UN’ANALISI DELLE ELEZIONI OLANDESI: CHI HA VINTO VERAMENTE?

Dal blog dell’economista Domenico Mario Nuti, riportiamo questa analisi del voto olandese di Michael Ellman, docente dell’Università di Amsterdam. Secondo Ellman, le elezioni nei Paesi Bassi sono state una vittoria della politica mainstream, ma per arrivare a questo risultato i partiti tradizionali hanno dovuto far propri i temi del temuto populista Wilders, che è comunque ben lungi dall’aver perso. Il vero sconfitto di queste elezioni è il partito socialdemocratico PvdA (tra le cui file siede il falco Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo), che, punito dai suoi elettori per avere accettato l’austerità ed essere diventato un partito liberale, ha perso oltre il 75% dei propri seggi, confermando che a lungo termine le politiche di destra avvantaggiano solo la destra. In tutto questo, Bruxelles ha ben poco da rallegrarsi, dato che il nuovo governo avrà un’impronta più nazionalista e sarà ostile a qualsiasi progetto di ulteriore integrazione o espansione della UE.

di Mario Nuti, 16 marzo 2017

Le elezioni olandesi del 15 Marzo sono state ampiamente interpretate come una “sonora sconfitta” per il populismo. È molto difficile conciliare questa interpretazione con un governo che perde 37 seggi (dei quali, 8 dei 41 seggi del VVD di Rutte, nonostante si sia spostato verso il programma di Wilders – “Sii normale o vattene” – e 29 dei 38 del Partito Laburista PvdA), ovvero quasi la metà dei suoi precedenti 79 seggi. Rutte avrà bisogno di nuovi alleati per formare un governo. Il Partito di Geert Wilders invece ha guadagnato 5 seggi ed è cresciuto di un terzo diventando il secondo partito olandese. “Tutti sono autorizzati ad avere le proprie opinioni, ma non i propri fatti” (Daniel Patryick Moynihan). Così ho chiesto al professor Michael J. Ellman, dell’Università di Amsterdam, il suo giudizio sul risultato. Di seguito c’è la sua risposta, che trovo particolarmente illuminante, e che ho il permesso di riprodurre come post ospite su questo blog, cosa di cui lo ringrazio molto.

Da Michael Ellman (16 marzo 2017)

Di seguito ti riporto quel che mi sembra, con il caveat che al momento abbiamo solo risultati preliminari e che quelli definitivi potrebbero essere piuttosto differenti.

  1. L’affluenza è cresciuta significativamente. Questo indica che in aggiunta alle persone che usualmente votano, hanno votato altre persone che volevano fortemente esprimere la loro disapprovazione per le politiche della coalizione al governo e altre ancora che volevano far sentire forte la loro paura nei confronti di Wilders.
  2.  La coalizione che ha governato dalle ultime elezioni (nel 2012) ha perso male. Sono precipitati da una maggioranza (79 su 150 seggi al Parlamento) ad una minoranza di soli 42 seggi. Questo indica che la maggioranza della popolazione rigetta le politiche degli ultimi quattro anni (ortodossia fiscale/austerità).
  3. Il principale sconfitto è il tradizionale Partito socialdemocratico, il Partito laburista o PvdA dalle sue iniziali in olandese. Questo partito ha giocato un ruolo maggiore nella politica olandese fin dal 1945 ma se l’è passata terribilmente male in queste ultime elezioni. Penso che la ragione principale sia il fatto che il PvdA era il partito minore nella coalizione e ha accettato l’ortodossia fiscale/austerità che ha colpito molti dei suoi elettori tradizionali, che hanno votato altrove per esprimere la propria insoddisfazione. Da molti anni il PvdA è diventato un partito del tipo “New Labour” e non è una casa per le vittime della globalizzazione. Questo non ha fatto piacere ai suoi elettori tradizionali. Culturalmente, il partito inoltre è liberale, cosa che non è gradita a molti dei suoi sostenitori storici.
  4. Il primo ministro Rutte può sentirsi soddisfatto di se stesso. Anche se la coalizione che guidava ha perso malamente, il suo partito non se l’è passata così male, perdendo soltanto un quinto dei suoi elettori e diventando di gran lunga il partito più grande (alle ultime elezioni era soltanto poco davanti al partito Socialdemocratico). Per di più, molti dei voti persi sono andati ai Cristiano Democratici che sono ideologicamente vicini al suo partito. Inoltre, il partito di Rutte ha fatto sostanzialmente meglio del partito di Wilders. Il risultato è che il partito di Rutte giocherà un ruolo predominante nelle negoziazioni per formare la nuova coalzione.
  5. I partiti mainstream hanno vinto i due terzi (102) dei seggi. Questo indica che la politica e la società olandesi sono abbastanza stabili. Le negoziazioni per la coalizione potrebbero tranquillamente prendere qualche settimana (è abbastanza normale), ma il governo che ne risulterà sarà un governo mainstream.
  6. L’elezione è stata combattuta per lo più sul terreno culturale/identitario. I temi economici tradizionali hanno giocato un ruolo minore. L’identità nazionale olandese, il ruolo delle minoranze etniche nei Paesi Bassi, l’immigrazione e il ruolo dell’Olanda nella UE sono stati i temi principali. (Ovviamente l’immigrazione ha anche un aspetto economico). Il governo che si formerà sarà molto scettico sui piani per aumentare l’integrazione della UE o sull’espansione a nuovi membri (nei due referendum in passato, sulla proposta di costituzione della UE e sull’accordo commerciale con l’Ucraina, la maggioranza dei votanti ha respinto l’opzione preferita dalla UE). Questo, tra l’altro, significa che l’Olanda sarà ostile ai piani sull’unione bancaria nella UEM o all’unione di trasferimento. Uno dei sei paesi fondatori della UE adesso si oppone ad una integrazione più profonda.
  7. Per vincere e sconfiggere Wilders, Rutte si è impossessato di alcuni dei suoi temi principali. La necessità che gli immigrati e i loro discendenti si assimilino, se vogliono essere benvenuti, abbandonino alcune delle loro consuetudini e accettino quelle olandesi, sono state fortemente rimarcate da Rutte. Anche la posizione che ha tenuto contro i ministri turchi che volevano tenere comizi elettorali all’aperto in Olanda è piaciuta alla gente e probabilmente gli ha fatto guadagnare voti.
  8. Anche se Wilders può essere contento che alcuni dei suoi temi siano entrati nel mainstream e siano adesso ripetuti dal Primo Ministro, dovrebbe essere insoddisfatto del risultato. È vero che il numero di seggi del suo partito è cresciuto di un terzo. Tuttavia, considerato che prima si pensava che il suo partito avrebbe potuto emergere come il più grande, rimane di gran lunga dietro il partito di Rutte (20 a 33). Perciò Wilders non ha la minima possibilità di entrare nel governo e diventare ministro.
  9. L’altro partito populista (che ha meno pubblicità fuori dall’Olanda) è il Partito Socialista. È un partito tradizionale di sinistra a favore di maggiore spesa pubblica, salari più alti, affitti più bassi, tasse più alte per i ricchi e per le aziende etc etc. Sembra che scenderà da 15 a 14 seggi.
  10. Il risultato del piazzamento relativamente mediocre dei due partiti anti-sistema è che la politica consueta, sottoposta ad uno spostamento culturale/nazionalista verso destra, ha vinto. Per Bruxelles questo può essere rassicurante, ma la mancanza di sostegno all’ulteriore espansione e integrazione della UE, e la generale accettazione di un atteggiamento più nazionalista non sembra così positivo [per la UE, ndt].
  11.  Al momento è molto incerto prevedere su quali politiche la nuova coalizione troverà un accordo (in Olanda i partiti che formano una coalizione devono concordare sulle politiche, specificate in un Accordo di Coalizione scritto e dettagliato, prima che il nuovo governo sia formato e prenda l’incarico – nel frattempo i vecchi ministri rimangono in carica, ma ci si aspetta che non prendano nessun provvedimento radicale). Rimane da vedere fino a che punto il rigetto popolare dell’austerità e la preoccupazione per l’identità nazionale influenzerà le future politiche.

http://vocidallestero.it/2017/03/18/unanalisi-delle-elezioni-olandesi-chi-ha-vinto-veramente/

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