Come la carestia è diventata un’arma che il ricco e potente usa contro il povero

Come la carestia è diventata  un’arma che il ricco e potente usa contro il povero

Quando la carestia in alcune regioni del mondo è provocata da calamità naturali, questi eventi attivano automaticamente un senso universale di compassione, e il desiderio di fornire ogni possibile mezzo di assistenza a quelle povere anime che muoiono di fame. Ma quando la fame è il risultato diretto di giochi politici di gruppi finanziari e militari occidentali, scatenano la rabbia verso queste manovre disumane.

I continui tentativi dei particolari gruppi di interessi di far sparire le prove dei casi di enormi carestie, hanno provocato la rabbia che si è manifestata nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulla più grande crisi umanitaria dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Questa situazione ha messo circa 20 milioni di persone in Yemen, Sud Sudan, Somalia e Nigeria sull’orlo della morte per fame. Come è stato segnalato in precedenza dall’Unicef, circa 1,4 milioni di bambini sono stati messi di fronte alla “imminente morte” per fame solo quest’anno. Le guerre civili, le guerre di aggressione e le attività terroristiche nei paesi indicati hanno praticamente distrutto le infrastrutture civili, ed hanno determinato l’inizio di un esodo di massa.

 

Yemen

Lo Yemen in questi giorni è il paese più povero del mondo Arabo. L’arabia Saudita, sostenuta dall’Occidente, ha bombardato lo Yemen per anni, creando così una catastrofe umanitaria senza precedenti. L’ONU esprime preoccupazione per l’attuale situazione del paese, ma non dobbiamo dimenticare che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è rimasto vittima degli intrighi politici dei Sauditi, degli Americani e dei Britannici adottando la Risoluzione 2216, che ha dato il via all’attuale intervento militare straniero in questo paese.

Tuttavia, i Generali Arabi non si sono sentiti  vincolati nella loro interpretazione della Risoluzione ONU 2216, che ha provocato la chiusura dell’aeroporto internazionale di Sana’a, ed un embargo imposto dalla cosiddetta coalizione internazionale, che ha privato la popolazione di questo povero paese dell’accesso al cibo ed alle forniture mediche. Le scorte di grano e di altri prodotti stanno scomparendo davanti agli occhi degli Yemeniti, così come le banche estere rifiutano le transazioni finanziarie di istituzioni locali. Come risultato, circa 14 milioni di persone, praticamente l’80% della popolazione, hanno un disperato bisogno di aiuti alimentari. Di questi, 2 milioni di persone e 400.000 bambini sono in pericolo di morte per fame. Ogni tipo di assistenza possibile deve essere fornita agli Yemeniti, con la massima urgenza.

Non sarebbe un’esagerazione affermare che l’Arabia Saudita, insieme con i suoi sponsor occidentali che continuano la loro aggressione militare contro questo stato, rappresentano la condanna per tutta la popolazione dello Yemen ad una dolorosa straziante morte.

Se le spedizioni di armi a Riyadh da parte di Washington e Londra si interrompessero bruscamente, il Regno non avrebbe alcuna possibilità di portare avanti la sua aggressione, dato che si basa essenzialmente su bombardamenti aerei che non solo distruggono le capacità militari yemenite, ma anche strade e altre infrastrutture civili. Nel caso in cui Riyadh perdesse la capacità di effettuare attacchi aerei, questa distruzione sarà destinata a fermarsi. Nel periodo 2015-2016 Riyadh ha acquistato una quantità record di ordigni: il loro valore ammonta a circa 150 miliardi di dollari. Le uniche mosse che USA e Regno Unito hanno fatto finora per evitare la presumibile morte per fame di milioni di persone è stata una piccola riduzione del personale militare schierato in Yemen in assistenza alla coalizione Saudita.

 

Nigeria

Il nord-est della Nigeria è stato terrorizzato per anni da un brutale gruppo terroristico Boko Haram, che ha causato la morte di circa 20.000 persone e la  conseguente fuga dalle loro case di 2,6 milioni di persone. Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, circa 75.000 bambini in Nigeria potrebbero presto morire di fame, mentre altri 7,1 milioni di persone in Nigeria e nel bacino del Ciad si trovano ad affrontare la carestia a causa della rapida diminuzione delle scorte alimentari.

 

Sud Sudan 

Come conseguenza del conflitto armato causato da scontri religiosi, lotta per le ricchezze naturali e superiorità etnica, il paese ha assistito ad un brusco declino della produzione agricola. Circa 3,4 milioni di residenti del Sud Sudan sono già stati sfollati, mentre 200.000 sono fuggiti dal paese. Più di 250.000 bambini si trovano ad affrontare la carestia. Secondo il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, circa 100.000 abitanti del Sud Sudan si trovano ad affrontare una imminente morte per fame, mentre un altro milione è arrivato al punto di esaurimento. La situazione può aggravarsi rapidamente se il paese non inizia a ricevere aiuti umanitari in volumi sufficienti già da oggi.

Somalia

In Somalia, il cambiamento climatico sta creando i presupposti per una nuova catastrofe. Nel 2011, una terribile carestia provocata dalla catastrofe ambientale ha già provocato 260.000 morti. Questa situazione è ulteriormente aggravata da un intervento militare straniero lanciato da Stati Uniti, Etiopia, Kenya e dalla crescente influenza del gruppo terroristico di Al-Shabab.

Ma questi paesi non sono gli unici che si trovano ad affrontare la carestia: crisi simili potranno essere osservate presto in altri stati vittime sia dei fallimentari interventi militari occidentali che dai conflitti religiosi. Stiamo parlando di stati come la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan, l’Ucraina, la Libia, la Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Niger, Burundi, Mali e molti altri.

Non dobbiamo dimenticare che la carestia non ha nulla a che fare con la sfortuna sovrannaturale, dal momento che nella maggior parte dei casi è il risultato diretto di conflitti armati prolungati, che vengono guidati da potenti attori internazionali in tutto il mondo.

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Articolo di Grete Mautner pubblicato su New Eastern Outlook il 23 marzo 2017

Traduzione in italiano a cura di Hajduk per Sakeritalia.it

 

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