DDL Gambaro: arriva la Censura Online

DDL Gambaro: arriva la Censura Online

DDL Gambaro: arriva la Censura Online

Se foste stati eletti nelle liste di un movimento nato e cresciuto online, se poi fossero successi incidenti, vi avessero espulsi e aveste occupato la legislatura in un lungo pellegrinaggio fra i più cangianti gruppi parlamentari (Misto, Gruppo Azione Partecipazione Popolare, Italia Lavori in Corso…) per poi approdare alla corte di Denis Verdini (sì, il gruppo di Ascari inviati da Berlusconi in missione dall’altra parte dell’emiciclo per tenere in vita i vari governi del PD)…

Se aveste votato la fiducia a qualsiasi ipotesi di governo avesse il coraggio di presentarsi alle camere, e se nonostante questo, a legislatura ormai agli sgoccioli, vi trovaste senza una reale possibilità di essere ricandidati, cosa fareste?

Mettereste la faccia su un disegno di legge che abolisce la libertà di espressione imponendo la censura sui nuovi media? La risposta dipende evidentemente da molti fattori, fra cui il vostro appetito, il vostro amor proprio, ed ovviamente la qualità della vostra faccia. La senatrice Gambaro, per fare un esempio, ha questa faccia qui:

Prendiamola alla larga. Con sentenza n. 54.946/16 la Corte di Cassazione ha stabilito che risponde penalmente il gestore del sito internet che consente la pubblicazione di un commento dal contenuto diffamatorio nei confronti di terzi. Diciamo questo per sgombrare ogni dubbio: gli strumenti legali per difendere i diritti fondamentali delle persone esistono già, e sono tranquillamente applicati dall’ordinamento. Ma qui non si sta parlando, evidentemente, di questo.

Quello uscito dal cilindro ieri è un disegno di legge (che vi invitiamo a consultare tenendo un sacchetto assorbente, di quelli che si trovano in areo infilati nel sedile davanti, sotto mano, cliccando qui) la cui unica finalità è quella di ammazzare ogni critica e di consolidare un nuovo autoritarismo.

Riassunto degli ultimi 30 anni per i distratti: fine dell’URSS, offensiva del capitale sul lavoro, tradimento dei chierici della sinistra parlamentare ed extraparlamentare convertitasi al dogma Liberismo & NATO & Unione Europea & Euro, esplosione del debito pubblico, esplosione del debito privato, disintegrazione della compagine sociale, vi facciamo paura “arriva Putin!” ma dopo un anno non se la beve più nessuno. Ci siete? Avete vissuto nello stesso mondo in cui ho vissuto io? OK, andiamo avanti.

Oggi siamo al punto in cui se tanto tanto il cittadino capisce quello che è successo (e lo può fare solo online, visto che i media mainstream sono una versione glamour del Volkischer Beobachter), si organizza e vota anche Attila pur di punire i responsabili del disastro. Contromisura: impedirgli di votare (vari papocchi elettorali con premi, sbarramenti e magheggi assortiti) impedirgli di informarsi (un saluto alla senatrice Adele) e, quando poi ci saranno le sommosse (perché ci saranno, anche se noi non ce le auguriamo*) esercito europeo. In due parole: regime e repressione. Tutto chiaro? Speriamo di si.

E’ il momento di entrare nel merito. Siamo di fronte ad una proposta di legge che entrerà in vigore fra tre mesi, fra un anno o mai a seconda del grado di priorità che le verrà assegnato dal governo, che non si è ancora espresso sul punto. Visto che questo testo è un mostro giuridico da competizione mondiale, possiamo contare sul fatto che nel corso dei lavori parlamentari cercheranno di pettinarlo, di fargli indossare un frac, e di presentarlo come un affabile gentiluomo. Nella sostanza, però, repressione era e repressione rimarrà.

Sarà importante la reazione che la cittadinanza riuscirà a dispiegare alla notizia e che verrà certamente misurata dai reali promotori (per trovare i quali bisogna partire dalla Senatrice Adele -acqua- salire alla Presidente Boldrini -acqua- e poi al Parlamento Europeo -fuochino- al Partito Democratico USA -fuoco- all’establishment che gestisce il mainstream -fuochissimo-). Se sarà fiacca prenderanno coraggio, se sarà veemente rimetteranno con gesto elegante il topo morto nella tasca da cui è uscito (quella della Senatrice) e diranno che scherzavano.

L’impianto del progetto di legge si basa sostanzialmente su tre articoli:

Art. 1: € 5.000 di multa per chi pubblica “attraverso piattaforme informatiche” (quindi non organi di stampa ufficiali: la chiameremo clausola salva Goracci) notizie “false, esagerate, tendenziose, che riguardino dati o fatti manifestamente infondati o falsi”. Capito? L’”esagerazione” e la “tendenziosità” diventano reati. Sull’”antipatia” stiamo lavorando… ah già. Sull’antipatia non si può o finisce dentro tutta la maggioranza parlamentare.

Art. 2: € 5.000 di multa e minimo 12 mesi di reclusione  anche per “chiunque… svolga una attività tale da recare nocumento agli interessi pubblici o da fuorviare settori dell’opinione pubblica, anche attraverso campagne con l’utilizzo di piattaforme informatiche”. Montepremi raddoppiato (€ 10.000 e due anni di reclusione) per le campagne volte a “minare il processo democratico, anche a fini politici” (chi sa quali altri fini ci dovrebbero essere per minare il processo democratico… fare colpo sulla fidanzata?).

Art. 4: obbligo di comunicazione al Tribunale e di pubblicità della identità del responsabile del sito, ovvero il soggetto poi destinatario delle attenzioni di cui agli art. 1 e 2 (senza esclusione della responsabilità di eventuali autori terzi).

In sostanza: se passa questa roba, la controinformazione è finita, morta, kaputt.

E’ sempre divertente vedere dispiegarsi nella pratica il paradosso filosofico a monte di tutto il progetto europeo (ne abbiamo parlato qui): quello di una struttura che pone il rifiuto di qualsiasi verità trascendente come pietra fondante della propria architettura che poi si arrabatta per affermarsi come  unica detentrice della verità e quindi reprimere tutto ciò che le si oppone. In questo caso ecco i “democratici” alla presa con la creazione di reati orwelliani intesi a punire “opinioni che se pur legittime rischiano di apparire più come fatti che come idee” (relazione introduttiva), “informazioni atte a fuorviare l’opinione pubblica”, “campagne d’odio e miranti a minare il processo democratico anche a fini politici”. Non ci vuol certo un consigliere di Cassazione per capire che si tratta di una pietanza avvelenata, cucinata per ammazzare la libertà di opinione assieme la principio di legalità [spiegone tecnico: il nostro sistema si basa(va) sul principio di legalità, a sua volta articolato nell’obbligo di tassatività e determinatezza della norma penale. La determinatezza concorre a chiudere l’insieme dei reati, impedendo al Giudice di crearne di nuovi in via interpretativa. La tassatività vieta al Giudice di ricorrere a strumenti che consentono l’applicazione delle norme penali al di fuori delle fattispecie astratte descritte dalle stesse, ossia il divieto di analogia. Fine della tassatività e della determinatezza, fine della legalità, fine della democrazia].

Ora abbiamo due problemi. Primo: vi immaginate il trattamento che riceverebbe sulla nostra stampa un parlamentare, diciamo Turco o Russo, che presentasse una proposta di legge del genere? Fine del mondo. Quindi in linea torica dovremmo aspettarci una levata di scudi proprio dagli operatori “ufficiali” dell’informazione, le vestali della democrazia. Questa levata però non ci sarà. Perché questa norma fa l’occhiolino in modo osceno ai giornalisti della stampa tradizionale, garantendogli una sorta di esclusiva ai remi della galera informativa a cui sono stati condannati. Da loro non possiamo attenderci alcun sostegno. Con le solite eccezioni che si contano sulle dita di una mano e che confermano la regola, gli sventurati risponderanno.

Secondo problema: se non facciamo molto rumore adesso il regime fa un passo avanti determinante nella sua affermazione. Se c’è una cosa che abbiamo imparato da questa storia è che l’informazione online è potente e fa paura. Utilizziamo questo potere: condividiamo questa informazione ed il nostro sdegno con tutti i mezzi in nostro possesso. Facciamogli capire che il prezzo in credibilità da pagare per toglierci il diritto al dissenso è troppo alto per le loro tasche, già da anni vuote, visto che questa moneta se la sono giocata tutta sulla roulette di Bruxelles. Condividiamo, commentiamo, dibattiamo in pubblico, in privato ed anche online. Oggi la lotta per la libertà si fa anche così. Ce lo stanno dicendo loro.

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Articolo di Marco Bordoni per SakerItalia.it

*specificazione ad usum del censore prossimo venturo;

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MOODY’S: ”L’USCITA DELL’ITALIA DALL’EURO NON LA PORTEREBBE AL DEFUALT” (DEUTSCHE BANK: EURO, ITALIA RISCHIO PRINCIPALE)

 

MOODY'S: ''L'USCITA DELL'ITALIA DALL'EURO NON LA PORTEREBBE AL DEFUALT'' (DEUTSCHE BANK: EURO, ITALIA RISCHIO PRINCIPALE)

MOODY’S: ”L’USCITA DELL’ITALIA DALL’EURO NON LA PORTEREBBE AL DEFUALT” (DEUTSCHE BANK: EURO, ITALIA RISCHIO PRINCIPALE)

BERLINO – “L’Italia e’ il ‘rischio principale’ della stabilita’ dell’euro”. Lo scrive il senior economist di Deutsche Bank Marco Stringa in un report, secondo quanto riporta l’agenzia internazionale Bloomberg, notizia passata “inosservata” dalla stampa italiana, come se fosse un fatto da nulla che Deutsche Bank accusi l’Italia di essere la principale minaccia alla tenuta dell’euro.

“La possibile divisione del Pd va monitorata con attenzione – prosegue l’economista di Deutsche Bank – poiche’ una spaccatura del partito avvantaggerebbe gli euroscettici. Inoltre il mercato potrebbe interpretare una scissione del Pd negativamente, facendo aumentare lo spread. Secondo l’analisi, la possibilita’ di uno sviluppo negativo in Italia nel breve e medio termine e’ maggiore di quello di una vittoria del Front National di Marine Le Pen alle presidenziali francesi. Comunque, anche se dovesse vincere la Le Pen, e’ difficile immaginare un risultato che non porti ad un contagio in Italia”.

E oltre alla Deutsche bank, anche le grandi agenzie di rating puntano i fari sul possibile “Italexit”, che però, nel caso di Moody’s non porterebbe per forza il Paese al default.

La settimana scorsa l’agenzia di rating Moody’s ha pubblicato un report dal titolo “Governo italiano: il rischio di uscita dall’euro rimane molto basso, ma le dinamiche politiche non sono prevedibili”. Moody’s ritiene molto bassa la probabilità che l’Italia esca effettivamente dall’euro, ma si noti bene: “non tanto per i sentimenti anti-euro ormai molto diffusi nell’elettorato, quanto piuttosto per la complessità della procedura di uscita dalla moneta unica”.

“L’elettorato italiano è il più euroscettico della zona Euro dopo Cipro – scrive Moody’s -: a dicembre del 2016 la Commissione europea ha pubblicato un’indagine basata su 17.535 interviste nei 19 Paesi membri per capire se l’euro venisse valutato come dannoso o positivo, e in Italia ben il 47% degli intervistati ha risposto di ritenerlo dannoso. Se aggiungiamo che i partiti no-euro, secondo un sondaggio pubblicato il 23 gennaio 2017, raggiungerebbero quasi il 50% (M5s a 29.3%, Lega Nord a 13.6% e Fratelli d’Italia al 3,5%), si vede come anche le prospettive elettorali diano un larghissimo consenso ai partiti che esplicitamente si dichiarano favorevoli all’uscita dall’euro o all’indizione di un referendum sulla permanenza dell’Italia nella moneta unica”.

Per contro, Moody’s ritiene poco probabile l’uscita dell’Italia dall’euro poiché ci sono dei vincoli istituzionali che andrebbero superati. “In particolare, – spiega Moody’s – sarebbero necessari i seguenti passaggi: una maggioranza favorevole al referendum anti-euro in entrambi i rami del Parlamento; una riforma costituzionale ad hoc che autorizzi l’indizione di un referendum consultivo (oggi i referendum sui trattati internazionali non sono ammessi, specifica Moody’s); un referendum che ratifichi la modifica della carta costituzionale e quindi un referendum consultivo sulla permanenza dell’Italia nell’euro”.

“Una procedura complessa, quindi, non impossibile da portare a termine ma comunque piuttosto difficile. Forse, comunque, ancor più che l’analisi, colpisce la conclusione del rapporto di Moody’s: “Euro area withdrawal would be likely, though not certain, to lead to Italy’s default” che tradotto letteralmente significa: l’uscita dall’area euro porterebbe probabilmente – ma non sicuramente – l’Italia al default. Cioè, se l’improbabile serie di eventi sopra descritti avesse luogo, il risultato finale per il nostro Paese potrebbe essere un default, ma anche no. Non è automatico che accada..

Questa è la prima ammissione in assoluto fatta da uno dei principali attori della scena fiannziaria mondiale al riguardo del fatto che l’uscita dell’Italia dall’euro non sarebbe equivalente all’immediata bancarotta del Paese. Che detto da chi – come Moody’s – è uno dei punti di riferimento globali dei mercati, non è davvero poco.

Insomma: secondo Moody’s arrivare all’Italexit è complesso, contorto e rischioso, ma si può fare.

 

http://www.ilnord.it

 

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L’IMPENSABILE E’ APPENA ACCADUTO IN SPAGNA

DI QUIJONES
wolfstreet.com

Intoccabile. Inviolabile. Immunità. Impunità. Questo è il genere di parole ed espressioni che sono spesso associate ai banchieri centrali di alto livello, i quali sono, per legge, in grado di operare praticamente al di sopra della legge delle giurisdizioni in cui operano.

Raramente sono a loro associate parole od espressioni come “imputato”, “accusato” o “sotto inchiesta”. Ma in Spagna, questa settimana, un tribunale ha prepotentemente rotto la tradizione.

 

All’interno della pluriennale indagine sul condannato IPO della banca-mostro spagnola Bankia – nata dai cadaveri purulenti di sette casse di risparmio già defunte – la corte nazionale di Spagna ha chiamato a testimoniare sei attuali ed ex amministratori della Banca di Spagna, compreso il suo ex governatore, Miguel Ángel Fernández Ordóñez, e il suo ex vice governatore (e attuale capo dell’Istituto per la stabilità finanziaria della Banca dei regolamenti internazionali), Fernando Restoy. È convocato per un interrogatorio anche Julio Segura, l’ex presidente della commissione regolatrice dei mercati finanziari della Spagna, la CNMV (l’equivalente spagnolo della SEC negli Stati Uniti).

I sei banchieri centrali ed il commissario finanziario sono accusati di aver autorizzato il lancio pubblico di Bankia nel 2011, nonostante i ripetuti avvertimenti della squadra di ispettori della Banca di Spagna sul fatto che il gruppo bancario non potesse “sopravvivere”.

Anche se finora sono solo stati chiamati a testimoniare, le prove contro i sette ex funzionari “pubblici” sembrano piuttosto convincenti. A testimoniare contro di loro sono due degli ispettori del Banco de España che hanno trascorso gli ultimi due anni indagando sul crollo di Bankia per conto del giudice che presiede il processo, Fernando Andreu. Ci sono anche quattro email da parte dell’ispettore della Banca di Spagna incaricato di sovrintendere l’IPO di Bankia, José Antonio Casaus, indirizzate al vicedirettore generale di vigilanza presso la Banca di Spagna, Pedro Comín, che esprimono molto chiaramente preoccupazioni circa i “seri e crescenti” problemi di redditività, liquidità e solvibilità della banca.

Eccone quattro brevi estratti:

[8 aprile 2011] “Bankia è impraticabile, sia economicamente che finanziariamente. Alla fine, il FROB [il Fondo per la  Ristrutturazione Bancaria Ordinata, di proprietà dello stato spagnolo] dovrà convertire il proprio debito in azioni per il BFA [il gruppo bancario statale della Spagna] e rimborsare i titolari di obbligazioni subordinate ed azioni “preferentes” di Bankia. […] Bisogna trovare un acquirente per il gruppo”.

[14 aprile 2011] “Non funziona, è sempre peggio. […] La capacità di Bankia di generare risorse si sta deteriorando”.

[10 maggio 2011, maiuscolo usato da Causus per enfatizzare] “La soluzione interna proposta da Bankia – un elenco pubblico con una doppia struttura bancaria, senza i necessari cambiamenti strutturali – NON FUNZIONERÀ E AVRÀ UN IMPATTO DEVASTANTE SUI CONTRIBUENTI”.

[16 maggio 2011, 2 mesi prima della IPO] “Il cda (della banca) è altamente politicizzato e poco professionale. Ha ancora gli stessi registi che hanno portato le ex entità ad avere bisogno di assistenza pubblica. [Sono] screditati agli occhi dei mercati”.

Come dice il verdetto della corte, il contenuto dei messaggi di posta elettronica dimostra in modo inequivocabile che il management della Banca di Spagna fosse perfettamente a conoscenza della “non praticabilità del gruppo” così come dei “risultati finanziari fabbricati che avevano presentato”. Eppure, insieme alla CNMV, ha dato la propria benedizione a questi risultati, ben sapendo che non avevano alcun rapporto con la realtà.

Presenti nel prospetto informativo di quotazione, questi risultati sono stati cruciali per attirare 360.000 investitori creduloni ad acquistare azioni della banca (prossima al fallimento), per non parlare delle 238.000 persone che hanno acquistato azioni “preferentes”, o altre forme di strumenti di debito subordinate ad alto rischio, spacciate dai team di vendita di Bankia come “investimenti perfettamente al sicuro”. Da allora la maggior parte è stata ripagata dai contribuenti spagnoli.

Il prospetto IPO è stato inoltre approvato dal revisore di Bankia, Deloitte, i cui rappresentanti spagnoli riscaldano anch’essi il banco degli imputati. Deloitte non solo era il revisore della banca, , ma è anche stato il consulente incaricato di formularne i conti. Come scrive, El Mundo, Deloitte ha prima fabbricato e poi controllato i bilanci di Bankia, in totale contrasto con il basilare concetto dell’indipendenza del revisore. (Leggi anche:Deloitte About to Pay for its Spanish Sins?)

El socio responsable de banca en Deloitte, Francisco Celma.
Nella foto: il socio responsabile della bamca in Deloitte, Francisco Celma

Data la situazione molto compromettente, per non dire illegale, era naturale che Deloitte confermasse, nel prospetto informativo di quotazione di Bankia, che la neonata banca-aborto fosse in buona salute finanziaria, dopo aver fatto un bel profitto di 300 milioni di € subito prima del suo lancio pubblico. Era una palese menzogna: in realtà Bankia sanguinava perdite da ogni orifizio.Ora, quasi tutti coloro che hanno giocato un ruolo in questo inganno epocale, con l’eccezione del governo stesso, stanno affrontando il processo. Tra questi, 65 ex membri del team di gestione di Bankia, tra cui il suo ex Presidente, nonché ex capo del Fondo Monetario Internazionale, Rodrigo Rato, che affronta le accuse di riciclaggio di denaro, frode fiscale ed appropriazione indebita.

Nella sua testimonianza alla corte di circa due anni fa, Rato  ha sostenuto (giustamente) che la colpa del crollo di Bankia dovrebbe essere sparsa molto più uniformemente. Il lancio pubblico di Bankia “non è stata una decisione stravagante” presa dai suoi dirigenti, ha detto, bensì il consequenziale risultato di modifiche normative fatte all’inizio del 2011. Secondo Rato, la CNMV ha anche svolto un ruolo attivo nell’elaborazione dell’ingannevole brochure dell’IPO della banca.

Ora, due anni più tardi, alcuni dei più alti banchieri centrali e commissari finanziari spagnoli si trovano nell’inusuale posizione di dover spiegare e difendere le azioni e decisioni che hanno preso e che hanno contribuito a spianare la strada al più grande salvataggio bancario nella storia spagnola. Sarà una delle prime volte che membri di alto livello del complesso di banche centrali globali dovranno affrontare un processo per le conseguenze delle loro azioni.

Questo non vuol dire che la giustizia prevarrà. Il sistema giuridico della Spagna è notoriamente lento, soprattutto quando ne ha convenienza, e fortemente politicizzato. C’è anche la possibilità che la BCE possa intervenire, come ha fatto nelle indagini della Slovenia sul presunto uso improprio di fondi di salvataggio da parte della sua banca centrales. L’ultimo giudice spagnolo che ha osato affrontare l’élite finanziaria, Elpidio Silva, che ha spedito il CEO di Caja Madrid Miguel Blesa in prigione – non una, ma due volte –  è stato interdetto dai pubblici uffici per 17 anni. Per cui, il giudice che presiede al caso attuale, Fernando Andreu, farebbe bene a procedere con cautela;  rischia di calpestarei  piedi a qualcuno di molto importante.

Don Quijones

Fonte: http://wolfstreet.com

Link: http://wolfstreet.com/2017/02/18/spain-central-bankers-financial-regulator-in-court-bankia-ipo/

18.02.2017

Traduzione per comedonchisciotte.org a cura di HMG

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ALIENI,IDIGENI E CAMPESINOS….

Fabrizio Beconcini

ALIENI,IDIGENI E CAMPESINOS….eIndigeni selvaggi e campesinos superano di migliaia di anni la conoscenza del Vecchio Mondo sugli enigmi della vita extraterrestre. Per oltre cinque secoli, la vasta cultura precolombiana è stata annientata, distrutta e negata al mondo dai conquistatori della spada e della croce. Oggi, grazie alla tecnologia satellitare, sono emerse numerose piramidi e reperti in Mexico, Peru, Mongolia, Amazzonia, Sudan, Egitto, Bolivia, Bosnia, Cina.

Sul fondale marino, di fronte alle coste di Cuba, è stata individuata una città contenente un luogo con due gigantesche piramidi in cristallo di rocca.
Lo stesso è accaduto sul lago Titicaca; studiosi e scienziati hanno riscoperto l’enorme patrimonio inerente i popoli ancestrali delle Americhe. Con le nuove tecnologie riaffiorano dalle sabbie dell’oblio inattesi siti archeologici, statuine e rari oggetti che provengono da caverne e da luoghi poco accessibili della giungla e della cordigliera andina.
Una serie incredibile di oggetti archeologici rinvenuti in Messico è una prova evidente dell’esistenza di una remota cultura pre-maya, mantenuta nascosta nel tempo e dimenticata dall’umanità. Dischi, statuette, coltelli, piatti, anelli e ciondoli di giada, metallo ed altre pietre, descrivono chiaramente come questi dèi antichi o popolo ancestrale con un alto grado di intelligenza ed uno stato di coscienza spirituale profondo in connessione con l’universo, viaggiarono in astronavi fino ad arrivare al nostro pianeta. Esseri con un consistente sviluppo tecnologico, consapevoli non solo del nostro sistema solare, ma del viaggio tra la Terra e il loro luogo di origine.
Essi provenivano da altri sistemi solari o galassie. Forse i reperti trovati riguardano gli antichi dèi con teschi allungati, presenti nei miti indigeni di Centro e Sudamerica. Diverse famiglie di un piccolo paese messicano, nella provincia di Jalisco, hanno raccolto per circa cinquanta anni oltre 500 manufatti straordinari, con il sogno di far conoscere al mondo questa meravigliosa cultura cosmica, istituire un museo e permettere a tutti di studiare ed osservare questi affascinanti oggetti.
H. Antoni Carvajal, responsabile del progetto “The real power of intangible” per Sangredeamerica.org – una organizzazione no profit che promuove una memoria storica e un attivismo ideologico, culturale, ecologico e spirituale dei popoli originari – per oltre vent’anni ha incontrato, in diversi luoghi reconditi del mondo, sciamani, precettori spirituali e diverse persone dedite allo studio e alla ricerca dei profondi significati mistici, cosmogonici e scientifici di questi reperti.
Carvajal sostiene: “il Sig Juan Cardenas è un agricoltore, oriundo della zona, per quarant’anni ha potuto perlustrare il territorio alla ricerca di alcune piante medicinali; nelle sue lunghe camminate nel corso del tempo ha trovato, in posti di difficile accesso, alcune caverne e passaggi segreti fra le montagne rocciose vicine a Ojuelos de Jalisco. Queste rare testimonianze in pietra ci mostrano una realtà completamente differente, incompatibile nello stile artistico con le culture precolombiane dei siti archeologici conosciuti nel territorio”.
Juan Cardenas è forse la prima persona che, venendo a contatto con questi oggetti, ha mantenuto in maniera spontanea il desiderio di comprendere e condividere con studiosi di diversa provenienza i propri ritrovamenti. Dal punto di vista spirituale e scientifico, egli considera che tali reperti contengano un messaggio per l’intera umanità. Queste sculture ci aprono la mente in relazione alla vastità del cosmo, ricordandoci la necessità di preservare la nostra specie e di farci evolvere energeticamente in sintonia con il nostro mondo.
Si conferma l’interrelazione esistente tra esseri, natura, materia tangibile e dimensione invisibile. C’è un influsso onnipresente del tutto che interagisce tra ogni oggetto immanente nell’universo osservabile; queste manifestazioni sono solo apparentemente separate poiché ogni parte contiene la totalità, tutto riflette ogni singola parte del resto e la totalità è nascosta nelle parti. In parole semplici, tutti siamo uno e abbiamo l’infinito nel palmo della mano, dipende da noi il risveglio della nostra coscienza individuale e collettiva.
Le diverse immagini contenute nei numerosi reperti, rappresentano un monito o una induzione a trascendere in tempo verso un ciclo evolutivo superiore. Secondo il Sig Cardenas i manufatti sono stati realizzati in maniera sorprendente, i primi furono ritrovati circa 50 anni fa. Suo padre gli diede una piccola figura trovata arando il terreno; essa ritraeva un essere di forma aliena, all’ interno di un sole intagliato perfettamente con strani simboli. Da allora il Sig. Juan dedica parte del suo tempo a condividere la sua esperienza. In maniera del tutto disinteressata fa da guida a curiosi, giornalisti, avventurieri, mistici e studiosi che arrivano da tutto il mondo per visitare i luoghi da lui scoperti.
I recenti ritrovamenti, forme monumentali e complesse figure, non solo confermano la realtà di quello che si considerava mitologico, ma continuano a raccontarci una storia inaspettata ed autentica che mette in imbarazzo archeologi, antropologi e comunità scientifica, per la precisione con cui sono stati realizzati e le informazioni contenute in esse. Tutti i luoghi cerimoniali e piramidi sono ubicati in punti di interazione energetica ed utilizzano il campo geomagnetico della terra.
Aztechi, Toltechi, Olmechi, Inca, Maya: Centro e Sud America sono un mosaico ininterrotto di reami perduti, di città abbandonate e civiltà scomparse, di rovine che lasciarono senza fiato anche i conquistatori spagnoli. Grandi costruzioni a gradoni, intricati bassorilievi, sofisticati calendari astronomici, complessi riti di mummificazione e connessione cosmica caratterizzano queste antiche culture e sembrano riportarci quasi magicamente nella Mesopotamia o nell’Egitto di migliaia di anni fa, mostrandoci che in antichità sulla Terra si sono verificati dei veri e propri miracoli tecnologici. Juan Cardenas è una persona semplice, rispettosa , con spiccato senso di osservazione e di logica; per lui l’argomento delle “pietre” è qualcosa da considerare seriamente, alla stregua del sacro.
Lontano dalle mezze verità manipolate dai media euroamericani e dai suoi servitori o da personaggi autodidatti, moderni Guru, scuole e istituzioni new age che nutrono da anni un mercantilismo talvolta fraudolento proliferato con l’arrivo del 2012.
Il nuovo concetto del paleo contatto riscontra da una parte una base reale nella conoscenza indigena millenaria, dall’altra un approccio pseudoscientifico molto usato da alcune persone prive di scrupoli che sfruttano la crescente incultura generale,le nuove patologie di civiltà e la mancanza di identità spirituale. Paranormale, extraterrestre, fisica quantica, viaggi astrali, etc. convergono in una sola fusione che muove un pubblico mondiale in aumento affascinato dalla astrofisica, dagli spazi dimensionali, dalla bioenergetica, dall’uso del quarzo, dall’iridologia, dall’ ascensione spirituale e tanto altro.
Don Juan Cardenas sostiene: ” Ancora oggi porto come amuleto il primo oggetto ritrovato che mi diede mio padre quando ero bambino”. Gli abitanti di questo piccolo paese, da lungo tempo, assistono ad alcuni fenomeni inspiegabili che si continuano a verificare in cielo: luci sulle montagne di notte o di giorno. Senza che sia stata data una spiegazione razionale a questi accadimenti, sono diversi i contadini che hanno rinvenuto nelle loro fattorie oggetti legati a questa cultura cosmica, vissuta in tempi remoti, denominata da alcuni studiosi il regno di Aztlan ( frase che sintetizza le parole nahuatl aztatl, che significa airone (o uccello dalle piume bianche), e tlan(tli), che significa “posto del”: Aztlán vorrebbe quindi dire “posto degli aironi”.
Secondo un’altra teoria, deriverebbe dal nome del dio Atl e significa “vicino all’acqua”. Volti, figure, simboli, statue realizzate con diversi tipi di pietra e forme tridimensionali, fanno parte di una collezione custodita dalla associazione Nahui Ollin. Questa organizzazione, rappresentata dal Dr Pablo Enrique Garcia e dal Sig Francisco Gonzales riunisce un nutrito gruppo di persone impegnate nella diffusione e difesa culturale del patrimonio storico e ancestrale contenuto in queste “pietre”. I disegni di Ojuelos mostrano una splendida lavorazione della pietra,mettono in risalto un panorama eterogeneo e mitografico che raduna personaggi, eventi storici e corpi celesti in una sequenza con validità conoscitiva.
La minuziosa descrizione dei dettagli si coniuga con semplicità alla raffinatezza artistica in una resa stupefacente. In alcune “pietre” si possono osservare un’intera famiglia di dèi: padre, madre e bambini, che si preparano per essere prelevati da macchine volanti a forma di disco. Questi oggetti mostrano il modo in cui gli astronauti del cielo gestiscono altre navi; figure umane che insieme alle divinità evocano, in maniera rituale, il sole per fare offerte ai visitanti del cosmo.
I reperti sono pieni di dettagli della vita di antenati arrivati da lontane distanze; una storia rimasta finora sconosciuta ma che riscontra analogie in pezzi di altre culture sparse in tutto il mondo

Una cultura inedita, protagonisti della nostra storia remota. Forse è giunto il momento che tutto emerga alla luce. Non è più fantascienza! Guardando le sculture possiamo spontaneamente cambiare il modo in cui percepiamo il nostro pianeta. Forse è il passaggio ad una nuova realtà, la scoperta del nostro vero passato.

Diversi teschi allungati di antiche divinità sono stati trovati a Paracas / Perù. Sempre in Perù, nel deserto di Ocucaje, sono state rinvenute un’ intera biblioteca litica, formata da piccole e grandi pietre vulcaniche ( Andesite) che riportano strane immagini, mappe stellari, riproduzioni della terra con i continenti ravvicinati, come era descritta nel primo emisfero terrestre.
Le pietre di Ica ci mostrano operazioni a cuore aperto, uomini insieme a dinosauri, figure che osservano le stelle, simboli particolari di un’altra umanità esistita, tecnologicamente avanzata, precedente alla nostra umanità. Luis Uchuya ci presenta alcune pietre lasciate da suo padre Basilio Uchuya (colui che per primo scoprì le pietre nel deserto di Ocucaje) Tanto la famiglia Uchuya come Juan Cardenas o Waldemar Julsrud, scopritore negli anni 40 di oltre 32.000 sbalorditive figure di argilla sul Cerro del Toro (Juanajuato-Mexico) hanno affrontato la stessa difficoltà, un medesimo problema li accomuna: non sono stati creduti, erano visti come persone strane o bugiarde.
Dovettero lottare contro il parere contrario e distaccato di accademici e archeologi, contrastando l’ indifferenza delle istituzioni governative per poter aggiungere valore alle loro scoperte. Una volta diffusa la notizia dell’esistenza dei meravigliosi reperti e della possibilità che fossero reali, arrivarono nelle loro comunità affaristi delle città , antiquari, costruttori di repliche, avventurieri europei, documentaristi indipendenti ,scrittori improvvisati, fanatici degli enigmi alieni e ogni sorta di personaggi alla ricerca di notorietà e ritorno economico. Uchuya, Cardenas e Julsrud, persone oneste del mondo rurale, sono state sfruttate e non hanno ricevuto benefico o pieno riconoscimento alcuno.
Anche in Bolivia, Ecuador, Colombia e Messico, sono stati trovati, in questi ultimi anni, una serie di teschi a forma di cono e misteriosi reperti archeologici che hanno lasciato attoniti gli scienziati. E’ noto che per gli Incas, i Maya e altre culture delle Americhe, Africa e Asia, era una necessità imitare i propri dèi; deformavano le teste dei loro bambini per raggiungere la forma di quegli esseri tanto venerati. Stando alle informazioni tramandate dagli indigeni, c’è una differenza tra le teste artificialmente allungate e gli originali teschi provenienti dalla costellazione di Sirius. Recentemente è stata data notizia che il governo messicano ha accettato di mostrare al pubblico diversi oggetti archeologici che sono rimasti nascosti per decenni, dal momento in cui sono stati scoperti. In questi reperti, realizzati in oro ed altri metalli, si possono riconoscere simboli incisi di cosmonauti che viaggiano in astronavi.
Esseri che si muovono in portali inter-dimensionali attraverso il centro del sole. Si possono osservare comete, pianeti noti ed altri non ancora individuati dall’astronomia. Le conoscenze di astrologia, geologia, medicina, agricoltura, architettura, geomantica sono complementari all’odierna visione spirituale e di rispetto della madre terra che le popolazioni indigene continuano a promuovere da millenni. Secondo gli studiosi, tutti questi ritrovamenti sono indizi di un contatto avvenuto migliaia di anni fa tra i nostri antenati e i viaggiatori del cosmo. Sono oltre diecimila le costruzioni, tombe e piramidi rinvenute negli ultimi otto anni.
Alcuni organi di governo degli Usa e Uk come il INHA, Smithonian, NSA (agenzia di sicurezza nazionale) e Nasa continuano a raccogliere questi oggetti cercando con ossessione di contenere l’accesso agli stessi governi proprietari nei territori di origine. L’Impero Gringo controlla e nasconde il reale significato riguardo queste importanti scoperte mentre fanatici spagnoli ed europei continuano a strappare, con ingannevoli strategie, il sapere degli anziani sciamani, precettori spirituali e guaritori delle zone rurali sudamericane.
Questi nuovi pirati e conquistatori, imparano dai naturales poi nascondono o negano la fonte, fanno propri i concetti, reinterpretano, commercializzano e rendono superficiale e facilmente digeribile l’antica nozione indigena sull’uomo,l’universo e la Pachamama. Il vecchio continente dimentica, con ostentata indifferenza, le feroci accuse e lo spietato massacro avviato in nome della chiesa contro le etnie Taino, Maya, Inca e altri popoli originari che difendevano le loro profonde credenze nelle divinità del cielo.
La santa inquisizione spagnola, richiesta dai sovrani Ferdinando e Isabella nel XVI secolo, fu estesa nelle colonie dell’America centro-meridionale; si univa quindi al contrasto della persecuzione politica ,dell’eresia o della stregoneria, pagate con milioni di vittime nel nuovo mondo, crimini di lesa umanità perpetrati da una corporazione sacra che castigava con la morte i suoi opponenti ideologici.
 Luminari della fisica quantistica, matematica e astro-archeologia U.S.A. sono al lavoro in tutti gli antichi siti terrestri che rappresentano raffigurazioni astronomiche di importanza, studiano i monumenti presenti in Centro e Sudamerica, Est Europa, Africa e Medio Oriente; la scienza prova la teoria secondo la quale, struttura, dimensione e forma hanno relazione con i corpi celesti e zone energetiche del globo, a testimonianza di un sapere astronomico antichissimo e ricco di verità bollate nei secoli, come eretiche perché provenienti da civiltà considerate sconfitte dalla storia, da indigeni selvaggi e campesinos che però superano di migliaia di anni la conoscenza “eurocentrica” del Vecchio mondo. Gli oggetti precolombiani parlano dei reali accadimenti dell’umanità, suggerendoci di rivedere quello che fino ad oggi abbiamo studiato sui libri.
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Ignacio Arsuaga: la battaglia per la vita, la famiglia e la verità

Ignacio Arsuaga, presidente de HazteOír. Foto: Flickr de HazteOír (CC BY-SA 2.0)

Dal 8 al 10 novembre Guayaquil,  Ecuador, ha ospitato il Congresso Internazionale Pro Vita Ecuador 2013, con la partecipazione di importanti personalità di tutto il mondo che difendono i valori della vita e della famiglia.
Di particolare interesse è stato l’intervento di Ignacio Arsuaga, presidente di Hazte Oir, una comunità spagnola di cittadini che promuovono e difendono la dignità della vita, che ha espresso la sua preoccupazione  per un mondo che aderisce sempre di più alla cultura della morte.
Nel suo discorso ha annunciato che lo scopo della battaglia pro vita è quello di “difendere e comunicare la verità“,  battaglia che va combattuta contro “organizzazioni pubbliche e private che duramente si impegnano per imporre l’aborto, il matrimonio omosessuale e l’indottrinamento dei bambini usando le armi illegali della violenza verbale ed intellettuale, della squalifica personale, della manipolazione e della menzogna”.
Ha continuato con una aperta denuncia all’attuale situazione del suo paese, la Spagna, nella quale dopo la legislazione di Jose Luis Rodriguez Zapatero dilaga la cultura contro la vita e contro la famiglia.
Tra le numerose leggi e proposte di Zapatero possiamo ricordare la legge che consente il divorzio rapido,  il matrimonio omosessuale, il diritto all’aborto anche a 16 anni senza il consenso o all’insaputa del genitore.
Inoltre l’ex presidente socialista ha imposto nelle scuole private e pubbliche l’educazione alla cittadinanza, in cui i bambini sono “educati” all’ideologia del gender, al positivismo giuridico e al relativismo.
Tuttavia, Arsuaga ha riconosciuto che “Zapatero ha realizzato qualcosa di molto importante, ha mobilitato milioni di cittadini spagnoli che dormivano, che sostenevano essere contro l’aborto, contro i matrimoni gay ma non facevano niente. Molti cittadini sono usciti in piazza, hanno parlato con amici e vicini proprio perché avevano intuito la pericolosità del progetto di Zapatero… Questo ci ha costretto ad aggiornarci e a vigilare”.
Arsuaga sostiene che le leggi contro la vita e la famiglia di Zapatero hanno influenzato in modo negativo la società spagnola, in quanto la legge ha anche un effetto educativo. Infatti quella sul divorzio rapido e sul matrimonio omosessuale ha moltiplicato il numero di separazioni in Spagna. La legge sull’aborto ha aumentato il numero di aborti: dal momento in cui è entrata in vigore (anno 2011) ci sono stati più di 120 mila aborti, 327 ogni giorno”
“Questa è una vera tragedia davanti alla quale nessuno può rimanere indifferente “.
Egli ha anche ricordato che “la Spagna è tra i paesi con un bassissimo tasso di natalità: “Siamo a 1.2 , e questo significa che, se il tasso di sostituzione della popolazione è 2.1 , in  20  anni  in Spagna ci saranno più anziani che persone che lavorano: questo è un problema per la società”
Bisogna comunicare, aprire gli occhi e spiegare ai nostri compagni  pro-vita che cosa c’è dietro all’imposizione globale dell’aborto e della cultura della morte. Perché in realtà ci sono interessi economici e ci sono vecchie ideologie come  quelle del neo- malthusianismo, che dicono che ci sono troppe persone sulla terra e si deve ridurre tale numero “.
Infine ha spiegato la missione di Hazte Oir: “E‘ coinvolta in politica, viene dalla società civile, e sta cercando di influenzare le persone che prendono decisioni nella sfera pubblica, nel regno della legge , in materia di decisioni politiche, questa è la nostra vocazione”.

Traduzione a cura di Carmen Fiore

notizieprovita.it

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Approvato il nuovo Piano vaccinale: le novità

ilcorrieredellasera

Approvato il nuovo Piano vaccinale: le novità

Ecco, età per età, gli appuntamenti raccomandati (e quindi gratuiti) nel documento sulla prevenzione valido per tutte le regioni italiane (scarica il testo in pdf).

Il nuovo Piano introduce i vaccini contro il meningococco B, batterio che può provocare casi letali di meningite, e il rotavirus, causa di gastroenteriti con possibilità di gravi conseguenza.

Il calendario aggiornato prevede quindi per il primo anno di vita le seguenti vaccinazioni gratuite:

1) esavalente (difterite, tetano, pertosse, poliomielite, Haemophilus influenzae di tipo B, epatite B), due dosi al 3° e 5° mese di vita;
2) anti-pneumococco coniugato, due dosi al 3° e 5° mese di vita (insieme all’esavalente);
3) anti-meningococco B, tre dosi tra il 3° e il 6° mese i vita, da somministrare in seduta separata rispetto agli altri vaccini per evitare un aumentato rischio di febbre;
4) anti-rotavirus (per via orale), due o tre dosi, a seconda del vaccino utilizzato, a partire dalla sesta settimana di vita ed entro gli 8 mesi di vita, in possibile co-somministrazione con altre vaccinazioni;
5) anti-influenzale, per i bambini appartenenti a gruppi a rischio, dal 6° mese di vita.

(Fotogramma)

Secondo anno di vita

Il nuovo Piano introduce per il secondo anno di vita il vaccino contro la varicella, malattia che in rari casi può provocare complicanze.

Il calendario aggiornato prevede quindi per il secondo anno di vita le seguenti vaccinazioni gratuite:

1) richiamo dell’esavalente (difterite, tetano, pertosse, poliomielite, Hemophilus influenzaedi tipo B, epatite B), una dose tra l’11° e il 13° mese di vita;
2) richiamo dell’anti-pneumococco coniugato, una dose tra l’11° e il 13° mese di vita;
3) richiamo dell’anti-meningococco B (quarta dose), intorno al 13° mese, da somministrare in seduta separata rispetto alle altre vaccinazioni;
4) MPR (morbillo, parotite, rosolia) e anti-varicella, o in alternativa l’onnicomprensivo MPRV (morbillo, parotite, rosolia, varicella), una dose tra il 13° e il 15° mese;
5) anti-meningococco C, una dose tra il 13° e il 15° mese, o in alternativa vaccino quadrivalente anti-meningococchi A, C, Y, W135;
6) anti-influenzale e anti-epatite A, per i bambini appartenenti a gruppi a rischio.

(Fotolia)

Infanzia: 5-6 anni

Nessuna novità prevista nel Piano appena approvato.

Il calendario prevede per i 5-6 anni le seguenti vaccinazioni gratuite:

1) richiami contro difterite-tetano-pertosse (DTPa) e poliomielite (IPV);
2) MPRV (morbillo, parotite, rosolia, varicella), in contemporanea con il precedente. La vaccinazione MPRV non è un richiamo, ma una rivaccinazione, che ha lo scopo di ottenere risposta immunitaria nel circa 5% di bambini che non rispondono alla prima dose di vaccino effettuata nel secondo anno di vita;
3) anti-influenzale (ogni anno) per i bambini appartenenti a gruppi a rischio; anti-pneumococco e anti-epatite A per i bambini appartenenti a gruppi a rischio che non hanno effettuato in precedenza queste ultime due vaccinazioni.

(Afp)

Adolescenza: 11-18 anni

Il nuovo Piano introduce il vaccino contro il Papillomavirus (Hpv), già gratuito per le adolescenti, anche per i maschi tra gli 11 e i 12 anni. Inoltre viene introdotto l’anti-meningococco quadrivalente (A, C, Y, W135) e il richiamo anti-poliomielite.

Il calendario aggiornato prevede quindi per l’adolescenza le seguenti vaccinazioni gratuite:

1) richiami contro difterite-tetano-pertosse (DTPa) e poliomielite (IPV), tra il 12° e il 18° anno di età;
2) anti-Hpv (due o tre dosi a seconda del vaccino utilizzato), nel 12° anno di vita;
3) anti-meningococco quadrivalente (A, C, Y, W135);
4) MPR (morbillo, parotite, rosolia), nei soggetti che non sono stati vaccinati in precedenza;
5) anti-varicella, nei soggetti che non sono stati vaccinati in precedenza e che non hanno avuto la malattia;
6) anti-influenzale (ogni anno) per i soggetti appartenenti a gruppi a rischio; anti-pneumococco e anti-epatite A per i soggetti appartenenti a gruppi a rischio che non hanno effettuato in precedenza queste ultime due vaccinazioni.

Il nuovo Piano vaccinale sottolinea, per quanto riguarda l’anti-meningococco B, che «vista la sua recente introduzione, la priorità è rappresentata in questo momento dal suo utilizzo nell’età in cui è massimo l’impatto della malattia (prima infanzia). Tuttavia, l’epidemiologia di tutte le infezioni meningococciche è analoga, per cui in prospettiva si dovranno approntare politiche di offerta attiva di tale vaccinazione anche nella popolazione adolescente».

(Ansa)

Età adulta: 19-64 anni

Il nuovo Piano introduce il vaccino contro la varicella anche per gli adulti non immunizzati in precedenza.

Il calendario aggiornato prevede quindi per l’età adulta le seguenti vaccinazioni gratuite:

1) richiami contro difterite-tetano-pertosse (dTpa, dosaggio da adulto), ogni dieci anni. Questa vaccinazione, sottolinea il Piano vaccinale, «deve essere offerta in modo attivo, trovando anche le occasioni opportune per tale offerta (es. visite per il rinnovo della patente di guida, visite per certificazioni effettuate presso il medico di medicina generale)»;
2) MPR (morbillo-parotite-rosolia, 2 dosi) per i soggetti che non sono stati vaccinati in precedenza, dato che – si legge – «l’eliminazione di morbillo e rosolia congenita è una priorità assoluta per la sanità pubblica non solo italiana, ma dell’intera Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità»;
3) anti-varicella (2 dosi), per i soggetti non vaccinati in precedenza e che non hanno avuto la malattia;
4) anti-influenzale (ogni anno) per i soggetti appartenenti a gruppi a rischio; anti-pneumococco e anti-epatite A per i soggetti appartenenti a gruppi a rischio che non hanno effettuato in precedenza queste ultime due vaccinazioni; anti-herpes zoster per i soggetti a rischio a partire dai 50 anni di età; anti-meningococco quadrivalente (A, C, Y, W135; una dose), «nel caso – si legge – permangano situazioni epidemiologiche di rischio anche per l’età adulta».

(Ap)

Donne in età fertile

Il nuovo Piano indica nel dettaglio le vaccinazioni (gratuite) che vanno fatte dalle donne nell’età fertile e anche in corso di gravidanza:

1) MPR (morbillo-parotite-rosolia) e anti-varicella. «Le donne in età fertile – si legge nel Piano – devono assolutamente essere protette nei confronti di morbillo-parotite-rosolia e della varicella, dato l’elevato rischio per il nascituro di infezioni contratte durante la gravidanza, specie nelle prime settimane di gestazione. Per la varicella contratta nell’immediato periodo pre-parto, il rischio, oltre che per il nascituro, è anche molto grave per la madre. […] Le vaccinazioni con vaccini vivi attenuati non sono indicate se la donna è in gravidanza, ma è importante sottolineare che esistono molti casi di donne vaccinate durante gravidanze misconosciute, e il tasso di effetti avversi sul feto non è stato diverso da quello riscontrato nei neonati da madri non vaccinate. Nel caso una donna non risulti immune contro la rosolia o la varicella (o entrambe) durante la gravidanza, è importante che sia immunizzata prima della dimissione dal reparto maternità, nell’immediato post-partum»;
2) anti-influenzale. «È importante che la donna sia immunizzata durante il secondo o terzo trimestre di gravidanza – si legge -. Infatti l’influenza stagionale aumenta il rischio di ospedalizzazione, di prematurità e basso peso del nascituro e di interruzione di gravidanza»;
3) difterite-tetano-pertosse (dTpa, dosaggio da adulto). «La pertosse contratta nei primi mesi può essere molto grave o persino mortale, la fonte di infezione può essere spesso la madre, e la protezione conferita passivamente da madri infettate da bacillo della pertosse o vaccinate molti anni prima è labile e incostante – si legge -. Per tali motivi vaccinare la madre nelle ultime settimane di gravidanza consente il trasferimento passivo di anticorpi in grado di immunizzare il neonato fino allo sviluppo di una protezione attiva da vaccinazione del bambino. Il vaccino si è dimostrato sicuro sia per la donna in gravidanza, sia per il feto»;
4) anti-Hpv. «È opportuna – si legge – la vaccinazione delle donne di 25 anni di età con vaccino anti-Hpv, anche utilizzando l’occasione opportuna della chiamata al primo screening per la citologia cervicale (Pap-test)».

(Newpress)

Persone dai 65 anni in su

Il nuovo Piano introduce il vaccino contro l’herpes zoster, causa del cosiddetto fuoco di Sant’Antonio. Viene poi offerto in tutte le regioni il vaccino contro lo pneumococco, che protegge da polmonite e meningite.

Il calendario aggiornato prevede quindi per le persone dai 65 anni in su le seguenti vaccinazioni gratuite:

1) anti-influenzale, dai 65 anni in su (ogni anno). «È in grado – si legge – di ridurre complicanze, ospedalizzazioni e morti dovute a tale infezione, e deve essere effettuata ad ogni stagione autunnale (periodo ottobre-dicembre)»;
2) anti-pneumococco, a 65 anni di età (vaccino pneumococcico coniugato, seguita da una dose di vaccino polisaccaridico). «Va posta attenzione a non invertire l’ordine di somministrazione dei due vaccini, perché ciò comporterebbe una più bassa risposta immune» si legge;
3) anti-herpes zoster, a 65 anni di età. «È in grado – si legge – di ridurre di circa il 65% i casi di nevralgia post-erpetica, che è una delle complicanze più frequenti e debilitanti della malattia, e circa il 50% di tutti i casi clinici di zoster»;
4) MPR (morbillo-parotite-rosolia), per i soggetti che non sono stati vaccinati in precedenza;
5) anti-varicella, per i soggetti non vaccinati in precedenza e che non hanno avuto la malattia;
6) anti-meningococco, anti-epatite A, anti-epatite B per i soggetti appartenenti a gruppi a rischio che non hanno effettuato in precedenza queste vaccinazioni.

(Fotolia)

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Combatto contro la censura. E non sono solo, persino a Bologna

Marcello Foa

Quando accettai l’invito a tenere una conferenza a Bologna, formulatomi da parte dell’associazione Belzebù, pensai: “Chissà quante persone verranno un sabato pomeriggio alle 16 in una città, Bologna, che conosco poco…” Mi aspettavo un pubblico ristretto e invece… Un successo.

L’incontro di è svolto ieri, tutti i posti a sedere erano esauriti e chi è arrivato in ritardo è rimasto in piedi in fondo alla magnifica sala Biagi. Con me sul palco una saggista brava e coraggiosa come Enrica Perrucchietti. Tre ore dopo eravamo ancora lì a discutere di libertà e di qualità dell’informazione con un pubblico appassionato e preoccupato per i tentativi in corso in Italia (ma non solo) di mettere a tacere le voci libere.

Questo, in realtà è il fine reale della crociata lanciata dall’establishment contro Fake news, bufale e post-verità, come ha dimostrato l’incredibile disegno di legge avanzato da un gruppo di parlamentari italiani, prima firmataria Adele Gambaro, che prevede addirittura il carcere per chi diffonde “notizie false e tendenziose”, come avveniva solo ai tempi del fascismo, che infatti giustificava la censura usando esattamente lo stesso linguaggio.

Non scherzo, purtroppo, come potete verificare voi stessi qui a fianco. A sinistra il testo del disegno di legge presentato pochi giorni fa, a destra il decreto sulla stampa fascista del 1923.

L’ho già scritto e lo ripeto: Questo disegno di legge italiano oltre ad essere sconclusionato, è aberrante nelle intenzioni che sono profondamente antidemocratiche. Probabilmente non passerà ma è indicativo del clima orwelliano che si sta sviluppando in molti Paesi occidentali.
Vogliono privare i cittadini della libertà di espressione, se non, al massimo, al bar o a cena fra amici. Vogliono far tacere i pensatori non mainstream. E’ gravissimo!

Io mi oppongo, come Enrica Perrucchietti. E sappiamo di non essere soli. Erano presenti in sala ascoltatori di ogni orientamento politico, accomunati dalla stessa passione civica, anzi dall’impeto morale di difendere la libertà d’espressione mai come ora influente e per questo minacciata. Molti lettori sono venuti da fuori Bologna e io non posso che ringraziarli davvero di cuore per il loro sostegno e per la loro stima.

La battaglia continua, su questo blog e di persona. A tutti ricordo la prossima conferenza, a Trento, alle 20.30 di martedì 28 febbraio, presso l’Auditorium Circoscrizione San Giuseppe-Santa Chiara, in via Giusti 35.
Organizza l’associazione Civica Trentina. Tema: “Manipolare l’informazione. Come si fa a orientare i media e l’opinione pubblica“. Vi aspetto!
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Con il Ceta su Ogm e pesticidi si deciderà in segreto

OGM

A soli due giorni dal voto del Parlamento Europeo sul Ceta, l’accordo di libero scambio tra Canada e Ue, la maggioranza degli eurodeputati sembra non aver ancora letto il testo. In molti tentano di rassicurare le migliaia di persone che, insieme a noi della Campagna Stop TTIP Italia, stanno scrivendo e telefonando ai loro uffici, con la richiesta di respingere un trattato dai gravi impatti sociali e ambientali.

Le 1600 pagine del Ceta, infatti, sono dense di concreti pericoli per la salute dei cittadini e per l’ambiente. Come ha denunciato il parlamentare europeo Dario Tamburrano, il rischio di ingresso di Ogm e pesticidi attualmente vietati è non solo possibile, ma altamente probabile, così come l’importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita.

Più volte la Commissione Europea ha tentato di smentire con dichiarazioni nette questi rischi. Il ruolo del pompiere, in Italia, lo ha svolto il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Ma le rassicurazioni di Roma e Bruxelles non trovano riscontro sul testo consolidato del Ceta, che anzi le priva di ogni fondamento.

È sufficiente leggere l’allegato 5-D, che traccia le linee guida per il riconoscimento di equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie nei due Paesi. Stando al Ceta, è possibile ottenere il mutuo riconoscimento di un prodotto – e quindi evitargli nuovi controlli nel Paese in cui verrà venduto – se si è in grado di dimostrarne “oggettivamente” la sostanziale equivalenza con quelli commercializzati dalla controparte. La sostanziale equivalenza si valuta in base ad una serie di criteri o linee guida. Ma il testo del Ceta non le ha mai definite.

Quel paragrafo cruciale, sulla determinazione e il riconoscimento dell’equivalenza, è lungo mezza riga e dice così: “Saranno concordate in un secondo momento”.

Il Ceta fallisce clamorosamente nel tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente. Invece di vietare chiaramente l’ingresso di alimenti geneticamente modificati e sostanze chimiche tossiche, spalanca le porte a una deregolamentazione violenta e irreversibile. Questo accordo contiene espressioni vaghe e pericolosissime, e potrà essere implementato anche dopo la ratifica dall’organismo di cooperazione regolatoria, un gruppo di tecnici il cui operato non è soggetto ad alcun controllo pubblico. Tutto questo è inaccettabile, il Parlamento Europeo non può mettere la testa dei cittadini sotto la scure del grande business. Gli eurodeputati italiani devono respingere il Ceta e rispettare le richieste della società civile.

 

http://www.huffingtonpost.it/stop-ttip/con-il-ceta-su-ogm-e-pesticidi-si-decidera-in-segreto_b_14718146.html

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INCHIESTA / ECCO I VERI DATI DI PIL E DISOCCUPAZIONE DEI PAESI DELL’EURO A CONFRONTO CON QUELLI EUROPEI SENZA EURO

 

I media di regime continuano a propagandare il mito che “fuori dall’euro c’è solo miseria, povertà disoccupazione”, unito al mantra che il Regno Unito sta collassando. Il tutto per farci digerire l’indigeribile, ovvero un rapporto di cambi fissi mascherato da moneta unica, nato male e prossimo a finire peggio.

Abbiamo quindi voluto fare un raffronto su numeri reali, per capire se effettivamente l’euro sia la “fonte di eterna gioia” o se invece sia solo l’inferno in terra. Abbiamo preso i dati di crescita di pil e disoccupazione dell’area del rapporto di cambi fissi chiamato euro e li abbiamo confrontati con quelli di altre nazioni del continente europeo che non ne fanno parte.

Nazione Crescita PIL 2016 Disoccupazione 2016
Zona Euro 1,7% 9,6%
Ungheria 1,6% 4,4%
Svezia 2,8% 7,3%
Repubblica Ceca 1,7% 5,3%
Bulgaria 3,4% 8%
Polonia 2,7% 9,6%
Regno Unito 2,2% 4,8%
Islanda 4,7% 2,9%

 

Come possiamo vedere, le nazioni fuori dal rapporto di cambi fissi chiamato euro hanno ALMENO uno dei due parametri migliori della zona euro, e nella maggior parte dei casi entrambi. In particolare tutte le nazioni esterne hanno un tasso di disoccupazione decisamente più basso  (Polonia a parte) di quello presente nell’area della finta moneta unica. Questa è la prova provata che il “sistema” non funziona.

Che l’euro, in quanto rapporto di cambi fissi tra aree economiche non omogenee porti solo disoccupazione e bassa crescita nella maggior parte dei suoi territori è dimostrato da questa seconda tabella

Nazione Crescita PIL 2016 Disoccupazione 2016
Austria 1,8% 10,6%
Paesi Bassi 2,3% 5,3%
Finlandia 0,2% 7,9%
Germania 1,2% 3,9%
Francia 1,11% 10%
Belgio 1,1% 7,6%
Italia 1,1% 12%
Portogallo 1,9% 10,5%
Spagna 3% 18,63%
Grecia 0,3% 23%

 

Dove emerge chiaramente come solo i paesi storicamente legati alla Germania per le proprie economie, presentano un tasso di disoccupazione sotto il 10%, mentre per quelli dell’area mediterranea, Francia compresa, il valore sia drammaticamente a doppia cifra, unito ad una crescita asfittica.

Per puro gusto della provocazione, sappiate che il Burkina Faso ha un pil cresciuto del 5,6% nel 2016 e una disoccupazione al 6,6%!

Appare del tutto evidente come la realtà dia pienamente ragione alla teoria economica secondo la quale un rapporto di cambi fissi tra aree a diverso andamento economico, generi forte disoccupazione in quelle più deboli e, nel complesso, una crescita economica al di sotto della media delle nazioni che non sono soggette a tali vincoli.

Perché continuiamo a dire che l’euro è un regime di cambi fissi e non una moneta unica? Perché per avere una moneta unica VERA, sarebbero necessari trasferimenti perequativi tra le zone avvantaggiate e quelle svantaggiate, un unico debito pubblico complessivo e una politica economico-fiscale unica. La zona euro non ha nessuno di questi tre aspetti, quindi NON siamo in presenza di una moneta unica.

Il punto è che tutte le unioni monetarie tra are non omogenee sono miseramente falliti, e nella storia esistono parecchi esempi al riguardo, per cui si sapeva fin dall’inizio che il sistema non avrebbe funzionato.

Buon senso vorrebbe che si ponesse fine a questo folle esperimento in modo ordinato, ma vista la protervia e l’arroganza dei burocrati della ue, potete star certi che il sistema imploderà in modo assolutamente caotico.

Luca Campolongo

Fonti

http://it.tradingeconomics.com/finland/indicators

http://scenarieconomici.it/leuro-non-e-una-moneta-ma-solo-un-accordo-di-cambi-fissi-di-antonio-m-rinaldi/

https://www.forexinfo.it/Vladimiro-Giacche-UE-e-codificazione-pura-del-neoliberalismo-giusta-una

 

https://it.sputniknews.com/italian.ruvr.ru/2013_11_18/Non-esistono-unioni-monetarie-irreversibili/

 

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Vaccini sporchi, minacce ai ricercatori

La pubblicazione di Antonietta Gatti e Stefano Montanari sulle particelle inquinanti presenti nei vaccini (cliccate qui) ha suscitato un vespaio. Della peggior specie, però. Non una parola da parte del ministro della Salute o degli organi di controllo. Nessun intervento dei Nas ma un fiume di insulti al veleno e, quel che ė grave, minacce anonime ai due scienziati.

A poche ora dal rientro da Bruxelles, Gatti e Montanari hanno annunciato “che smetteranno di occuparsi di vaccini”. Lo ha fatto Stefano Montanari con queste parole pubblicate sul suo blog:

“Al ritorno, ora, ho trovato una raffica di minacce di una gravità assoluta che mettono a serio rischio anche le nostre ricerche sulle leucemie, sulle malattie dei soldati e quant’altro. Così, devo fare una scelta: o continuo a raccontare che cosa c’è nei vaccini e abbandono il resto o accetto la sconfitta e posso continuare almeno con il resto. La decisione è dolorosa ma inevitabile: ho perso e basta.”

Le indagini facciano il loro corso, speriamo in fretta. Intanto analizziamo le critiche che sono state mosse al lavoro.

 

Dottor Montanari, si dice che le nanoparticelle siano dappertutto: nel cibo che mangiamo e nell’aria che respiriamo, quindi la loro presenza nei vaccini è considerata normale.

“A metà dell’ 800 il patologo Rudolf Virchow poneva le stesse obiezioni a Pasteur: se è vero che i microbi sono dappertutto e sono patogeni dovremmo essere tutti morti. Come mai non è così? Un conto è quando respiriamo inquinanti, li inaliamo ma poi li buttiamo fuori. O quando li mangiamo. Ma è ben diverso quando le particelle sono iniettate sotto cute, in questo caso non ne esce nessuna, l’organismo non è capace di espellerle. E cosa succede allora? Chi lo sa. Certo non si possono ignorare i presupposti della tossicologia: i veleni sono sinergici, la somma di uno più uno può risultare un numero altissimo, e, di veleni, i vaccini ne contengono parecchi.”

Qualche esempio?

“Si racconta che il mercurio sia stato tolto dai vaccini. Non è così. Il mercurio è indispensabile alla preparazione perché le sostanze biologiche di cui sono fatti i vaccini possono essere attaccate da funghi e batteri. L’unico modo per evitare contaminazioni di quel tipo è inserire mercurio e poi cercare di eliminarlo. Ma il mercurio è tecnicamente impossibile da eliminare del tutto. Questo è il procedimento di ogni vaccino. Il mercurio che entra in circolo è tossico perché si lega allo zolfo che fa parte delle proteine con cui i batteri intestinali fabbricano i loro enzimi. A quel punto, gli enzimi – deputati a far funzionare le cellule anche cerebrali – vanno in tilt. Morale: l’effetto dannoso non è dato dalla somma di uno più uno ma da una concatenazione di effetti negativi. È importante sapere che gli enzimi sono dei catalizzatori, cioè delle sostanze che, in quantità piccolissime, rendono possibile lo svolgersi velocissimo di miliardi di reazioni chimiche essenziali per l’organismo. Dunque, di mercurio ne basta davvero poco, ma non è solo quell’elemento a disturbare i batteri del cosiddetto microbiota, cioè quella popolazione di batteri che un tempo chiamavamo flora intestinale, che soffrono della presenza di non pochi inquinanti.”

Un’altra critica: il suo lavoro è carente di confronti. Lei ha analizzato i vaccini ma non altre fiale di soluzione iniettabile, pertanto non si può sapere se le nanoparticelle sono presenti anche in altri preparati. E soprattutto non si può escludere che l’inquinamento dei vaccini dipenda dai suoi strumenti di indagine.

“Sono 44 anni che faccio analisi e di confronti ce ne sono a iosa. A parte il fatto che il vaccino per i gatti esaminato non contiene le particelle riscontrate nei campioni pediatrici e se le trovo o non le trovo in una fiala di vitamina B12 questo non sposterebbe di una virgola il risultato del lavoro. Nascondersi dietro eventuali inquinamenti di altri farmaci assomiglia molto all’atteggiamento dei bambini che hanno commesso una marachella e che si difendono dicendo “l’ha fatto anche lui.” Insomma, un atteggiamento ingenuamente infantile.”

Perché?

“Perchè in ogni campione che ho analizzato ho trovato inquinanti diversi. In uno piombo e silicio, in un altro tungsteno e acciaio. In un vaccino arrivatomi dalla Francia ho trovato le stesse nanoparticelle presenti in quello prodotto in Italia.
Il confronto si fa col pulito. Se fossi io a inquinare, troverei sempre la stessa sporcizia. Non ho analizzato solo vaccini. Nel 2009 ho pubblicato i risultati di un’indagine sui prodotti da forno: su 135 tipi di pane e biscotti il 40% aveva nanoparticelle di metalli, il 60% è risultato pulito. Chi dice queste cose non ha idea di come funzioni il microscopio né di come si fanno le analisi.”

Come funziona ?

“È uno strumento sofisticatissimo (oggi costa quasi 500mila euro) ma concettualmente molto semplice: prendo la fiale del vaccino e ne faccio cadere una goccia su un filtro e lo osservo. Il risultato è di un’evidenza cristallina”.

Vi accusano di aver usato vaccini scaduti.

“Non cambia il risultato sulle particelle inorganiche che sono eterne. Scade la materia organica, il principio attivo, in questo caso l’antigene, non i metalli. Sono proprio obiezioni del genere che indicano con chiarezza la totale incompetenza di questi personaggi.”

Dicono che non si presenta una ricerca cominciata 15 anni fa.

“Dove è scritto? Pubblicare risultati che dispiacciono a chi mantiene economicamente le riviste è quasi impossibile e 15 anni possono essere un tempo del tutto normale di attesa prima di trovare qualcuno disposto a rischiare. Comunque, per quello che può valere, moltissimi vaccini sono stati analizzati molto recentemente.”

Un’obiezione è preoccupante: qualcuno ha detto che anche la lama del frullatore può rilasciare particelle metalliche nella farina e che un qualsiasi coltello contamina con particelle ciò che taglia. In altre parole, se lei analizzasse al microscopio una torta fatta in casa, ci troverebbe ferro o tracce di metalli degli utensili.

“(Risata) Non mi prenda in giro, lei conosce la scala di Mohs, delle durezze? Le pare che la farina possa scalfire una lama? Nessun formaggio o salame affetta l’acciaio”.

Per dimostrarle che in qualsiasi ambiente ci sono nanoparticelle è stato detto che le molecole di idrogeno ‘contaminano’ il vuoto assoluto.

“Ehh???. Se è assoluto come può contenere l’ idrogeno che oltrettutto non è un inquinante?”

Parliamo di quantità. Qualcuno sostiene che le concentrazioni di inquinanti sono infinitesimali, si paragona la più grande a un miliardesimo di milionesimo di mole…una piccolezza simile non può nuocere.

“Ma un’ignoranza così grande sì. La mole è l’unità di misura delle molecole non delle particelle che contengono a loro volta centinaia di molecole. Non ho mai parlato di ‘sali precipitati’ se non quando ho precisato di aver trovato i sali di sodio e di alluminio dichiarati dal produttore. Noi abbiamo riscontrato particelle, cioè pezzi di materia inorganica spesso metallica che sono ben diversi dai precipitati di alluminio (ciò che resta quando il liquido evapora). I pezzi di metallo non precipitano come fa un sale. Aggiungo: con le nanoparticelle non si può applicare la regola di Paracelso secondo cui è la dose a fare il veleno. Perché può bastare una sola particella che danneggia una cellula a scatenare un danno irreversibile. Con le particelle ciò che conta è dove finiscono la loro corsa, quanto sono grandi, che forma hanno e che composizione chimica. La quantità è un fattore decisamente secondario che può solo influenzare statisticamente la possibilità di colpire bersagli più o meno sensibili. Fino a che i tossicologi non avranno digerito questa nozione fondamentale di nanotossicologia, resteremo ancorati al tardo Medioevo. Comunque l’Oms ha catalogato queste particelle come cancerogene di classe 1, vuol dire che sono certamente cancerogene”.

Si fa riferimento a studiosi francesi che hanno replicato i suoi esperimenti e che hanno concluso che “la presenza di tracce di metalli rispecchia la realtà ambientale e non deve essere considerata un rischio sanitario”.

“Ho risposto diverse volte. Non è stato usato il mio strumento. La mia e la loro sono due analisi che non si possono comparare, uno viaggia in nave, l’altro sull’auto da corsa. Purtroppo o per fortuna, per esprimersi è sempre opportuno conoscere la materia. Quel gruppo francese non conosce la nanopatologia e, dunque, esprime concetti grottescamente errati. Alla loro obiezione ho avuto modo di rispondere mesi fa e la reazione è stata il silenzio”.

Anche l’Agenzia del farmaco francese è stata informata.

“Sì, dopo che ho analizzato campioni di vaccino anti meningite contaminati, prodotti da diverse aziende. Sono stati visti gli inquinanti. L’agenzia dei farmaci ha riconosciuto gli elementi, ne ha preso atto senza, però, capirne il significato.”.

E non è successo niente?

“Al momento no. È successo pochi mesi fa”.

Circola una foto tratta dai suoi esperimenti che mostra i globuli rossi rintracciati in un vaccino anti-papilloma. Si mette in dubbio che quella foto ritragga globuli rossi.

“(Risata) Quello scatto è di una chiarezza disarmante. L’immagine parla da sè. Risulta immediata anche a uno studente del primo anno, di medicina o di biologia. Forse non a chi guarda cartoni animati in 3D…”

Circola una seconda foto che mostra un rettangolo sullo sfondo. E si dice che è stata artefatta.

“È il segno dell’inquadratura col raggio elettronico ad alto ingrandimento. È l’effetto del riscaldamento del raggio, una cosa normale. Noto che si continua a discorrere di quello che non c’è e non del contenuto…”

Infatti è stata molto criticata anche la rivista su cui ha pubblicato. A proposito qual è l’Impact factor?

“Avevo telefonato e mi avevano detto 2,3. E se invece è più basso cosa cambia? L’Impact factor è un indice dato dal numero di volte che una rivista viene citata. Se devo dire la verità mi sono stupito anch’io che avessero accettato il lavoro. Non era accaduto in tanti anni. Posso dire che la bibliografia è completa e soddisfa le curiosità, basta consultarla”.

Qualcuno ha avuto da ridire anche su questa. Quando lei ha citato il vaccino trivalente ricordando che è sospettato di causare l’autismo, ha inserito due studi che smentiscono la sua affermazione.

“Sì, perché l’unico studio che parlava della necessità di verificare se vi fosse un legame – tra vaccino trivalente e autismo – è stato ritirato. Era quello di Lancet, scritto da Wakefield. Quando si scrive qualcosa che non fa comodo alle industrie (che pagano le riviste) nessuno pubblica”.

Cosa è successo con l’agenzia europea Ema?

“Mia moglie aveva cercato di comunicare con l’agenzia ed è stata richiamata. Ha proposto che la ricerca venga replicata in diverse università”.

Che farete ora?

“Non ci occuperemo più di vaccini. L’abbiamo fatto per anni, per anni abbiamo comunicato i risultati nella più totale indifferenza, e ora, a bomba scoppiata, ci è stato fatto chiaramente intendere che, se continueremo a interessarci di vaccini, anche le altre ricerche, per esempio quelle sulle leucemie, potranno avere problemi. Nessuna minaccia scritta ma solo “consigli” come si fa in certe tradizioni. Se si pensa che le nostre indagini possono essere utili, ci si deve rendere del tutto indipendenti, fornendoci un microscopio e i mezzi economici per mantenere apparecchio e ricerche. La cifra è altissima, equivalendo a un paio di settimane di stipendio di un calciatore di primo livello e per questo nessuno sborserà mai una cifra tanto esorbitante. Dunque, non c’è bisogno di noi.”

Vedremo quel che succederà. Grazie delle spiegazioni a Stefano Montanari e a Antonietta Gatti.

Leggete qui l’ottima critica della critica di Fabio Franchi.I goal di Medbunker-4

PS Allego qui la risposta di Fabio Franchi a Franco Anedda.
Anedda vs Montanari-a

http://blog.ilgiornale.it/locati/2017/02/11/vaccini-sporchi-minacce-ai-ricercatori-2/?repeat=w3tc

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