Quanti sono in America a comandare? Resoconto di un caos letale.

24 settembre 2016

Chi fa’ la politica estera americana, l’occasionale presidente  oppure il Partito della Guerra?”.

 

 

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La domanda l’ha posta il russologo di Princeton Stephen Cohen, ma echeggia da qualche giorno in  tanti analisti di peso, da Paul Craig Roberts a “The Saker”:  tutti sicuri il massacro dei soldati siriani assediati dall’IS  compiuto dagli F.16 (che hanno anche mitragliato i superstiti), è stato compiuto in sabotaggio di Kerry e sfida dell’accordo di cessate il fuoco che Lavrov aveva laboriosamente concluso con Kerry sulla Siria. Non solo, ma, accusa The Saker: “Il Pentagono ha sabotato il patto firmato tra Kerry e Lavrov  per raffreddare in Siria la situazione; e quando il Pentagono è stato accusato di essere il responsabile, ha montato un  rozzo false flag per incolparne i russi”: l’attacco al convoglio umanitario verso Aleppo,  di cui si è visto ad occhio nudo che non era stato colpito dal cielo, ma da  incendiari a terra.

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E  quando i russi hanno espresso la loro indignazione  e disgusto per  il fatto inaudito – la unica superpotenza e democrazia che viola un accordo da essa stessa firmato, ed hanno chiesto a Consiglio di Sicurezza una formale indagine sul convoglio distrutto  – cosa ha fatto l’ambasciatrice Usa all’Onu Samantha Power?  Ostentatamente, ha abbandonato l’aula mentre parlava il rappresentante russo. Un gesto tra l’infantile e la mancanza totale di professionalità   diplomatica, scemo e inutile;  ma forse la Power non sapeva cosa replicare, non ha ricevuto istruzioni, e se l’è cavata fuggendo?

A Mosca hanno usato un termine per questa America: “недоговороспособны”.,  “non-capace di accordo”,   di tener fede a un patto sottoscritto.

“Finalmente i russi han capito che trattare con Washington non ha senso”; titola Paul Craig Roberts, che è stato sottosegretario.

http://www.paulcraigroberts.org/2016/09/22/finally-the-russians-have-caught-on-that-negotiation-with-washington-is-pointless/

Nei suoi giorni finali, “l’amministrazione Obama è in stato di confusa agonia”,   presa nella  trappola della sue stesse doppiezze – ha creato l’IS e fa’ finta di combatterlo – e della  insubordinazione dei ministeri  ad un presidente che a novembre scadrà.  Il War Party, il partito della guerra, tripudia in questo tragico e pericoloso scollamento, perseguendo le sue politiche di odio  nella irresponsabilità più assoluta.  I confini del War Party sono vasti: oltre alla colonna Nuland  sabotatrice forse di Kerry al Dipartimento di Stato, oltre al Pentagono del ministro –stranamore Ashton Carter, va contata la Cia: che fa’ gioco a sé, senza alcuna coordinazione nemmeno col Pentagono, anzi – nello “spirito di Langley” (sede della Ditta)  –   cercando di fregare la Dia (l’intelligence militare), lo Fbi, il Dipartimento di Stato …. Si apprende  che anche  nelle ambasciate europee (dove il capostazione della Cia è “l’addetto culturale”), “la Cia ha sempre  lavorato su informazioni proprie, senza la cooperazione dell’USIS e  largamente ostracizzata in seno all’ambasciata”. E spesso “fidandosi dei servizi dei  Turchi per sapere a  quali unicorni e jihadisti regalare i missili TOW e gli altri aggeggi prescritti”.

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Fronda delle Forze Speciali

Uno dei risultati di questo  doppio o triplo scollamento (anche del War Party) è descritto da questo titolo: “Le forze  speciali Usa sabotano la politica della Casa Bianca andata spaventosamente a male con le operazioni clandestine in Siria”.

“US Special Forces sabotage White House policy gone disastrously wrong with covert ops in Syria” – TTG

Il titolo campeggia sul sito SOFREP: dove la sigla sta per “Special Operations Forces Report”, in quanto è il blog informale di (ex?)   alti ufficiali delle forze speciali, ossia di quelli che compiono  le azioni clandestine in Siria, e – adesso si scopre – cercano di sabotarle.  Qui non si tratta di complottisti dilettanti, ma di esperti con le mani in pasta.

L’incipit dell’articolo è questo:
“Nessuno ci crede. Lo stato d’animo è: fanculo a questa merda”, dice il’ex (?) Berretto Verde  del programma di operazioni coperte per armare le milizie in Siria. “Sul terreno, tutti sappiamo che sono jihadisti. Nessuno  sul campo crede a questa missione o a questo sforzo; sanno che stanno semplicemente addestrando alle armi la prossima generazione di terroristi jihadisti, sicché lo stanno sabotando,  vaffanculo, freghiamocene”.

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“Io non voglio essere responsabile del fatto che i tipi di Al Nusrah possano dire che sono stati addestrati da noi americani”, aggiunge il Berretto Verde. Un altri soldato delle Forze Speciali racconta  che una milizia  da loro addestrata di recente ha attraversato il confine dalla Giordania  per quella che era stata dipinta per una  operazione di larga scala che avrebbe cambiato le sorti della guerra. Guardando la battaglia dal monitor con un drone  che sorvolava,  siamo stati a guardare questi,   una forza di una trentina di tipi, scappare  davanti a 3 quattro dell’IS”. Ovviamente senza muovere un dito”.

La storia è parzialmente nota:   quelli   che  sono scappati impersonavano  forze  “moderate”, che combattevano Assad per “portare la democrazia” in Siria – pochi e  mal addestrati,   si sono poi dichiarati fedeli al Caiffato. Resta incerto quali altri Berretti Verdi, o esperti della Cia, in combutta con i  turchi e i sauditi, abbiano saputo mobilitare le migliaia di guerriglieri concentrandoli per spezzare l’assedio ad Aleppo.

Basterà ricordare come a metà agosto i peshmerga hanno “conquistato Manbj strappandola ai jihadisti”, in realtà concordando con i jihadisti l’uscita dalla cittadina perché potessero concentrarsi a Jarablus e di là andare a lottare ad Aleppo:  se ne sono andati pacificamente  su almeno duemila automezzi, carichi di familiari e privati  usati come scudi umani  – ha scritto lo stesso  New York Times,  sorvegliati dall’alto da droni dell’US Air Force (o della Cia?) che non hanno ovviamente   impedito l’esfiltrazione, anzi l’hanno protetta. I peshmerga erano assistiti da 300 Forze Speciali Usa, poi  il fallito golpe americano (vero o presunto?  Firmato Cia o Pentagono? O fazione del Diipartimento di Stato?) contro Erdogan , che  ha provocato  l’offensiva di Erdogan contro i curdi ha confuso ulteriormente le cose…

http://www.maurizioblondet.it/le-forze-usa-protetto-la-ritirata-dei-jihadisti-manbij/

Un altro sito che ha altissimi contatti nell’intelligence militare, “Sic Semper Tirannis” di Patrick Lang (per la sua biografia si veda qui:https://en.m.wikipedia.org/wiki/W._Patrick_Lang)

Ci informa che la CIA se ne infischia di combattere lo Stato Islamico in Siria (oh sorpresa), ma “è neuroticamente concentrata a rimuovere Assad con qualunque mezzo.  Questo compito è stato assegnato da Brennan (un ex capo della Cia) ed è condiviso da quasi tutta  l’Amministrazione Obama”. Nonostante questa “concentrazione-laser”  su Assad Must Go,   gli sforzi della Cia in Siria sono compromessi da  “un mucchio di lotte interne burocratiche. La Cia ha tre elementi che competono per il potere. La Task Force Syria è simile alla Task Force Irak e al Gruppo Operazione Iran che l’ha preceduto. E’ il figlio prediletto voluto da Brennan. “Damascus X” è  la stazione operativa Cia che opera da Amman .  E c’è il CTC/SI (Counterterrorist Center/Syria-Iraq) che è tragicamente concentrato sul governo Assad più che sui terroristi”. Questo tipo di lotte interne  per il prestigio e i soldi, dice l’autore dell’articolo, “l’ho visto anche nella DIA durante i giorni del denaro facile della Guerra Globale al Terrorismo. Sono certo che la lotta interna è ancor più spietata oggi,   nella fase di bilanci più stretti”.

http://turcopolier.typepad.com/sic_semper_tyrannis/2016/09/us-special-forces-sabotage-white-house-policy-gone-disastrously-wrong-with-covert-ops-in-syria-ttg.html

Sul War Party rivelazioni sempre più compromettenti

Ecco una grande verità: il War Party si batte per le montagne di miliardi mobilitati nella pretesa Lotta al Terrorismo Globale, gran parte dei quali fondi sono andati e  stanno andando a creare quel Terrorismo Globale islamico da combattere.  E temono soprattutto che l’elezione di Trump metta fine all’immensa pioggia d’oro. Dunque stanno provocando una guerra con la Russia  finché possono.

La loro candidata ideale, Hillary, si sta praticamente sciogliendo nelle loro mani. Ormai anche siti quasi mainstream come Breitbart  non solo parlano della salute della Clinton, ma rivelano cose come: “Hillary  ha sponsorizzato il  programma segreto di “Primavere Arabe” che ha destabilizzato il Medio Oriente”  mentre era segretaria di Stato nel 2008. Specificando che il programma di “Primavere Arabe”, sostanzialmente inteso a sostituire i governi in Egitto, Libia e Siria con islamisti tagliagole,  era stato concepito da – udite udite – da  Jared Cohen, ebreo  con doppio passaporto, che era “funzionario del Dipartimento di Stato sotto Bush”   jr.:  a dimostrazione e conferma che il War Party è repubblicano o democratico secondo serva a Sion.   Non a caso Bush padre, repubblicano storico, ha dichiarato che  non voterà Trump.

E vi si informa che  Washington prese contatto  coi Fratelli Musulmani, i quali gli comunicarono che in  Egitto erano pronti a prendere parte a “un piano non scritto per la transizione  democratica” (sic), rovesciando Mubarak, ossia un alleato degli USA.  Se avete pazienza, leggete i particolari qui: http://www.breitbart.com/2016-presidential-race/2016/09/23/hillary-clinton-sponsored-secretive-arab-spring-program-that-destabilized-middle-east/)

 

Sono momenti strani. In cui l’FBI rilascia (ma un venerdì sera, evitando il massimo clamore mediatico) la rivelazione che  il presidente Obama “ha usato uno pseudonimo nelle comunicazioni per email con Hillary Clinton”. Il bello è che Obama ha sempre sostenuto di “aver saputo che Hillary Clinton usava un server privato per  uso ufficiale al Dipartimento di Stato  solo dopo che il New York Times l’aveva raccontato in un articolo”. Invece il doppio e triplo personaggio o non solo sapeva, ma mandava a quell’indirizzo indebito sue mail con pseudonimo.  Qual era? “DroneMaster69”.  Il Maestro dei Droni assassini:   un altro spaventoso miscuglio di cinismo e infantilismo.

Questa  rivelazione documentata dalla polizia federale  porterebbe Obama dritto un  caso Watergate-bis, come le  menzogne di Nixon   lo travolsero   con lo scandalo Watergate 1.0.   Ma allora il New York Times era contro il presidente, oggi è per Obama, Clinton e il War Party…

Potete leggere la cosa qui:

http://www.politico.com/story/2016/09/hillary-clinton-emails-fbi-228607

Non senza farsi   la domanda: perché l’FBI sta sabotando il War Party? O è una parte dell’FBI?  Sono in corso anche movimenti per rifarsi verginità  politiche o benemerenze in caso di vittoria di The Donald.

Colin Powell, l’ex segretario di Stato di Bush (il primo negro a rovinare la sua dignità agitando la boccetta di borotalco all’Onu dichiarando che era l’antrace di Saddam Hussein), in una email a Jeffrey Leeds, gran raccoglitore di fondi per il partito democratico, ha scritto di Hillary, che aveva preso il suo posto al Dipartimento: “Tutto ciò che HRC (Hillary R. Clinton) tocca, in qualche modo lo distrugge con la hubrys”.

http://www.infowars.com/share-this-ch…

E’ esattamente per questa sua qualità che il WarParty la vuole presidente; ma la candidata fallisce, sviene, mostra la sua malattia – persino i grandi elettori comprati  per votarla   sono perplessi;  a poco a poco la maggioranza al Senato, “sicura” fino a ieri, svanisce.

 

Pagati da Soros
Pagati da Soros

Soros mobilita gli americani all’estero

Disperato, Georges Soros ha investito un altro buon numero di milioni di dollari per la “October Surprise” finale: convincere gli 8 milioni di americani all’estero a votare (quasi mai lo fanno) e a votare contro  Trump.  Ha dato l’incarico (e il relativo finanziamento alla Aavaz), una charity, ossia una pretesa  organizzazione di beneficenza (ma già nota per aver fatto petizione per la “No fly zone” in Libia, come voluto da Hillary per distruggere Gheddafi, e  per il Remain del Regno Unito).L’organizzazione, che ha l’arcobaleno nel  logo,  ha cominciato ad organizzare manifestazioni a Londra: autobus a due piani piene di festanti giovani con bandierine Usa,   la canzone di Springsteen “Born in USA” a tutto volume, e la scritta: “Non votate Trump”,  si sono visti presso le università e la City  dove operano parecchi americani residenti all’estero. Il piano per raggiungere tutti gli otto milioni richiede ben altro, ed ovviamente top secret.  La Aavaz, essendo registrata come “charity”  in America, avrebbe il divieto di partecipare a campagne elettorali.  Ma al fondatore, l’attivista canadese indiano Ricken Patel, è bastato dichiarare che “Non è coordinato con la Clinton”, ma che l’organizzazione esprime spontaneamente “la sua idea”: Trump è pericoloso, ma esiste uno “swing state segreto”, gli otto milioni di americani all’estero, che se votano possono fermarlo. Ricken Patel ha lavorato, direttamente o come consulente, per la Rockefeller Foundation e Gates Foundation. La sua Aavaz è collegata con MoveOn Org, un gruppo che nelle elezioni del 2004 ha ricevuto da Soros 1,4 milioni. Adesso Soros di milioni ne ha destinati 25 (almeno) per Hillary.

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…e Obama vuol far votare i clandestini

Il presidente Obama e il partito democratico stanno cercando altri elettori  pro-Clinton: magari immigrati clandestini, pagati per presentarsi ai seggi?  Per quanto sembri incredibile, in alcuni Stati americani l’elettore non h bisogno di esibire un documento di identità per entrare al seggio se sono dotati dalla scheda federale di voto.  Adesso è successo che, con una sentenza giudiziaria, in tre stati – Alabama, Kansas e Georgia – le autorità debbano richiedere agli elettori il  documento d’identità che dimostri, almeno, che sono cittadini americani. Fatto istruttivo, ad opporsi disperatamente a questa sentenza è stata  – con fior di avvocati – l’Amministrazione Obama con un codazzo di associazioni del partito democratico; sostenendo che l’obbligo di mostrare il documento è “razzista”, e mette in forse il diritto di negri e latinos di votare.

 

Non occorre essere particolarmente sospettosi per intuire che Obama e i democratici contavano di inviare frotte di clandestini e irregolari senza identità, comprabili al prezzo di pochi dollari ciascuno. La  miseria infatti ha reso disponibile “forza lavoro” per ogni genere di operazione. Come  gli scontri di “negri” contro  la polizia a Charlotte, dove il capo della polizia ha denunciato: “Il 70% dei manifestanti che abbiamo arrestato perché più violenti non è della città, sono venuti da fuori su pulmann”. Certamente pagati da qualcuno.   Anche loro probabilmente sono parte di una   October Surprise d’altro genere: forse  l’aggravarsi di disordini o l’omicidio di Trump (o Hillary, a questo punto più utile), che consenta a  Obama di governare con lo stato di emergenza?

Il futuro lo dirà. Intanto ci basti  la nota del Saker: “La Casa Bianca è così ossessionata alla prospettiva di una vittoria di Trump che ha perso il controllo della sua politica estera in generale, e specialmente in Siria”, diventano “non-atta a stringere negoziati”.  Questi possono davvero scatenare la terza guerra mondiale, per furia e puerilità.

 

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TWITTER “SILENZIA VERAMENTE ALCUNI UTENTI”, SECONDO UNA FONTE INTERNA

A seguito della spiacevole situazione in cui si trova l’ottimo Luciano Barra Caracciolo, pubblichiamo un articolo del sito Breitbart che denuncia la deriva della piattaforma Twitter. La diffusissima applicazione ha cominciato ad utilizzare un bavaglio nascosto non solo nei confronti degli utenti molesti, ma anche di profili politicamente scomodi. Ecco un’altra delle sottili forme in cui si impone il pensiero unico, con i cittadini italiani costretti a elemosinare a una multinazionale estera il diritto di parola nel dibattito in rete.

 di Milo,

Le voci che Twitter ha iniziato a silenziare segretamente gli utenti politicamente sconvenienti sono state confermate da una fonte interna alla compagnia, che ha parlato in esclusiva con Breitbart Tech. Questa pratica è stata confermata da un senior editor presso un grande editore.

Secondo la fonte interna, Twitter ha una “lista bianca” di account twitter privilegiati e una “lista nera” di utenti indesiderati. Gli account sulla lista bianca hanno maggiore priorità nei risultati delle ricerche, anche nel caso in cui non siano i più popolari tra gli utenti. D’altro canto, i tweet degli account in lista nera vengono nascosti sia nei risultati di ricerca sia nelle timeline degli altri utenti.

La conferma è arrivata da un senior editor presso un grande editore, che ha detto a Breitbart che Twitter gli ha confermato di mettere deliberatamente certi utenti in lista nera o in lista bianca. Ha aggiunto di essere spaventato dal potere della piattaforma, facendo notare che i suoi tweet potrebbero sparire dalla timeline degli altri utenti se sono dovesse uscire dalle grazie dell’azienda.

La pratica di silenziare (in inglese “shadowbanning”, letteralmente bandire nell’ombra, ndVdE), a volte definita “Stealth Banning” or “Hell Banning”, viene comunemente usata dai gestori di comunità online per bloccare gli interventi degli spammer. Invece di bandirli direttamente (avvertendo l’utente bandito del fatto, con la conseguenza che questi crea un nuovo account), i loro interventi vengono semplicemente nascosti agli occhi degli altri.

Per un gestore di siti, il silenziamento ideale avviene quando l’utente non si accorge mai di essere stato silenziato.

Tuttavia, Twitter non si limita a silenziare gli spammer. Per settimane, gli utenti hanno riferito che i tweet di populisti conservatori, membri della destra alternativa, libertari culturali, e altri dissidenti sono scomparsi dalle loro timeline.

Tra gli utenti che si lamentano di essere stati silenziati sono l’autore fantascientifico e personaggio di destra alternativa Vox Day, il blogger di cultura Geek “Daddy Warpig”, e il popolare account pro-Trump Ricky Vaughn. Anche il creatore di League of Gamers ed ex capo del team di sviluppatori di World of Warcraft Mark Kern, così come l’attrice “per adulti” e attivista anti-censura Mercedes Carrera, si sono anche loro lamentati che i loro tweet non apparivano nelle timeline dei loro follower.

La tendenza di questi interventi, che sembrano indirizzarsi verso la destra alternativa, la destra populista e i liberali culturali, segue a ruota l’implementazione da parte di Twitter di una “Giuria sulla fiducia e sicurezza”, piena di gruppi di sostegno della sinistra e del Centro di ricerca Islamico Wahid Institute.

Segue anche la mia previsione che Twitter avrebbe utilizzato la sua influenza per interferire nelle elezioni presidenziali del 2016 attenuando le voci dei conservatori sul social media.

E’ da quasi un anno che Breitbart monitora la marcia di Twitter verso la censura politica. Nel maggio del 2015 Allum Bokhari segnalava che il sito aveva cominciato a sperimentare il “silenziamento”, con la scusa di proteggere gli utenti dagli abusi. Poi, così come succede ora, è nato il sospetto che “proteggere gli utenti dagli abusi” fosse una scusa per implementare un sistema che sarebbe poi stato utilizzato per la censura politica.

Ora che il “silenziamento” è stato confermato da una fonte interna, non ci sono molti dubbi che la piattaforma sia impegnata a zittire i conservatori. Inoltre, ha dimostrato una completa mancanza di rispetto per la trasparenza, camuffando il suo sistema di “silenziamento”  agli utenti e nascondendo le proprie inclinazioni politiche dietro un manto di protezione nei confronti degli abusi. (In realtà, il sito chiude gli occhi di fronte agli abusi degli attivisti di sinistra).

Gli utenti che vogliono una piattaforma trasparente, senza pregiudizi politici dovranno presto trovarsi – o costruirsi – un’alternativa.

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“ACCORDO SUL CLIMA” DI PARIGI: COSA C’È DIETRO LE BELLE PAROLE

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23.09.2016

Durante l’ultima sessione delle Nazioni Unite dedicata alle tematiche ambientali, 31 Paesi hanno aderito ufficialmente all’”accordo sul clima” di Parigi. Così il numero totale di Paesi che hanno ratificato l’accordo ha raggiunto il numero di 60.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che quando ha assunto l’incarico ha dichiarato che la lotta contro il cambiamento climatico sarebbe stata la sua priorità assoluta, ha ringraziato i 60 Paesi e ha invitato il mondo a seguire il loro esempio.

Il Segretario generale dell’ONU ha detto che di aver già ricevuto i documenti sulla ratifica imminente da parte di altri 14 Paesi, tra cui l’Unione Europea. Essi promettono di soddisfare le condizioni del contratto prima della fine dell’anno.

Punti critici

Inizialmente i tentativi fatti da alcuni Paesi per limitare le emissioni di anidride carbonica sono stati criticati dai Paesi in via di sviluppo.

Una giusta posizione al rigurado potrebbe essere quella della Bolivia, che ha sottolineato il grave abuso perpetrato dai Paesi capitalisti sviluppati sull’ambiente durante tutto il 20° secolo. Secondo il leader boliviano Evo Morales, ora alcuni Paesi del Primo Mondo vogliono semplicemente limitare l’ulteriore sviluppo tecnologico di altre potenze (precedentemente gli iniziatori degli accordi hanno obbligato i Paesi in via di sviluppo a pagare quote per compensare le proprie eccessive emissioni di anidride carbonica).

Un po’ di clima e tanti soldi

Il ruolo delle multinazionali rimane ancora poco chiaro. Fin dagli anni ’90, molte aziende hanno spostato la loro produzione (specialmente quelle più inquinanti) nei Paesi dell’Asia e dell’America Latina, lasciando il loro quartier generale negli Stati Uniti (e un po’ meno in Europa). Tuttavia, sembra logico obbligare le società ad implementare le tecnologie “verdi” e obbligarle a pagare le compensazioni necessarie dovute al surplus dei profitti, ma questo non è menzionato dagli accordi.

C’è in ballo molto, molto denaro

Tuttavia, pensare che le società più ricche subiranno delle penalizzazioni dopo la ratifica del contratto non vale la pena. Non è un caso che gli Stati Uniti di recente, durante il vertice del G20 in Cina, abbiano esortato tutti i Paesi a ratificare il trattato. Poi, all’inizio di questo mese, Barack Obama è riuscito a convincere il leader cinese Xi Jinping, dopo di che anche il Giappone ha manifestato il suo impegno a preoccuparsi dell’ambiente.

In una dichiarazione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti pubblicato in relazione alla ratifica, si dice che “negli ultimi anni gli Stati Uniti e la Cina hanno coperato nel settore dei cambiamenti climatici e questo costituisce un pilastro nelle loro relazioni bilaterali”. Tuttavia ciò non è dovuto alla preoccupazione di Obama verso le sorti del pianeta, come è stato rappresentato dai media americani, ma al fatto che tali importanti cambiamenti nel mercato del carbone portano vantaggio in primo luogo agli Stati Uniti e all’Australia, che non ne hanno abbastanza per competere con l’Indonesia, che è il principale fornitore invece di carbone a buon mercato.

Al fine di ottenere la necessaria riduzione delle emissioni di anidride carbonica, i Paesi firmatari dell’accordo dovranno rivedere l’elenco dei fornitori. Se la Cina ha usato finora il carbone indonesiano a buon mercato, allora sarà necessario spostare le sue richieste di fornitura agli Stati Uniti o rimodellare completamente il sistema energetico, ad esempio – guardacaso – optando per la costruzione e l’uso di una centrale nucleare che ancora una volta gli Stati Uniti si propongono di costruire. La Cina, tuttavia, ha già accettato di costruire una centrale nucleare in partnership con la Turchia, fatto che ha suscitato grande sorpresa a Washington.

Un’innovazione mal riuscita

La ratifica dell’accordo di Parigi, in Giappone, ha avuto luogo sullo sfondo della sessione parlamentare chiamata a decidere il destino dell’innovativo reattore Monju. È stato riferito che il nuovo reattore dovrà molto probabilmente essere demolito perché il suo mantenimento è troppo costoso.

Costruito nel 1995, il reattore sperimentale, che utilizza come combustibile plutonio e uranio a basso arricchimento, non ha quasi funzionato. Mantenerlo in uno stato “dormiente” costa al Governo qualcosa come 200 milioni di dollari all’anno, e le prospettive di trovare un nuovo operatore che si occupi della cosa è molto limitata.

Il problema principale risiede nel fatto che la demolizione del reattore può portare ad una brusca svolta nel programma energetico giapponese, mentre il programma precedente mirava a creare un sistema in cui il reattore “Monju” doveva giocare un ruolo centrale. Il rifiuto completo del reattore porterà ad un arresto nello sviluppo di questo settore e, di conseguenza, a preparare un nuovo programma energetico.

Dopo l’incidente accaduto alla centrale nucleare di “Fukushima-1”, molti dei piani del Governo giapponese in questo settore sono stati rivisti e l’uso di energia nucleare sulle isole soggette a frequenti terremoti non è stato approvato.
Di conseguenza, un nuovo programma energetico giapponese molto probabilmente sarà vantaggioso per i grandi fornitori di carbone e, come nel caso della Cina, gli Stati Uniti sperano di diventare il loro futuro partner in questo settore.

E tuttavia…

L’”accordo di Parigi” non prevede alcuna sanzione o azione da intraprendere se gli obiettivi non saranno soddisfatti. Inoltre, nel diritto internazionale non è previsto alcun obbligo di riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

È molto probabile pertanto che la ratifica dell’accordo sarà per molti Paesi non più di un modo per migliorare la propria immagine a livello internazionale. Molto probabilmente  questo discorso riguarda anche la Cina. Ci sono seri dubbi infatti che Pechino stia per interrompere la produzione e l’uso del dannoso e costoso carbone americano.

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TARGET2 : ALL’INTERNO DI QUELLA CONDUTTURA CHE TRASFERISCE 2,7 MILIARDI DI EURO AL MINUTO

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Da Bloomberg, un piccolo interessante trattato su come funziona l’arcano sistema dei pagamenti bancari intra- eurozona  TARGET 2 , un canale nascosto ai più che sposta miliardi di euro al minuto, e i cui squilibri transnazionali a partire dal 2015 si stanno di nuovo ampliando.   Ma questa volta la dinamica appare molto diversa dalla precedente,  non più legata agli squilibri commerciali (azzerati dalla crisi),  bensì al programma acquisto titoli della BCE, con flussi che vanno direttamente dalle banche centrali periferiche agli investitori tedeschi.

 

di Lorcan Roche Kelly, 21 Settembre 2016 

Con un volume medio di 2,7 miliardi di euro ($ 3 miliardi) al minuto in ogni singolo giorno lavorativo, il sistema di regolamento TARGET 2 della zona euro è una delle condutture dell’idraulica finanziaria più importanti al mondo.

Come di solito la maggior parte delle tubature, è nascosto alla vista e – fatta eccezione per i feticisti monetari più estremisti – è anche lontano dai pensieri. Ciò non significa, tuttavia, che la gente debba considerare TARGET2 come nient’altro che un’infrastruttura, in quanto permette di comprendere le tensioni all’interno del sistema dell’euro.

Quindi di che cosa si tratta, esattamente?

TARGET2 è un sistema di pagamenti per le banche. Se una banca ha bisogno di spostare denaro verso un’altra banca, trasferisce elettronicamente i fondi utilizzando TARGET 2. La transazione è molto semplice.

Ogni banca della zona euro ha un conto presso la propria banca centrale nazionale. Se una banca irlandese, per esempio, vuole trasferire denaro ad una banca tedesca, informa la banca centrale irlandese della sua operazione. La Banca Centrale d’Irlanda contatta la Bundesbank, presso cui la banca di destinazione tedesca ha un conto, e la transazione è completata. La Banca centrale d’Irlanda addebita la cifra sul conto della banca irlandese, e la Bundesbank la accredita sul conto della banca tedesca.


Pagamento TARGET 2 dalla banca irlandese alla banca tedesca

Banca Irlandese —-> Banca Centrale d’Irlanda —-> Bundesbank ——> Banca Tedesca

Tutto molto semplice, in realtà. E anche molto veloce, con il 99,9 per cento di tutte le transazioni che vengono completate nel giro di cinque minuti. In sostanza, TARGET 2 è solo una linea telefonica.

Quindi, perché dovrei andare avanti a leggere?

Ebbene, le cose si fanno interessanti quando la Banca centrale europea in tutto questo immette nuova moneta.

Torniamo al nostro esempio di una transazione tra una banca irlandese e una banca tedesca. Inoltre, spostiamo il calendario a circa metà del 2009.

La banca irlandese nel 2006 aveva preso in prestito 100 milioni di € a tre anni da una banca tedesca, quando le banche irlandesi sembravano una buona scommessa. A metà del 2009, le cose apparivano alquanto diverse e la banca irlandese aveva un debito di 100 milioni di € in scadenza, ma nessuno nel mercato era disposto a prestarle denaro.

Per fortuna, la Banca centrale europea si era recentemente indirizzata verso operazioni di rifinanziamento con piena aggiudicazione degli importi, quindi la banca irlandese è stata in grado di prendere in prestito il denaro dalla banca centrale irlandese, e il pagamento è stato effettuato.

Tuttavia, se guardiamo la transazione attraverso la lente del TARGET2, qualcosa di strano è successo.

Il denaro che è stato accreditato sul conto della banca irlandese, per consentirle di pagare la banca tedesca, non è venuto da nessuna parte. E’ come comparso all’improvviso nel sistema.

Come il sistema TARGET 2 gestisce la creazione di moneta da parte della Banca Centrale

La moneta è creata alla Banca Centrale d’Irlanda

Banca Centrale d’Irlanda ——> Banca irlandese

Il pagamento alla Banca irlandese le consente di saldare il suo debito come normalmente

Banca irlandese —–> Banca Centrale d’Irlanda ——> Bundesbank ——> Banca tedesca

Come la crisi continuava a portare squilibri nel sistema TARGET2, in tutta la periferia della zona euro è incominciato ad apparire questo denaro, come un credito creato senza un debito corrispondente. È importante notare che gli squilibri transnazionali esistevano solo in quanto la crisi di finanziamento era concentrata in particolari paesi.

target2-imbalances

Come la crisi di finanziamento delle banche si è attenuata in seguito al famoso discorso del “whatever it takes” (faremo tutto il necessario) del presidente della Bce Mario Draghi, la dipendenza delle banche periferiche dalla liquidità della banca centrale ha iniziato a diminuire. Come le banche ripagano questo denaro alla loro banca centrale nazionale, lo squilibrio si estingue.

Perché dovrei preoccuparmi di questo oggi?

Come si può vedere dal grafico qui sopra, i saldi TARGET 2 hanno iniziato di nuovo ad aumentare. Anche questo è dovuto alla creazione di moneta da parte della BCE, che viene aggiunta al sistema bancario nel mezzo di una normale operazione TARGET 2, ma in un punto leggermente diverso – e in modo più diretto.

Nel periodo precedente la metà del 2012, le banche centrali periferiche facevano prestiti alle banche dei loro paesi e le banche utilizzavano quindi quel denaro per ripagare i debiti verso le banche del centro dell’eurozona.

Da quando la BCE ha iniziato il suo programma di acquisto di asset nei primi mesi del 2015, le banche centrali nazionali stanno di nuovo creando moneta, ma questa volta non stanno accreditando i conti delle proprie banche, stanno accreditando i conti bancari dei detentori dei titoli che loro acquistano.

Questa volta, lo squilibrio proviene dal luogo in cui quei conti bancari sono aperti.

Come ha spiegato in un discorso la scorsa settimana Peter Praet, capo economista della Banca centrale europea, la maggior parte dei conti di quegli obbligazionisti sono in Germania. Quindi, se la Banca di Spagna, per esempio, vuole acquistare dei titoli di debito spagnolo nel mercato, il venditore è probabile abbia un conto in Germania. Per TARGET 2, l’operazione si presenta così.

Come il sistema TARGET 2 gestisce la creazione di moneta nel programma di acquisto titoli

La Moneta è creata alla Banca Centrale Spagnola

Banca Centrale Spagnola  —–>  Bundesbank  —–>  Banca tedesca

Dato che il denaro viene creato presso la Banca di Spagna e poi spostato alla Bundesbank, la passività non sorge in Germania, ma in Spagna.

Nel periodo precedente la crisi del 2012, i saldi TARGET 2 erano utili a dare un’indicazione su dove si facesse il maggiore affidamento sulla liquidità della BCE.  Dall’inizio del programma di acquisti della BCE, tutto quello che i saldi ci dicono è dove gli obbligazionisti preferiscono avere un conto in banca.

Ma almeno ora sapete come funziona il tutto.

Infine, la BCE potrebbe sbarazzarsi di gran parte della confusione TARGET 2 rimuovendo le banche centrali nazionali dal sistema e mettendosi da sola al centro di tutte le operazioni – con tutte le banche della zona euro che hanno i loro conti con la BCE, piuttosto che con la loro banca nazionale – ma per ora può essere una riforma ancora troppo lontana.

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QUESTO NON È UN QUESITO, QUESTA È UNA TRUFFA!

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Sta cominciando a girare il facsimile della scheda che dovrà essere votata e che contiene il quesito referendario sulla riforma costituzionale.

Questa è la scheda:

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Questo quesito, così come è formulato è una truffa ai danni dei cittadini.

Vero che il quesito riproduce fedelmente il titolo della legge costituzionale approvata dalle Camere, ma correttezza avrebbe voluto che si usasse il metodo della specificazione dei contenuti, come previsto dall’art. 16 L 352/70. Così com’è il quesito da un informazione non corretta e manipolata.

A parte le disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, che ci può stare (anche se in effetti più che superarlo hanno creato un bicameralismo incasinato…) e la dichiarazione di ridurre il numero dei parlamentari, senza badare alla qualità di quelli che mettono in sostituzione, la parte vergognosamente falsa è quella che afferma che le disposizioni sono per “il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni”: qui si parla in pratica di una riduzione del 8% delle spese del Senato, ovvero lo 0,06% delle spese totali dello Stato. Parliamo di un risparmio, al lordo delle minore entrate fiscali di 79 milioni di euro, al netto di 49 milioni di euro, su un bilancio dello Stato di sole spese correnti per il 2016 stimate in 579 miliardi di euro, come risulta dalla tabella del Ministero delle entrate:

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Evidenziare nel quesito questo irrisorio risparmio è totalmente fuorviante per un cittadino che non conosce questi numeri, magari che ha sentito da televisioni compiacenti la Boschi parlare di 500 milioni di risparmio (totalmente falso e smentito dalla stessa Ragioneria dello Stato), nutrito a “Stato ladro” da trasmissioni propagandistiche e che legge solo la frase suggestiva “contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni”. Come se io mi gloriassi di contenere le mie spese familiari perché rinuncio ad un pacchetto di gomme al mese…

Il quesito a parte ciò è comunque suggestivo, poiché prende alcuni aspetti di sicuro richiamo, ancorché sostanzialmente falsi e superficiali ed omette, con il generico richiamo al titolo V, di avvertire i cittadini che si sta ad esempio cercando di smantellare il sistema del decentramento, togliendo materie importanti alla legislazione locale, come la tutela paesaggistica, la salute, l’ordinamento scolastico e soprattutto la sicurezza alimentare, visto che spesso si cercava di preservare le eccellenze e la sicurezza dell’origine locale protetta contro l’attacco dell’Europa asservita alle multinazionali, quella della liceità del Parmesan, tanto per capirci…

Non solo. L’art 117 Cost. prevede anche il superamento da parte dello Stato centrale dell’autonomia legislativa locale, ed il suo scavalcamento, in nome dell’”interesse nazionale”, concetto vago quanto pericoloso, potendosi estendere all’infinito, come ben sanno gli Stati totalitari.

Nulla dice il quesito dell’asservimento all’Unione Europea, attraverso il controllo obbligatorio di conformità della legislazione nazionale a quella comunitaria dato come compito al nuovo Senato ed i vincoli di rispetto incondizionato a tale normativa dati agli Enti locali. Nulla ancora sull’aumento del quorum per il referendum e per la proposizione delle leggi di iniziativa popolare, addirittura quest’ultimo triplicato. Si parla di abolizione del CNEL, ma non si dice che i componenti e coloro che ci lavorano saranno riassorbiti, senza alcun risparmio per le casse dello Stato.

Un quesito vergognoso, dunque, che riproduce un titolo voluto dalla propaganda renziana e che fa strame dell’obiettività che un referendum deve avere per permettere una decisione serena ai cittadini chiamati ad esprimersi su una materia delicata e fondamentale come quella di una riforma costituzionale.

Fa specie che la Corte di Cassazione non abbia avuto nulla da rilevare: certo la nomina degli ultimi Giudici della Corte Costituzionale faceva intuire che c’è una manovra in atto per spostare gli equilibri (ricordo che gli ultimi due si erano espressi a favore del pareggio di bilancio, norma che di fatto impedisce allo Stato di perseguire i compiti a lui affidati dall’art. 3 comma II Cost.), ma permettere che sia dichiarato ammissibile dall’Ufficio Centrale per il referendum un quesito così palesemente di parte e fuorviante è sintomo di un grave vulnus democratico, che la riforma, unità all’effetto perverso dell’Italicum, non potrà che ampliare.

Oltretutto il quesito sembra non perfettamente in linea con quanto previsto dalla citata L. 352/70 che regola l’indizione del referendum costituzionale: l’art. 16 infatti dichiara che il quesito deve essere posto nei seguenti termini: «Approvate il testo della legge di revisione dell’articolo… (o degli articoli …) della Costituzione,
concernente … (o concernenti …), approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero … del … ?»; ovvero (e questo è il metodo che è stato furbescamente scelto): «Approvate il testo della legge costituzionale … concernente … approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero … del … ?». Il quesito approvato dall’Ufficio Centrale sembra comunque tralasciare alcuni di questi elementi ed essere eccessivamente generico.

Adesso si capisce perché la stessa maggioranza ha chiesto il referendum, con procedura totalmente anomala: così ha potuto modellare il quesito sulla sua propaganda e ripetere il titolo chiaramente propagandistico voluto per la riforma costituzionale.

Speriamo comunque che gli italiani vadano oltre il testo del quesito e percepiscano i danni di questa pasticciata, sciatta e pericolosa riforma

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MILLE PALLE DI FUOCO

DI DMITRY ORLOV
Russia-insider.com

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“La Russia è pronta a rispondere a qualsiasi provocazione, ma l’ultima cosa che vogliono i russi è un’altra guerra. E, se vi piacciono le buone notizie, questa è la migliore che ascolterete.”

Si sente nell’aria un soffio da III Guerra Mondiale. Negli USA è già cominciata la guerra fredda 2.0 e la retorica anti-russa proveniente dalla campagna di Clinton, fa eco sui mass media, rievocanso maccartismo e paura rossa. Come risposta, parecchi cominciano a pensare che l’Armageddon potrebbe essere una guerra nucleare a tutto campo e poi un inverno nucleare con l’estinzione della razza umana. Sembra che siano parecchi negli Stati Uniti a cui piace pensare questo. Bontà loro!

 

Ma, si sa, certe riflessioni , per molti americani, non sembrano assurde. Gli Stati Uniti stanno entrando nel vortice di un collasso finanziario, economico e politico, che li sta portando a perdere la loro posizione dominante nel mondo e a trasformarli in un continente-ghetto, pieno di abuso di droghe, di violenza e di degrado delle infrastrutture, abitato da una popolazione, avvelenata da alimenti geneticamente modificati, morbosamente obesa, sfruttata e depredata da polizia e municipi, senza parlare del vasto assortimento di truffe a cui sono soggetti, dalla medicina, all’istruzione, agli immobili … ma questo già lo sapevamo.

Sappiamo anche quanto sia doloroso rendersi conto che gli Stati Uniti acusano danni irreparabili e bisogna accettare il fatto che la maggior parte di questi danni se li sono fatti da soli: le infinite guerre inutili, la corruzione senza limiti, il denaro nella politica, la cultura al veleno, la guerra di genere, l’arroganza imperiale e l’ignoranza volontaria … tutto può spiegare … il livello di scollamento che esiste tra quello che si vorrebbe e quello che fosse e quello che è, certo questo fa male, ma il dolore può essere evitato, almeno per un certo periodo, creando una illusione di massa.

Questa specie di spirale verso il basso non spiega bene l’”Apocalisse”, con le specifiche del culto di Stato USA – una religiosità dei altri tempi alla quale si sovrappone la religione laica del progresso – che non offrono nessuna scelta: o restiamo sulla nostra posizione attuale anche se dovremo costruire colonie su Marte, o moriremo tutti in una palla di fuoco. Ma visto che l’umiliazione di dover chiedere ai russi il permesso di volare con la loro Soyuz verso la Stazione Spaziale Internazionale rende la prospettiva delle colonie spaziali americane piuttosto dubbia, ecco il piano B: Palle di fuoco stiamo arrivando!

E così, la maggior parte del recente bellicismo americano nei confronti della Russia può essere spiegato dal desiderio di trovare qualcuno, a cui addossare la colpa per questa evoluzione dei fattiche li porterà alla scomparsa. Si tratta di qualcosa che è ben chiaro in psicologia – la proiezione delle ombre – dove si prende tutto quelllo che si odia (ma che non si ammmette di odiare) e lo si proietta su qualcun altro. A livello inconscio (e, nel caso di persone molto stupide, anche a livello conscio) gli americani vorrebbero buttare il nucleare sulla Russia fino a farla bruciare, ma non possono perché la Russia farebbe subito la stessa cosa. Ma gli americani possono proiettare il loro stesso desiderio sulla Russia, e dal momento che devono credere che loro sono i“buoni” e che la Russia sia “i cattivi”, questo rende lo scenariodi un Armageddon molto probabile.

Ma questo modo di pensare implica uno strappo con la realtà. C’è esattamente una sola nazione al mondo che disponga di armi nucleari su territorio di altri paesi, gli Stati Uniti. Si, gli USA buttarono l’atomica sul Giappone – che comunque era pronto alla resa – solo perché potevano farlo.

Erano pronti a bombardare la Russia all’inizio della guerra fredda, ma si fermarono per mancanza di un numero sufficientemente di bombe nucleari. E hanno tentato di togliere alla Russia le sue difese contro un attacco nucleare, non firmando il trattato anti-missili balistici nel 2002, ma non ci sono riusciti per le nuove armi di cui si era dotata la Russia – tra gli altri, missili a lunga gittata supersonici da crociera (Kalibr), e missili intercontinentali suborbitali che trasportano carichi nucleari multipli in grado di manovre evasive durante il loro avvicinamento agli obiettivi (Sarmat).

Tutte queste nuove armi sono impossibili da intercettare utilizzando qualsiasi tecnologia difensiva. Allo stesso tempo, la Russia ha sviluppato anche le proprie capacità difensive, e il suo ultimo sistema S-500 consentirà realmente di sigillare lo spazio aereo russo, potendo intercettare gli obiettivi sia vicino alla terra che in orbita terrestre bassa.

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno sprecato una quantità incredibile denaro per ingrassare il loro corrotto sistema difensivo con le varie versioni di “Star Wars”, ma nemmeno una parte di tutto questo denaro è stata spesa bene. Le due installazioni in Europa, l’ Aegis Ashore (completato in Romania e in progetto in Polonia) non serviranno contro i missili Kalibr lanciati da sottomarini o da piccole navi al largo nel Pacifico o nell’Atlantico, vicino alle coste USA, o contro i missili intercontinentali che possono girargli intorno. Nemmeno le istallazioni THAAD che stanno facendo in Corea del Sud (contro cui i locali stanno attualmente protestando, rasandodi la testa) farà cambiare il quadro.

C’è solo una nazione che aggredisce disponendo del nucleare su questo pianeta, e questa non è la Russia. Ma questo ha poca importanza, perché malgrado gli sforzi americani di comprometterla, resta valida la logica della sicura reciproca distruzione (MAD). La probabilità di uno scambio nucleare non dipende dalla politica di nessuno, ma dalla probabilità che succeda per caso. Dal momento che non esiste nessuna strategia vincente in una guerra nucleare, nessuno ha motivo per cercare di cominciarlne una. In nessun caso gli Stati Uniti potranno mai dettare condizioni alla Russia, minacciandola di distruzione nucleare.

Se una guerra nucleare non è nelle carte, che ne sarebbe di una guerra tradizionale? Gli Stati Uniti hanno dato dimostrazione di forza posizionando truppe che fanno esercitazioni nei paesi baltici, proprio sul confine occidentale della Russia, istallando sistemi ABM in Romania, Polonia e Corea del Sud, appoggiando i nazisti ucraini anti-russi nazisti, ecc … Tutte queste provocazioni basterebbero per fare una guerra, e se ci arrivassimo? Come sarebbe questa guerra?

Qui, dobbiamo guardare a come la Russia ha risposto, in passato, alle provocazioni precedenti. Questi sono tutti fatti che già conosciamo, e che possono servire per prevedere cosa potrebbe acere e non semplici dichiarazioni congetturali e fittizie, estranee a fatti noti.

Quando gli USA o chi per loro attaccano un enclave di cittadini russi al di fuori dei confini della Russia, ecco i tipi di risposte che siamo stati in grado di osservare finora:

  1. L’esempio della Georgia. Durante le Olimpiadi estive di Pechino (un tempo tradizionalmente di pace), i militari della Georgia, armati e addestrati da USA e Israele, hanno invaso l’Ossezia del Sud. Questa regione era parte della Georgia solo nominalmente, essendo per lo più abitata da popolazioni russofone, con passaporto russo. Le truppe georgiane hanno cominciato a bombardare la capitale, Tskhinvali, uccidendo milizie di pace russe, di stanza nella regione, causando anche vittime civili. Come risposta, le truppe russe si sono precipitate in Georgia e in poche ore hanno completamente cancellato la capacità di guerra della Georgia. Annunciarono che – de facto – l’Ossezia del Sud non faceva più parte della Georgia, annettendola alla Abkhazia (un’altra enclave russa contesa) e poi si ritirarono. Il presidente guerrafondaio della Georgia, Saakashvili fu dichiarato “cadavere politico” e lasciato marcire al suo posto. Alla fine fu costretto a fuggire dalla Georgia, dove fu dichiarato latitante. Il Dipartimento di Stato USA gli ha recentemente offerto un nuovo lavoro, come governatore di Odessa in Ucraina. Recentemente, le relazioni Russia-Georgia sono migliorate.
  2. L’esempio della Crimea. Durante le Olimpiadi invernali a Sochi, in Russia (un tempo tradizionalmente di pace) si è verificato un rovesciamento violento e illegale del governo costituzionalmente eletto in Ucraina, con una successiva istallazione di una amministrazione fantoccio. In risposta, la schiacciante maggioranza della popolazione russa della regione autonoma della Crimea ha tenuto un referendum. Circa il 95% ha votato per separarsi dalla Ucraina e per tornare ancora a far parte della Russia, come lo era stato per secoli, e fino a poco tempo prima. I russi hanno usato le loro truppe già di stanza nella regione nel quadro di un accordo internazionale per garantire che il risultato del referendum fosse debitamente applicato. Non fu sparato nemmeno un colpo nel corso di questo tranquillo esercizio di democrazia diretta.
  3. L’esempio di Crimea(2) – di nuovo. Durante le Olimpiadi di Rio (un tempo tradizionalmente di pace) un certo numero di operatori ucraini ha preso d’assalto il confine della Crimea ed e stato rapidamente arrestato dal Servizio di Sicurezza Federale Russo, per esserr stati trovati in possesso di una certa quantità di armi e di esplosivi. Qualcuno è rimasto ucciso, insieme a due russi. I sopravvissuti hanno subito confessato che stavano organizzando attacchi terroristici al terminal dei traghetti che collega la Crimea con la terraferma russa e ad una stazione ferroviaria. Il capo del gruppo ha confessato che gli avevano promesso la principesca somma di 140 DOLLARI, per prepare questi attacchi. Tutti questi poveracci sono molto impazienti di trovare un ambiente caldo, un letto asciutto e tre pasti al giorno a spese del governo russo, cosa che deve sembrare un angolo di paradiso in confronto alla violenza, al caos, alla miseria e alla desolazione della vita di oggi in tutta l’Ucraina. In risposta, il governo di Kiev ha protestato contro la “provocazione russa”, e ha messo in allerta le truppe per prepararsi contro “l’invasione russa”. Forse la prossima spedizione di aiuti Usa all’ Ucraina dovrebbe includere una fornitura di clorpromazina o di qualche altro psico-farmaco forte.Da notare il ritornello costante “durante le Olimpiadi.” Questa non è una coincidenza, ma è indicativo di un certo modus operandi americano. Sì, fare la guerra in un periodo tradizionalmente di pace è oltre che cinico anche stupido. Ma il motto americano sembra essere “Se cerchiamo qualcosa più volte e non la troviamo, allora non stiamo cercando abbastanza bene.” Nella mente di chi pianifica questi eventi, la ragione per cui certe cose non funzionano, non prevede la possibilità che non funzionino solo perché chi le ha pianificate è profondamente stupido. Questo viene classificato come “Livello III di Stupidità”: una stupidità tanto profonda da non essere in grado di comprendere la propria stupidità.
  4. L’esempio di Donbass. Dopo gli eventi di cui al precedente punto 2, in questa regione industrializzata e popolosa, che ha fatto parte della Russia per buona parte del 20° secolo ed è linguisticamente e culturalmente russa, sono cominciati dei disordini politici, perché la maggior parte della gente del posto non voleva aver niente a che fare con il governo che era stato insediato a Kiev, e che vedeva come illegittimo. Il governo di Kiev inoltre ha contribuito a peggiorare le cose, in primo luogo promulgando leggi che violano i diritti dei russofoni, poi attaccando la regione con l’esercito – cosa che continua a fare fino ad oggi – con tre invasioni fallite e con continui bombardamenti su aree residenziali e industriali, provocando oltre diecimila civili uccisi e molti feriti. In risposta, la Russia ha assistito alla creazione di un movimento di resistenza locale, appoggiandolo con un contingente militare addestrato e formato di volontari locali. Tutto è stato fatto da volontari russi, in forma non ufficiale, e con il contributo di donazioni di privati cittadini russi. A dispetto dell’ isteria occidentale sulla “invasione russa” e sulla “l’aggressione russa” su questi fatti non esiste nessuna prova. Invece, il governo russo ha fatto solo tre cose: si è rifiutato di interferire con i suoi cittadini andati in aiuto del Donbass; ha intrapreso una strategia diplomatica per risolvere il conflitto; ha inviato numerosi convogli di aiuti umanitari agli abitanti del Donbass. Le iniziative diplomatiche della Russia hanno dato luogo a due accordi –Minsk International I e Minsk II – che costringeva sia Kiev che il Donbass a perseguire una strategia di risoluzione politica del conflitto per mezzo della cessazione delle ostilità e della concessione della piena autonomia al Donbass. Kiev si è sempre rifiutata di adempiere ai propri obblighi nell’ambito di questi accordi. Il conflitto ora è congelato, ma continua a sanguinare per i bombardamenti ucraini, in attesa che il governo fantoccio ucraino caschi.

Per completare il quadro, dobbiamo includere anche la recente azione militare della Russia in Siria, dove è intervenuta a difesa del governo siriano assediato ed ha demolito rapidamente gran parte dell ‘ ISIS / ISIL / Daesh, insomma il califfato islamico, insieme a varie altre organizzazioni terroristiche attive nella Regione. La logica di questa azione sta nel fatto che la Russia ha visto, in Siria, un nido terrorista-finanziato-dagli-stranieri, come diretta minaccia per la sicurezza della Russia. Altri due fatti degni di nota sono che la Russia ha agito in conformità con il diritto internazionale, essendo stata invitata dal governo legittimo e riconosciuto a livello internazionale della Siria e che la sua azione militare si è ridimensionata appena è sembrato possibile che tutte le legittime (non terroriste) parti del conflitto potessero tornare al tavolo dei negoziati. Questi tre elementi – uso della forza militare come misura di sicurezza reagente, lo scrupoloso rispetto del diritto internazionale, e mettere l’azione militare al servizio della diplomazia – sono molto importanti per comprendere i metodi e le ambizioni della Russia.

Passando ora alle avventure militari/diplomatiche USA, vediamo una situazione molto diversa. La spesa militare USA arriva a coprire metà di tutta la spesa discrezionale federale, tanto da far impallidire altre aree di spesa di vitale importanza, come le infrastrutture, la medicina pubblica e l’istruzione pubblica. Ma serve per diversi obiettivi. Il principale è un programma di lavori pubblici: un modo di impiegare persone che non sono impiegabili altrimenti, a qualsiasi titolo, nella realtà produttiva, per mancanza di intelligenza, di istruzione e di formazione. In secondo luogo, è un modo per i politici e per gli appaltatori dei sistemi di difesa per arricchire sinergicamente se stessi e gli altri, a spese pubbliche. In terzo luogo, è il programma di pubblicità per la vendita di armi, gli Stati Uniti sono il primo fornitore della tecnologia letale nel mondo. Per ultimo, è il modo di proiettare la propria forza su tutto il mondo, bombardare fino a sottomettere qualsiasi paese che osi opporsi alle ambizioni egemoniche globali di Washington, spesso in totale disprezzo del diritto internazionale. Da nessuna parte su questo elenco possiamo leggere che il vero obiettivo è difendere gli Stati Uniti.

Nessuna di queste giustificazioni si può confrontare con quelle della Russia. In termini di dollari, gli Stati Uniti spendono a mani basse per difendersi dalla Russia. Tuttavia, se guardiamo in termini di parità di acquisto, la Russia riesce ad acquistare capacità difensiva fino a dieci volte più degli USA per unità di ricchezza nazionale, ma questo lo nega. Inoltre, quanto gli Stati Uniti ricevono in cambio del denaro speso è inferiore: l’esercito russo ottiene tutte le armi che vuole; l’esercito americano ottiene tutto quello che decide il corrotto establishment politico e i loro complici del complesso militare-industriale, e che serve a farli arricchire.

Se dovessimo guardare i fatti come in una campagna pubblicitaria per la vendita di armi, vedremmo che gli armamenti russi in Siria, hanno spazzato via in modo efficace i terroristi in breve tempo con bombardamenti incessanti e con l’utilizzo di poche risorse, mentre le armi USA usate dai sauditi in Yemen, con il sostegno e con i consigli dagli Stati Uniti, sono state continuamente sconfitte da insorti che disponevano di armi leggere, quindi diciamo che con una campagna vendite del genere, nessuno comprerebbe questi ultimi armamenti.

Infine, il progetto dell’egemonia statunitense globale sembra che cominci ad incagliarsi. Russia e Cina ora sono una unione-militare di fatto. Gli armamenti avanzati della Russia, insieme con una quasi ienorme forza di fanteria della Cina, ne fanno una combinazione imbattibile. La Russia ora ha una base aerea permanente in Siria ed un accordo con l’Iran per usare basi militari iraniane, ed è in procinto, in base a indiscrezioni di far allontanare la Turchia dalla NATO. Mentre l’esercito USA, con le sue numerose e inutili basi in tutto il mondo e le sue montagne di gadget, si è trasformato in un imbarazzo internazionale e resta, per il momento, solo un programma di lavori pubblici per l’impiego di incompetenti, oltre che ricca fonte di bustarelle.

Quindi è importante capire quali siano in realtà le capacità militari americane. Gli Stati Uniti sono molto bravi ad attaccare avversari di gran lunga inferiori. L’operazione contro la Germania nazista riuscì solo perché era già stata efficacemente sconfitta dall’Armata Rossa – a cui seguì il mop-up finale, quando arrivarono gli americani che vennero fuori dal loro timido isolamento e si buttarono nella mischia. Anche Corea del Nord e Vietnam si mostrarono troppo duri, e anche lì lo scarso rendimento sarebbe risultato ancora più scarso se non fosse stato per il progetto, che ebbe l’effetto di inviare in campo degli non-incompetenti, cosa che produsse lo sgradevole effetto collaterale di soldati che cominciarono a sparare ai loro incompetenti ufficiali – un capitolo di cui si è scritto molto poco nella storia militare americana-. E ora, con l’entrata nei ranghi di persone delle LGBTQ, l’esercito americano ha preso la strada buona per diventare lo zimbello internazionale. In precedenza, termini come “frocio” e “fighetta” erano un uso diffuso nell’addestramento dei militari USA. I sergenti-istruttori hanno sempre usato certa terminologia per esortare quelli “troppo-Delicati” a cominciare ad comportarsi da uomini. Mi chiedo quali termini useranno adesso, questi sergenti, visto che il loro compito è di addestrare quegli stessi che prima chiamavano “froci” e “fighette”? Il potenziale comico di queste sfumature non è arrivato fino alle orecchie dei militari russi.

Questa commedia potrà continuare fino a quando le forze armate degli Stati Uniti continueranno a evitare di attaccare avversari seri, perché se lo facessero, la commedia si trasformerebbe, piuttosto rapidamente, in una tragedia.

  • • Se, per esempio, le forze Usa cercassero di attaccare il territorio Russo, sparando missili oltre il confine, verrebbero neutralizzati con una rappresaglia istantanea dell’artiglieria di gran lunga superiore della Russia.• Se gli americani o chi per loro provocasse i russi che vivono fuori della Russia (e ce ne sono milioni) fino al punto di una aperta ribellione, i volontari russi, agendo in veste non ufficiale e usando fondi privati, sarebbero addestrati in poco tempo, si solleverebbero ed imbraccerebbero le armi, creando un’insurrezione popolare che potrebbe continuare per anni, se necessario, fino a quando gli americani e/o chi per loro capitolerassero.• Se gli americani facessero, in ultima analisi, la cosa più folle e invadessero il territorio russo, sarebbero battuti e annientati, come più volte è successo alle forze ucraine in Donbass.• Qualsiasi tentativo di attaccare la Russia con la flotta di portaerei degli Stati Uniti si tradurrebbe in suo affondamento istantaneo servendosi di una qualsiasi arma come: missili balistici anti-nave, siluri superperforanti o missili da crociera supersonici.

    • Bombardieri strategici, missili da crociera e missili balistici sarebbe eliminato dai nuovi avanzati sistemi di difesa aerea russi.

Questo per quanto riguarda l’attacco; ma per quanto riguarda la difesa? Ebbene si scopre che esiste un mondo tutto differente nel coinvolgere la Russia militarmente. Vedete, la Russia ha perso un numero enorme di vite civili, durante la guerra con la Germania nazista. Molte persone, tra cui anziani, donne e bambini, morirono di fame e di malattie, o per i bombardamenti tedeschi, o per gli abusi subiti dai soldati tedeschi. D’altra parte, le vittime militari sovietiche erano alla pari con quelle tedesche. Questa incredibile calamità avvenne perché la Russia era stata invasa e questo, da allora ha condizionato tutto il pensiero militare russo. La prossima guerra mondiale, se mai ce ne sarà una, sarà combattuta sul territorio nemico. Quindi, se gli Stati Uniti attaccheranno la Russia, la Russia contrattaccherà sul continente americano. Tenendo presente che gli Stati Uniti non combattono una guerra sul proprio territorio da oltre 150 anni … e questo sarebbe un vero shock.

Naturalmente, questo dovrebbe essere fatto in modo coerente con il pensiero militare russo. Soprattutto, l’attacco dovrebbe essere tale che la possibilità di innescare uno scambio nucleare rimanga ai minimi termini. In secondo luogo, l’uso della forza dovrebbe restare al minimo necessario per garantire la cessazione delle ostilità e il ritorno al tavolo dei negoziati a condizioni favorevoli per la Russia. In terzo luogo, ogni sforzo dovrà essere fatto per fare buon uso delle rivolte popolari interne, per creare insurrezioni di lunga durata, rifornendo i volontari di armi e del necessario addestramento. Infine, conquistare la pace è tanto importante quanto vincere la guerra, e dovrebbe esser fatto ogni sforzo per informare la popolazione USA che quello che stanno vivendo è solo la contropartita di precisi atti illegali ( compiuti dai loro eserciti). Dal punto di vista diplomatico, sarebbe molto corretto trattare il problema dei criminali di guerra come problema politico interno americano, che devono essere giudicati dagli americani stessi, con un minimo assoluto di aiuto esterno. Questo si potrebbe ottenere più facilmente condividendo – amichevolmente e da buoni vicini – le informazioni facendo in modo che all‘interno degli Stati Uniti si sappia esattamente chi deve essere ritenuto responsabile di crimini di guerra, che aspetto ha e dove vive.

La domanda allora è: qual è il minimo assoluto di azioni militari – quello che io chiamo “Mille di palle di fuoco” dal nome ” Mille punti di luce” di George Bush senior – per ritornare in pace a condizioni favorevoli per la Russia? Mi sembra che 1000 “palle di fuoco” sia proprio il numero giusto. Dovrebbero essere delle ‘piccole esplosioni abbastanza forti per abbattere un palazzo o una fabbrica, quasi senza vittime’. Quest’ultimo punto è estremamente importante, perché l’obiettivo è distruggere il sistema senza danneggiare direttamente le persone. Non sarebbe colpa di nessun altro se la popolazione USA dovesse soffrire perché non vuol seguire le istruzioni del FEMA : preparare una riserva di cibo e acqua per un mese e pensare un piano di evacuazione di emergenza. Inoltre, data la strada che stanno prendendo gli Stati Uniti, procurarsi un secondo passaporto, mandare all’estero i risparmi, e imparare ad usare delle armi da fuoco. Nel caso le cose finissero male non sarebbero cattive idee.

Il motivo per cui l’operazione militare non deve uccidere nessuno è molto importante: ci sono circa tre milioni di russi attualmente residenti negli Stati Uniti, e uccidendone uno non fa parte della strategia. C’è un numero ancora maggiore di persone di paesi amici della Russia, come Cina e India, che dovrebbero rimanere illesi. Così, una strategia che producesse perdite massicce di vite non sarebbe accettabile. Uno scenario molto migliore sarebbe provocare una crisi che potrebbe rapidamente convincere i russi che vivono negli Stati Uniti (insieme a tutti gli altri cittadini stranieri e immigrati di prima generazione, e un bel po ‘di immigrati di seconda generazione) che gli Stati Uniti non sono più un buon posto per vivere. Poi tutte queste persone potrebbero chiedere di essere rimpatriate, un processo che senza dubbio potrebbe durare un paio di anni. Attualmente, la Russia è la destinazione numero tre in tutto il mondo per chi cerca un posto migliore in cui vivere, dopo USA e Germania. La Germania è ora sul punto di una aperta rivolta contro le folli politiche pro-immigrazione di Angela Merkel. Gli Stati Uniti non vanno meglio e non rimarranno una destinazione attraente per molto tempo ancora. E questo farebbe diventare la Russia come il numero uno dei “posti dove andare” in tutto il pianeta. Questo metterebbe sotto pressione anche il paese che copre 11 fusi orari e che produce una gran quantità di tutto tranne che frutta tropicale e uomini.

Dobbiamo anche tenere in mente che Israele – diciamocelo : un protettorato USA temporaneamente parcheggiato in Palestina – non durerebbe molto senza il massiccio sostegno degli Stati Uniti. Esattamente un terzo della popolazione israeliana sembra essere russa. Nel momento in cui il Progetto Israele dovesse cominciare a incrinarsi, la maggior parte di questi ebrei russi, persone intelligenti, senza dubbio deciderebbe di mettere in scena un esodo e tornerebbe subito in Russia, come è nel loro diritto. Questo creerà un bel mal di testa per il Servizio federale di Immigrazione della Russia, perché dovrà esaminare tutti, facendo entrare tutti i normali ebrei russi e lasciando fuori i fanatici sionisti, i criminali di guerra e quelle teste di cavolo degli ultra-religiosi. Anche per questo ci vorrà un sacco di tempo.

Ma azioni con cui si rischia di perdere vite umane possono anche rivelarsi del tutto inutili, perché esiste una valida strategia alternativa: distruggere i punti chiave delle infrastrutture di imprese e governo e, poi incrociare le braccia e aspettare che l’altra parte venga a strisciare fino al tavolo delle trattative agitando un cencio bianco. Vedete, sono pochi gli ingredienti magici che permettono agli Stati Uniti di continuare ad esistere come paese stabile, sviluppato e in grado di proiettare la sua forza militare all’estero: rete elettrica; sistema finanziario; sistema autostradale interstatale; trasporti ferroviari e marittimi; compagnie aeree; oleodotti e gasdotti. Bloccati questi punti è praticamente game over. Quante “palle di fuoco” ci vorrebbero? Probabilmente molto meno di mille.

Disattivare la rete elettrica è una cosa quasi ridicola, perché il sistema è altamente integrato, interdipendente e composto da solo tre sotto-reti, le “interconnessioni” occidentale, orientale e del Texas. Le parti più vulnerabili del sistema sono i trasformatori di potenza di grandi dimensioni (LPTS) che fanno aumentare la tensione a milioni di volt per la trasmissione, e la fanno riabbassare per la distribuzione. Queste unità sono grandi come case, costruite su misura, costano milioni di dollari e ci vogliono un paio di anni per sostituirle, inoltre sono state per lo più prodotte fuori dagli Stati Uniti.

Inoltre, come il resto delle infrastrutture USA, la maggior parte degli impianti sono piuttosto vecchi e soggetti a guasti. Ci sono diverse migliaia di punti di snodo per le attrezzature, ma dato che la rete elettrica produce al limite della sua capacità e passa per diversi punti di strozzatura critici, resterebbe completamente bloccata, anche se fossero distrutti solo una manciata di LPT particolarmente strategici. Negli Stati Uniti, l’interruzione prolungata di un servizio in una delle città più grandi fa scattare automaticamente saccheggi su larga scala e caos. Qualcuno dice che basterebbero solo un paio di settimane di interruzione per far arrivare la situazione a un punto di non ritorno, quando i danni sarebbero diventato troppi per poter essere riparati.

Anche bloccare il sistema finanziario è relativamente banale. Ci sono solo un paio di punti di strozzatura, tra cui la Federal Reserve, un paio di Banche-dati-centrali, per le carte di debito e di credito aziendali, che si possono disattivare con svariati sistemi come ad esempio un attacco di missili da crociera, un attacco cibernetico, interrompere l’alimentazione elettrica o persino creando disordini civili. Non importa se il sistema finanziario USA è tarato per girare anche senza nessun intervento straniero. La combinazione del debito galoppante – una enorme bolla di azioni – che la Federal Reserve ha intrappolato con tassi di interesse sempre più bassi, delle pensioni e di altri impegni senza nessuna copertura finanziaria, degli immobili troppo cari e un mercato azionario ridicolmente pompato. lo porteranno, alla fine, ad una implosione.

Qualche altro attacco più chirurgico potrà fermare oleodotti e gasdotti, terminali di importazione, ponti autostradali, tunnel, ferrovi e compagnie aeree. Pochi mesi senza accesso a denaro e ai servizi finanziari, all’energia elettrica, alla benzina, al gasolio, al gas naturale, al trasporto aereo o alle parti di ricambio importate, necessarie per riparare i danni dovrebbero essere sufficienti per costringere gli Stati Uniti a capitolare. Se dovessero riuscire, con tanti sforzi, a far rifunzionare qualcuno di questi servizi, un altro attacco o due li farebbero desistere a ricominciare.

Il numero di “palle di fuoco” può essere ottimizzatp sfruttando qualche sinergia distruttiva: un disturbatore GPS lasciato vicino al luogo di un attacco può impedire ai responder di localizzarlo; distruggendo un deposito di pezzi di ricambio insieme all’impianto che rifornisce ed interrompendo il sistema di trasporto, può ritardare le riparazioni di molti mesi; un semplice allarme bomba è in grado di fermare un hub di trasporto, scegliendolo come bersaglio si possono fare gli stessi danni che produrrebbero tanti attacchia a bersagli mobili; eccetera.

Si potrebbe pensare che, per mettere a punto attacchi di questo genere, serva una buona dose di intelligence, e che sarebbe difficile riuscirci, ma non è vero. In primo luogo, molte delle informazioni utili tatticamente trapelano continuamente da addetti ai lavori, che spesso si considerano “patrioti”. In secondo luogo, quello che non trapela può essere violato dagli hacker per lo stato pietoso in cui verso il security informatico Usa. Ricordiamoci che la Russia è il posto dove si crea il software anti-virus più sofisticato, ma anche i virus. La National Security Agency è stata violata recentemente, ed i suoi gioielli della corona rubati … e se si può violare la NSA, che dire di tutti quegli enti e imprese protette dal sistema di sicurezza della NSA?

Si potrebbe anche pensare che gli Stati Uniti, se attaccati in questo modo, potrebbero effettivamente reagire allo stesso modo, ma questo scenario è piuttosto difficile da immaginare. Molti russi non trovano la lingua inglese troppo difficile, in genere hanno molta familiarità con gli Stati Uniti, grazie ai media statunitensi, e agli specialisti russi tra cui quelli che hanno studiato o insegnato presso le università USA, possono navigare nei sistemi USA tanto facilmente quanto possono farlo in Russia. La maggior parte degli americani, al contrario, può a malapena localizzare la Russia su una mappa, non riesce nemmeno a leggere l’alfabeto cirillico e trova il russo una lingua del tutto incomprensibile.

Bisogna anche ricordarsi che le istituzioni difensive russe sono focalizzate principalmente sulla ….. Difesa. Attaccare qualcuno all’estero, per i russi, non è strategicamente importante. “100 amici valgono più di 100 rubli” è un proverbio popolare. E così la Russia riesce ad essere amica con l’India e con il Pakistan contemporaneamente, ma anche con la Cina e con il Vietnam. In medio oriente mantiene cordiali relazioni con Turchia, Siria, Israele, Arabia Saudita, il Yemen, Egitto e i Iran. I diplomatici russi devono tenere sempre aperto un canale di comunicazione sia con gli alleati che con gli avversari. Anche se sembra contraddittorio, e se, essere avversari della Russia può essere terribilmente doloroso, è possibile fermare tutto: Basta una telefonata.

Aggiungiamo a tutto questo, il fatto che le vicissitudini della storia russa hanno condizionato la sua popolazione ad aspettarsi sempre il peggio, e arrivano a pensare “Non possono ucciderci tutti!” Altro detto popolare. Se gli americani riescono a farli soffrire, il popolo russo troverà un gran conforto nel far soffrire gli americani ancor di più, e molti russi potrebbero pensare che questo basterebbe per considerarlo già una vittoria. E non si perderanno d’animo. Non è un caso che il ministro russo della Difesa, Sergei Shoigu, sia stato prima Ministro delle Emergenze, e il suo operato fu molto apprezzato. In breve, se attaccati, i russi raccoglieranno semplicemente le loro cose – come hanno sempre fatto -e poi cominceranno a lottare per vincere e vincere, come hanno sempre fatto.

Non aiuta preoccuparsi di quello che leader politici e mass media hanno raccontato sulla Russia agli americani e non importa se è quasi tutto sbagliato. Gli americani continuano a sentir parlare di Putin e dell’ “orso russo”, e probabilmente immaginano che la Russia sia un vasto deserto in cui Vladimir Putin gestisce le imprese giocando a scacchi con un omni-sapente Orso russo, usando hackers e Internet Server, fisici nucleari e scienziati spaziali, mentre si inventa un vaccino per diffondere l’Ebola. Gli orsi sono meravigliosi, i russi amano gli orsi, ma cerchiamo di non sopravvalutare le cose. Sì, gli orsi russi possono andare in bicicletta e a volte sono anche buoni con i bambini, ma possono essere animali selvatici o animali domestici (molti russi non vedono questa distinzione). E così, quando gli americani bofonchiano qualcosa sull’ “orso russo”, i russi si chiedono, di quale Orso parlano?

In breve, la Russia per la maggior parte degli americani è un mistero avvolto in un enigma, e semplicemente non c’è nessun modo in cui, anche gli americani più intelligenti, possano riuscire a comprendere la Russia, mentre per molti russi gli Stati Uniti sono un libro aperto. Per quanto riguarda il vero e proprio “intelligence” americano e i servizi di “sicurezza”, è tutto uno spreco di burocrazia elefantiaca, impantanata nell’opportunismo politico e nel mostrare un pensiero collettivo che eccelle solo in due cose: seguire senza criticare procedure idiote, e mettere in scena dei fatti che servono alle politiche du jour.

“Provare” che in Iraq ci sono “armi di distruzione di massa”?- No problem!

Raccontare a una nonnetta del Midwest che ci sono terroristi islamici ad un check-point in aeroporto ? – Si può fare!

La Russia non farà ricorso a misure militari contro gli Stati Uniti, a meno che non gravemente provocata. Tempo e pazienza sono dalla parte della Russia. Con il passare degli anni, gli Stati Uniti continuano ad indebolirsi e perdono amici e alleati, mentre la Russia cresce più forte e guadagna amici e alleati. Gli Stati Uniti, con la disfunzione della loro politica, con il debito galoppante, il degrado delle infrastrutture e i tanti disordini civili, stanno diventando una nazione morta. Ci vorrà tempo perché ognuno degli Stati dell’ Unione si demolisca da solo, ordinatamente implodendo, come fecero quei tre grattacieli di New York l’11 settembre (WTC # 1, # 2 e # 7), ma la Russia è molto paziente. La Russia è pronta a rispondere a qualsiasi provocazione, ma l’ultima cosa che i russi vogliono è fare un’altra guerra. E questa, se ci piacciono le buone notizie, è la migliore notizia che possiamo per ascoltare. Ma se ancora vogliamo pensare che ci sarà una guerra contro la Russia, non pensiamo ad un “Armageddon”, pensiamo a “mille palle di fuoco” – e poi, incrociamo le dita!

 

Fonte : http://russia-insider.com/

Link :http://russia-insider.com/en/politics/thousand-balls-flame/ri16139

30.08.2016

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione BOSQUE PRIMARIO

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ECCO PERCHè L’ANTICIVILTA’ ODIA PUTIN …

21 settembre 2016

Russia versus industria pornografica

RADIO SPADA

19 settembre 2016

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di Lorenzo Roselli

Pornhub e YouPorn, i più grandi siti pornografici al mondo, sono stati bloccati in Russia. I siti erano stati giudicati illegali dai tribunali di Vladivostok e Voronezh in base alla legge sulla pornografia e l’autorità per le telecomunicazioni, che in Russia monitora internet e blocca i siti che il governo non vuole siano visti, è immediatamente intervenuta.

La notizia ha destato scalpore e sconcerto in molti “fruitori” del prodotto che hanno utilizzato i principali social network, dal locale Vkontatkte Twitter per palesare il loro sdegno. Lo stesso ufficio stampa di PornHub ha provocato l’account Twitter dell’ente russo che si è occupato del blocco su scala nazionale Roskomnadzor (Servizio Federale per la supervisione delle Informazioni, Infromazione tecnologica e comuncazioni di Massa) scrivendo:

Ehi ragazzi, se vi regaliamo un abbonamento gratuito a PornHub Premium ci toglierete il ban?

Al che, l’account dell’ente governativo ha brillantemente controbattuto:

Ci spiace, non siamo nel mercato. E comunque la demografia e il bene della nostra Nazione non sono una merce di scambio.

L’onlus statunitense Fight The New Drug  che da anni si impegna nella lotta senza quartiere alla dipendenza da pornografia attraverso incontri di formazione nelle scuole e nei campus, ha elogiato la scelta del governo russo affermando che

consentire l’accesso illimitato alla pornografia non è mai una buona idea. In linea teorica si può anche essere contrari al concetto di censura, ma noi supportiamo gli atti che proteggono i bambini da contenuti osceni e pericolosi presenti in rete. Che tu sia d’accordo con questa scelta della Federazione Russa o meno, l’industria pornografica ha subito un duro colpo… Almeno in Russia.

Mentre in Italia si spegne la polemica sulla tragedia di Tiziana Cantone e sul video pornografico diffuso sul Web contro la sua volontà, accompagnato dal solito cianciare post-femminista di “slutshaming”, delirii di Roberto Saviano sulla necessità di abbattere lo stigma patriarcale che avrebbe istigato questa povera donna al suicidio e inviti di “attrici” hard locali ad attuare pubbliche fellatio in suo onore, la Russia ci mostra ancora una volta la strada da seguire colpendo la spregevole industria che sulla vergogna di questa donna ha speculato.

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LA RUSSIA DI PUTIN: IL NEMICO PERFETTO PER L’OCCIDENTE

katehon

20.09.2016

Molti in Occidente vedono i sostenitori di Putin come vittime manipolate dall’onnipotente macchina della propaganda russa, persone ritenute incapaci di elaborare un punto di vista autonomo sulle cose, bisognose di un leader forte che le guidi e dica loro come e che cosa pensare. Sono definiti “ammiratori di Putin”, “putiniani”, “russocentrici” ecc.. Abbastanza sorprendentemente i media mainstream occidentali sembrano ancora credere che l’eventuale prossimo Presidente degli Stati Uniti sarà uno di questi sostenitori di Putin. La questione così posta suggerisce che la gente, in questo caso gli elettori statunitensi, non possa pensare liberamente.

Tuttavia io penso che sia vero esattamente il contrario. Direi che molti di coloro che si schierano con Putin sono semplicemente stufi delle bugie propinate dall’Occidente, stanche del “politically correct”, del “consenso forzato”, delle sfilate gay, del “governo delle minoranze”, di una cultura narcisistica che ha ammirazione solo per il denaro e per il successo e così via.

Agli appartenenti alla classe operaia, che nella sua sgragrande maggioranza non ha accesso ad una certa prosperità, viene trasmesso il messaggio che essi sono cattivi e stupidi nazionalisti che non accettano la diffusione di una forza-lavoro a buon mercato di importazione (immigrazione) che di fatto uccide il futuro dei loro figli. E poiché oggi il pensiero occidentale è infarcito di molti “o con noi o contro di noi”, molte persone sono ben disposte ad abbandonare lo stile di vita occidentale e la sua cultura, perché vengono a mancare i fondamenti di questa civiltà.

L’Occidente è una combinazione tra la celebre soap opera “Beautiful” e il film “Zombie”. Si sta lentamente trasformando in un incubo totale. Ed è per questo che molti di coloro che non vogliono limitare la propria visione del mondo vedono in Putin un raggio di luce nel buio.

Non lo vedono come un leader infallibile ma come un essere umano in carne ed ossa, con una mentalità simile alla loro, e con una visione e una pratica differenti adatte per costruire un mondo migliore.

L’enorme differenza tra Putin e molti leader nazionali di altri Paesi, del passato e del presente, sta nel fatto che Putin pensa in maniera globale anche se mantiene sempre il punto di vista della Russia. Ed è per questo che rappresenta una vera minaccia per l’attuale ordine mondiale a direzione USA, poiché lui è chiaramente un leader in grado di andare controcorrente. Non c’è alcun dubbio su questo (verificare, ad esempio, il suo leggendario discorso a Monaco di Baviera del 2007).

E per sottolineare questa sue capacità, le opzioni politiche della Russia sono ora supportate da un forte sostegno militare, necessario per qualsiasi tipo di azione politica improntata a ragionevole indipendenza.

L’inaspettata popolarità di Putin in Occidente è dovuta in parte all’incapacità occidentale di comprendere la vera natura della Russia di Putin. L’Occidente non ha capito che Putin rappresenta un’alternativa politica valida per i cittadini frustrati. Ed è per questo che l’Occidente ha scoperchiato il “vaso di Pandora” quando ha iniziato i suoi “giochetti geopolitici” con la Russia.

L’Occidente aveva bisogno di una minaccia, come ha avuto sempre bisogno di minacce artificiose per legittimarsi. La cultura occidentale si è sviluppata sulla base delle guerre e delle catastrofi, e se non c’è una guerra all’orizzonte la deve allora provocare.

Questa volta l’Occidente voleva qualcosa di molto più grande di qualsiasi “guerra al terrore” o di qualche cambiamento climatico. Mentre la Cina è ancora lontana all’orizzonte (anche se le tensioni crescono di giorno in giorno, ma il forte legame economico tra Cina e Occidente rende le cose difficili per i guerrafondai), la Russia di Putin è una minaccia ideale, un nemico perfetto, qualcosa di veramente pericoloso, qualcosa che può distruggere gli Stati Uniti con il suo arsenale nucleare. E infatti Putin ha rispettato quella promessa con occasionali – anche se solo leggermente velati – avvertimenti di utilizzare il potente arsenale nucleare russo se necessario.

È forse la Russia di Putin il “nemico perfetto” per eccellenza? E lo sarebbe questa volta per davvero? Al posto del caos controllato e di guerre regionali, è già forse in atto il meccanismo di una guerra globale, e senza alcun preavviso? Qualcuno lo sa?

Il vero pericolo sta nel fatto che gli ingenti sforzi diplomatici di Kerry e di Lavrov non segnalano alcun cambiamento nella strategia degli Stati Uniti, ma solo un cambiamento di tattica. E infine, se non sarà rimasta altra scelta possibile, si agirà con  una soluzione militare. Dato che le capacità militari della Russia si sono rivelate molto più forti del previsto, la soluzione militare da adottare dovrà essere dunque devastante.

Quale incubo per l’Occidente! Posso già  ascoltare i sussurri nei corridoi del potere occidentale: “Non ci libereremo di Putin come abbiamo già fatto con Gheddafi? Lo sai questo? Sai che usiamo l’approccio “siamo arrivati, abbiamo dato un’occhiata sul da farsi, lui è morto”?” (“we came, we saw, he died”, celebre frase pronunciata da Hillary Clinton alla notizia della morte di Muhammar Gheddafi in Libia, ndr – ) No, è impossibile. Quello che non abbiamo capito all’inizio è che la Russia non è la Libia”. “Che cosa dobbiamo fare adesso?”, “Beh, dobbiamo espandere la NATO il più vicino possibile ai confini russi.

Alla fine la Russia non avrà altra scelta che quella di arrendersi. Non avranno il coraggio di difendersi”.”Sei sicuro?”, “Assolutamente si; sai, le nostre forze armate sono le più potenti al mondo e noi siamo una nazione indispensabile per l’equilibrio”. “Ma l’aspetto di quei caccia russi Su-34 è piuttosto appariscente nei cieli siriani! Voglio dire, dove sono quei vecchi ferri arrugginiti che sfrecciavano  durante l’epoca sovietica? Sono ora davvero indispensabili? Non sono tanto sicuro di ciò. Voglio dire, tanti si stanno rivoltando contro di noi”. “Non ti preoccupare troppo. Quelli che si rivoltano contro di noi sono solo fanatici con il cervello “lavato” dalla propaganda russa.” “Ma…” “Stai zitto ora! Ci sarà solo da bombardare i russi se loro cominciano a non comportarsi a dovere. Questo è tutto.”

Ma cosa succede se la Russia non vuole comportarsi come previsto? Questa è la domanda che ci si sarebbe dovuti porre qualche anno fa. La Russia di oggi non ha motivo di comportarsi così. L’ostilità occidentale è riuscita solo a rendere Putin e la Russia più forti. Ad esempio, avete notato com’è cambiata l’immagine di Putin di recente? Divertente, e per lo più è a causa delle elezioni negli Stati Uniti, dal momento che la Russia di Putin è usata come arma per attaccare Trump. Ma tutte queste affermazioni circa l’attacco hacker ai danni dei server dei Democratici, o l’affermazione che Putin potrebbe  manipolare le elezioni americane a suo favore fanno apparire il leader russo come onnipotente, uno che può controllare tutto nel mondo – e se Trump verrà eletto (e io spero lo sia) ciò accadrà perché Putin ha voluto che fosse così. Vedete, non esiste più la volontà di Dio ma solo la volontà di Putin. La propaganda occidentale è riuscita a presentare Putin come un Dio! Che gran bel risultato! La propaganda occidentale ha fallito completamente, perché è molto lontana dalla realtà. Nessuno la prende più sul serio. Quindi non è colpa di Putin se l’Occidente sta per perdere questa battaglia. È a causa della sua incapacità di guardare alla realtà.

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SAPIR: SONDAGGI FRANCESI, I SOVRANISTI IN MAGGIORANZA?

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Il prof. Sapir spiega i dati dei sondaggi francesi, che mostrano l’avanzata dei candidati “sovranisti” per le elezioni presidenziali del prossimo anno, tanto a “destra” quanto a “sinistra”, con un totale che potrebbe facilmente superare la metà dei voti francesi. Dall’altra parte, però, domina un fronte in declino ma ancora compatto: quello dei sostenitori dello status quo e della subalternità, il fronte dei cosiddetti “europeisti” e moderati di entrambe le parti, che per Sapir rappresentano la vera destra estrema in Francia.

 

di Jacques Sapir, 18 settembre 2016

I sondaggi sui candidati, effettivi o potenziali, alle elezioni presidenziali dell’aprile 2017 si susseguono a ritmo ormai rapido. Per quanto si possano avere dei dubbi o legittimi sospetti su questo argomento, a causa del modo in cui vengono poste le domande e al fatto che possano essere un po’ costruite, ad esempio per il fatto che si menziona poco la categoria dell’incertezza, questi sondaggi riflettono un’atmosfera politica particolare che sembra destinata a radicarsi nelle prossime elezioni. Questa atmosfera permette di capire certi spostamenti politici, certe manovre da bassa cucina come si usa dire, che ora tendono ad accelerare.

I sovranisti in maggioranza?

Il primo punto che traiamo da questi sondaggi è che c’è una maggioranza di francesi, forse la maggioranza assoluta, che al primo turno si appresta a votare candidati che si possono definire “sovranisti”.

C’è Jean-Luc Mélenchon, che intende trasformare le elezioni presidenziali in un “referendum” sui trattati europei, ed è ormai accreditato al 13-15 percento nelle intenzioni di voto, e si può ritenere che abbia ancora del potenziale. Nicolas Dupont-Aignan dovrebbe ottenere attorno al 6-8 percento (o più), e anche lui sembra avere ancora un potenziale significativo. Per quanto riguarda Marine Le Pen, è accreditata tra il 26 e il 31 percento. Mettendo tutti insieme, sarebbe un’intenzione di voto tra il 45 e il 54 percento. Naturalmente c’è poi il problema del trasferimento dei voti al secondo turno; si può pensare che una parte dei voti distribuiti tra i vari candidati siano, essenzialmente, voti “sovranisti”. Ma è ormai chiaro che c’è forse più del 50 percento dei francesi a favore delle “tesi sovraniste”, a dispetto di tutti gli attacchi e delle caricature fatte tanto dal Partito “Socialista” quanto dai “Repubblicani”.

Conviene dunque prendere le misure di ciò che si profila essere un cambiamento profondo nelle intenzioni di voto. Ciò significa che la maggioranza dei francesi propende ora per quel clima politico che si è creato nell’estate 2015 a seguito del confronto tra Grecia e autorità europee. Questa inclinazione è stata certamente accelerata dalle conseguenze degli attentati del novembre 2015 e del luglio 2016, dal flusso dei rifugiati, e molto probabilmente dalla mobilitazione contro la legge sul lavoro nota come “El-Khomri”, che ha spalancato gli occhi a molti e ha fatto prendere coscienza degli effetti distruttivi delle istituzioni europee. Dopo l’estate 2015 siamo entrati in un “momento sovranista” [1], e questo momento politico, che implica la questione della preminenza della sovranità e della nazione, proseguirà certamente fino alle elezioni presidenziali.

Il Partito “Socialista” vota Juppé?

Il questo contesto i cambiamenti che si verificano all’interno delle altre forze politiche diventano estremamente rivelatori. Il discorso del dell’8 settembre del Presidente della Repubblica presso la Salle Wagram, discorso di cui ho già parlato altrove [2], rivela la strategia adottata da un partito già largamente screditato. Il presidente si è messo in difesa dell’Unione Europea contro il “nazionalismo”. Questo significa mettere i puntini sulle “i”.

Ma questa UE è in agonia, come abbiamo appena visto al vertice di Bratislava, vertice che doveva decidere sul futuro della UE senza il Regno Unito [3]. La lettura del comunicato finale mostra quanto i paesi siano divisi [4]. Da questa riunione non è uscito nulla di serio, e questa non è una sorpresa. I mali di cui la UE soffre, sia in economia che sulle questioni politiche, sono la conseguenza stessa delle ragioni per cui essa è stata costruita.

Bisogna quindi interrogarsi sulla posizione di François Hollande. Difendere l’UE, lui che è il presidente più odiato nella storia della Quinta Repubblica, ora che quasi l’88 percento dei francesi non lo vorrebbe vedere ricandidato alle prossime elezioni, può avere un solo significato: preparare la strada a un candidato dei “Repubblicani”, facendolo passare come il male minore.

È così che funziona la squadra presidenziale, e ha fatto una scelta precisa preferendo Alain Juppé a Nicolas Sarkozy. Ne abbiamo avuto prova dal comportamento alquanto indegno (ma a dire il vero alquanto frequente) di certi giornalisti dell’emittente France-2, a L’Emission Politique di giovedì 15 settembre [5]. Ma non è detto che questo remake di un classico dell’orrore, vale a dire de Il Ritorno della Mummia, riscontri il successo sperato. Qui la differenza la potrebbe fare la combattività di Nicolas Sarkozy, almeno alle primarie. Per questo è probabile che molti socialisti, o per meglio dire “hollandisti” o solferinisti, come li aveva chiamati Jean-Luc Mélenchon, andranno a disturbare le primarie per far passare Alain Juppé. Ma che si tratti di Sarkozy o di Juppé, entrambi sono colmi di devozione verso le istituzioni europee.

La truffa delle primarie

È stato detto tutto il male possibile su questo meccanismo [6], denunciato con talento da Alexis Corbière in un recente libro [7]. In realtà non è un meccanismo per scegliere, ma un meccanismo per eliminare i candidati meno graditi allo stato maggiore. Così funziona tanto a “sinistra” quanto tra i “Repubblicani”. Il fatto che chiunque possa andare a votare, lasciando solo una piccola somma e firmando una “carta” o una lista di valori che non impegna assolutamente il firmatario, tanto nelle primarie dei “Socialisti” quanto in quelle dei “Repubblicani”, distorce completamente il presunto aspetto “democratico” di queste primarie. Lo vediamo a “sinistra”, dove se ci attenessimo strettamente al voto espresso dagli elettori aderenti a questa parte politica dovremmo decretare la vittoria di Jean-Luc Mélenchon. Il meccanismo delle primarie è distorto a causa della sua apertura agli elettori dell’altra sponda politica. I sondaggi Odoxa lo mostrano bene [8], dato che indicano una preferenza per Emmanuel Macron se si considera il voto di TUTTI i francesi. La stessa cosa avviene per le primarie dei “Repubblicani”, dove Alain Juppé può vincere solo grazie agli elettori di sinistra, che si muoveranno a votare per lui.

Vediamo dunque il lato perverso del meccanismo delle primarie, che è solo un meccanismo di pseudo-legittimazione di una scelta determinata in maniera non democratica. E dunque capiamo e approviamo la decisione di Jean-Luc Mélenchon di non presentarsi alle primarie, così come capiamo e approviamo la decisione di Nicolas Dupont-Aignan di non presentarsi alle primarie del “centro-destra”.

Per chi non votare

Ad ogni modo, le “primarie” avranno il vantaggio di stabilire i potenziali candidati per cui non si potrà, in logica e in coscienza, votare. Si tratta di tutti i candidati “europeisti”, tanto Nicolas Sarkozy quando François Hollande (posto che si ripresenti), tanto di Alain Juppé quanto di Emmanuel Macron, che ci promettono, uno alla vecchia maniera e l’altro alla nuova, esattamente lo stesso programma, o anche che si tratti di François Fillon o di Bruno Le Maire.

Questi candidati hanno in comune lo stesso programma di cessione e di resa verso la finanza internazionale e verso le istituzioni europee. Sono portatori dello stesso programma di austerità, di de-industrializzazione e di criminalizzazione delle lotte sociali. Non ci sbagliamo su questo: oggi sono loro a rappresentare, in Francia, la vera destra estrema.

 

[1] Così ho scritto in: Sapir J., Souveraineté, Démocratie, Laïcité, Parigi,edizioni Michalon, gennaio 2016.

[2] Sapir J. « Qu’il est fâcheux d’avoir un président fâché », nota su RussEurope, 09/09/2016,https://russeurope.hypotheses.org/5226

[3] http://www.lepoint.fr/monde/l-italie-pas-prete-a-faire-semblant-quand-l-ue-ne-fonctionne-pas-17-09-2016-2069149_24.php

[4] http://www.entreprise.news/sommet-de-bratislava-texte-de-declaration-finale/

[5] http://tvmag.lefigaro.fr/programme-tv/l-emission-politique-lea-salame-depassee-par-nicolas-sarkozy_bcc8a84c-7bf4-11e6-9ef5-d234889e3a0a/

[6] Sapir J., « Primaires primaires », nota su RussEurope del 02/09/2016,https://russeurope.hypotheses.org/5214

[7] Corbière A., Le piège des primaires, Parigi, Le Cerf, settembre 2016.

[8] http://www.capital.fr/a-la-une/actualites/sondage-odoxa-macron-meilleur-candidat-de-la-gauche-pour-2017-1165878

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BREVE RIASSUNTO DELLE ATTIVITÀ DEI ROTHSCHILD IN MEDIO ORIENTE E NEL RESTO DEL MONDO

19 settembre 2016 0

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È già stato scritto così tanto sui Rothschild e sui loro crimini in giro per il mondo per coloro che fanno parte del grande movimento del “risveglio della coscienza”, che sarebbe facile rimanere confusi da ulteriori informazioni. È mia intenzione, tramite questo articolo, svelare questi particolari alla gente comune, e non solo all’élite intellettuale come solitamente si fa.

Prima di iniziare, voglio dire con forza la seguente affermazione: per quegli “architetti massoni” del controllo totale, il cui obiettivo è sempre stato quello di mentire e confondere le masse intorbidendo la verità, quello che sto per discutere in questo articolo non è una “teoria della cospirazione”- espressione ingiuriosa utilizzata comunemente quando si ha bisogno di ridicolizzare un dibattito articolato. No, siamo degli accademici, degli studiosi; noi non siamo interessati a “teorie cospirazioniste”. Tuttavia siamo molto interessati all’analisi dei singoli atti cospirativi! E vi ricordo il vecchio adagio cristiano secondo il quale il più grande inganno che il demonio abbia mai esercitato [nel corso della storia umana] è quello di convincere le masse che egli non esiste. Con questo presupposto nella mente, vado ora al nocciolo della questione.

Per circa 250 anni, la poliedrica famiglia sionista – e criminale per molti aspetti – dei Rothschild, con le sue  spiccate tendenze “luciferine” e  anticristiane e con marcate aspirazioni globaliste, si è sviluppata e trasformata in una struttura di potere finanziario globale ed in un gigantesco apparato di “lavaggio del cervello” delle masse, tramite quelli che in Occidente chiamiamo correntemente “media mainstream”.

E,  finora, ci sono sostanzialmente riusciti. Negli ultimi due decenni però, pur se lentamente ma inesorabilmente, le cose finalmente si stanno rivolgendo contro di loro, grazie soprattutto al grande movimento di “risveglio globale” facilitato da una proliferazione senza precedenti di conoscenze e informazioni, grazie alla rivoluzione tecnologica e informatica.

Se ci proponiamo di esporre veramente l’agenda satanica degli ”Illuminati” e i meccanismi sottesi al “Nuovo Ordine Mondiale”, preparato e messo in atto per secoli, dobbiamo analizzare i fatti tenutici nascosti finora e non solo la storia ufficiale che ci è stata insegnata dai cosiddetti sistemi di istruzione, e invece rivolgerci alla versione “alternativa” e “nascosta” della storia che è conosciuta soltanto in alcuni circoli occulti diffusi in tutto il mondo, soprattutto presso la cosiddetta “civiltà occidentale”. Ed è quasi impossibile approfondire tali questioni senza inciampare nel nome dei Rothschild. Sì, l’informazione ha sempre a che fare con il potere.

George Orwell ha reso al meglio questo concetto nel suo libro leggendario ”1984” : “Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato”. I Rothschild sono parte di quelli che io chiamo i più recenti, i più ossessivo-compulsivi “architetti del controllo” – così meticolosi che ce ne sono pochi esempi nella storia.

Nota: non allarmatevi nel leggere la parola “occulto” in questo articolo, essa significa letteralmente ” ciò che è [o è stato) nascosto” . Nel far luce sulla questione, questa conoscenza finora nascosta non sarà più occultata ma resa manifesta ed evidente. In questo modo la priveremo del suo involontario fascino occulto e della sua natura apparentemente diabolica. Lasciamoci confortare dalla Parola di Dio, come espresso dall’apostolo Giovanni:

“La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” – Vangelo di Giovanni, capitolo 1 versetto 5.

Ecco alcuni brevi e rapidi fatti che riguardano i Rothschild:

Nel 1917 il ramo britannico della famiglia dei Rothschild ha minacciato e costretto il Governo britannico a promettere che esso avrebbe concesso ai Rothschild stessi il possesso della Palestina in cambio del coinvolgimento degli Stati Uniti nella Prima Guerra mondiale al fianco della Gran Bretagna, e dunque a garanzia della vittoria britannica sulla Germania. Quesa è la genesi della “Dichiarazione Balfour”. Si tratta di una lettera ufficiale di una pagina (nello stile asciutto di una lettera commerciale) indirizzata dal Ministro degli Esteri britannico, all’epoca sir Arthur James Balfour, al barone Rothschild, in cui si affermava che: “Il Governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo”.

Si è posto un grosso problema a seguito di questa ipotesi: non è mai stato nelle disponibilità della Gran Bretagna il territorio della Palestina. Essa giustamente apparteneva agli arabi palestinesi, che vi abitavano da secoli – da circa 2.000 anni per la precisione! – fino all’arrivo dei sionisti Rothschild, che hanno usurpato i loro diritti, come è loro solito poiché è loro tradizione fare così da tempo immemore. Lentamente ma inesorabilmente hanno iniziato brutalmente e con forza a sgomberarne il territorio e a subentrare al posto degli autoctoni. Negli ultimi decenni  i sionisti hanno ucciso e soggiogato milioni di palestinesi. Anche ai giorni nostri essi stanno commettendo un genocidio con la piena benedizione di Washington, naturalmente.

Secondo lo storico inglese Simon Schama, i Rothschild possiedono l’80% di ciò che hanno opportunisticamente chiamato “Israele” – una bestemmia in sé stando al vero Giudaismo della Torah (secondo l’interpretazione biblica del Giudaismo cioè) che sostiene che, dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme del 70 d.C., il “popolo di Israele” può essere raggruppato SOLO dal Messia stesso al suo ritorno e dunque da nessun’altra autorità terrena.

La creazione dello Stato sionista di Israele è stata profondamente ingiusta fin dal principio: un’entità concepita in un clima di tradimenti e giustificata dal male offerto in sacrificio, altrimenti noto come “Olocausto”. Questa profonda ingiustizia continua a generare tuttora numerosi conflitti. Non è esagerato affermare che la fondazione di questo Stato sionista voluto dai Rothschild, insieme all’appoggio cieco e assoluto nonché al sostegno finanziario e ideologico attuato da Washington, potrebbero pericolosamente essere dei precursori per lo scoppio della Terza Guerra Mondiale, di cui siamo tutti testimoni come possibile sviluppo degli avvenimenti in Medio Oriente.

È difficile capire che questo gracile Stato sionista creato dai Rothschild e che misura non più di 8.019 miglia quadrate – tutto illegale e frutto di furto, naturalmente – praticamente indichi le linee di politica estera da attuare in Medio Oriente ai governi degli Stati Uniti, del Regno Unito, del Canada, della Francia e di molti altri Paesi. Apparentemente, per ora, non contano le dimensioni geografiche. Ciò che conta è che i Rothschild siano sempre stati pienamente alla base di questo mostruoso “Frankenstein”. In realtà essi sono il Frankenstein stesso.

In ogni caso, qui citiamo alcuni dei fatti che dimostrano l’ampio raggio d’azione della famiglia Rothschild:

I Rothschild possiedono la Reuters e la Associated Press (AP), le due più grandi agenzie di stampa che forniscono notizie ai “media” in tutto il mondo, che naturalmente sono ossequiosi verso i punti di irradiazione della propaganda voluti dai propri padroni. I Rothschild hanno anche una quota di controllo nella Royal Dutch Oil Company, nella cosiddetta “Banca d’Inghilterra”, nell’LBMA (London Bullion Market Association), nella Federal Reserve [la Banca Centrale degli Stati Uniti, ndt], nella Banca centrale europea (BCE), nel Fondo Monetario Internazionale, nella Banca Mondiale e nella Banca dei regolamenti internazionali. I Rothschild hanno anche la proprietà della maggior parte delle aziende che forniscono oro fisico prodotto nel mondo. Possiedono il mercato di scambio dell’oro di Londra  (Gold Exchange) che fissa il prezzo dell’oro ogni giorno! Si stima che i Rothschild possiedano più della metà della ricchezza di tutto il pianeta – stimato da Credit Suisse in 231.000 miliardi di $, ricchezza controllata dall’85enne Evelyn Rothschild, attuale capo della famiglia.

Nel 2005 il settimanale “Forbes” ha classificato Mayer Amschel Rothschild, il  capostipite della famiglia vissuto tra metà 18° e inizio 19° secolo, come il numero sette nella sua lista dei “20 uomini d’affari più influenti di tutti i tempi”. Per inciso, Mayer Amschel Rothschild è indicato come il “padre fondatore della finanza internazionale”!

I Rothschild sono stati direttamente coinvolti nel finanziamento degli inglesi nella loro guerra del 1812, quando l’Inghilterra invase lo Stato di Washington e bruciò la capitale di quella nazione fin nelle fondamenta. Tre anni più tardi (nel 1815) i Rothschild presero il controllo completo della Banca d’Inghilterra.

I Rothschild sono stati anche direttamente coinvolti nel finanziamento dei secessionisti del Sud durante la Guerra civile americana (1861-1865). L’assassino del Presidente Lincoln, John Wilkes Booth, era in realtà un agente dei Rothschild.

Dopo la loro ostile scalata alla Banca d’Inghilterra nel 1815, i Rothschild hanno espanso il proprio dominio bancario in tutto il mondo. Il loro metodo si basa su: pressioni su politici corrotti dei vari Paesi per accettare prestiti massicci, che non potranno mai rimborsare e dunque per sottomettere quei Paesi ad una forma di “schiavitù del debito” gestita dalle banche dei Rothschild stessi. Se un leader si rifiuta di accettare un prestito è spesso estromesso dal potere o assassinato. E se questi metodi non funzionano, possono seguire delle invasioni. Questo vi suona familiare?

Come detto sopra, i Rothschild esercitano anche una forte influenza sui mezzi di informazione tradizionali più importanti del mondo. Tramite la continua ripetizione dei concetti e delle informazioni, le masse sono indotte a credere nelle storie di orrore  che riguardano i “dittatori” – Saddam Hussein in Iraq, Muhammar Gheddafi in Libia, ora Bashar Al Assad in Siria ecc.. Ancora una volta, non vi suona familiare tutto questo?

La famiglia dei Rothschild ha avuto un ruolo nel fomentare quasi ogni guerra europea (due delle quali sono state progettate per poi diventare guerre mondiali) nel corso degli ultimi 250 anni. Essi hanno inoltre insediato presidenti e Primi Ministri, insediato e detronizzato re (sostituiti in seguito da burattini agli ordini della Massoneria), mandato in bancarotta nazioni attraverso guerre e minacce di guerra, insieme a coercizioni economiche (il loro strumento preferito), come le manipolazioni dei tassi di interesse, bolle economiche artificiali seguite da crolli finanziari, recessioni e depressioni economiche, oltre alle manipolazioni del cambio delle monete, e l’elenco potrebbe andare avanti a lungo.

Indirettamente, in un ambito non strettamente economico, hanno sempre lavorato di gran lena (da dietro le quinte, naturalmente) utilizzando le moderne logge massoniche immorali e senza Dio per corrodere i valori morali a lungo costruiti, per diffondere in tutti i modi le perversioni sessuali, espandere il relativismo morale e l’ambiguità attraverso i moderni sistemi educativi secolarizzati, per creare e fomentare divisioni sociali, etniche, culturali, politiche e geopolitiche, separazioni e settarismo.

Loro hanno lo scopo di distruggere la cristianità occidentale (cattolici e protestanti non fa differenza) e, purtroppo, in una certa misura ci sono riusciti. Ma dobbiamo essere grati per la rinascita e il ritorno del cristianesimo ortodosso orientale come  di una forza morale, etica e politica da non sottovalutare, che trova ascolto soprattutto tra i giovani della Russia e dell’Europa dell’Est. In queste aree del mondo i loro tentativi stanno tutti fallendo. Questo è una delle ragioni per cui le loro campagne di stampa sono così infarcite di “russofobia”.

E per quanto riguarda il vero, rivoluzionario e moderno Islam, i Rothschild lo percepiscono come la loro più grande minaccia, e impegnano tutto il tempo nel provocare e finanziare le versioni più brutali e selvagge del falso Islam, come il Wahabismo e il Salafismo, tramite i loro rappresentanti sauditi e qatarini e i mercenari dell’ISIS.

La situazione è tale perché il loro obiettivo geopolitico ultimo nella grande regione mediorientale è di liberare prima grossi pezzi del territorio (fomentando caos, illegalità e guerre che generano poi crisi dei rifugiati come quella attuale, come in Siria e in Iraq ecc .) al fine di attuare una volta per tutte il loro cosiddetto “progetto di un Grande Israele” (che va dal Nilo all’Eufrate) per controllare direttamente e sfruttare spiritualmente il patrimonio esoterico di queste terre molto antiche e cariche di spiritualità. E la loro carta vincente è la cosiddetta “Opzione Sansone”, la strategia di deterrenza che consiste in  una massiccia rappresaglia da farsi con armi nucleari contro qualsiasi Paese il cui esercito possa attaccare difensivamente Israele. Questi sono solo alcuni esempi noti delle loro malvagie strategie.

Tornando ad alcune delle strategie geo-economiche utilizzate dei Rothschild, ecco che arriva il “dossier Iran”. È forse per ottenere il controllo della Banca centrale dell’Iran (CBI) uno dei motivi principali per cui l’Iran è stato preso di mira e demonizzato dai media occidentali e dei guerrafondai di Washington e Tel Aviv? Ricercatori imparziali sottolineano che l’Iran è uno dei soli tre Paesi al mondo la cui banca centrale NON sia sotto il controllo dei Rothschild. Prima dell’11 settembre 2001 ve ne erano sette: Afghanistan, Iraq, Sudan, Libia, Cuba, Corea del Nord e Iran – e non si tratta di grosse somme dal punto di vista globale macroeconomico.

Nel 2003, tuttavia, l’Afghanistan e l’Iraq sono stati completamente inghiottiti dal sistema Rothschild e poi a partire dal 2011 hanno seguito Sudan e Libia. In Libia è stata già istituita una banca Rothschild a Bengasi mentre il Paese era ancora in guerra!

Anche in questo caso, ricercatori imparziali sostengono che l’Iran non sia demonizzato perché costituisce una minaccia nucleare, dato che i fatti hanno dimostrato più e più volte che l’Iran NON costituisce chiaramente una minaccia nucleare. Eppure, i media mainstream controllati dai Rothschild continuano inesorabilmente a ripetere questa menzogna, anche dopo la firma del JCPOA, la sigla che indica il Piano Globale di Azione Comune tra i P5 + 1 e la Repubblica islamica dell’Iran.

Qual è dunque il vero obiettivo di questi attacchi? Sono le migliaia di miliardi da ottenere dai profitti della vendita del petrolio (=furto di petrolio), o le migliaia di miliardi da intascare in profitti di guerra (per secoli una specialità dei  Rothschild), o si tratta di trovare un pretesto per iniziare la Terza Guerra Mondiale con qualsivoglia diabolico incentivo finanziario, o si tratta  semplicemente di distruggere la CBI (Banca centrale dell’Iran) in modo tale che nessuno sia lasciato libero di sfidare il racket del denaro gestito dai Rothschild? Potrebbe essere uno qualsiasi di questi motivi o peggio, potrebbero essere tutti insieme!

Per riassumere, quella che era definita in termini spregiativi come “teoria della cospirazione” è oggetto di aperte discussioni tra accademici credibili, think-tank indipendenti e all’avanguardia e, infine, tra i governi delle nazioni di tutto il mondo.

Per ultimo, una vecchia idea di John Maynard Keynes e di E. F. Schumacher per istituire una “moneta globale” chiamata Bancor può essere ancora un’idea riconducibile ai Rothschild, come anche la creazione della corrispondente banca centrale globale.

Il padrino criminale Mayer Amschel Rothschild ha pronunciato la famosa frase: “Datemi il controllo del denaro di una nazione e non mi interessa chi farà le sue leggi”. Chiunque continui a controllare il sistema monetario del mondo sarà in effetti il controllore in ultima istanza delle scelte politiche e sue delle leggi – parlando a livello globale. Qual è la strategia dei Rothschild nel raggiungimento di questo obiettivo? Una delle misure preliminari necessarie per creare una moneta globale è quella di distruggere tutte le altre valute in circolazione nel mondo al fine di giustificare appunto la sua introduzione.

Come è stato detto, le richieste per l’istituzione di una valuta globale sono cominciate subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando John Maynard Keynes e il governo britannico proposero il Bancor come valuta di riserva mondiale. L’attuale crisi economica in atto, soprattutto a partire dalla grande recessione del 2008, ha posto le basi per la scomparsa del dollaro come valuta di riserva mondiale al fine di rendere possibile la nascita di questo Bancor o come si vuole chiamare quello che intendono ottenere con la loro propaganda.

Una cosa è certa, Washington e la Fed eseguono i loro piani, poiché la Fed continua a svalutare il dollaro attraverso operazioni di massiccio“quantitative easing” , per meglio collocare e stampare sempre più carta moneta. Washington continua a crescere spendendo sempre di più solo per aggravare il problema. Forse tutto ciò fa parte del piano dei Rothschild per distruggere il dollaro una volta per tutte. Timothy Geithner, ex presidente della filiale di NewYork della Fed, già segretario di Barack Obama al Tesoro dal 2008 al 2012, ha apertamente appoggiato la creazione di una valuta unica mondiale. Guardate questo breve video:

Alcuni sostengono che la bolla del mercato immobiliare statunitense, il quasi collasso del settore delle auto degli Stati Uniti e il successivo salvataggio operato dal Governo, i salvataggi di Wall Street e dei banchieri, così come la drastica riduzione nella produzione Negli Stati Uniti sono tutti gli eventi programmati per schiacciare sistematicamente l’economia degli Stati Uniti e il dollaro, costituiscano l’anticamera per aprire la strada alla “fase 2” del disegno dei Rothschild cioè quello di acquisire i sistemi monetari di tutto il mondo e completare così il disegno di una dittatura feudale chiamata “Nuovo ordine mondiale”. L’idea è sicuramente in cantiere.

Ora, lasciate che la rivoluzione sociale, politica, economica e soprattutto spirituale della gente vera abbia inizio. Siamo sulla soglia – e qualcuno potrebbe dire nel bel  mezzo – della nascita di questa nuova grande umanità!

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