (niente a che fare con il controllo totalitario della ricchezza di una nazione) – non siamo sorpresi che appaia questa proposta della Commissione europea (santuario dello statalismo)…

Il 2 febbraio 2016 la Commissione ha pubblicato una Comunicazione al Consiglio e al Parlamento su un piano d’azione per intensificare ulteriormente la lotta al finanziamento del terrorismo (COM (2016) 50). Il piano d’azione si basa sulle norme UE esistenti per adattarsi alle nuove minacce e mira ad aggiornare le politiche dell’UE, in linea con gli standard internazionali. Nel contesto dell’azione della Commissione per estendere il campo di applicazione del Regolamento sui controlli di denaro contante in entrata o in uscita dalla Comunità, si fa riferimento all’opportunità di esplorare l’importanza di potenziali limiti verso l’alto al pagamento in contanti.

Il piano d’azione afferma che “I pagamenti in contanti sono ampiamente utilizzati nel finanziamento di attività terroristiche… In questo contesto, potrebbe anche essere esplorata l’opportunità di eventuali limiti verso l’alto nei pagamenti in contanti. Diversi Stati membri hanno in essere divieti per i pagamenti in contanti al di sopra di una specifica soglia”.

Il contante ha l’importante caratteristica di offrire anonimato nelle transazioni. Questo anonimato può essere voluto per motivi legittimi (ad esempio la tutela della privacy). Ma può anche essere utilizzato impropriamente per il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. La possibilità di condurre grandi pagamenti in contanti facilita il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo a causa della difficoltà nel controllare le transazioni in contanti.

Potenziali restrizioni ai pagamenti in contanti sarebbero un mezzo per combattere le attività criminali che implicano grandi operazioni in contanti da parte di reti criminali organizzate. Limitare i grandi pagamenti in contanti, in aggiunta alle dichiarazioni sul possesso di contanti e ad altri obblighi antiriciclaggio, ostacolerebbe il funzionamento delle reti terroristiche, e di altre attività criminali, ovvero avrebbe un effetto preventivo. Inoltre faciliterebbe ulteriori indagini per rintracciare le transazioni finanziarie legate all’esecuzione di attività terroristiche. Indagini efficaci vengono ostacolate perché i pagamenti in contanti sono anonimi. In questo modo le restrizioni ai pagamenti in contanti agevolerebbero le indagini. Tuttavia, poiché le transazioni in contanti afferiscono al sistema finanziario, è essenziale che le istituzioni finanziarie abbiano controlli e procedure adeguate che consentano loro di conoscere la persona con cui hanno a che fare. Un’adeguata due diligence sui clienti nuovi ed esistenti è una parte fondamentale di questi controlli, in linea con la direttiva contro il riciclaggio di denaro.

I terroristi usano denaro per sostenere le loro attività illegali, non solo per le transazioni illegali (ad esempio l’acquisto di esplosivi), ma anche per i pagamenti in apparenza legali (ad esempio le operazioni per l’alloggio o il trasporto). Anche se una restrizione sui pagamenti in contanti sarebbe certamente ignorata nelle transazioni che in ogni caso sono già illegali, la limitazione potrebbe creare un ostacolo significativo all’esecuzione di operazioni ausiliarie alle attività terroristiche.

La criminalità organizzata e il finanziamento del terrorismo si basano sul pagamento in contanti per lo svolgimento delle loro attività illegali, e ne beneficiano. Limitando la possibilità di utilizzare i contanti, la proposta contribuirebbe a interrompere il finanziamento del terrorismo, poiché la necessità di utilizzare mezzi non anonimi di pagamento scoraggerebbe l’attività o contribuirebbe a una sua più facile individuazione e identificazione. Qualsiasi proposta del genere mira anche ad armonizzare le restrizioni in tutta l’Unione, creando così condizioni di parità per le imprese e la rimozione delle distorsioni alla concorrenza nel mercato interno. Promuoverebbe inoltre la lotta al riciclaggio di denaro, alla frode fiscale e alla criminalità organizzata.

E poi proprio alla fine, si menzionano i “diritti fondamentali”…

Anche se avere la facoltà di pagare in contanti non costituisce un diritto fondamentale, l’obiettivo dell’iniziativa, che è quello di evitare l’anonimato consentito dal pagamento in contanti, potrebbe essere considerato come una violazione del diritto alla privacy sancito dall’articolo 7 della Carta UE dei diritti fondamentali. Tuttavia, come integrato dall’articolo 52 della Carta, possono essere apportate delle limitazioni nel rispetto del principio di proporzionalità, se sono necessarie e vanno incontro alle finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione o all’esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui. Gli obiettivi delle potenziali restrizioni ai pagamenti in contanti potrebbero soddisfare tale descrizione. Va inoltre osservato che le restrizioni nazionali ai pagamenti in contanti non sono mai state contestate con successo in quanto violazione dei diritti fondamentali.

Di seguito riportiamo alcune recenti riflessioni sulla questione da parte di Simon Black di SovereignMan, che in precedenza ha descritto come la guerra al contante stia avanzando più velocemente di quanto avremmo mai immaginato e, prevedibilmente, sia basata sulla menzogna.

Ogni volta che ci si gira intorno, a quanto pare, nell’ambito della guerra al contante c’è un altro grande assalto. L’India è l’esempio recente più notevole – l’imbarazzante débacle di poche settimane fa, quando il governo, durante una notte, ha “demonetizzato” le sue due banconote di maggior valore, lasciando un’intera nazione nel caos. Ma ci sono stati molti esempi minori.
Nella città americana di New Orleans, il governo locale ha deciso all’inizio di questo mese di smettere di accettare pagamenti in contanti da parte dei conducenti nell’Ufficio della Motorizzazione Civile. Come vi ho scritto recentemente, diverse filiali della Citibank in Australia hanno smesso del tutto di trattare in contanti. E l’ex segretario al Tesoro degli Stati Uniti Larry Summers la scorsa settimana ha pubblicato un articolo in cui afferma che “nulla nella esperienza indiana ci induce a smettere di raccomandare che non dovrebbero più essere create banconote di grande taglio negli Stati Uniti, in Europa e in tutto il mondo”. In altre parole, nonostante il caos in India, Summers pensa che dovremmo limitare l’uso delle banconote da 100 dollari.

Il conclave dei sommi sacerdoti della politica monetaria canta quasi sempre lo stesso ritornello: solo i criminali e i terroristi usano banconote di grande taglio. Ken Rogoff, professore ad Harvard ed ex funzionario del Fondo monetario internazionale e della Federal Reserve, ha recentemente pubblicato un libro con un titolo che non lascia spazio alla fantasia, The Curse of Cash [La maledizione del contante, ndt]. Ben Bernanke lo ha definito un “libro affascinante e importante”.

E, incredibilmente, un certo numero di recensioni su Amazon.com elogia come “brillanti” i “concetti visionari” di Rogoff, nel suo “eccellente libro”. Rogoff, come la maggior parte dei suoi colleghi, sostiene che le banconote di grande taglio, i 100 dollari o i 500 euro, vengono utilizzate solamente nel “traffico di droga, nelle estorsioni, per la corruzione e il traffico di esseri umani…”. In effetti, chiamano scherzosamente la banconota da 500 euro “Bin Laden”, dal momento che apparentemente è usata  solo dai terroristi.

Aspettate un attimo. Con la mia squadra ho fatto un po’ di ricerche sul tema e ha trovato un po’ di dati. Risulta che i paesi con i tagli di banconote più grandi in realtà hanno tassi di criminalità molto più bassi, criminalità organizzata compresa.

La ricerca è stata semplice; abbiamo guardato le classifiche del World Economic Forum, che valuta il livello di criminalità organizzata nei paesi, nonché i costi diretti d’impresa legati all’avere a che fare col crimine e la violenza.

La Svizzera, con la sua banconota da 1.000 franchi svizzeri (all’incirca 1.000 dollari) è uno dei paesi con il più basso livello di criminalità organizzata in tutto il mondo, secondo il WEF. Idem per Singapore, che ha una banconota da 1.000 dollari di Singapore (circa 700 dollari americani). La banconota di maggior valore in Giappone è di 10.000 yen, 88 dollari di oggi. Ma il Giappone ha anche tassi di criminalità estremamente bassi. Lo stesso vale per gli Emirati Arabi Uniti, la cui banconota più grande vale 1.000 dirham (272 dollari).

Se si esaminano paesi con banconote di basso valore, è vero il contrario: i tassi di criminalità, e in particolare i tassi di criminalità organizzata, sono estremamente elevati. Considerate il Venezuela, la Nigeria, il Brasile, il Sud Africa ecc. Il crimine organizzato è molto diffuso. Eppure ognuno di questi paesi ha una valuta il cui valore nominale massimo è inferiore a 30 dollari.

La stessa tendenza vale quando si guarda alla corruzione e all’evasione fiscale.

Ieri abbiamo scritto della Georgia, un piccolo paese sul Mar Nero la cui flat tax induce la crescita degli adempimenti fiscali (e delle entrate fiscali). È considerato uno dei luoghi migliori dove fare affari, con livelli molto bassi di corruzione. Eppure la banconota con denominazione più alta in Georgia vale 500 lari, circa 200 dollari. È un sacco di soldi, in un paese dove il salario medio è di poche centinaia di dollari al mese. Confrontatela con la Malaysia o l’Uzbekistan, due paesi dove la corruzione abbonda. La banconota di maggior valore in Malesia è di 50 ringgit, circa 11 dollari. E la banconota da 5.000 som dell’Uzbekistan vale un misero dollaro e cinquantasette centesimi.

Morale della favola: le istituzioni politiche e finanziarie vogliono che tu aderisca all’idea di abolire, o almeno ridurre, i contanti.

E stanno sparando ogni sorta di propaganda per farlo, cercando di convincere la gente a equiparare crimine e corruzione alle banconote di alto valore.
In poche parole: i dati non supportano la loro affermazione. È solo un’altra bufala, che darà loro più potere a scapito della vostra privacy e della vostra libertà.

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