EUROINTELLIGENCE: VERSO LA FINE DELL’INDIPENDENZA DELLE BANCHE CENTRALI

Wolfgang Munchau su Eurointelligence commenta il forte richiamo dell’amministrazione Trump alla Federal Reserve perché anteponga l’interesse nazionale e il primato della politica alle regolamentazioni finanziarie concordate con istituzioni mondialiste prive di trasparenza e di responsabilità. Giustamente questo atto d’accusa è interpretato come un segnale della fine di un’epoca, quella liberista, basata sul dogma dell’indipendenza delle banche centrali e sul potere indiscusso di istituzioni finanziarie irresponsabili come il Comitato di Basilea.  Munchau osserva come questo tema rivesta un notevole interesse anche per l’eurozona e in particolare per la Grecia.  Ma è molto importante anche per il nostro paese, in quanto una revisione ad hoc delle regole di Basilea sta per portare inevitabilmente il Governo italiano a intraprendere la strada del commissariamento da parte della Troika.

 

Di Wolfgang Munchau, 3 febbraio 2017

La lettera inviata da Patrick McHenry a Janet Yellen può essere considerata come l’inizio della fine dell’era della banca centrale indipendente e del coordinamento finanziario globale – e quindi di grande rilevanza anche per la zona euro

Una delle lezioni della storia è che ogni nuova era porta con sé i semi della propria distruzione, e non è difficile vedere dove porteranno  i semi  di questo esperimento populista negli Stati Uniti. Ma ci sono due avvertimenti da tenere presenti: potrebbe volerci molto più tempo di quanto si possa sperare. E alcune delle cose che succederanno saranno permanenti.

Una delle due cose che rimarranno, a nostro avviso, è l’indebolimento del potere delle istituzioni economiche indipendenti. La grande epoca dell’indipendenza delle banche centrali, essenzialmente una conseguenza della larga diffusione della dottrina economica neo-keynesiana, sta volgendo al termine. Questo è il vero significato della lettera a Janet Yellen di Patrick McHenry, il Vice presidente del Comitato per i servizi finanziari alla Camera dei Rappresentanti.

Questa lettera è l’ atto d’accusa più diretto mai visto finora contro l’eccessiva indipendenza della banca centrale.

“Nonostante il chiaro messaggio del Presidente Donald Trump di dare priorità all’interesse dell’America nei negoziati internazionali, sembra che la Federal Reserve stia continuando a negoziare norme internazionali in materia di regolamentazione delle istituzioni finanziarie con burocrati globali all’estero, senza trasparenza, senza risponderne a nessuno, e senza avere l’autorità per farlo”.

La lettera definisce una politica che dà priorità all’America anche nella finanza internazionale. Mette in discussione la partecipazione degli Stati Uniti a tre organismi specifici: il Comitato di Basilea, il Consiglio per la stabilità finanziaria e l’Associazione Internazionale degli organi di vigilanza del settore assicurativo.  McHenry osserva che questi organismi internazionali penalizzano gli Stati Uniti in settori quali i requisiti patrimoniali, le assicurazioni, i derivati, e la gestione dei rischi sistemici e degli asset.  McHenry critica anche la mancanza di trasparenza di queste organizzazioni.

“Spetta a tutte le istituzioni sostenere l’economia americana e mettere in discussione gli accordi internazionali che stanno minacciando i posti di lavoro negli USA. Di conseguenza, la Federal Reserve deve cessare ogni tentativo di negoziare regole vincolanti che gravano sulla nostra attività economica  fino a quando il Presidente Trump non avrà l’opportunità di scegliere e nominare funzionari che abbiano come priorità l’interesse dell’America.”

Questa lettera è di grande rilevanza per diversi motivi. Rimette i banchieri centrali al posto che loro spettava – indipendenti solo nel campo ristretto delle operazioni di politica monetaria, non nella definizione degli obiettivi. Si è trattato della più chiara direttiva politica a una banca centrale che abbiamo mai visto. Dice alla FED di non immischiarsi in faccende che non la riguardano – il che restringe il campo più di quanto si pensi.

La seconda implicazione è che l’era della cooperazione finanziaria globale è finita. Se gli Stati Uniti considerano che gli organismi di coordinamento finanziario internazionale non agiscono più nell’interesse degli USA, questi enti perderanno la loro importanza.

La domanda che ci dobbiamo porre è quale sarà l’impatto di questo atteggiamento sulle altre istituzioni internazionali, in particolare il FMI e la Banca Mondiale. L’amministrazione Trump insisterà perché il FMI si tiri fuori dalla Grecia immediatamente, soprattutto in considerazione del giudizio dello staff del FMI sulla politica dell’eurozona in Grecia? Ci sembrerebbe molto plausibile. E anche il senso della Banca Mondiale sembra poco coerente con la strategia dell’“America First” di Trump.

Questa nuova era di nazionalismo economico in cui stiamo entrando probabilmente non durerà. Ma crediamo che il ridimensionamento del ruolo delle banche centrali sarà un’eredità di Trump destinata a durare.

 

http://vocidallestero.it/2017/02/04/eurointelligence-verso-la-fine-dellindipendenza-delle-banche-centrali/

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