L’ITALIETTA CON TROPPE PORTAEREI ALLARMA LA FRANCIA

L’ITALIETTA CON TROPPE PORTAEREI ALLARMA LA FRANCIA

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Sa Defenza

L’Italietta pacioccona del pareggio di bilancio in questi anni si è buttata in folli spese militari. L’ultima venuta è la portaerei Trieste, prodotta da Fincantieri e Finmeccanica, che è stata varata a Castellammare di Stabia il 25 maggio scorso, alla presenza del Presidente Mattarella e del ministro dello Sviluppo Economico Di Maio. Il costo dichiarato è circa di un miliardo e cento. La stampa ha dato la notizia concentrandosi sull’aspetto folcloristico della presenza di un ministro 5 Stelle a festeggiare una mega-spesa militare. 


L’incoerenza dei 5 Stelle è però solo l’aspetto marginale della questione. La presenza di un ministro dello Sviluppo Economico al varo di una portaerei rappresenta il contrassegno di tutte le ambiguità che hanno disseminato il percorso di questa spesa militare, contrabbandata con il pretesto del “dual use”, cioè della doppia destinazione della nave, sia per difesa che per protezione civile. È la conferma di quanto si sapeva da tempo: le spese militari vengono dissimulate in altri capitoli di spesa. 


A quanto pare non sarebbe neppure finita qui. Le notizie di stampa a riguardo sono rade e laconiche ma, in base a quanto riferito dal quotidiano “Il Messaggero”, l’anno scorso sarebbe stato effettuato un altro investimento per un’altra mega-nave, che Fincantieri e Finmeccanica dovrebbero consegnare nel 2022. 


Se le cose stessero davvero così, si tratterebbe della quarta portaerei italiana, dopo il finto incrociatore Garibaldi, la Cavour e la Trieste. In base alle condizioni di pace dopo la seconda guerra mondiale, l’Italia non potrebbe avere portaerei, ma lo sviluppo tecnologico ha portato ad aerei a decollo verticale che possono essere allocati anche su quella che, ufficialmente, sarebbe solo una portaelicotteri.
In base a quanto circolato sui siti militari nel 2016, la terza portaerei avrebbe dovuto chiamarsi “Giulio Cesare”, un nome davvero inquietante, tanto che poi si sarebbe nuovamente ripiegato sulle suggestioni risorgimentali, chiamandola Trieste. A meno che non esista già, infrattata da qualche parte, anche una Giulio Cesare di cui il parlamento non è stato informato. L’ipotesi è azzardata ma non del tutto peregrina, se si considera l’assoluta mancanza di trasparenza che ha caratterizzato queste spese. Nel 2016 vi fu anche una specie di sfuriata dei parlamentari un po’ di tutti i partiti, i quali constatavano che, in tema di spese militari, erano stati presi per i fondelli e tenuti all’oscuro. Ovviamente il sussulto di indignazione non ha avuto alcun seguito e tutto è continuato come prima e peggio di prima.


Questa storia delle portaerei italiane rende finalmente più chiaro l’isterismo dimostrato dai governi francesi nei nostri confronti. La Francia ha o, per meglio dire avrebbe, una megaportaerei, la De Gaulle, che però si è rivelata ancora più disastrata di quella che l’ha preceduta, la Clemenceau, venuta agli onori delle cronache non per le sue battaglie, ma perché disseminava amianto per tutto il pianeta. La De Gaulle, a sua volta, è quasi sempre in riparazione o restauro, quindi inutilizzabile. La Francia, come il Regno Unito, ha adottato il modello della megaportaerei a trazione nucleare, un modello che funziona se di portaerei se ne hanno dieci, in modo da disporre sempre di tre o quattro realmente funzionanti. 

Tutte le portaerei richiedono continui restauri – e infatti anche la Cavour è attualmente in fase di “aggiornamento” -, ma per le megaportaerei è molto di più il tempo che si passa in cantiere che in mare aperto. Insomma, avere una sola megaportaerei è come non averla. Il governo francese sta attualmente considerando la possibilità di sostituire la De Gaulle, ma ripiegare dal modello della megaportaerei ad un modello più agile, comporterebbe un crollo di status internazionale. Queste remore di grandeur, oltre che le spinte della sempre potentissima lobby nucleare francese, comportano il rischio di ritrovarsi in ritardo nei confronti dell’Italia. 


Non si tratta di semplice invidia dei cugini d’Oltralpe nei confronti dell’Italia, ma di qualcosa di più serio. Nel governo francese vi è probabilmente la convinzione che in Italia vi sia una sorta di politica estera sotterranea, che farebbe capo ai tre potentati di ENI, Finmeccanica e Fincantieri, una politica che avrebbe mire imperiali sul Nord Africa, quindi su quello che la Francia considera il proprio cortile di casa. I timori francesi potrebbero essere confermati dal fatto che all’aumento del naviglio militare italiano, corrisponde anche un aumento delle truppe da sbarco. Nel 2013 il battaglione San Marco è infatti diventato una brigata composta da tre reggimenti, per un totale di circa quattromila fucilieri di Marina. 

Tutto è possibile, ma l’aumento a dismisura delle spese militari non rappresenta di per sé il segnale certo di velleità imperiali. A parte gli ovvi e storici scetticismi sulle virtù militari degli alti gradi della Marina italiana, occorre infatti constatare che il lobbying del complesso militare industriale italiano ha la vita sin troppo facile, visto che, in base ai dogmi liberisti, il settore industriale militare è l’unico in cui lo Stato può tranquillamente intervenire senza incorrere nella violazione delle norme di concorrenza. Questo lobbying industriale militare si è dimostrato assolutamente trasversale ai vari governi di tutte le coalizioni e continuerà ad imperversare anche dopo la caduta del governicchio Conte. 


Tra i disastri del liberismo vi è anche quello di spingere verso il militarismo. Il panettone di Stato era considerato uno scandalo intollerabile, mentre dai liberisti è considerato giusto e normale che lo Stato investa nella “Difesa”. L’unico keynesismo ammesso è quello militare. 


Le portaerei fanno PIL, sviluppo tecnologico, lavoro stabile e qualificato, quindi sono l’unica ancora di salvezza contro la decadenza irreversibile del settore industriale determinata dalle politiche liberiste. Un dato oggettivo che serve a tacitare anche i politici più in buonafede. L’eventuale buonafede però non implica necessariamente buonsenso; anzi, in questo caso è il contrario. Non si tiene conto del fatto che un’Italia troppo armata, e con le idee confuse, rappresenta un fattore di destabilizzazione nel Mediterraneo. Non soltanto la Francia, ma anche la Turchia e l’Egitto potrebbero sentirsi minacciati nei loro orticelli di influenza. Possedere dei “gioielli” militari poi non sempre è utile per difendersi, ma può trasformare in prede da derubare. Le guerre non si combattono solo in modo aperto, ma soprattutto destabilizzando il nemico dall’interno.

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Schiavismo umanitario : Sei tesi sui porti aperti

Schiavismo umanitario: Sei tesi sui porti aperti

Marcello Veneziani

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Vorrei dire sei cose oltre la vicenda Sea Watch, la retorica, gli odi e gli slogan.

La prima: se si stabilisce il principio che ogni uomo ha diritto di decidere unilateralmente quando, come e dove vivere senza considerare norme, confini, stati e popolazioni, salta ogni ordinamento giuridico, si polverizza ogni sovranità nazionale e statale, si cancella ogni limite e frontiera, ogni tutela e ogni garanzia per i cittadini regolari di quei paesi che hanno diritti e doveri, lavorano e pagano le tasse. Il sottinteso di quella pretesa è che non va applicata una procedura eccezionale per dare asilo a profughi che fuggono da guerre e da acclarate situazioni d’emergenza ma va accolto chiunque decida di mettersi in viaggio, in navigazione. E nemmeno “una tantum” ma ogni volta che accade.

La seconda. È assurdo riconoscere a un’organizzazione privata, a una Ong, come la Sea Watch, il privilegio extraterritoriale e sovrastatale di decidere verso quale paese dirigersi per far sbarcare i migranti raccolti e di assegnarli così ai paesi con decisione autonoma, unilaterale, in virtù di un imperativo umanitario, assumendo di propria iniziativa e senza alcun titolo per farlo, il ruolo di tutori e mediatori dei migranti. Anche in questo caso non si tratta di una situazione eccezionale, di un’emergenza fortuita da fronteggiare, ma di una prassi ormai consolidata, programmata e reiterata. Non è un imprevisto capitato sulla rotta ma è il “mestiere” che alcune imbarcazioni hanno deciso di ingaggiare, a prescindere dagli stati, dai popoli e dai territori.

La terza: non c’è nessun potere legittimato democraticamente, consolidato dall’esperienza storica e dalla vita dei popoli, che risponde direttamente alla cittadinanza, la rappresenta e la tutela, oltre lo Stato nazionale libero e sovrano. Ed è giusto che sia lo Stato nazionale sovrano a decidere in ultima istanza, sulla base dei suoi ordinamenti, come ha coerentemente fatto il governo italiano, a partire dal ministro dell’interno fino al presidente del consiglio; e a negare nella fattispecie che una nave battente bandiera olandese, diretta da una comandante di nazionalità tedesca, possa attraccare non nel primo porto incontrato sulla rotta, che era poi in Tunisia, ma decida di far rotta sull’Italia e imponga di fatto al nostro Paese l’obbligo di accoglierli, trasformando un già discutibile diritto d’accoglienza in un inderogabile dovere d’accoglienza, ovunque e comunque. Chi mina gli stati e li scavalca, nel nome dell’ideologia no border, lavora per il caos e la fine del diritto internazionale.

La quarta. Siamo stati abituati da una propaganda ideologica, moralistica ed emozionale a non sottrarci ad accogliere il singolo caso pietoso, il bambino denutrito e senza adulti, il malato da curare, la donna incinta in balia delle onde o della miseria. Ma dietro il singolo caso, su cui inevitabilmente ci si appella alla nostra umanità, si vuol far passare un flusso ben più massiccio e duraturo. Ovvero si vuol usare il singolo caso come cavallo di Troia per legittimare in realtà la trasmigrazione di popoli e di chiunque voglia lasciare il proprio paese e venire a vivere da noi. In un mondo in cui i benestanti si contano in milioni e i poveri in miliardi, non si può pensare che gli uni possano caricarsi degli altri, che la piccola Italia si debba caricare sulle sue fragili spalle la grande Africa, che la piccola Europa si carichi i flussi di popolazioni venute dal sud o dall’est del pianeta. Certo, il fenomeno per ora ha numeri non impressionanti; però col passare del tempo e col lasciapassare che si vorrebbe imporre, il fenomeno rischia di ingrossarsi fino a raggiungere dimensioni insostenibili.

La quinta. Dietro il principio d’accoglienza umanitaria, si nasconde un gigantesco business a due facce: da un verso riguarda gli impresari politici dei flussi migratori per gestirne poi l’assistenza e gli effetti politici; e dall’altro verso interessa quanti usano manovalanza sottopagata da sfruttare, senza tutele (salvo dare agli speculatori di cui sopra ulteriore motivo di rappresentanza degli interessi sindacali e lavorativi dei migranti). Sinistra e padronato soci in affare, sotto copertura umanitaria. È un business immenso e vergognoso che si nasconde dietro la carità e sfrutta, strumentalizza e schiavizza i migranti. A tale proposito è stato penoso lo spirito demagogico e illegale, anti-italiano e anti-europeo della sinistra e del suo circo di “anime belle”.

Infine, la sesta. Non ci sono nel mondo d’oggi situazioni aggravate rispetto a qualche anno fa – guerre, genocidi, carestie – da costringere ad aprire le frontiere e i porti. Se vogliamo, era molto peggio dieci anni fa. E in ogni caso chi se la passa peggio non è chi riesce a partire, chi riesce a procurarsi i soldi per pagare la fuga o gli scafisti, chi ha la forza, i contatti, i mezzi per poter andar via; ma la vera miseria, la vera priorità è di quelli che non hanno la forza e le risorse per poter partire e restano a casa. E vedono i loro paesi impoverirsi di energie giovanili che migrano altrove, abbandonando donne,vecchi e bambini. Se davvero dovessimo dare la precedenza agli ultimi, come dice il Papa, gli ultimi non sono quelli che vengono da noi ma quelli condannati a restare a casa loro in condizioni di vera miseria. Ma la vera finalità di chi sostiene le migrazioni è lo sradicamento dei popoli dalle loro terre e noi dalle nostre.

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IL CECCHINO DI EL PASO È CONNESSO ALLA CIA – NON È UNA SORPRESA? !!!

IL CECCHINO DI EL PASO È CONNESSO ALLA CIA – NON È UNA SORPRESA? !!!

TouchstoneConnect

Sa Defenza

Richiede solo 5 minuti per seguire il suo collegamento. “Ci vogliono circa cinque minuti di ricerca per collegare #PatrickCrusius alla CIA e al suo famoso programma di controllo mentale MKUltra.
John Bryan Crusius è il padre di Patrick. È un consulente coinvolto in “Infused Being Therapy” a Dallas, in Texas. È specializzato in traumi e PTSD. La pagina web di Crusius osserva che ha lavorato per il Timberlawn Mental Health System di Dallas.
Timberlawn ha chiuso all’inizio del 2018. L’ospedale psichiatrico è stato indagato per abuso di pazienti, incluso lo stupro. Timberlawn è di proprietà di Universal Health Services, una società Fortune 500 nel settore della gestione ospedaliera.
Nel 2016, #Buzzfeed ha pubblicato una mostra che mostra che la società è responsabile di una serie di pratiche discutibili presso le sue strutture a livello nazionale. Oltre alle accuse che UHS ha truffato Medicare, il rapporto elenca una serie di altre gravi violazioni, tra cui la detenzione di pazienti esclusivamente per guadagno finanziario.

Dai un’occhiata a questo programma di ipnotismo : potrebbe avere qualcosa a che fare con alcuni di questi eventi? https://www.youtube.com/watch?v=_gO72dK4HjA&feature=youtu.be

Vedi anche qui: https://dcdirtylaundry.com/follow-the-dots-mkultra-the-el-paso-shooting/?fbclid=IwAR3kyI_wxybduK5Bd3u3yNX3ZOjgGHuU4gtvbN9h2jkqAA
#sadefenza #MKultra #cecchinoElPaso #CIA

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https://sadefenza.wordpress.com/2019/08/07/9953/

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SIRIA: FRANCESCO DELUDE ANCHE I CRISTIANI

SIRIA: FRANCESCO DELUDE ANCHE I CRISTIANI

Antonello Boassa

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Nessuno ha mai raccontato, presumo, a Papa Francesco di una donna cristiana violentata per nove ore e poi lapidata, ovviamente in quanto impura, da un banda di terroristi, amici dell’Occidente, di quell’Occidente di cui si è fatto portatatore, con una lettera inviata, mediante il cardinale Turkson, al Presidente Assad, appunto Francesco Bergoglio.

E naturalmente presumo che nessuno gli abbia accennato al bombardamento giorno e notte delle cittadine cristiane di Mhardeh e di Squilibyeh ad opera dei jihadisti di Idlib dove seminano morte e tortura tra i civili 1). E neanche ai soprusi subiti dai Curdi nelle terre dove hanno da “sempre” abitato.

Altrimenti, se fosse stato informato, presumo che si sarebbe rivolto non ad Assad perché cessassero le violenze contro i civili e contro le donne ma alle cancellerie europee, a quella yankee, a quella sionista, a quelle del Golfo, Se non altro perchè da nove anni devastano Siria e Medio Oriente, affidando a giornaisti vili e cialtroni il racconto delle loro gesta, attribuendole ovviamente a chi le subisce.

Perchè il femminicidio di cui l’Occidente imperiale si lamenta tanto come se non fosse esso stesso responsabile con i suoi rituali di dominio, di prevaricazione, di possesso, di concorrenza spietata…ebbene il femminicidio che è cosa orrenda dalle nostre parti, ma occasionale, affidato a personalità disturbate o psicopatiche, di là in Siria, in Palestina, nello Yemen…è organizzato scientificamente e stronca vite umane non nell’ordine di qualche unità ma nell’ordine di migliaia di persone, vuoi con le bombe, vuoi con la fame, vuoi con le malattie, senza trascurare le decapitazioni, le impiccagioni e le lapidazioni molto in voga tra la feccia jihadista, molto amica dell’Occidente che, in cambio dei loro grandi servigi, rifornisce di armi, di droghe, di denaro..

Così Franceso va a chiedere ad un Capo di stato assediato di porre fine alle violenze che impone ad un popolo che, per sua fortuna, è protetto dai jihadisti e dall’Occidente. Va a chiedere di non attaccare Idlib per non distruggere ospedali, scuole, panifici 2), per non porre a rischio la vita dei civili che con il regime dell’emirato di Al-Qaeda a con la protezione del Sultano turco sono al sicuro da morte e torture.

Così Papa Francesco conferma la sua strategia geopolitica non dissimile nelle sue linee di fondo da quella neoliberista dell’elite globalista sia pure con un orientamento di leggera apertura ad un sistema multipolare, evidenziando, al di là delle parole e della retorica, ancora una volta una pesante sordità rispetto alle richieste che vengono dal suo stesso mondo cattolico. Non solo le più alte autorità della chiesa siriana hanno più volte protestato contro la violenza dei mercenari jihadisti e contro l’ipocrisia mediatica dell’Occidente, ma anche suore, preti ordinari semplici fedeli hanno fatto sentire la loro voce. Anche durante l’incontro Turkson-Assad. Non si sono sentite risposte.

L’attacco ad Idlib frattanto non ci sarà. Almeno così pare dalla agenzie siriane. il governo ha concordato una tregua, a patto che i terroristi e le armi pesanti si situino a venti Km. dalla linea della zona di de.escalation3). Ragioni umanitarie ma soprattutto politiche e militari.

NOTE
1) Vedi in particolare sulle sofferenze del popolo cristiano in Siria “Vietato parlare”
2) Ho già segnalato in altra occasione l’indecente relazione di Mark Lowcock, segretario generale degli affari umanitari dell’ONU, che individua nell’aviazione siriana e russa i responsabili di tali indegne devastazioni
3) MahmodHamway “Vietato parlare” 2/8/19

https://sadefenza.wordpress.com/2019/08/04/siria-francesco-delude-anche-i-cristiani/

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DI FERROVIE PATRIE E CONCESSIONI (AI PATRIOTI)

DI FERROVIE PATRIE E CONCESSIONI (AI PATRIOTI)

Maurizio Blondet 

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Nel maggio del 1846  il conte Camillo Benso di Cavour  pubblica sulla Revue Nouvelle un saggio dal titolo Les Chemins de Fer en Italie.  Naturalmente in francese, che è la sua lingua materna: stava giusto imparando l’italiano.

La storica Angelo Pellicciari ne parla sul suo volume “L’altro Risorgimento” (Piemme Edizioni  2000) che ho riletto durante la settimana di vacanze. Nei giorni delle polemiche e scontri di piazza No-Tav, è illuminante rilettura. Cavour vede già il giorno “In cui le ferrovie si estenderanno dalle Alpi alla Sicilia” e “faranno scomparire gli ostacoli e le  distanze che separano gli italiani e impediscono la formazione di un’unica, grande, nazione”.

Detto ciò,  si potrebbe credere che il regno savoiardo,   proteso nell’anima  alla conquista patriottica della nazione, fosse  già coperto  di fitte reti  di tronconi ferroviari protesi verso il resto dell’Italia  che aspirava a liberare dal giogo straniero.

Invece,  nel territorio del Piemonte non esiste nessuna ferrovia,Nemmeno un metro. Cavour parla correttamente del Regno delle Due Sicilie che ha realizzato  già due linee, la Napoli-Castellammare e Napoli-Capua: “Da un punto di vista economico hanno poca importanza,” ma “hanno il merito di rendere la vita più agevole ai napoletani e ai numerosi turisti” .  La degnazione del conte è fuori luogo.  L’arrivo costante di oltre un migliaio di turisti inglesi  – e  molti più  francesi –  ogni anno fu  un importante fattore di sviluppo economico  (e  culturale) di Napoli e Sorrento. Erano danarosi  aristocratici, abitavano a Napoli per mesi ed anche fino a tre anni, incantanti dalle visite guidate alla bocca attiva del Vesuvio (li accompagnava, finché visse, l’ambasciatore  dell’impero presso i Borbone,  lord Hamilton)  agli scavi di Pompei ed Ercolano che erano cominciati, ai templi di Paestum alle stranezze geologico-scientifiche  dei Campi Flegrei  – e  ai paesaggi marini limpidissimi dove  i pittoreschi  monelli si gettavano in tuffi prodigiosi dietro pagamento di una monetina. Un parco di attrazioni inesauribile, a cui contribuivano le feste e i ricevimenti che la Corte  di Ferdinando, che dopo il matrimonio con Maria  Carolina (una dei tredici figli dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria) rivaleggiava in magnificenza con Parigi.

Il Lombardo-Veneto?   “E’ stato  il primo paese italiano a prender sul  serio la questione ferroviaria”, scriveva il Cavour. E mica per la linea Milano-Monza che funzionava dal 1838. No, il governo asburgico ha deciso da tempo la ferrovia Milano-Venezia, progetto che tarda a realizzarsi “per la deplorevole apatia,  che  potrebbe anche definirsi colpevole, de capitalisti milanesi”. Solo l’intervento “potente  e generoso”    dell’amministrazione absburgica  sta permettendo di superare  le difficoltà. “Bisogna ammettere che  in questo frangente il governo di Vienna ha dato prova, nei  confronti dei sudditi italiani, di sentimenti tanto illuminati quanto  benevoli”.

Maria Teresa voleva  il 4 per cento. Soltanto.

Sorprendente no? Milano-Monza,   la ferrovia è di una trentina di chilometri; Vienna lancia  un progetto di quasi 300 chilometri di strada ferrata – dimensione grandiosa per l’epoca  – e i “capitalisti milanesi”  reagiscono con “apatia che potrebbe definirsi colpevole”.  Che tipo di capitalisti erano?

Recenti, anzitutto.   Li aveva –  letteralmente  – creati Maria Teresa.  Decisa a ricavare dalla Lombardia più  del milione di ducati l’anno che essa aveva reso alla Spagna  (che vi aveva lasciato crescere cose come il brigantaggio e il latifondo incolto) l’imperatrice  aveva disposto la creazione del catasto.  Si trattava di stabilire chi fossero i proprietari dei terreni  “nel labirinto di manomorte, ipoteche, eredità contestate, diritti feudali e diritti demaniali”, e quanto valessero: ne fu incaricato Pompeo Neri, economista fiorentino, che ci mise  dieci anni per venirne a capo.  Quando il catasto entrò in vigore nel 1760, l’imperatrice stabilì: i proprietari devono pagare sul loro patrimonio terriero il 4 per cento del valore accertato.  Gli  aristocratici lombardi, che prima non s’erano occupati troppo di far rendere i loro beni terrieri,  si trovarono di colpo obbligati o a subire una tassazione sproporzionata al reddito, o a darsi da fare per far rendere i loro campi più  quel 4 per cento.  Quel che avessero guadagnato in più, si noti, non sarebbe stato tassato.  Guadagno puro.

Precedenti di semi-industrializzazione agricola  non erano mai mancati in Lombardia. Basti pensare alle marcite dei cistercensi che permettevano   nella valle padana tre raccolti  di fieno l’anno, il che consentiva di alimentare grandi quantità di bestiame e quindi sviluppare l’industria casearia.  O al  baco da seta,  che impiegava le famiglie contadine non solo nella coltivazione  del gelso, ma poi nelle filande e ai telai.  Incitati dalla modesta tassazione, i capitalisti lombardi trovarono conveniente reinvestire –  il surplus lucrato ed esente da imposte – in attrezzature agricole moderne, sistemi d’irrigazione, stalle, granai, essiccatoi e venne naturale lo sbocco “industriale” del sovrappiù   agricolo: filature e tessiture di lana, seta  e “tela d’India”, caseifici,  concerie, mulini,  poi  ferriere… Aiutati non poco dai dazi protettivi che l’impero aveva steso sulle loro produzioni:  nessuna industria si  sviluppa senza protezionismo.

Che questi capitalisti non guardassero col  dovuto, dinamico entusiasmo l’idea di unire  Milano a  Venezia, si spiega col fatto che ciò esponeva la fiorente industria lombarda nata dalla terra alla concorrenza intra-imperiale.  La prospera regione sarebbe stata collegata troppo da vicino all’Est dell’impero, più  sviluppato.   I neo-imprenditori cominciarono a lamentare che le lane del Tirolo facevano concorrenza ai loro lanifici. La Milano degli affari cominciò a rendersi  conto che nell’impero era solo una delle molte città industriali in concorrenza  fra loro  – e a quel tempo era Praga all’avanguardia dell’industria metalmeccanica – e  che le sarebbe convenuto essere la prima in una paese  come l’Italia futura, industrialmente arretrato e protetto dai dazi.

Fu in quegli anni che i Federico Confalonieri, i Melzi d’Eril, i Serbelloni, i Trivulzio,  i  Casati e i Clerici  , i  Porro Lambertenghi (miliardari, i primi ad impiantare a Milano una filanda a vapore)  presero a nutrire sentimenti anti-austriaci, patriottici e filo-inglesi.  Alcuni “cospirarono”  da carbonari  nel 1821 con Silvio Pellico (istitutore dei Porro Lambertenghi)  e Maroncelli,  come il  conte  Federico Confalonieri  (il primo milanese ad avere i caloriferi nel palazzo) che fu una specie di Giangiacomo Feltrinelli dell’epoca   e fu incastrato dalla  confessione alle polizia austriaca del  co-cospiratore marchese Pallavicino-Trivulzio.   I rivoluzionari si  chiamavano in correo con tanta facilità, che lo stesso inquisitore , il trentino Antonio Salvotti (“il perfido Salvotti”  nella propaganda patria) si affrettò a chiedere l’indagine sennò avrebbe  dovuto chiudere allo Spielberg l’intera nobiltà-imprenditoria  milanese.

Sicché quando nel 1848, sedate  le Cinque Giornate, il popolino  rivide entrare a cavallo l’ottantenne  Maresciallo Radetzky , gli fece ala gridando: “Radèschi, in stà i sciuri” –  i ricchi  –   a  fare il Quarantotto, espresse  una analisi politica notevole nella sua brevitas.

In realtà  alle Cinque Giornate il popolino aveva  partecipato con una violenza estrema, strada per strada. Ma poi aveva visto arrivare i piemontesi, le truppe savoiarde di Carlo Alberto, e…  La Pellicciari dà la parola a Gramsci: “La Lombardia non voleva essere annessa come una provincia al Piemonte: era più progredita intellettualmente,  politicamente, economicamente”.

Diciamo che se c’è una cosa che unì il  Lombardo Veneto alle due Sicilie, fu – come chiamarlo: delusione? Malcontento?  Rabbia per la spoliazione?   – davanti al  metodo savoiardo del patriottismo.

I capitalisti senza capitale

Se vi pare che stia parlando di cose storiche e passate, guardate meglio. Di ferrovie la Pellicciari torna a parlare  a  proposito della concessione “dell’intera rete ferroviaria del regno delle Due Sicilie” a due patrioti, il banchiere livornese Pietro A. Adami e il gran maestro della Massoneria Adriano Lemmi , e di quel che ne disse, il 6 ottobre 1860, il deputato Carlo Poerio, napoletano. Poerio segnala che quel contratto, stipulato dal “governo rivoluzionario  della Sicilia” (ossia da  Garibaldi), vincola per lunghi anni l’avvenire delle provincie [meridionali], le sottopone all’onere immenso de 650 milioni di lire […]  ed assicura inoltre  alla concessionaria l’utile netto del 7 per cento senza sborsare un obolo del proprio”.

Adriano Lemmi . Livornese. Come Carlo Azeglio Ciampi di venerata memoria. Concessionario.

Erano nati –  particolarità italiana – i “capitalisti senza capitale”,   e senza bisogno di averne uno loro perché glielo regala lo Stato.  La  tradizione continua infatti con i Benetton a cui il D’Alema   diede in concessione le Autostrade IRI consentendo  loro i lucri che sappiamo  – e gli effetti che abbiamo visto a Genova.

Sa Defenza non effettua alcun controllo preventivo in relazione al contenuto, alla natura, alla veridicità e alla correttezza di materiali, dati e informazioni pubblicati, né delle opinioni che in essi vengono espresse. Nulla su questo sito è pensato e pubblicato per essere creduto acriticamente o essere accettato senza farsi domande e fare valutazioni personali.

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PERCHE’ SONO TUTTI OSSESSIONATI DA SALVINI

PERCHE’ SONO TUTTI OSSESSIONATI DA SALVINI


Antonio Socci

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Come si accende la Tv e ci si sintonizza su un talk show il menù è sempre uno e solo quello: Matteo Salvini. Da mesi. Non si parla d’altro.

In molti casi sembra di assistere a “processi in contumacia” dove commentatori e conduttori in gran parte sono schierati, come un tribunale, tutti contro uno, Salvini. Poi apri i giornali ed è, più o meno, la stessa solfa.Una fissazione generale.

Ci sono illustri colleghi – che un tempo abbiamo apprezzato come sagaci e brillanti analisti – i quali ormai non scrivono che di lui. Ne sono così ossessionati – e tanto è il loro livore – che viene da credere che ne siano innamorati pazzi (politicamente parlando), essendo questo tipo di odio una maschera dell’infatuazione, come insegna René Girard.

D’altra parte una così accanita mania collettiva attorno a un sol uomo ha molto a che fare col meccanismo mimetico e con la girardiana dinamica del “capro espiatorio”.


Antonio Polito, sul “Corriere della sera”, ha scritto che nei confronti di Salvini, portato in alto dalle elezioni e dai sondaggi, si è ormai costituito – ed è scatenato – il partito trasversale del “Tutto Tranne Lui”.

Polito aggiunge che questa “santa alleanza di tutti” contro “l’Uomo solo in fuga” è “una legge non scritta della politica italiana” perché si è già verificata la stessa cosa con Matteo Renzi e con Silvio Berlusconi nel loro periodo di massimo fulgore (e potere).

La caratteristica di questo fenomeno – spiega Polito – è che partecipa al “tutti contro lui” anche “una quinta colonna”, cioè “alcuni presunti alleati dell’Uomo da battere”.
E’ vera l’analisi di Polito, ma ci sono alcune grandi differenze fra i tre. Anche contro Renzi si saldò alla fine un fronte politico trasversale, ma Renzi aveva il sostegno di quasi tutti i media e anche delle cancellerie straniere (scusate se è poco).

Berlusconi aveva dalla sua almeno una parte dei media (a quel tempo non c’erano i social).


Salvini – oltre al partito trasversale antisalvini – ha contro di sé quasi tutti i media, moltissime cancellerie straniere e tutte le élite (perfino le élite clericali che lo detestano.

Inoltre sia Berlusconi che Renzi detenevano un potere reale, come capi del governo. Salvini no, è ancora (solo) ministro dell’Interno e in Parlamento la Lega ha tuttora (solo) il 17 per cento.

Anche se nel Paese si avvicina al 40 per cento (come hanno dimostrato le europee), questo consenso e questa forza restano potenziali nell’equilibrio parlamentare di oggi e state certi che tutti faranno in modo che non possa conseguirlo nelle urne.
Trovarsi accerchiati dal partito del “Tutto Tranne Lui” può avere un beneficio immediato nel catalizzare consensi, nel polarizzare le tifoserie, ma è sempre da evitare.

Un politico dovrebbe scongiurare ad ogni costo la saldatura di tutti gli avversari in un fronte unico contro di lui. Perché è la premessa della disfatta. La storia insegna.
Bisogna sempre rompere l’accerchiamento, scombinare i giochi, cercare alleanze e sorprendere gli avversari. Bisogna essere leone, ma anche volpe insegnava Machiavelli.


C’è un’ultima cosa da chiedersi. Questa personalizzazione della politica è una cosa positiva ?No. E’ disastrosa per il Paese, perché trasforma tutto in teatro, in baruffe personali, in battibecchi, impedendo di parlare dei problemi veri, delle idee, delle proposte e degli interessi del Paese. Quello che gli italiani vorrebbero vedere è un confronto serio sulle diverse proposte e le idee per il nostro Paese.

L’eccessiva personalizzazione deriva in parte dalla sparizione delle grandi culture politiche della prima Repubblica che avevano dato vita a “forme partito” in cui l’identità ideale non era mai identificata in uno solo.

Ma deriva anche dalla pessima propensione della Sinistra italiana alla demonizzazione dell’avversario, quindi alla trasformazione della battaglia politica in guerra di liberazione contro il Nemico. E’ una storia antica che si è vista anche nella prima Repubblica (basti pensare al caso Craxi).

L’area ideologica marxista, così forte nella nostra storia, dal dopoguerra, per decenni, nelle sue diverse articolazioni politiche, o ha teorizzato “l’odio di classe” o ha praticato l’odio politico verso gli avversari.

In questo senso al PD, che è erede della Sinistra, e a quei suoi dirigenti che provengono dal Pci e che continuano a demonizzare gli avversari politici come una sorta di “partito dell’odio”, andrebbe detto, serenamente, che l’Italia sta ancora aspettando una vera riflessione autocritica di chi ha partecipato alla storia del comunismo. Non è ancora venuta l’ora di rinnegarla e condannarla?

Ovviamente di individui odiatori ce ne sono dappertutto, perché l’uomo purtroppo è così (e c’è solo il Vangelo che può convertirne il cuore).

Ma la politica non si occupa di individui, bensì di partiti e ideologie. E se è vero che tutte le parti devono guardarsi dal fomentare l’odio, difficilmente può dare lezioni chi proviene da una certa storia (non rinnegata) e chi pratica da sempre la demonizzazione dell’avversario.
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Antonio Socci
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Da “Libero”, 29 luglio 2019

https://sadefenza.wordpress.com/2019/07/30/perche-sono-tutti-ossessionati-da-salvin/

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Ashkenaz, il super-sapiens, ci schiavizza col debito eterno

Ashkenaz, il super-sapiens, ci schiavizza col debito eterno

libreidee

SA DEFENZA

Menti raffinatissime, le chiamava Giovanni Falcone. Nel suo caso, avevano piazzato una bomba davanti alla sua villetta sul mare, tre anni prima del fatale attentato di Capaci. Sono speciali, quelle menti – e altrettanto criminali – anche per Giovanni Angelo Cianti, che non è un giudice antimafia ma a suo modo si occupa lui pure di criminologia, per così dire, se si volesse leggere come un’epocale, sterminata stagione criminogena quella aperta dalla stessa misteriosa comparsa sulla Terra dell’homo sapiens, tuttora non spiegata (men che meno dall’evoluzionismo darwininano). L’ultima fatica letteraria di Cianti – che esordì addirittura come autore del fumetto-cult “Ken Parker”, creato nel ‘74 da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo – si intitola “Benvenuti all’inferno”, in questo richiamando l’ombra del manicheismo, tra risonanze gnostiche e poi catare. Una “creazione dannata”, la nostra, opera di divinità infere esiliate nel mondo della materia? Premessa pragmatica: siamo quasi 8 miliardi e stiamo devastando il pianeta, come cavallette inarrestabili. Un formicaio di insetti onnivori e famelici, e al tempo stesso docili e malleabili, senza più coscienza né memoria della propria origine. Solo colpa nostra? No, risponde Cianti: la grande attenuante è incarnata da chi lo dirige più o meno segretamente, il “formicaio”.

Anunnaki

La solita, bieca massoneria mondiale? Gli uomini invisibili del famigerato “complotto giudaico-massonico” caro ai cospirazionisti? Nemmeno, scrive Cianti, mettendo a fuoco un altro gruppo, che definisce “super-sapiens”. «Si chiamano Ashkenazi, e si sono mimetizzati tra gli ebrei, a insaputa degli ebrei stessi. Ma attenzione: gli “Ahskenazim” non sono ebrei, e nemmeno semiti. Sono i veri manipolatori dell’umanità, fin dai primordi, attraverso il denaro e il credito usuraio». Sarebbero stati loro a danneggiare in primo luogo gli ebrei, provocando la catastrofe dell’antisemitismo. Da dove spuntano? Ne parla la Bibbia, probabilmente, quando – nella Genesi – racconta la “fabbricazione” degli adamiti: strani ibridi, praticamente degli Ogm ante litteram, clonati mescolando i geni del sapiens con quelli dei Figli delle Stelle, che l’Antico Testamento chiama Elohim (come Yahvè e colleghi) mentre per i Sumeri si chiamavano Anunna o Anunnaki. Stessa schiatta di dominatori – venuti dal cielo, secondo il sumerologo Zecharia Sitchin, affascinante e controverso teorico della paleo-astronautica. La missione: trasformare la Terra, fino a quel momento popolata solo da tribù nomadi, in un immenso campo di lavoro.

Giorgio Galli

Per produrre cibo, energia e poi anche tecnologia occorrevano “servi” intelligenti e obbedienti, i sapiens, che ancora non c’erano. E per dirigere i sapiens ci voleva una super-razza, in grado di dominarli per conto terzi. Impressionante la consonanza con le rivelazioni che l’avvocato Paolo Rumor affida al saggio “L’altra europa”, edito da Panda, con prefazione dell’eminente politologo Giorgio Galli. La tesi: un’élite immutabile, sempre la stessa, reggerebbe il mondo da quasi 12.000 anni. Origine: Golfo Persico, poi Mesopotamia, Egitto, Mediterraneo fenicio e poi minoico e greco-romano. Pietra miliare: l’antico insediamento nella città caldea di Ur, alla foce del Tigri. E’ la stessa geografia che ripercorre Cianti, inseguendo il fantasma dei progenitori di quelli che (erroneamente, sostiene) verranno poi chiamati “ebrei askhenaziti”, diffusisi nell’Est europeo. La comparsa dell’Adàm biblico, «non ancora ebraico, verosimilmente sumero», risalirebbe a un’epoca collocabile tra il 15.000 e il 20.000 avanti Cristo. Seguono 9 discendenti quasi millenari, i patriarchi pre-diluviani, fino ad arrivare a Noè, cioè intorno all’anno 5.600.

Stando alla Bibbia, Noè generò Sem, Cam e Jafet. Da Sem si arriva a Giacobbe-Israele per linea retta attraverso Ever, Terach, Abramo e Isacco: in altre parole, ecco gli ebrei (quelli veri), poi suddivisi nelle famose 12 tribù, inclusa quella israelitica di Giuda e Davide. «Quindi – conclude Cianti – solo i discendenti di Abramo possono essere considerati semiti». Gli altri, cioè la super-razza di cui si occupa “Benvenuti all’inferno”, sarebbero la discendenza di Jafet: il fratello di Sem e Cam «generò tra gli altri Gomer, capostipite dei Cimmeri», il cui figlio si chiamerà Ashkenaz, «dall’assiro Askuza»: nome col quale, secondo la Tavola nelle Nazioni, «si indicavano i popoli nomadi della regione sciita del Caucaso». Insieme ai Minniti e al Regno di Ararat, continua Cianti, i nomadi caucasici Ashkenaz si opposero ai Babilonesi, almeno secondo la Bibbia (Geremia 51-27), e in seguito diedero origine ai popoli slavi. «Gli Ashkenaziti – conclude Cianti, citando sempre l’Antico Testamento – sono dunque “jafeti”, cimmeri o sciiti – ma non semiti, quindi non ebrei».

I kennedy

Per l’autore si tratta di un “cluster genetico” autonomo, «una popolazione nomade di origini turcomanne che si reinventa continuamente». Prima sciiti (da “sak”, nomade), poi Kazari (dal turco “qaz”: nomade, ancora). Per Cianti erano di religione tengrista, un mix di sciamanesio, animismo e totemismo diffuso nell’Asia Centrale. «Si convertirono all’ebraismo per convenienza», e molto tardi: solo fra il 740 e il 920 dopo Cristo. «Alla dissoluzione del Canato di Kazaria, conquistato dal russo Sviatoslav I, si dispersero in tutta Europa, attribuendosi l’appellativo di “ebrei erranti”», evidentemente abusivo. Nell’alto medioevo, continua Cianti, li ritroviamo nella valle del Reno e nel Nord della Francia: «Ed è da questo momento che iniziano a usare l’yiddish, lingua germanica con elementi di ebraico e aramaico». Poi si spostano verso Est: Lituania e Polonia, Moldavia, Russia. Il ritorno in Germania comincerà nel 1200 e terminerà solo nell’Ottocento. In tutti quei secoli, scrive l’autore, gli Askuza-Ashkenaz sciameranno di terra in terra perché «perseguitati per l’attività usuraia». Sono loro gli “inventori” del sistema creditizio?

Il prestito a interesse, dice Cianti, compare contemporaneamente in Mesopotamia, India e Cina. «L’invenzione stessa della scrittura nasce lì, da quella nuova necessità». A Uruk (oggi Warka, Iraq) a raccontare quella storia sono 5.000 tavolette d’argilla risalenti al quarto millennio avanti Cristo: «Si iniziò allora a parlare di prestiti, tassi d’interesse, garanzie, usura, derivati e pignoramenti». La banca dell’epoca era il Tempio; non prestava solo denaro ma anche cereali, vino e birra, metalli pregiati: «Si cominciò a prestare argento a tassi fino al 60%». Attraverso il mondo mesopotamico, poi fenicio e persiano, ellenico e romano, il network nomade del denaro si trasferisce dove gli conviene, tendenzialmente da Est a Ovest, col progredire dei nuovi fiorenti imperi. Proto-scienziati della finanza? Cianti li chiama “i nostri mandriani”. Il loro metodo non cambia: usura, per conquistare il potere. Obiettivo: «Mantenere nella sottomissione non solo le masse ma anche gli stessi governanti, che in pratica diventano i loro burattini. E se qualcuno di loro si oppone, viene destituito o ucciso, come i Kennedy».

Benvenuti all'inferno

Per Cianti, gli Ahskenaz restano un gruppo ristretto e rigorosamente chiuso al suo interno, per via matrilineare, attraverso i secoli. Sono i “ruler”, gli attuali “padroni dell’universo”. Veri fenomeni: si tratta di «individui di eccezionale intelligenza». Oltre a mercanti e banchieri, nei millenni, «hanno espresso anche filosofi, scienziati, pensatori che hanno determinato le sorti dell’umanità». L’élite dell’élite: «Nomadi e apolidi, seguono lo sviluppo dei più importanti centri di potere, in una traiettoria sempre diretta verso ovest che oggi, dalla West Coast degli Stati Uniti, ha spiccato il balzo verso la Cina». Sono loro i teorici e iregisti del globalismo finanziario, secondo Cianti: religioni e massonerie, Ur-Lodges e centri di potere paramassonici sarebbero solo cinghie di trasmissione del super-sapiens Ashkenaz, protagonista del club più inaccessibile del vero potere.

Lungo le sue 400 pagine, “Benvenuti all’inferno” esamina con estrema cura le più recenti asserzioni scientifiche, dall’astrofisica alla paleontologia fino alla climatologia, demolendo Darwin: «La Terra è passata attraverso eventi catastrofici che hanno provocato ripetute estinzioni di massa. E ogni volta il pianeta è stato ripopolato con specie nuove, che non avevano niente a che fare con le precedenti». Fino al sapiens, ultimissimo prodotto di queste “introduzioni”: «Una specie bio-ingegnerizzata, nel cui corredo è stato introdotto Stamina, il gene della paura che ci rende così docili di fronte al potere». Nel saggio “Resi umani” scritto con Mauro Biglino, il prestigioso biologo molecolare Pietro Buffa (già attivo al King’s College di Londra) spiega che il “missing link” tra uomo e scimmia non è mai esistito: a quanto pare siamo stati “fabbricati” diversi, dalla nascita, ben distinti dai primati e dagli stessi ominidi – persino dal Neandearthal, a noi vicinissimo nel tempo, probabilmente sterminato dai nostri antenati.

Saba Sardi

A lungo traduttore ufficiale della Bibbia per le Edizioni San Paolo, Biglino sostiene che l’Antico Testamento – alla lettera – racconti l’avvento sulla Terra dei Figli delle Stelle. Proprio loro avrebbero “costruito” il sapiens, riservandosi poi la “fabbricazione”, sempre per via genetica, di una super-specie di lavoratori particolarmente intelligenti: gli adamiti, collocati nel Gan-Eden (da cui poi furono cacciati, dopo che ebbero scoperto la possibilità di riprodursi in modo autonomo, sessualmente). Tuttora, nessun sumerologo sa spiegare esattamente l’origine della civiltà sumera, sorta improvvisamente appena a Sud del Gan-Eden (situato nel Caucaso) e immediatamente dotata di favolose competenze tecniche: scrittura e architettura, matematica, astronomia. E soprattutto: agricoltura. «Proprio la rivoluzione agricola – sostiene Cianti – ha cambiato in modo irrimediabile il pianeta, devastando i suoli e sottraendo acqua, impoverendo la nostra dieta e determinando una vera e propria mutazione antropologica: i primi sapiens erano liberi di muoversi e cacciare, noi invece siamo schiavi inurbati, costretti a lavorare e a nutrirci di cibo ormai avvelenato».

La stanzialità come sciagura è il tema del saggio “Dominio”, nel quale Francesco Saba Sardi collega all’introduzione dell’agricoltura la nascita del nuovo potere, prima sconosciuto, che “inventa” la religione per trasformare gli esseri umani in servi, lavoratori della terra e soldati. Figure sociali che non esistevano, prima del neolitico: nacquero con l’agricoltura insieme alla religione e alla sua sorella gemella, la guerra, grazie alla comparsa di quell’inedito potere, configurato in forma di dominio. A questo, Giovanni Cianti aggiunge un’altra disgrazia: l’alimentazione. Giornalista e già pubblicitario, appassionato studioso di biologia, Cianti è anche e soprattutto un nutrizionista, disciplina attraverso cui ha rivoluzionato la pratica del body-building partendo proprio dalla dieta. La minaccia più grande? L’abuso di cereali. Il pane – che ha nutrito milioni di individui – viene dal grano, che è comparso sulla Terra di colpo. Discende dal farro selvatico, che però non è commestibile. Chi l’ha trasformato geneticamente in cereale dolce, da farina? I medesimi, misteriosi individui – si suppone – che allo stesso modo, all’epoca di Adamo ed Eva, “fabbricarono” la patata, insieme con la pecora.

Jacques Attali

Cibo pronto uso e a basso costo, per schiere di futuri lavoratori? L’ipotesi è ora vagliata da scienziati di tutto il mondo, ormai convinti che convenga rivalutare e rileggere con occhi nuovi i testi antichi, poi trasformati arbitrariamente in “libri sacri” dalle religioni che, più tardi, se ne impossessarono, travisandoli: e se in quelle pagine ci fossero gli indizi di una storia attendibile? Se cioè il racconto – incluso quello biblico, con la comparsa degli Elohim (Figli delle Stelle) – spiegasse davvero la nostra origine genetica, altrimenti non ricostruibile solo per via evolutiva? Nel qual caso, dice Cianti, sarà meglio aggiungere una riflessione piuttosto decisiva: se qualcuno – venuto dal cielo? – impiantò sulla Terra la sua “mandria” da mungere, di sicuro non scordò di assicurarla alla custodia di servitori speciali e fidatissimi, a loro volta “bio-ingegnerizzati” alla bisogna: i nostri “mandriani”.

Non manca nessuno, nella “hall of fame” dei dominatori che Cianti esibisce, dai secoli passati fino ai giorni nostri: spicca il visionario oligarca Jacques Attali, lo sconcertante mentore di Emmanuel Macron, oscuro profeta del transumanesimo post-democratico. C’è l’eterno Zbigniew Brzezinski, lo storico stratega della Casa Bianca (sodale di Kissinger) che reclutò in Afghanistan un certo Osama Bin Laden, poi protagonista della strategia della tensione globale sotto l’egida dei Bush. Riflettori su Al Gore, l’ex vice di Clinton, ormai «frontman mondiale della bufala del global warming di origine antropica», il nuovo catechismo recitato dalla piccola Greta, la ragazzina svedese spuntata (in apparenza) dal nulla. Gore ha appena vinto due Oscar con il documentario “Una scomoda verità”, «diretto dal regista “ashkenazi” Davis Guggenheim». Manipolazione? «Se è per questo, erano “ashkenazi” anche Walt Disney e Edward Bernays, l’inventore della propaganda pubblicitaria», dice Cianti, «come pure i fratelli Andy e Larry Whachowski», gli sceneggiatori di “Matrix”, film nato per metterci in guardia «sul destino della “mandria umana”, costretta a vivere come nella caverna di Platone, cioè in un mondo virtuale completamente avulso dalla realtà».

George Soros

Tra i protagonisti negativi, invece, dominano politici e finanzieri: si va da Madeleine Albright, che difese la necessità inevitabile del bagno di sangue nei Balcani negli anni ‘90, alla quasi-popstar George Soros, «ashkenazi di elevata esposizione mediatica, quindi verosimilmente di rango inferiore». Nulla, in confronto ai veri “dominus”, più appartati, come ad esempio i campioni delle celeberrime dinastie Rothschild, Warburg e Rockefeller, sinistramente implicati nell’ascesa di Hitler (e nel nascente sionismo), ben sapendo che il dittatore nazista avrebbe sterminato milioni di ebrei: era il mostruoso prezzo necessario per ottenere poi lo Stato di Israele? Incubi e interrogativi storici a parte, dell’immenso potere di quelle famiglie parla anche il professor Pietro Ratto nei suoi recenti saggi, che rivelano l’incredibile pervasività (purtroppo attualissima) della loro influenza, persino nell’odierna editoria scolastica validata dai ministeri attraverso commissioni, strutture e aziende di cui non parla mai nessuno. Ma quei nomi così famosi – i vituperati Rothschild, tanto per cambiare – potrebbero essere solo la vetta dell’iceberg, la parte visibile.

Chi sono e cosa vogliono, quelli che Cianti chiama “i nostri mandriani”? Lo spiega lo stesso Attali, nella sua “Breve storia del futuro”, «libro che anticipa le mosse dei “mandriani” fino al 2100», fornendo «una descrizione terrificante delle loro intenzioni nonché l’evidenza di una straordinaria assenza di empatia, mista a follia e delirio di onnipotenza». L’umanità ridotta a formicaio pilotabile, prevedibile? Il genere umano eventualmente anche sterminabile, all’occorrenza, con le pratiche più insospettabili? Cianti menziona il cibo cancerogeno, i medicinali-killer e l’imposizione di vaccini pieni di alluminio e altri metalli pesanti, come quelli che scendono dal cielo, da una ventina d’anni, diffusi nella bassa atmosfera dalle strane scie bianche rilasciate dagli aerei di linea. Di fronte a questo, il mainstream grida immancabilmente al complottismo, fingendo di non sapere che le teorie più eretiche (incluse quelle bislacche e ridicole) nascono proprio dal silenzio ufficiale, dalla ostinata reticenza di chi dovrebbe fornire spiegazioni convincenti dei fenomeni che allarmano la popolazione. Peccato che sia lo stesso sistema dei media a essere strettamente detenuto da pochissime mani.

Elisabetta d'Inghilterra

Oltre a controllare Intesa SanPaolo e Unicredit, scrive Cianti, la filiera Rothschild («connessa agli Agnelli-Elkann e ai Caracciolo») è presente in Facebook, in Telecom Italia, nell’agenzia “Reuters”, nel francese “Libération”, nei britannici “Daily Telegraph” e “The Economist”. Sempre secondo Cianti, il gruppo Rcs (Rizzoli e “Corriere della Sera”) è invece appannaggio della scuderia Rockefeller, mentre il gruppo Sassoon controllerebbe “Sunday Times” e “The Observer”. Stessa musica per i grandi network televisivi internazionali. In Italia, aggiunge Cianti, «appartiene al “cluster” anche Carlo De Benedetti», fondatore del gruppo “Espresso-Repubblica”, che «ha alle spalle Lazard e Lehman Brothers». Un’unica discendenza, addirittura, collegherebbe gli attuali Master of the Universe? «La risposta definitiva – ipotizza Cianti – potrebbe venire dall’Us Trust Corporation, istituita a suo tempo da Walter Rothschild», che però è inaccessibile alla consultazione pubblica. «Secondo alcuni “insider” – aggiunge l’autore del saggio – si tratterebbe di otto-dieci linee di sangue millenarie». I nomi? Goldman Sachs, Rockefeller, Lehman e Kuhn-Loeb di New York. Poi i Rothschild di Parigi e Londra. Poi gli inglesi Windsor, già Sassonia-Coburgo-Gotha, insieme ai Warburg di Amburgo, ai Lazard di Parigi, alla dinastia Israel Moes Seif di Roma.

Si tratta di «famiglie che da sole posseggono tutte le banche e le corporation del mondo, attraverso un sistema di scatole cinesi: il vertice della piramide, totalmente “ashkenazi”, resta estremamente ristretto e al di fuori di ogni forma di controllo». Gioielli della collezione, dagli Usa all’Europa fino alla Cina, le superpotenze bancarie: Hsbc Holding, Bnp Paribas, Jp Morgan, Icbc Bank of China e Agricoltural Bank of China, Wells Fargo, Bank od America, China Construction Bank. In generale, scrive Cianti, il meccanismo del big business «riguarda tutti i settori industriali strategici: cibo ed energia, farmaci, armi, informazione e intrattenimento, ma anche droga e traffico di esseri umani e di organi». Il volume mastodontico dell’attuale sistema iper-capitalista e neoliberale, interconnesso dalla globalizzazione, lo fornisce ad esempio il database Orbis 2007, che (come documenta uno studio svizzero pubblicato nel 2011 da “Plos One”) ha passato al setaccio qualcosa come 37 milioni di aziende e investitori globali. Le strutture che detengono il 97% della ricchezza del pianeta, riassume Cianti, sono soltanto 147: in cima alla classifica Barclays, Capital Group Companies, Frm Corporation, Axa Assicurazioni, State Street Corporation, Jp Morgan, Legal General Group, Vanguard Group, Ubs e Merrill Lynch.

Mark Zuckerberg e la moglie, Priscilla Chan

«Una rete capillare ed estesa, di soggetti che si posseggono a vicenda». Blackrock, «il più grande fondo d’investimento del pianeta, fondato da Lawrence Fink (ashkenazi) ha tra i maggiori azionisti Pnc Financial Service, Norges Bank, Vanguard, Bank of America, Wellington Management Group». A sua volta, Jp Morgan è gestita da Vanguard e Blackrock, insieme a State Street, Bank of New York e altri soci. Sempre le stesse aziende possiedono anche il colosso farmaceutico Merk. La notizia? Secondo Cianti, il vertice è costituito da consanguinei, tutti discendenti dell’ipotetica, originaria super-razza, quella che già agli albori della civiltà inventò il “debito inestinguibile”. Dalla Mesopotamia si arriverebbe tranquillamente fino ai veri campionissimi del terzo millennio, come il sudafricano Elon Musk, fondatore della Tesla, e il fenomenale Mark Zuckerberg, l’enfant prodige di Facebook. A proposito, chi c’è nell’azionariato del social network che “scheda” oltre due miliardi di esseri umani? «Sempre gli stessi: Vanguard e Blackrock, Frm-Lcc, State Street Corporation, Prince T Rowe, Capital World Investors».

Globalizzazione? Termine in uso dagli anni ‘80, quando si pianificò l’abolizione dei dazi per merci e capitali. Ma, stando a Cianti, non sarebbe che l’ultimo passaggio tecnico del mondialismo ante litteram perseguito dal misterioso “cluster” del super-sapiens, fin dagli albori della nostra storia. Possibile? L’autore invita a riflettere sul vero significato dell’agenda dell’Onu, organismo – pochi lo sanno – poderosamente finanziato da donatori privati (sempre loro, i mattatori del superclan). Mondialismo mercantilista, che dichiara guerra alle identità – di genere, nazione, religione – per omologare la “mandria” che popolerà l’Iper-Impero dopo l’imminente declino della potenza Usa. Un “impero totale” esteso in ogni continente «con la sola eccezione della Russia, che per ora resiste ma finirà accerchiata da America, Europa, Cina e India». Viaggia sempre verso ovest, dunque, il super-sapiens di cui parla Cianti? Lo conferma, secondo l’autore, il matrimonio di Zuckerberg: «Sua moglie, Priscilla Chan, è nata negli Usa da genitori rifugiati Hou, un gruppo minoritario di usurai cinesi del Vietnam». Gli Hou, scrive Cianti, discendono dagli “ashkenazi d’Oriente” come la famiglia Li (o Lee), che duemila anni fa, al tempo della dinastia Zhou – introdussero la moneta cartacea.

Jacinda Ardern con Hillary Clinton

Oggi, come dire, si sono portati avanti col lavoro: «Già legati a Mao Tse-Tung, hanno espresso presidenti cinesi come Li-Peng e Li-Xinnian. Oggi, Lee Kwan Yew è il presidente di Singapore». Un altro esponente della dinastia, Li Ka-Shing, secondo “Forbes” ha un patrimonio di 4 miliardi di dollari, mentre Li Kwok-Po gestisce la Bea (Banca dell’Est Asiatico) agendo «in collegamento coi Warburg e restando in ottimi rapporti coi Rothschild, i Rockefeller e i Bush». La nuova corsa all’Ovest, assicura Cianti, vede una strana migrazione: i boss dell’impero digitale della Silicon Valley ormai puntano verso la Nuova Zelanda, che sta diventando «il santuario dei super-sapiens ashkenazi». Il passaggio dalla California all’Oceania «sarà seguito dallo spostamento degli iper-nomadi dell’Ordine Mercantile Usuraio in una sede geograficamente più vicina ai loro nuovi affari, cioè il subcontinente indocinese».

La Nuova Zelanda? Un’area scarsamente abitata e pressoché intatta, dal punto di vista naturalistico. Il resto del mondo, invece – prevede Cianti, in modo apocalittico – sarà «costretto a condizioni invivibili, catastrofi climatiche, epidemie indotte, crollo dell’ordine pubblico, terrore nucleare e collasso della civiltà». Le isole dell’Oceania «saranno l’ultimo rifugio: il nuovo santuario dell’élite, sicuro e  intoccabile». Scrive Cianti: «Centinaia di tecno-plutocrati e finanzieri stanno acquistando terreni in queste isole per costruire lussuose ville-bunker. Il Deep State, cioè il vero potere dell’impero americano, ha già creato il governo del “santuario”: si tratta di una oligarchia socialista, che li accoglierà garantendo loro sicurezza, anonimato e impunità». L’attuale primo ministro neozelandese, la trentanovenne Jacinda Ardern, già leader dell’Unione internazionale della gioventù socialista, «è una creatura di Hillary Clinton, che le ha fatto da mentore nella carriera politica», guidandone l’ascesa.

Giovanni Angelo Cianti

Il recente attentato di Christchurch contro le moschee musulmane, lo scorso marzo – aggiunge Cianti – era una classica “false flag” (con morti reali) escogitata «per testare la rapidità con la quale si riesce a far sparire da Internet ogni testimonianza diretta di una strage», e ha fornito «il pretesto per disarmare immediatamente tutti i civili del paese». E’ già una specie di bunker, la Nuova Zelanda: «Per risiedervi sono necessari beni per milioni di dollari, oppure bisogna essere cooptati in quelle ristrettissime liste di personale di servizio necessario al sistema. Ogni altra forma di immigrazione è proibita e immediatamente repressa», alla faccia della politica di accoglienza (quella che oggi, per dire, viene imposta all’Italia). Allucinazioni fantapolitiche? Non proprio: nel suo ponderoso volume, ad ogni pagina, l’autore acclude note, link, riferimenti, citazioni. “Benvenuti all’inferno” si inserisce nella recente letteratura divulgativa che tenta di dare risposte ai pesanti interrogativi del presente, rileggendo la storia antica e provando a sincronizzarla con l’attualità.

E’ l’ennesimo catastrofista, Angelo Cianti? In realtà si mostra ottimista rispetto alle possibilità del libero arbitrio. Non smette di credere nel sapiens, in fondo. E infatti sogna di rinaturalizzare l’Appennino con il suo Evo Village Project, presentato nel 2018 al ministro dell’agricoltura Gian Marco Centinaio. Obiettivo: ricolonizzare i versanti con una rete di ecovillaggi, verso un’economia sostenibile e slegata dalle catene del sistema-debito. La sua tesi sul ruolo dell’ipotetico super-sapiens rischia di apparire fin troppo facilmente demonizzante, col risultato di introdurre discriminazioni “etniche” e scoraggiare i lettori, posti di fronte a un avversario super-umano e quindi invincibile? Intanto, è notevolissimo lo sforzo compiuto dall’autore nel collegare realtà in apparenza lontane fra loro, nel tempo e nella geografia planetaria. Uno stimolo per farsi domande, allargare la mente e verificare connessioni, scovando strane coincidenze nel ricorrere, invariabile, delle medesime “famiglie” che – come si può vedere – in molti casi detengono da secoli (da millenni, secondo Cianti) le redini del globo. Dinastie che mostrano la straordinaria capacità di rendersi invisibili, mimetizzandosi nella società – magari anche a spese dei veri israeliti, di cui si parla spessissimo a sproposito.

(Il libro: Giovanni Angelo Cianti, “Pianeta Terra, benveuti all’inferno! Passato, presente e probabile futuro della mandria umana”, Evo Editorial, 401 pagine, euro 27,78 su Amazon).

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EPSTEIN E LA DEGRADANTE ELITE GLOBALISTA

EPSTEIN E LA DEGRADANTE ELITE GLOBALISTA

Antonello Boassa

Una parola contro le guerre

Sa Defenza

Come può essere possibile che un illustre personaggio come Mark Lowcock, segretario generale degli affari umanitari dell’ONU, possa affidarsi, per stendere la sua relazione sulla situazione attuale del conflitto in Siria, sulle informative provenienti da ONG squalificate1), in provata combutta con il jihadismo terrorista, come appunto sono gli “White Helmets” ?

E come può essere possibile che Michele Bachelet, ex presidente del Cile e attuale Alta Commissaria dell’ONU per i diritti umani abbia nella sua relazione2), sulla crisi sociale ed economica del Venezuela, ignorato il feroce embargo imposto al Paese da Washington e da Bruxelles, l’oro congelato dalle banche europee, i continui tentativi di sovversione violenta delle istituzioni da parte delle “opposizioni” armate, le guerimbas gestite da mercenari e le molte vittime di cui si sono macchiate, i tentativi di assassinio di Chavez e di Maduro, l’autoproclamazione terrorista di Guaido come presidente della Repubblica ?

Come è possibile che dieci edifici di un villaggio palestinese siano a rischio di distruzione, per i soliti motivi di sicurezza addotti da Israele, perché troppo vicino ad un muro che non è stato certo ideato e costruito dai Palestinesi… e come è possibile che l’ONU, così “vigile” sui diritti umani non sia capace non dico di effettuare un’indagine e di relazionare ma neanche di porre all’ordine del giorno l’esecrabile impunità sionista, dato che si tratta degli “intoccabili” che tutto possono a loro piacimento ?

E come può essere possibile che il Corriere della Sera sugli arsenali colmi di armi sofisticate benedette da croci uncinate in Piemonte, in Lombardia, in Emilia non veda l’ovvio nesso tra i nazisti nostrani e i nazisti ucraini allevati e addestrati dalla Nato che recluta terroristi perché l’Ucraina sia sotto il controllo di USA/UE/Israele e sia testa d’ariete contro l’Orso russo, guerra che l’irresponsabilità delle oligarchie globaliste rende sempre più probabile. L’Ucraina, ove è stato creato un governo fantoccio, di affiliazione nazista, prossima ad entrare nella Nato ufficialmente, l’Ucraina dove chi sventola o detiene una bandiera russa o un semplice simbolo come quello di S.Giorgio può essere arrestato e trattenuto in prigione per anni ? 3)

E come può essere possibile che nonostante i jihadisti nella provincia di Idlib, con il supporto di Tharir Al Sham, bombardino di continuo i villaggi situati sulla linea del Fronte (su cui l’ONU sembra non avere nulla da ridire), le sanzioni dell’Occidente colpiscano lo stato siriano, accusato incredibilmente di distruggere ospedali, scuole, panifici 3), quando invece le forze siriane e russe sono impegnate a colpire le linee di rifornimento prevenienti dalla Turchia, i depositi di armamenti e di fonti energetiche, le aree di comando, sanzioni che sono destinate a perpetuarsi e a peggiorare con il fantastico duo al timone di comando dell’oligarchia dell’Unione: Ursula von der Leyen (foto sotto) e Christine Lagarde , senza trascurare la malandata ma sempre Zarina Angela Merkel ?

E come può essere possibile che il miliardario pedofilo Jeffrey Epstein, amico intimo di Guislane Maxwell, figlia di Robert Maxwell, conclamata spia doc del Mossad, sia riuscito ad uscire di carcere dopo qualche mese nel 2008 sebbene fosse stato condannato per reati con trenta minori, a meno che non si ipotizzi una qualche forma di protezione dai servizi segreti americani ed israeliani, come ci viene suggerito dall’ex Procuratore di Miami Alexander Acosta Mi era stato detto che Epstein apparteneva all’intelligence e che avrei dovuto lasciarlo in pace”4) ?
Ma si sa…la pedofilia può essere considerata una pratica orrenda…a meno che non serva alla tutela dello stato. Perché il buon Epstein, trasportando i gaudenti con il suo aereo personale (un Boeing) nella sue isole offshore garantiva a ministri, banchieri, politici, regnanti…droga e sesso con minori che neanche Caligola ai suoi tempi. Nella sua agenda appaiono nomi come Bill Clinton, il principe Andrea, Kissinger, Rothschild, Cardinali, Vescovi ( il record di presenze: Bill Clinton con 27 voli). Naturalmente le riprese cinematografiche dei rapporti sessuali affidate a seri professionisti, in modo che Mossad e CIA potessero disporre di filmati eccellenti in modo da incastrare i gaudenti per corromperli e ricattarli al fine di favorire pressioni per raggiungere vari obiettivi, come ad esempio un finanziamento ad Al-Qaeda, una guerra contro il Libano o l’Iran, lo sdoganamento delle Fondazioni sioniste attive nella propaganda “antisemita”…Ora Jeffrey è in carcere. Vuole spifferare tutto per di avere una diminuzione di pena. Riuscirà a sopravvivere ?
Ma perché i media nostrani ne parlano poco e superficialmente ? Forse perché quando la “rogna” è troppo fetida e riguarda i vip della politica, della finanza, della cultura, della religione, è meglio darsi una calmata, se si vuole fare carriera.

Non parlatemi di mele marce…tutta l’elite globale è marcia…distruzione dell’ambiente, povertà per miliardi di persone, guerre e genocidio, media e social asserviti, ceti intellettuali al servizio della menzogna e del plagio sono l’inevitabile esito dell’avidità di denaro, di dominio delle classi dominanti attuali oramai al livello del sub-umano

NOTE

1) “Vietato parlare” “Siria- Per l’ONU i russi e i siriani…” 21/7/19
2) David Lifodi “La bottega del Barbieri” Venezuela: le ambiguità…” 23/7/19
3) Sul vivaio nazista in Ucraina leggi Manlio Dinucci ” Vivaio Nato…23/7/19
4) Philip Giraldi “ComeDonChisciotte” “Gli agenti di influenza…” 23/7/19

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https://sadefenza.wordpress.com/2019/07/25/epstein-e-la-degradante-elite-globalista/

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“NESSUNO VEDE LE COSE BELLE CHE TU VEDI IN ME. MI ABITUI A QUALCOSA CHE NESSUNO MI DARA’ MAI. IO VOGLIO VEDERTI”.

“NESSUNO VEDE LE COSE BELLE CHE TU VEDI IN ME. MI ABITUI A QUALCOSA CHE NESSUNO MI DARA’ MAI. IO VOGLIO VEDERTI”.

Antonio Socci

Sa Defenza

Una delle poche cose che sappiamo di Benjamin Tammuz è questa: nacque esattamente cento anni fa, l’11 luglio, in Unione Sovietica, arrivò nella terra d’Israele con la famiglia all’età di cinque anni ed è morto proprio trent’anni fa, il 19 luglio 1989, a Gerusalemme. Quindi il suo è un doppio anniversario.

L’altra cosa certa è che ha pubblicato alcuni romanzi, uno dei quali, “Il Minotauro”, è un autentico capolavoro e – quando uscì, nel 1980, in Israele (l’anno dopo tradotto in inglese) – fu definito da Graham Greene “il miglior romanzo dell’anno”.

Per il resto Tammuz rimane alquanto misterioso. Sulla rivista letteraria online, “Pangea”, qualcuno – suo appassionato lettore – ha cercato altre notizie. Ecco le poche cose che ha reperito (in aggiunta all’apprezzamento di Greene). Anzitutto il necrologio del New York Times: “autore israeliano di origine russa, scultore e sostenitore della convivenza tra arabi ed ebrei, è morto di cancro, aveva 70 anni”.

Inoltre sappiamo che ha studiato alla Sorbona negli anni Cinquanta, ha lavorato per il giornale israeliano Haaretz”  e pure all’ufficio culturale dell’ambasciata israeliana a Londra. Non c’è traccia di interviste.

È assai poco per l’autore di un libro straordinario come “Il Minotauro”. Cosa che fa dire all’articolista di “Pangea” che Tammuz è “inafferrabile” come il protagonista del suo capolavoro.

Del resto anche il senso di questo romanzo – pubblicato in Italia dalle Edizioni E/O – è difficile da cogliere. Lo stesso titolo rimanda al tema problematico del labirinto.

E’ la storia di un agente segreto israelianoe di una ragazza che però non s’incontreranno mai realmente. Una spy story che si sviluppa come storia d’amore fatta di attesa e non di possesso. Un’attesa infinita ed enigmatica che somiglia misteriosamente all’Attesa millenaria del popolo d’Israele.

E – a ben vedere – proprio Israele sembra essere il protagonista silenzioso che rimane sempre all’orizzonte, o meglio l’amore del protagonista per “il paese che servo”, per “i monti, le valli, la polvere, la disperazione, le strade, i sentieri”.

L’incipit (folgorante) immortala il casuale incontro, su un autobus londinese, dell’agente segreto con l’ignara ragazza, molto più giovane, la quale però non si accorge di quest’uomo che subito s’innamora follemente e per sempre di lei.

Tutta la prima parte (molto coinvolgente) riporta le lettere, senza firma, che lui invia a lei. Nella prima scrive fra l’altro: “Non avrai mai l’occasione di farmi delle domande, ma la mia voce ti giungerà nelle lettere, e io so che le leggerai … da quando ho memoria di me, io ti ho cercata. Mi era chiaro che tu esistevi, ma non sapevo dove”.

La ragazza resta sorpresa e commossa da questo “amico Sconosciuto” che le manifesta il suo amore appassionato, geloso e misterioso. Lui sa tutto di lei, ma lei naviga nel buio, non capisce chi sia.

La ragazza gli scrive lettere di risposta che solo più tardi potrà inviare. Gli dice: “nessuno vede le cose belle che tu vedi in me. Mi abitui a qualcosa che nessuno mi darà mai. Io voglio vederti”. E ancora: “fino a quando sarai Sconosciuto?”

Il nome della ragazza è Thea ed è inevitabile cogliervi un’allusione a Dio, ma anche un doppio della moglie di lui che si chiama Lea. L’agente si chiama Aleksandr Abramov, nome altrettanto significativo.

S’insinua pian piano la sensazione che tutta questa strana storia d’amore rimandi a un’altra grande storia d’amore, quella narrata nella Sacra Scrittura fra Jahvè e il suo popolo: lui, onnipresente e invisibile che sa tutto, che vive un amore geloso e possessivo per la donna la quale brama di vederne il volto. Il tutto attraverso la scrittura.

Per tutta la Bibbia Dio parla al suo popolo come un uomo innamorato alla donna che ama. Continuamente le manda messaggi, segni, veglia su di lei e quando – per qualche tempo – lui tace, questo silenzio provoca smarrimento.

E’ così anche per Thea, che scrive allo Sconosciuto: “non dubito del tuo amore, ma questo amore è al di sopra delle mie forze. Sono un po’ come la tua vedova! Tu non hai il diritto di morire e non hai il diritto di tacere. Dimmi cosa devo fare”.

Lo scrittore commenta: “ma gli agenti segreti, come Dio, mandano segni solo ai loro confidenti. Sono molto crudeli e anche infelici, a volte. Comunque, tacciono”.

La presenza di lui è – al tempo stesso – incombente e inafferrabile, tanto che Thea è spesso tentata di ritenerla solo un sogno. Ma la sua “assenza” riempie tanto la sua vita che il desiderio di incontrarlo si fa struggente.

Tutto lo svolgersi del racconto, con eventi sconcertanti e anche drammatici, è una lenta marcia di avvicinamento a quel fatale incontro.

Proprio come la storia del popolo eletto – tante volte tentato di diventare un popolo come gli altri, dimenticando lo “Sconosciuto” che parlò ad Abramo – è una lunga attesa del Messia, dell’incontro in cui “riconoscere” il volto bramato e desiderato.

Thea pensa a volte di cancellarlo dalla memoria e dalla propria vita. Ma è impossibile – dice lo scrittore – perché “una figura fatta di parole e tempo è indistruttibile” e “nessuna realtà sarebbe stata in grado di sconfiggere un sogno”. Del resto è impossibile anche perché lo Sconosciuto è fedele, geloso e talora le invia segni chiari.

Cosicché l’attesa struggente di Thea è assetata di queste tracce: “dammi un segno… Dammi un segno, mio morto, dammi un segno. Non puoi continuare a trattarmi così”.

Un giorno lui scriverà a Thea: “al di là delle cose che si possono comprendere, verificare, analizzare e adoperare, c’è dentro di noi – forse anche fuori di noi – un’Entità cosciente, infinitamente più saggia  del nostro intelletto. Io collaboro con questa Entità ogni giorno, specialmente nel mio lavoro… non ho guida migliore; è lei che mi ha fatto vedere la tua immagine, dal giorno in cui ho memoria di me stesso… Ti amo, Thea. Se c’è un Dio ci farà incontrare”.

Alla fine infatti qualcosa del genere accadrà, ma si trasformerà in tragedia. Proprio negli istanti in cui finalmente i due stanno per incontrarsi un attentato ucciderà l’agente segreto: i due potranno appena vedersi da lontano e mentre lui esala l’ultimo respiro lei potrà solo, disperatamente, sfiorarlo con le dita.

Esattamente come nella riproduzione di quell’incisione di Picasso che lui aveva alla parete della sua stanza da bambino, dove un minotauro  veniva ucciso e una donna pietosa si chinava su di lui per toccare la sua fronte: “Tra la mano tesa e la testa gigantesca era rimasta una piccola distanza e Aleksandr sapeva che se la mano avesse toccato la testa, il moribondo si sarebbe salvato”.

Da bambino, una sera, aveva contemplato per molto tempo quell’immagine prima di addormentarsi: “Aspettò a lungo, forse il miracolo sarebbe accaduto e la mano, nonostante tutto, avrebbe toccato la testa. Ma il miracolo non accadde e Aleksadr chiuse gli occhi”.

Cosa significa il minotauro, un uomo con la testa di toro? E’ un mostro? O è ritenuto tale ingiustamente? O è semplicemente un essere con due nature? Anche questo è un enigma. Forse addirittura il principale.

Antonio Socci

Da “Libero”, 14 luglio 2019

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La struttura dimensionale della coscienza

La struttura dimensionale della coscienza

 https://eternal-living

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Una colossale trascendenza del pensiero materiale e una chiara connessione alla coscienza superiore deve essere raggiunta se vogliamo tentare di contemplare un argomento astratto come le dimensioni sono strutturate all’interno della Fonte di Dio. Oggi, mi sto occupando della mia comprensione di come le varie bande di frequenza dell’esistenza sono installate all’interno del campo energetico che è Source. Voglio sottolineare che anche se le mie ricerche, letture e insegnamenti hanno influenzato e influenzato la mia concettualizzazione di questa idea, nessuna delle cose che sto per proporre viene rigurgitata da altrove, né ho trovato questa particolare immaginazione o “teoria” da nessuna parte altro sul web. I contenuti di questo post provengono dai miei download personali.



Come sono strutturate le dimensioni

Risultato dell'immagine per dimensioni esistenza

Il corpo della Sorgente  è un vortice di energia a spirale, a partire da un punto singolare che può essere chiamato la Divinità e che si srotola come un cono per formare il corpo energetico. Il filamento centrale è una corda dorata, che funge da colonna vertebrale figurativa del Creatore, che è l’essenza dell’amore incondizionato.

All’interno di se stesso, Source ha creato delle bande di frequenza in cui poteva ripartire e quindi sperimentare se stesso da vari livelli di consapevolezza e da diverse prospettive. 11 delle dimensioni sono esperienziali, e il 12 è l’essenza dell’Amore Incondizionato.

Ogni banda di frequenza o strati di luce gira a frequenze più alte mentre vengono sollevate, e ognuna rappresenta un colore diverso, insieme a trucco e attività separati.

Attraverso un processo di  divisione energetica e la riduzione della frequenza , la Sorgente ha messo gli aspetti della propria coscienza all’interno dei vari livelli della sua creazione.

Questi livelli a cui mi riferisco possono anche essere chiamati dimensioni, e esistono come strati di luce o spettri di frequenza che fluiscono dalla divinità attraverso il suo corpo.

Le dimensioni non sono luoghi o posizioni; sono livelli di coscienza che vibrano a certe velocità oscillatorie. La coscienza acquisisce una maggiore densità fotonica ascende verso l’alto e, in tal modo, ottiene una più ampia prospettiva della realtà.

Quando la coscienza sale le  dimensioni , accumula una maggiore  densità . Ciò significa che  riacquista maggiore energia a fonte Godsource  – più luce, amore, potere di manifestazione, saggezza e comprensione.

Una parola sulla matematica

Non sono un matematico o un fisico, ma ci  sono  una serie di concetti che potrebbero aiutarti a iniziare a formare un’immagine mentale di questo concetto.

Energia. Innanzi tutto, l’energia è  tutto . Tutto è fatto di energia. Non pensare alle dimensioni come a luoghi o strati materiali di una torta; pensateli come bande di energia impilate l’una sull’altra ma nello stesso “spazio”, come le stazioni radio / TV.

369.  Le ” 369 chiavi per l’universo ” di Tesla – svelate e spiegate in dettaglio da  Gary Lite  – rivelano come l’energia si esprima matematicamente. Questa matematica non ha anomalie e mostra la forma e la funzione dimensionale dell’universo, che è una delle tante situate nell’omniverso di Source.

Matematica sacra . La matematica basata sul vortice e la  geometria sacra  offrono intuizioni che possiamo prendere in considerazione per comprendere la struttura dimensionale dell’esistenza.

Immagine trovata per fibonacci in natura

Nella stessa costruzione di una galassia, di un uragano o di una conchiglia, le dimensioni sono spirali di energia all’interno della Sorgente.

Seguendo la sequenza di Fibonacci, ogni dimensione si muove a spirale in un modo unfurling.

Capire: fino ad ora, NON ho   parlato di ciò che accade in ogni dimensione o di quale tipo di entità / collettività corrisponderebbe o popolare ciascuno. Mi sto occupando del modello / struttura dell’energia-luce che costituisce le dimensioni all’interno della Sorgente.

Tuttavia, se sei interessato, ecco un paio di grafici che mostrano la manifestazione / forma che la coscienza prende per sperimentare ogni dimensione:

Fonte:  Mind-Matrix.net

Pubblicherò un pezzo separato lungo la linea che spiega come la coscienza sperimenterebbe ogni dimensione mentre sale.

Immagina di osservare la divinità come se la stessimo guardando in avanti – direttamente di fronte ad essa. Vedresti un punto dorato nella parte centrale come un punto e che si estende all’indietro come il filamento centrale della luce dorata. Vedresti anche un vortice sferico rotante pieno di diverse e bellissime strutture energetiche, tutte diverse oscillazioni, velocità e colori.

La terza, la sesta e la nona dimensione hanno un significato particolare. Servono come le principali frequenze di autorealizzazione all'interno della Sorgente. Le dimensioni possono sovrapporsi, ma la coscienza può solo percepire esperienze vibranti allo stesso livello o livelli inferiori.

Dimensioni spin lungo la rotazione della Sorgente come  essa  stessa ruota, si catapultando attraverso il non-manifesto. Anche le dimensioni sono in costante movimento – il loro posizionamento non è fisso. Ma le coscienze operano tra ciascuna in ambienti relativamente stabili. Pensa al sistema solare e al modo in cui la Terra si trova in uno stato di movimento costante. Le dimensioni funzionano in modo simile.

Le dimensioni esistono solo così la coscienza può sperimentare da diversi livelli. Tutte le cose esistono simultaneamente all'interno della Sorgente, ma poiché le dimensioni richiedono la coscienza per sperimentarle, la tua percezione è dettata dal tuo livello di coscienza basato su dove sta lavorando il tuo punto focale di consapevolezza. Un albero 2D non percepirebbe un collettivo planetario 7D, sebbene potesse sentire il suo amore.

Le dimensioni sono inesistenti a meno che non ci sia qualcosa lì per viverle. La Prima Dimensione – rocce, minerali ed elementali – sarà eliminata da Matrix una volta che l’esperienza sarà stata completamente raggiunta dalla coscienza e una volta che tutti gli esseri 2D e 3D non avranno ulteriori obiettivi di apprendimento con quella materia.

Una volta che tutte le unità / parti di coscienza individuate sono complete di esperienze 3D, allora non ci sarà più bisogno di osservazione / esperienza / presenza di Prima, Seconda o Terza Dimensione. Una volta che tutti gli aspetti della Sorgente sono saliti oltre il 3D, qualsiasi cosa in meno del 3D sarà “chiusa”, proprio come qualcuno ha attivato un interruttore e le luci si spengono.

Pensieri finali

Le dimensioni esistono come frequenze energetiche rotazionali all’interno della Sorgente e possono essere paragonate alle nostre cellule interne, alle arterie e al sistema muscolo-scheletrico. Esistono ovunque ma sono in costante movimento. Le dimensioni forniscono esperienze e scopi diversi, e tutti lavorano insieme per la totalità.

Aggiornerò questo articolo mentre continuo a ottenere nuove informazioni, download e informazioni su questo argomento complesso.

Ecco alcune risorse / articoli consigliati da verificare se vuoi capire di più sulle dimensioni della realtà:

->  12D Universe – Mind-Matrix.net  [articolo]

->  Qual è il significato della vita?  [articolo]

->  Dimensioni – ConsciousAwareness.com  [articolo]

->  La struttura dimensionale della coscienza: una base fisica per l’immaterialismo  [Libro]

https://sadefenza.wordpress.com/2019/07/13/la-struttura-dimensionale-della-coscienza/


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