Kiev prepara uno scenario croato per il Donbass

Ad Avdejevka, nei pressi di Donetsk, oggi può cominciare l’evacuazione della popolazione. Gli aspri combattimenti e bombardamenti tra esercito ucraino e forze della Repubblica Popolare di Donetsk (DNR) sono continuati anche ieri. Il cessate il fuoco non viene rispettato nemmeno oggi. Entrambe le parti si accusano a vicenda delle provocazioni, ma per gli abitanti della città, che è sotto il controllo dell’esercito ucraino, non cambia molto. Ieri sera ad Avdejevka è mancata completamente l’elettricità, e la telefonia mobile non funzionava. Negli ultimi giorni mancava non solo l’energia elettrica, ma anche l’acqua e il riscaldamento. E la temperatura esterna è inferiore ai -20 °C. Sul punto di arrestarsi la cokeria di Avdejevka, la cui caldaia fornisce il riscaldamento alla città. Ora l’impianto viene messo in conservazione.

Il 30 gennaio il ministero degli Esteri ucraino ha accusato la Russia di aver bombardato la città per diversi giorni. In risposta, il portavoce del presidente russo, Dmitry Peskov, ha detto che la situazione in Avdejevka è stata provocata da reparti autonomi sotto la copertura dell’esercito ucraino. “Ci sono prove credibili che suggeriscono che ieri (30 gennaio – Ed.). i gruppi autonomi hanno tentato di attaccare il territorio controllato dalle repubbliche del Donbass. Hanno attraversato la linea di contatto con il supporto di artiglieria, e le milizie del Donbass hanno dovuto respingerli, per difendere il territorio” – ha detto Peskov.

La missione OSCE ha assunto una posizione neutrale. “Abbiamo difficoltà con accesso su entrambi i lati della linea di conflitto, e ci siamo convinti che le azioni provocatorie da entrambe le parti sono la principale causa di quanto sta accadendo” – ha affermato il vice capo missione Alexander Hug parlando all’emittente “TV pubblica Donbass”.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha esortato le parti in conflitto a cessare immediatamente il fuoco. Ieri, su iniziativa della parte ucraina, si è tenuta una sua riunione a porte chiuse. Una riunione aperta è prevista invece per domani 2 febbraio. Oggi nel pomeriggio è prevista a Minsk una riunione del gruppo di contatto trilaterale sul Donbass.

Domenica scorsa, a causa degli accadimenti ad Avdejevka, Poroshenko ha immediatamente interrotto la sua visita a Berlino. Molti esperti ucraini hanno notato la coincidenza tra la visita del presidente ucraino e il deterioramento della situazione nel Donbass.

«L’incontro di Poroshenko con la Merkel era stato fissato per il 30 gennaio. Il colloquio si prospettava estremamente difficile. La Merkel voleva far capire a Pëtr Alekseevich cosa succede a chi vuol sabotare gli accordi di Minsk – ha scritto su Facebook il presidente del Centro ucraino per le consulenze d’innovazione (KDA) Dmytrij Korniychuk. – Ed ecco che, per una strana coincidenza, alla vigilia della visita di Poroshenko, i miliziani della DNR decidono di prendere la zona industriale di Avdejevka. Lanciano un massiccio bombardamento con armi pesanti vietate dagli accordi. Inoltre, per la stessa strana coincidenza, il giorno dopo, proprio durante i colloqui tra Poroshenko e Merkel, si raggiunge l’apice dei combattimenti che hanno messo Avdejevka sull’orlo di una catastrofe umanitaria. E invece della ramanzina della Merkel, Poroshenko mette in risalto i combattimenti ad Avdejevka, dicendo: ma quali accordi di Minsk, se è in corso una carneficina! Più tardi c’è una conferenza stampa. E la Merkel non fa nessuna dura osservazione. Più tardi ancora Poroshenko interrompe la visita in Germania, e su un cavallo bianco torna di nuovo in Ucraina per salvare Avdejevka. La domanda è: chi avrebbe beneficiato della provocazione ad Avdejevka? E che cos’è la vita di qualche decina di soldati e di un paio di civili nel gioco globale?».

La “rioccupazione strisciante”

La situazione dal punto di vista della politica estera si svolge per Kiev in due modi diversi. Da un lato, i partner europei hanno altro a cui pensare che gli accordi di Minsk – in Francia e Germania si stanno preparando per le elezioni. D’altra parte, non si sa come si comporterà l’alleato principale di Kiev – gli Stati Uniti. Donald Trump non ha ancora espresso il suo parere, anche se ieri il Dipartimento di Stato ha esortato a fermare le violenze ad Avdejevka. Secondo la Süddeutsche Zeitung, che si riferisce a fonti nel governo tedesco, Kiev conta che la catastrofe umanitaria ad Avdejevka si inasprirà a tal punto che impedirà al presidente degli Stati Uniti di ammorbidire le sanzioni anti-russe. “Berlino sostiene che Poroshenko è capace di tutto pur di evitare la revoca delle sanzioni contro la Russia” – osserva il giornalista Stefan Braun. Inoltre, sulla base delle informazioni degli osservatori dell’OSCE, egli nota che le autorità tedesche hanno presente che “i militari ucraini stanno cercando prima di tutto di cambiare la linea del fronte a loro favore”.

A Kiev oramai nessuno nasconde il fatto che le autorità ucraine non hanno nessuna intenzione di rispettare gli accordi di Minsk. E sempre più spesso si sente dichiarare che il Donbass ucraino verrà liberato. Ad esempio, secondo il ministro degli Interni Arsen Avakov, ciò accadrà quest’anno. Naturalmente, tali dichiarazioni somigliano spesso a propaganda; tuttavia, la maggioranza delle crisi recenti nel Donbass è collegata a tentativi dell’esercito ucraino di spostare la linea del fronte. In qualche punto avanzandola di 100-200 metri all’interno della zona neutrale, in qualche caso di qualche chilometro. Questo viene affermato non solo dai soldati delle repubbliche non riconosciute, ma anche dall’OSCE, come ha scritto la Suddeutsche Zeitung. Per esempio, la stazione di filtraggio di Donetsk si trova quasi sulla linea del fronte, e secondo gli accordi tra le parti nessuno ci si deve avvicinare a meno di 1,5 chilometri. Tuttavia, in un rapporto del 22 gennaio, la missione di monitoraggio dell’OSCE ha riferito dello spostamento delle posizioni ucraine nei pressi della stazione: «21 gennaio – la pattuglia della missione speciale di monitoraggio ha notato la presenza della bandiera nazionale ucraina su una delle posizioni a una distanza di circa 200 metri a est dall’impianto di filtraggio di Donetsk».

La conferma più eclatante dei tentativi di cambiare i “confini” sono i combattimenti di dicembre presso Debaltsevo. Allora le Forze Armate dell’Ucraina sono riuscite a impadronirsi di alcuni punti strategici. Curiosamente, a Kiev non negano il tentativo di occupare il territorio. Già a luglio, il parlamentare ed esperto militare Dmitry Tymchuk ha commentato su Facebook l’avanzata di quattro chilometri dell’esercito ucraino verso Donetsk. «Il processo della cosiddetta rioccupazione strisciante, quando facciamo arretrare gradualmente i miliziani e prendiamo qualche territorio, dovrebbe essere svolto con molta attenzione. È necessario orientarsi precisamente sulla linea difensiva, istituita sulla base del “Minsk-2” – ha scritto Tymchuk. – E’ noto che uno dei contrasti del secondo accordo di Minsk è proprio la linea di demarcazione. Secondo Kiev, durante l’inverno del 2015 l’esercito ucraino ha perso il territorio di circa 1,5 chilometri quadrati, e quindi insiste sul ritorno alla vecchia linea di demarcazione. Per questo, le autorità ucraine non considerano una violazione i tentativi di riprendere i territori persi». E’ ciò che ha scritto Tymchuk. Ma si tratta di territori di importanza strategica per l’esistenza delle repubbliche del Donbass. Lo stesso Debaltsevo è il più grande snodo ferroviario, che collega la DNR e l’LNR alla Russia. Inoltre, questa “appendice” s’incunea nel DNR, e la sua rioccupazione dà la possibilità all’esercito ucraino di creare una testa di ponte per accerchiare sia Gorlovka che Donetsk. Però, anche là dove non ci sono stati contrasti su dove deve passare la linea del fronte, il suo tracciato è alla base dei conflitti in corso. Il fronte passa lungo le periferie di Donetsk e di Gorlovka, che sono costantemente minacciate dai bombardamenti o dall’avanzata del nemico. La distanza dalle posizioni dell’esercito ucraino al centro della città è di circa 10 chilometri e la comparsa di cannoni da 120 mm sulle posizioni comporta serie conseguenze per la DNR. Ciò che succede di tanto in tanto.

Un altro motivo di attivismo delle truppe ucraine nell’area di Donetsk e di Gorlovka è la presenza nei pressi della linea del fronte di vie di importanza strategica. Ad esempio, la strada tra queste due città, che collega anche la capitale della DNR con Lugansk e con la Russia, si trova in diversi tratti sotto tiro dei militari ucraini. Una situazione simile si è creata nei pressi di Stakhanov dopo l’attacco delle forze ucraine verso Debaltsevo, che hanno occupato le alture sopra la strada per Stakhanov.

Non tutti i tentativi dell’esercito ucraino riescono, ma Kiev sta cercando di spremere il massimo da tutto. Se un’operazione fallisce, le forze delle repubbliche non riconosciute e la Russia vengono immediatamente accusate della provocazione e della violazione degli accordi di Minsk. La situazione in Avdejevka e la battaglia di dicembre a Debaltsevo ne sono la conferma. Queste tattiche militari ucraine testimoniano non solo l’intenzione di ripristinare la vecchia linea di demarcazione: l’esercito ucraino sta ovviamente cercando di occupare anche le posizioni che in futuro potrebbero svolgere un ruolo chiave nel destino delle repubbliche del Donbass. Soprattutto perché l’esercito ucraino è cambiato: in oltre due anni e mezzo, ha avuto un’esperienza di combattimento, e con il sostegno dell’Occidente non è più quello che era nell’estate 2014, quando ci fu la sacca di Ilovajsk, e neanche quello del gennaio 2015, quando fu sconfitto a Debaltsevo.

Il ritorno dello scenario croato

Nelle future azioni di Kiev nel Donbass, molto sarà senz’altro determinato dalla posizione dell’Occidente. Ed è su questo che punta Poroshenko. Ciò nonostante, non cambia il desiderio di Kiev di risolvere il problema del Donbass non secondo gli accordi di Minsk ma in base a uno scenario croato. Almeno così dicono sempre più spesso negli ultimi mesi i politici ucraini. “Alla fine arriveremo alla variante croata” – ha dichiarato a fine dicembre il capo dell’amministrazione della regione di Donetsk Pavel Zhebrivskyi. La possibile volontà delle autorità ucraine di restituire il potere sul Donbass è attestata anche dai loro contatti con il governo croato, che a novembre ha istituito un gruppo speciale di consulenza.

Ricordiamo che nel 1990 le autorità croate hanno proclamato una politica indipendentista, senza voler concedere un’autonomia ai serbi locali. In risposta, i serbi hanno tenuto un referendum sull’autonomia e nel 1991 hanno annunciato la creazione della Repubblica Serba di Krajina e in tre regioni della Croazia, venendo sostenuti da Belgrado. In seguito, tra serbi e croati iniziarono gli scontri, che nel 1992 furono in parte fermati dai caschi blu dell’ONU, che furono dislocati lungo i confini della nuova repubblica. All’inizio del 1995, gli Stati Uniti elaborarono il piano di pace Zagabria-4. Tuttavia, esso non ha funzionato, perché nemmeno lo status di autonomia dei Serbi di Krajina entro ii confini della Croazia soddisfaceva le autorità. Allo stesso tempo, nei quattro anni di indipendenza della Krajina serba, l’esercito croato ha subìto una radicale riorganizzazione e riarmo. Per questo, il governo croato era orientato verso una soluzione militare del conflitto. Il 4 agosto 1995 l’esercito croato lanciò l’operazione “Tempesta”, nella cui pianificazione era coinvolta una compagnia militare privata americana, e che impiegò i dati dell’intelligence della NATO. Da venerdì a lunedì 150 mila militari delle forze di sicurezza occuparono il territorio della Krajina serba, dove li fronteggiavano 40 mila membri della milizia locale. Dopo la sconfitta della Repubblica, circa 230-250 mila serbi della Croazia lasciarono i propri territori. Il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia ha riconosciuto che lo scopo dell’operazione “Tempesta” era cacciare i serbi dai loro territori e ripopolarli con i croati. La comunità occidentale chiuse gli occhi sulla pulizia etnica, e gli unici a protestare furono Belgrado e Mosca.

Oggi, l’operazione è considerata esemplare per la rapidità con cui l’esercito croato si impadronì della Krajina serba. Ma non fu esattamente così. Per esempio, il 4 agosto l’assalto di Petrinja da parte della 2a Brigata fallì, e i croati furono costretti a ritirarsi. Lo stesso accadde in diverse direzioni. In serata, quattro aerei della NATO attaccarono le posizioni antiaeree serbe. Contro di loro, diversamente dalle forze aeree croate, la Krajina serba era impotente.

Ciò che unisce il Donbass con la Krajina serba è la preparazione strategica di un possibile attacco. Alla vigilia dell’attacco alla Repubblica di Krajina, l’esercito croato occupò le città di Glamoc e Bosanska Grahovo nell’odierna Bosnia-Erzegovina. Così, i croati semi-accerchiarono il sud della Krajina serba, ed ebbero la possibilità di sferrare il colpo nelle retrovie, da sud-est. Lo stesso vantaggio avrebbero ottenuto gli ucraini se fossero riusciti a prendere Debaltsevo.

Oggi, la differenza tra la Croazia e l’attuale Ucraina è che Kiev non ha compiuto la svolta economica promessa, e il paese si dibatte in una profonda crisi economica. Per questo non gli bastano le forze né la volontà politica per risolvere il problema del Donbass. A Kiev lo riconoscono. “Anche se si prende una decisione strategica per realizzare lo scenario croato, ci vorranno decenni per riprendere il Donbass e la Crimea” – dichiara in un’intervista l’ex-consigliere del capo del Consiglio di sicurezza ucraino Markiyan Lubkivsky, stretto collaboratore del falco ucraino ed ex capo del Consiglio di sicurezza Valentin Nalyvaychenko.

Tuttavia, la rioccupazione strisciante del Donbass continua, e la situazione ad Avdejevka ne è l’esempio. Inoltre, a Kiev si ritiene che il mantenimento delle sanzioni continuerà a indebolire la Russia, ed è possibile che Mosca un giorno si rifiuti di sostenere il Donbass. La Krajina serba, quando l’esercito croato attaccò, fu lasciata senza aiuto da Belgrado. Quindi anche un disastro umanitario ad Avdejevka, con cui le autorità ucraine stanno cercando di influenzare la posizione di Donald Trump, si inquadra bene nell’applicazione dello scenario croato per il Donbass.

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Articolo pubblicato su Eadaily il 1/2/2017

Traduzione in italiano a cura di Elena per Sakeritalia.it

http://sakeritalia.it/ucraina/kiev-prepara-uno-scenario-croato-per-il-donbass/

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