L’IDENTITA’ ITALIANA E LE RADICI CRISTIANE (SALVINI, RENZI, GALLI DELLA LOGGIA E MONTANARI)

L’IDENTITA’ ITALIANA E LE RADICI CRISTIANE (SALVINI, RENZI, GALLI DELLA LOGGIA E MONTANARI)

Antonio Socci

Sa defenza

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C’è un dettaglio che sorprende nell’intervista di Matteo Salvini con Bruno Vespa. Il vicepremier ha menzionato quattro volte Dio, una volta la Provvidenza e una il Purgatorio.

Un mio amico, vecchio esperto di cattolici e politica, mi dice: “forse solo La Pira e don Sturzo in politica avevano l’istinto, nel loro colloquiare, di riferirsi all’Assoluto con questa naturalezza”. La Pira era un santo e don Sturzo un sacerdote, mentre Salvini si definisce “l’ultimo dei peccatori”, ma nella Chiesa non si fa differenza: tutti sono considerati allo stesso titolo figli di Dio, anche perché tutti siamo peccatori.

Quello che colpisce è la spontaneità popolare del leader leghista nel riferirsi al buon Dio, perché è sintomo di un sincero senso religioso che c’entra intimamente con il far politica e con l’azione di governo.

In questo è l’esatto opposto di Matteo Renzi che pure è cattolico da sempre. Ricordo quando l’allora sindaco di Firenze, nella primavera del 2009, venne a Roma a presentare – insieme ad altri – il mio libro “Indagine su Gesù”. Mi colpì la sottolineatura che fece: ci tenne a ripetere che la sua fede cattolica non c’entra con il suo lavoro politico (all’opposto di Giorgio La Pira). Per Renzi la fede è un fatto privato.

Per Salvini invece è una realtà di popolo, è l’appartenenza a una storia. Si capisce il suo riferimento a Dio oggi, nel suo discorso pubblico, leggendo l’articolo di Ernesto Galli della Loggia sul “Corriere della sera” di ieri.

Galli è autore di alcuni bei libri sull’identità italiana e ieri ha risposto a un intellettuale di sinistra, Tomaso Montanari, il quale, in un suo scritto, ha sostenuto che “l’identità italiana non esiste” e addirittura che le identità sono un maledetto pericolo perché – a suo dire – servono solo a vedere lo straniero come nemico e a giustificare il “respingimento” e il “prima gli italiani”, portando infine al fascismo. Il tutto condito con i soliti stereotipi cosmopoliti. La sinistra vive di luogocomunismo.

Galli della Loggia anzitutto dà una bacchettata sulle mani a Montanari obiettando che “l’identità” non è quella caricatura che lui prende come comodo bersaglio. Poi gli mostra che l’identità italiana esiste eccome, che “è un fatto storico, frutto di una storia” di “singolare complessità”.

Infine ricorda migliaia di uomini e donne che negli ultimi due secoli sono morti gridando: “viva l’Italia”. Pure uomini della Resistenza davanti ai plotoni d’esecuzione. Anche loro avevano “un’idea di nazione chiusa e guerresca”? Era pure quello “un bieco nazionalismo”?

Montanari elude questo tema e propone alla Sinistra di spalancare le porte alle grandi masse di immigrati rifiutando definitivamente l’identità italiana e aderendo a una “costituzione cosmopolitica come quella che avrebbe potuto darsi l’Unione europea”.

Galli commenta: “così la Sinistra è servita: se lo desidera ha la ricetta perfetta per assaporare il bis della catastrofe elettorale del 4 marzo”.

Infatti nulla come il senso di appartenenza al proprio popolo e alla propria terra è radicato negli uomini. Anche negli italiani, la cui civiltà ha illuminato il mondo per secoli e – si può dire – ha plasmato l’Europa.

Fra l’altro Galli sostiene: “mi sembra velleitario il tentativo di Montanari di contestare la centralità che nell’identità italiana hanno le sue ‘radici cristiane’ ”.

Galli lo dice da laico. Come laico era Federico Chabod che scriveva: “Non possiamo non essere cristiani, anche se non seguiamo più le pratiche di culto, perché il Cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c’è fra noi e gli Antichi… è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano.  Anche i cosiddetti ‘liberi pensatori’anche gli ‘anticlericali’ non possono sfuggire a questa sorte comune.

Così pure il laico Benedetto Croce in “Perché non possiamo non dirci cristiani”. E’ il motivo per cui l’unità statuale d’Italia, col Risorgimento, fu anche l’unificazione nella lingua di Dante, la lingua che ha il suo canone nella Divina Commedia, il poema più cattolico della storia.

Come voleva il Manzoni, il vero vate dell’Italia risorgimentale, grande cattolico e autore del poema del popolo italiano, “I promessi sposi”. Il legame fra identità italiana e cristianesimo oggi è illustrato spesso da Vittorio Sgarbi quando parla dei ritratti di Maria nella grande pittura italiana (ma vorrei ricordare anche delle pagine di Piero Calamandrei).

Ecco perché quando Salvini chiuse la campagna elettorale, a marzo, mostrando il rosario e rifacendosi al Vangelo, scrissi che si doveva leggere l’episodio in questa prospettiva di civiltà.

La Sinistra adesso rinnega la sua storia che con Gramsci si era inserita nella tradizione nazionale. Lo stesso Pd disprezza l’identità italiana dopo aver affondato la nostra sovranità e la nostra economia.

Matteo Salvini è invece il simbolo più forte di un popolo che ama la propria identità e vuole risorgere, vuole ritrovare sovranità, prosperità e futuro.

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Antonio Socci

Da “Libero”, 17 settembre 2018

 

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QUESTO NON E’ PIU’ GIORNALISMO. IO MI CHIAMO FUORI

QUESTO NON E’ PIU’ GIORNALISMO. IO MI CHIAMO FUORI

PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Sa Defenza

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Non mi è più possibile essere giornalista, e di conseguenza voglio che tutti sappiate che io oggi non sto facendo giornalismo. Il mio lavoro è stato devastato dal “Facebook-journalism” e dal “Twitter-journalism”, due tumori del mestiere che ricadono sotto l’ombrello del “Google-journalism”.

Oggi chiunque dal pc può infarcirsi di Google search, poi sparare ‘giornalismo’ nel web, Social o persino sui quotidiani online e reclamare competenza e celebrità. Il risultato è un’iperinflazione da Weimar di grotteschi personaggi, ragazzetti e ragazzine auto proclamatisi ‘esperti’ o commentatori, esaltati, semi-giornalisti con tanto di tessera, con al seguito decine di migliaia di ‘factoids’ all’ora, ovunque e 24/7, in un impazzimento fuori controllo, e, tragicamente, con masse enormi di pubblico stolto al seguito che proclama “ecco la verità!”, e parrocchie, e sette, e curve ultras, patetici monoteisti di verità inesistenti… un abominio. Io ero un giornalista, così non ci sto più, mi chiamo fuori.

La news deve essere elaborata da due giornalisti: il cronista, che per definizione deve scrivere quasi all’istante i fatti che vede in apparenza accadere; e il reporter d’inchiesta, a cui spetta il compito di approfondire la news nei tempi mai brevi dell’indagine, e che al termine di essa, fatti riscontri su riscontri, controllate le fonti, si prende la responsabilità di denunciare ciò che, di nuovo, in apparenza ha scoperto. Due cose siano dogmatiche qui: A) i tempi, che nella cronaca asettica sono brevissimi ma nell’inchiesta NON POSSONO E NON DEVONO essere i tempi di Internet e dei Social, ma che, all’esatto contrario, più lunghi sono più v’è garanzia di serietà; B) il concetto di “in apparenza” che SEMPRE DEVE GUIDARE il giudizio di tutti, perché la verità assoluta negli umani eventi poi raccontati è inesistente.

Vado nel concreto perché tutti capiate cos’è il giornalismo e, poi, il motivo per cui io, giornalista, non lo sono più da tempo.

Il 14 agosto crolla il ponte Morandi. Il 14 settembre Bloomberg pubblica i dati economici sull’Irlanda, eccoli: è l’economia UE che cresce meglio, al 9%; i consumi sono floridi a un più 4,4%; vola l’export con un più 11%. Due colossali quesiti si presentano al giornalista: cosa davvero è accaduto nella storia ingegneristica, amministrativa e politica di quel ponte? Com’è possibile che una delle nazioni più devastate dalle Austerità della Troika dell’euro, con crolli in povertà da Terzo Mondo nel periodo post crisi 2008, sia oggi un’oasi di crescita addirittura molto al di sopra della Germania o Stati Uniti?

Morandi: il cronista riporta ciò che appare evidente, è crollato un ponte, morti, feriti, reazioni politiche e civili. Il reporter d’inchiesta inizia il suo lavoro con ricerca di documenti, di testimoni, di periti, possibilmente soffiate, quindi viaggia incessantemente, bivacca nelle strade del disastro, spia, attende, ripeto ATTENDE, perché nell’immediato è ovvio che nessuno si fa avanti con nozioni cruciali. Poi mette assieme i pezzi, ma deve verificare tutto, incrociare, discuterne con la redazione, e solo dopo tutto questo scrivere o montare il pezzo finale. Passano settimane come minimo, meglio mesi.

Irlanda: il cronista riporta ciò che appare evidente, dati, reazioni politiche e civili. Il reporter d’inchiesta inizia il suo lavoro, si reca sul posto, verifica presso aziende, famiglie, sindacati, ONG, tocca i maggiori settori di produzione ed impiego fin nelle campagne o porti di mare, poi sente la politica, poi i tecnocrati di almeno due parti avverse. Questo significa stare in Irlanda settimane, hotel, voli, una redazione che facilità i contatti con gli accrediti, e molto altro. Poi mette assieme i pezzi, ma deve verificare tutto, incrociare, discuterne con la redazione, e scrivere o montare il pezzo finale. Passano settimane come minimo.

Questo è il giornalismo, e per essere tale esso richiede i 3 postulati che seguono, fate assoluta attenzione:

  1. A) Coraggio, intelligenza e saper ATTENDERE prima di sparare.
  2. B) Una segreteria di redazione coi controcoglioni che sappia lavorare 24/7, nel contesto di una testata almeno minimamente libera di aggredire i Poteri.
  3. C) Mezzi economici a sostegno sia del reporter che dei costi di un’inchiesta, senza i quali mai e poi mai il lavoro avrà i minimi crismi di serietà.

Oggi nel marasma allucinato e demenziale del “Facebook-journalism”, “Twitter-journalism” in “Google-journalism”, passati 120 minuti dal crollo di mezzogiorno del Morandi una calca impazzita di grotteschi personaggi, ragazzetti e ragazzine auto proclamatisi ‘esperti’ o commentatori, esaltati, semi-giornalisti con tanto di tessera, infarciti di Google search e ‘factoids’ avevano già pubblicato sui media online e sui Social i fatti, le indagini, le denunce, i nomi, i responsabilità e le sentenze. Centoventi minuti dopo il crollo. Idem per l’Irlanda: ecco i perché, i per come, e chi dice il vero su Austerità ed euro. Al loro seguito masse imbecilli di pubblico stolto che proclama “ecco la verità!”, parrocchie, sette, curve ultras, patetici monoteisti di verità inesistenti…

Questo fa schifo, pari-pari, non ci sono altri termini, e sta al giornalismo come la pozione del Circo Barnum sta alla neurochirurgia.

Io nacqui come giornalista e reporter negli anni’80, mi consolidai negli anni ’90 a Report, e nella mia vita ho messo assieme questo lavoro. Il pubblico mi ha giudicato in 30 anni. Fino al 2004 io beneficiai dei 3 postulati di cui sopra. Nel 2008 ripresi sui temi economici, con alle spalle almeno un team di esperti conclamati internazionali che validavano ciò che divulgavo. Dal 2016, per motivi che non sono qui pertinenti, ho perso anche quelli. In questi due anni sono stato ridotto anche io al “Google-journalism” da forze maggiori – nessuno mi pubblica o chiama più, né venivo pagato quando mi chiamavano, non ho reddito effettivo dal 2004, no redazione né rimborsi spese, zero. No, io così non ci sto più, io non nacqui “Google-Twitter-Social personaggino sbraitante”. Ero un giornalista.

Ogni giorno mi sento morire davanti al pc, ma soprattutto ogni giorno sono perseguitato dall’idea che in questo miserabile modo anche io, Paolo Barnard con quel curriculum, finisco per ingannare chi mi legge e crede di star leggendo vero giornalismo. NON LO E’.

Ancora oggi vengo fermato in strada da fans che letteralmente mi osannano, per non parlare delle mail che ricevo da tutta Italia. Ogni singola volta mi sento sprofondare, vorrei gridargli che io non sono più, non posso più essere giornalista, basta attendervi ciò che non posso più darvi, MI VERGOGNO A PUBBLICARE in ste miserabili condizioni. Soprattutto, io non ho lavorato trent’anni e rischiato sia la mia pelle che di essere rovinato assieme a tutta la mia famiglia per ritrovarmi abbinato a sti pagliacci web oggi sgomitanti famosetti sbraitanti che si spacciano per giornalisti, che voi osannate e i cui nomi manco serve fare, visto che campeggiano 24/7 dappertutto. Basta.

Io con molta lentezza continuerò a pubblicare IDEE, ma sia scolpito nella pietra che ciò che ogni tanto pubblicherò NON E’ giornalismo. Tenetevi la marmaglia del ‘giornalismo’ web o Tv che sia, e la vostra demente idea di cosa sia essere informati. Io mi chiamo fuori.

Paolo Barnard

Fonte: https://paolobarnard.info/

 

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L’UE VOLEVA I MIGRANTI NEI CENTRI DI DETENZIONE. MA ALLORA PERCHE’ HANNO INDAGATO SALVINI PER AVERLI TRATTENUTI QUALCHE GIORNO SULLA NAVE? E PERCHE’ SOLO LUI SE TUTTO IL GOVERNO HA GESTITO ALL’UNISONO IL CASO DICIOTTI? PERCHE’ CONTE NON DICE CHE DOVREBBE ESSERE INDAGATO IL GOVERNO?

L’UE VOLEVA I MIGRANTI NEI CENTRI DI DETENZIONE. MA ALLORA PERCHE’ HANNO INDAGATO SALVINI PER AVERLI TRATTENUTI QUALCHE GIORNO SULLA NAVE? E PERCHE’ SOLO LUI SE TUTTO IL GOVERNO HA GESTITO ALL’UNISONO IL CASO DICIOTTI? PERCHE’ CONTE NON DICE CHE DOVREBBE ESSERE INDAGATO IL GOVERNO?

Antonio Socci

Sa Defenza

Avvengono cose strane. Matteo Salvini è indagato per aver impedito, per qualche giorno, lo sbarco a terra dei migranti della Diciotti, trattenuti a bordo in attesa di ottenere ricollocamenti nei Paesi UE come (a parole) stabiliscono gli accordi.

La UE – si sa – ha risposto picche all’Italia dicendo: affari vostri, ce ne infischiamo. Tuttavia, dopo che quei migranti sono sbarcati in Italia e dal centro di Rocca di papa si sono resi irreperibili (forse diretti in Germania o Francia), la portavoce della Commissione UE per l’Immigrazione, Tove Ernst, ha tuonato che essi potevano essere trattenuti in centri di detenzione per evitarne la fuga. Siamo stati chiari” ha aggiunto “nel sottolineare che, quando serve, la detenzione può essere utilizzata per facilitare l’identificazione dei migranti e per impedire che spariscano. Abbiamo chiesto a tutti gli Stati membri, inclusa l’Italia, di fornire centri di accoglienza adeguati, che comprendano la detenzione”.

Non so se la magistratura un giorno indagherà anche la Commissione Europea, nel caso in cui venga eseguita questa direttiva UE. Però da tutto questo quadro si deduce che il governo italiano non può trattenere i migranti sulla nave se vogliono sbarcare in Italia, ma dovrebbe mettere quegli stessi migranti in centri di detenzione per impedire loro andarsene in altri paesi europei.

Tuttavia così potrà finire di nuovo sotto indagine della magistratura. Non è contraddittorio? E non vi pare che il governo italiano si trovi con le mani legate? Che fine fa il mandato ricevuto dagli elettori sull’immigrazione? E il programma di governo?

E’ evidente che c’è una colossale questione politica, non giudiziaria, e sbaglia l’esecutivo M5S-Lega a non affrontarla come tale scaricando tutto sul “Salvini indagato”.

SCARICABARILE

Infatti Salvini è indagato, ma non ha agito per la Diciotti come privato cittadino, bensì come ministroTutto il governo, con lui, ha deciso, condiviso e sostenuto quella linea.

Ieri il vicepremier grillino Di Maio ha dichiarato: “abbiamo preso una decisione politica tutti quanti assieme sulla nave Diciotti e la portiamo avanti tutti quanti assieme”.

Ma allora perché non è indagato tutto il governo? E perché il governo nel suo insieme non si schiera apertamente e incondizionatamente col ministro dell’Interno, assumendosi tutta la responsabilità politica dei propri atti?

L’esecutivo è stato davvero compatto sulla Diciotti. Una linea collegiale e ufficiale vigorosamente affermata da Conte e Di Maio, con Salvini.

CRONISTORIA DEL PREMIER

Il 22 agosto il premier Conte dichiarava polemicamente:

“Ma l’Europa vuole battere un colpo? Le istituzioni europee, che pure su mia sollecitazione avevano accolto l’idea di una cabina di regia, cosa aspettano a intervenire per operare la redistribuzione dei migranti che sono a bordo della nave italiana Diciotti, ancorata nel porto di Catania? Ancora una volta l’Italia sta mostrando il suo volto umanitario, ma il prezzo non può essere il rimanere abbandonata a se stessa”.

Il 24 agosto commentava così la fallimentare riunione della Commissione europea:

“L’Italia è costretta a prendere atto che l’Europa oggi ha perso una buona occasione: in materia di immigrazione non è riuscita a battere un colpo in direzione dei princìpi di solidarietà e di responsabilità che pure vengono costantemente declamati quali valori fondamentali dell’ordinamento europeo”.

Poi spiegava:

“non è stato dato alcun seguito alle Conclusioni deliberate nel corso dell’ultimo Consiglio Europeo di fine giugno…Eppure è noto a tutti che l’Italia sta gestendo da giorni, con la nave Diciotti, una emergenza dai risvolti molto complessi e delicati. Ancora una volta misuriamo la discrasia, che trascolora in ipocrisia, tra parole e fatti”.

Infine il premier lanciava il guanto di sfida:

“Se questi sono i ‘fatti’ vorrà dire che l’Italia ne trarrà le conseguenze”.

E il giorno dopo, il 25 agosto, dettagliava tali conseguenze del caso Diciotti:

“Siamo al lavoro per porre una riserva all’adesione dell’Italia al piano finanziario pluriennale in corso di discussione. A queste condizioni, l’Italia non ritiene possibile esprimere adesione a un bilancio di previsione che sottende una politica così incoerente sul piano sociale”.

I FULMINI DI DI MAIO

Il vicepremier Di Maio era ancora più esplicito e dirompente:

“A questo punto l’Italia deve prendersi in maniera unilaterale una riparazione. Non abbiamo più intenzione di farci mettere i piedi in testa. L’Unione Europea non vuole ottemperare ai principi concordarti nell’ultimo consiglio europeo? Noi siamo pronti a tagliare i fondi che diamo all’Ue. Vogliono 20 miliardi dei cittadini italiani? Dimostrino di meritarseli e si prendano carico di un problema che non possiamo più affrontare da soli. I confini dell’Italia sono i confini dell’Europa. Agli italiani non chiederemo un centesimo di più. Lo dico da capo politico del M5S: visto che la Ue non rispetta i patti e non adempie ai suoi doveri noi come forza politica non siamo più disposti a dargli i 20 miliardi all’anno che pretendono“.

L’Italia – come sappiamo – ha dovuto risolvere il caso Diciotti senza la UE (grazie alla collaborazione di Albania, Irlanda e Cei) e il governo ha gestito compattamente questa soluzione.

C’è un video del 26 agosto in cui Luigi di Maio spiega bene questa linea condivisa:

“In questi giorni non è mancata la compattezza del governo. Devo ringraziare il ministro degli Esteri Moavero e il presidente del Consiglio Conte, perché abbiamo fatto un gioco di squadra. Un gioco di squadra che sarà molto importante anche sugli altri tavoli delle altre emergenze che abbiamo in Italia”.

Poi ha ripreso:

“quando in questi giorni ho sempre ripetuto che il governo era compatto prima di tutto (l’ho detto) perché era vero, cioè eravamo compatti sulla linea da tenere: redistribuire i migranti. E ci siamo riusciti in pochi giorni ed è solo questo il motivo per cui la Diciotti non ha fatto sbarcare subito i migranti a bordo”.

Di Maio ha aggiunto:

“Ho ripetuto che questo governo era compatto anche perché bisognava contrattare con altri paesi e un governo compatto quando contratta con altri paesi ottiene risultati, quando invece è diviso gli atri paesi non sanno nemmeno con quale ministro parlare. Ve lo ripeto: il governo è stato ed è compatto sulle decisioni che abbiamo preso. Ci assumiamo tutte le responsabilità sugli atti che abbiamo portato avanti in questi giorni sulla Diciotti”.

Conclusione? Il solo ministro Salvini è indagato, mentre il governo resta silente.

CAPRO ESPIATORIO

Dov’è quella assunzione di responsabilità collegiale? Il governo avrebbe dovuto dire: solidarietà a Salvini, indagateci in quanto governo. Invece nulla.

Anzi ora Di Maio dichiara: “ci vuole rispetto per la magistratura”. Certo, va rispettata la magistratura, ma vanno rispettati tutti. Anche gli italiani. E pure il buon senso.

Possibile che venga indagato un ministro per una decisione collegiale del governo e il presidente del Consiglio non abbia nulla da dichiarare?

Eppure l’art. 95 della Costituzione recita: Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri”.

Perché Conte non si assume la responsabilità politica, come governo, della vicenda Diciotti?

Se un esecutivo, nella sua collegialità, non è capace di rivendicare e difendere le sue prerogative e le sue scelte politiche è destinato a fallire, a deludere presto gli elettori e ad avere vita breve. Perché è un vaso di coccio tra vasi di ferro.

POST SCRIPTUM

Conte dovrebbe anche dirci se il minacciato taglio di fondi alla UE sarà fatto, visto che la UE ha risposto picche ai ricollocamenti, oppure se erano solo parole.

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Antonio Socci

Da “Libero”, 9 settembre 2018

 

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Zolfo: proprietà curative, utilizzi, controindicazioni e curiosità

Zolfo: proprietà curative, utilizzi, controindicazioni e curiosità

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Lo zolfo è un minerale non metallico che in natura si trova spesso puro nelle regioni caratterizzate da vulcani attivi o sorgenti sulfuree, mentre all’interno di altri composti è contenuto in combinazione con altri elementi, sotto forma di solfuri o solfiti.Allo stato libero si presenta in forma solida e assume l’aspetto di un cristallino dal colore giallo intenso. Nella tavola periodica degli elementi è indicato col simbolo S ed ha numero atomico 16. Per abbondanza è il terzo minerale presente nel corpo umano, dopo calcio e fosforo, e svolge importantissime funzioni curative per il nostro organismo. Lo zolfo è contenuto sia in due amminoacidi essenziali (cisteina e metionina), che in altri amminoacidi (omocisteina e taurina) così come in alcuni enzimi molto importanti. Questo lo rende un elemento indispensabile alla vita di qualsiasi cellula.

PROPRIETÀ CURATIVE DELLO ZOLFO

Lo zolfo è fondamentale nella formazione di cartilagini, unghie, peli e capelli e necessario per il corretto funzionamento del tessuto connettivo. Esercita pertanto dei benefici soprattutto sulla pelle, sui capelli, sui muscoli e sulle ossa, ma gioca un ruolo fondamentale anche in altri sistemi del nostro corpo. Lo zolfo è indispensabile in molti processi biologici, tra i quali il metabolismo, e i due aminoacidi che lo contengono, metionina e cisteina, svolgono ruoli fisiologici essenziali nel corpo umano. È un minerale con valenza curativa, e la sua carenza determina dolore e infiammazioni, spesso associati a patologie muscolari e scheletriche.

In particolare, lo zolfo ha le seguenti proprietà :

  • svolge un’importante funzione nel sistema di trasporto degli elettroni, che regolano il livello di energia delle cellule
  • favorisce il mantenimento del tono muscolare
  • conferisce elasticità all‘apparato scheletrico
  • è essenziale nella conversione dei carboidrati in energia
  • regola la corretta funzione insulinica
  • favorisce la disintossicazione e la depurazionedell’organismo da tossine, metalli pesanti e radicali liberi
  • migliora i disturbi cardiocircolatori
  • è fondamentale per la funzione biologica degli enzimi
  • regola i processi metabolici
  • cura le patologie dell’epidermide
  • cura i problemi dell’apparato respiratorio
  • combatte i batteri
  • contrasta i sintomi allergici
  • disinfetta il sangue

Non esiste un quantitativo giornaliero raccomandato. Lo zolfo normalmente viene assunto attraverso il cibo, in particolare le proteine, e l’alimentazione è generalmente sufficiente a coprire il fabbisogno del nostro organismo, che si aggira intorno agli 850 mg al giorno.

MSM O ZOLFO ORGANICO

Una forma particolarmente efficace per il nostro organismo è il Msm (metilsulfenilmetano) che non è un medicinale, ma un composto biologicamente attivo dello zolfo, così come si trova in natura.

Il ciclo naturale dello zolfo comincia nelle acque degli oceani, dove alcuni microrganismi rilasciano sali di zolfo che divengono volatili a contatto con l’acqua e vengono immessi nell’atmosfera sotto forma di gas. Quando arrivano nell’alta atmosfera, a contatto con l’ozono e i raggi ultravioletti, vengono trasformati in Dmso (dimetilsulfossido) e Msm. Essendo solubili, queste sostanze precipitano a terra sotto forma di pioggia e vengono assorbite dal terreno e dalle piante.

L’Msm svolge una potentissima azione antiossidante, poiché ha un ruolo fondamentale nella produzione del glutatione, il principale antiossidante prodotto dal nostro corpo. Se manca lo zolfo, il glutatione non riesce ad agire.

PROPRIETÀ DELLO ZOLFO ORGANICO

Può essere assunto per via alimentare ed è particolarmente benefico per la nostra salute . In particolare, l’Msm o zolfo organico :

  • mantiene integre le articolazioni
  • favorisce l’elasticità del tessuto connettivo
  • è un analgesico naturale
  • blocca le infiammazioni e i processi infiammatori, stimolando l’attività dell’ormone cortisolo
  • aumenta la capacità di eliminazione delle scorie e dei liquidi in eccesso
  • migliora la circolazione sanguigna
  • rilassa i muscoli
  • ha un effetto cicatrizzante sulla pelle
  • previene le malattie neurologiche
  • è un antiossidante capace di ostacolare la formazione dei radicali liberi
  • allevia i sintomi allergici
  • contrasta le infiammazioni dovute a reazioni autoimmuni
  • aumenta i livelli di forza generali e la capacità di resistenza allo stress
  • cura le affezioni dermatologiche
  • stimola la crescita dei capelli

DOVE SI TROVA LO ZOLFO ORGANICO

L’Msm è contenuto in molti alimenti, tra cui:

  • uova
  • carne (biologica e proveniente da animali che si nutrono esclusivamente di vegetali)
  • latte crudo di animali al pascolo
  • legumi
  • germe di grano
  • cavoli e cavoletti di bruxelles
  • aglio
  • cipolla
  • asparagi
  • altri vegetali freschi
  • frutta
  • aloe vera
zolfo cibi

L’Msm è contenuto soprattutto nei cibi di origine animale e nella verdura fresca. Il latte crudo ne contiene il maggior quantitativo, ma lo zolfo organico tende a volatilizzarsi per effetto del calore. Il latte pastorizzato, quindi non rappresenta una buona fonte di Msm. Anche le verdure non apportano una buona dose di Msm se vengono sottoposte a cottura o conservate per troppo tempo. È necessario consumarle il prima possibile allo stato crudo.

L’Msm normalmente viene assunto per via alimentare ma oggi, molto spesso, a causa dell’alimentazione sbilanciata, è necessario ingerirlo sotto forma di integratore.

FORME TERAPEUTICHE DELLO ZOLFO

Oltre che negli alimenti e come integratore alimentare, lo zolfo può essere contenuto in appositi saponi o essere il componente di piccoli cannelli che sfruttano l’energia elettrostatica.

ZOLFO COME INTEGRATORE ALIMENTARE

Essendo un ottimo elemento ricostituente che favorisce la rigenerazione cellulare, lo zolfo è presente in commercio come integratore alimentare, sotto forma di zolfo organico o Msm. Lo si trova da solo o in combinazione con lavitamina C o il coenzima Q10, che ne favoriscono l’assorbimento. Lo zolfo organico viene espulso naturalmente dall’organismo attraverso l’urina e le feci, pertanto non si raggiungono mai livelli eccessivi di questo minerale.

ZOLFO, DOSE GIORNALIERA E CONTROINDICAZIONI 

La dose giornaliera consigliata è di circa 3000 mg, cui si arriva gradualmente dopo un periodo di assunzione iniziale che si attesta intorno ai 1000 mg. La maggior parte dei pazienti che lo assumono sotto forma di integratore alimentare non notano particolari reazioni.

L’Msm non presenta particolari effetti collaterali o controindicazioni. È una sostanza atossica, nel senso che al momento non è stato ancora individuato un limite superato il quale la sua assunzione produce effetti nocivi.

Va detto però che l’Msm svolge comunque una funzione depurativa, che può manifestarsi a volte attraverso crisi di disintossicazione, caratterizzate da lievi forme di diarrea, cefalea, stati di affaticamento o eritemi. Per questo è consigliabile aumentare il dosaggio in maniera progressiva. In ogni caso, questa sintomatologia tende a sparire dopo pochi giorni. Si consiglia comunque di attenersi alla fascia consigliata compresa tra 1 e 3 grammi al giorno di Msm.

È sconsigliato assumere lo zinco organico nelle ore serali, in quanto aumenta i livelli di energia, favorendo l’insonnia.

SAPONE ALLO ZOLFO

Considerato il “minerale della bellezza”, lo zolfo è utilizzato come componente di creme o saponi. In particolare, Il sapone allo zolfo è un efficace rimedio per combattere :

Infatti sulla pelle lo zolfo ha proprietà :

  • esfolianti
  • antisettiche
  • disinfettanti
  • astringenti
  • antinfiammatorie
  • cicatrizzanti

È sufficiente strofinare delicatamente la pelle con questo sapone e poi detergere il viso con acqua tiepida, asciugando bene e applicando subito una crema molto idratante. Il sapone allo zolfo funziona perché combatte il sebo estimola la produzione di cortisolo, ormone vasodilatatore. I vasi sanguigni, maggiormente irrorati e dilatati, favoriscono l’espulsione di tossine e impurità della pelle. In questo modo l’epidermide risulta più pulita, liscia, compatta, lucida e levigata.

sapone zolfo

L’unica avvertenza è di usare questo sapone solo se si ha un tipo di pelle effettivamente molto grassa. Infatti, eliminando il sebo, il sapone allo zolfo di fatto elimina il film lipidico rendendo la pelle più vulnerabile e più esposta all’azione dello smog e degli agenti atmosferici. Pertanto, ne è sconsigliato l’uso per gli altri tipi di pelle.

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CANNELLI ALLO ZOLFO

cannelli allo zolfo sono delle barrette di forma cilindrica, che devono essere passate sulla parte dolorante per:

  • attenuare torcicollo e dolori cervicali
  • alleviare infiammazioni e dolori
  • aumentare l’elasticità delle articolazioni
  • trattare crampi e contusioni
  • migliorare la circolazione
  • favorire il riequilibrio energetico
  • rilassare l’epidermide

Il cannello di zolfo funziona perché assorbe le cariche elettrostatiche negative.Per essere efficace, deve essere frizionato sulla parte dolorante esercitando una leggera pressione per circa 2 o 3 minuti. Si ottiene un sollievo immediato, poiché è immediata l’azione benefica sui centri energetici. Dopo l’uso, il cannello di zolfo va sciacquato sotto l’acqua corrente per liberarlo delle cariche elettrostatiche negative. Bisogna attendere almeno 40 minuti per poterlo utilizzare nuovamente.

ZOLFO E TERME

Lo zolfo è presente in alta percentuale in alcune acque termali, dette appunto sulfuree. I bagni in queste terme vengono consigliati per il trattamento di affezioni respiratorie come asma, sinusite, rinite. Anche i disturbi reumatici e le infiammazioni articolari traggono giovamento dalle cure termali, risultando notevolmente alleviati.

CURIOSITÀ SULLO ZOLFO

La parola zolfo deriva dal sanscrito sulvere che i latini tradussero in sulfur e quindi solfo (o zolfo). Lo zolfo puro è inodore e insapore. Non è quindi responsabile di esalare il caratteristico odore che ricorda le uova marce. Quest’odore è emanato dall’acido solfidrico o solfuro di idrogeno, una sostanza che si forma in seguito alla decomposizione delle proteine contenenti zolfo da parte dei batteri.

campi flegrei

Nella tradizione cristiana, lo zolfo è stato sempre associato al diavolo e ad altre presenze demoniache. Secondo la dottrina cattolica, i dannati dell’infernoerano costretti a bruciare al fuoco generato dallo zolfo, il cui caratteristico odore di uova marce è un segno inequivocabile della presenza di streghe e diavoli.

Il legame dello zolfo col fuoco in effetti ha un suo fondamento, perché questo minerale si trova nelle zone circostanti i vulcani e le attività vulcaniche secondarie quali solfatare e sorgenti di acque sulfuree, che non a caso traggono il loro nome proprio dallo zolfo.

Inoltre è facilmente infiammabile e non lascia traccia. A partire dall’anno 1000, lo zolfo ha trovato impiego nella composizione della polvere da sparo. In tempi più recenti, intorno alla fine del XIX secolo, è stato usato nella produzione di fiammiferi, i cosiddetti zolfanelli.

Angela Petrella

 

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CANADA, ARRIVA IL BURATTINO TRANS PER INSEGNARE IL GENDER AI BAMBINI

Canada, arriva il burattino trans per insegnare il gender ai bambini

L’idea dei promotori di questi video è quella di normalizzare l’idea della fluidità di genere e incoraggiare i bambini a “esplorare” il loro genere, magari attraverso il travestimento e altre pratiche

Matteo Orlando

SA DEFENZA

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In Canada, sotto l’apparenza di un’iniziativa antibullismo, arriva il burattino “transgender” per insegnare ai bambini le “questioni di genere”.

Il progetto è guidato dalla Fondazione Jasmin Roy Sophie Desmarais, che ha sede a Montreal ed è stato diffuso con l’eufemismo linguistico di “social and emotional learning to help children with the process of identity affirmation” (cioè “apprendimento sociale ed emotivo per aiutare i bambini nel processo di affermazione dell’identità”).

Il burattino in questione è rappresentato in età scolare (per connettersi meglio con i bambini di quell’età), e in origine si chiamava Julia, ma Julia è alle prese col suo genere e sente nel suo cuore che è un ragazzo e vuole essere chiamata Julien. Quindi il messaggio che arriverà ai bambini è semplice: il tuo genere non è dettato dalla biologia e il tuo corpo è irrilevante per quello che sei realmente, e può essere cambiato!

Julien/Julia è il/la protagonista di numerosi video che forniscono ciò che gli attivisti del progetto chiamano gli “strumenti necessari” per i bambini e i loro genitori “disorientati” su questi temi. I video fanno parte delle video-lezioni gratuite (insieme a opuscoli educativi) che intendono promuovere nelle scuole canadesi l’introduzione dell’identità di genere nei bambini “durante la prima infanzia” in modo che “comprendano e accettino la diversità di genere, l’identità di genere e l’espressione di genere”.

I burattini sono stati scelti sulla base dei successi ottenuti negli anni da Sesame Street, uno spettacolo per bambini che combina live action, sketch comedy, animazione e marionette. L’idea dei promotori di questi video è quella di normalizzare l’idea della fluidità di genere e incoraggiare i bambini a “esplorare” il loro genere, magari attraverso il travestimento e altre pratiche.

Alcuni ritengono, addirittura, che “la fluidità di genere possa essere identificata prima che il bambino sia persino in grado di comunicare”. Jasmin Roy, della fondazione, ha affermato che il pubblico previsto è molto mirato. “Abbiamo bisogno di sviluppare abilità emotive e sociali per educatori, genitori e bambini che stanno attorno a quei bambini che esplorano il loro genere o espressione”, ha detto. “Se hai un figlio puoi mostrare loro i video e dire: ‘è così che ti senti? Di che cosa hai bisogno? come posso aiutarti?’”.

L’iniziativa non è l’unica tesa ad introdurre l’ideologia gender per i piccoli del Canada, con il benestare del premier, Justin Trudeau. C’è già stata la “Drag Queen Reading Hour”, proposta attraverso la quale delle drag queen hanno letto libri di favole pro-Lgbt a bambini nelle biblioteche di tutto il paese. C’è stata anche l’inclusione della fluidità di genere nell’educazione sessuale (in particolare nei curriculum Sogi) in diverse province canadesi mentre attivisti trans hanno spinto la Brown University a sopprimere uno studio che espone il pericolo del transgenderismo.

sadefenza.wordpress.com/2018/09/10/canada-arriva-il-burattino-trans-per-insegnare-il-gender-ai-bambini/


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ATTENZIONE:  Luca Scantamburlo è parte offesa in un procedimento penale sui farmaci vaccini.

ATTENZIONE : Luca Scantamburlo è parte offesa in un procedimento penale sui farmaci vaccini.

da chat nazionale

Sa Defenza

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Difatti vi sono presso Procura della Repubblica di Roma due ipotesi di reato contro ignoti: farmaci guasti o imperfetti e delitti colposi contro la salute pubblica, entrambe sui vaccini oggetto del possibile provvedimento/intimidazione/lesione diritti in cui il minore può incorrere.

SE CI SARA’ UN RINVIO A GIUDIZIO, TECNICAMENTE TUTTI GLI ITALIANI CHE FANNO PARTE DI ASSOCIAZIONI DI CONSUMATORI SI POSSONO COSTITUIRE PARTE CIVILE NEL PROCESSO PENALE NATO DAL SUO ESPOSTO DEPOSITATO A UDINE NEL MARZO 2017.

CI RENDIAMO CONTO DELLA POSSIBILITA’ CHE ABBIAMO DI FAR VALERE I NOSTRI DIRITTI?

Ventaloro (Comilva) ha detto che i bambini che sono già iscritti non possono essere allontanati dalle scuole senza un provvedimento del tribunale dei minori, altrimenti si configura il REATO DI VIOLENZA PRIVATA contemplato dall’art. 610 del codice penale.

Inoltre l’articolo 28 della Costituzione recita:

“I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti.
In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.”

PERCIÒ SE QUALCUNO IMPEDISCE L’ACCESSO SCOLASTICO A UN BAMBINO O UNA BAMBINA REGOLARMENTE ISCRITTO/A BISOGNA:

– accendere il dispositivo di registrazione dichiarando il proprio nome e cognome, la data, il luogo e l’ora, e l’intenzione di registrare l’audio a tutela reciproca, chiedendo a chi è di fronte di qualificarsi e il motivo dell’azione intimidatoria/lesiva del diritto e di ostacolo all’ingresso;
– chiedere se siano consapevoli della possibile violenza privata ex art. 610 del codice penale di cui si rendono responsabili;

– leggere l’articolo 28 della Costituzione;

– portare la copia del comunicato stampa che Scantamburlo firmò con l’avv. Grazia Romano nel novembre 2017 in cui hanno informato l’opinione pubblica del fatto che sono in corso indagini penali sui vaccini;

– far notare che si è pronti a procedere con una denuncia per violenza privata e violazione dei propri diritti costituzionali;

– se a impedire l’accesso è il dirigente o un operatore scolastico, farsi notificare le sue generalità e chiamare le forze dell’ordine; al loro arrivo ripetere tutti i punti dichiarati (possibilmente alla presenza di un testimone).

Trovandosi di fronte un genitore informato, consapevole dei propri diritti e determinato a farli rispettare, difficilmente un funzionario o dipendente dello Stato rimarrà indifferente!

sadefenza.wordpress.com/2018/09/06/attenzione-luca-scantamburlo-e-parte-offesa-in-un-procedimento-penale-sui-farmaci-vaccini/

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BREAKING NEWS: ASSASSINATO IL LEADER ZAKHARCHENKO DELLA DPR

BREAKING NEWS: ASSASSINATO IL LEADER ZAKHARCHENKO DELLA DPR

 

Assassinato Alexander Zakharchenko, leader politico della Repubblica Popolare del Donestsk ,  il metodo dell’omicidio è avvenuto tramite l’esplosione di una bomba  in un bar nel centro di Donetsk. Notizia riportata dalla TASS in riferimento delle agenzie di sicurezza della repubblica.

È stato confermato che Zakharchenko è stato ferito mortalmente.

L’esplosione è avvenuta in un bar situato nel centro della città, vicino alla casa del presidente Zakharchenko. Secondo i dati preliminari, c’era una vittima e altri tre feriti.

Il conflitto militare in Donbass continua dal 2014. Poi le repubbliche autoproclamate Repubblica popolare di Donetsk e della Repubblica popolare di Lugansk si sono opposte alle nuove autorità ucraine e hanno dichiarato la loro indipendenza.

Il 22 agosto, il gruppo di contatto per la soluzione della situazione in Ucraina alla vigilia dell’anno accademico ha deciso di concludere una nuova “tregua scolastica” dal 29 agosto.

sadefenza.wordpress.com/2018/08/31/breaking-news-assassinato-il-leader-zakharchenko-della-dpr/

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FIUTANO LA FINE

FIUTANO LA FINE

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La città di Roma sta vivendo una rinascita civile che non ha eguali nella Storia contemporanea del nostro Paese ed il merito è in gran parte del suo coraggioso ed intelligente sindaco, la splendida e meravigliosa Virginia Raggi. Merito non tutto suo, certo, perché è giusto riconoscere il valore e l’impegno di molti suoi preziosi collaboratori ma è lei il sindaco in carica ed è la signora Raggi che ha avuto il coraggio di assumersi il peso di una fatica degna di Ercole: il ridare decoro ad una città che politici corrotti e criminali avevano portato allo sbando non può essere certo considerata una cosa facile da fare. Poiché la situazione era sotto gli occhi di tutti sia nel degrado morale che in quello materiale, bisogna credere che vi sia stata anche una certa dose di presunzione nell’accettare questa sfida, ma grandi compiti richiedono grandi impegni, il saper rischiare, l’esporsi in prima persona. C’è infatti la possibilità di fallire e la certezza di ricevere sempre critiche ingiustificate: non solo per il gioco sciocco della politica di basso livello, ma anche per la volontà dei criminali di riprendersi il maltolto e tornare al potere.

Io credo che Virginia Raggi stia riuscendo nel suo incarico: piano piano, un poco alla volta, grazie ad un duro e onesto lavoro quotidiano, sta letteralmente stravolgendo Roma in meglio, riportandola al livello che le spetta per Storia e tradizione. La manutenzione delle strade procede a ritmi sostenuti migliorando la viabilità ma soprattutto facendo al riguardo quello che non hanno fatto le amministrazioni precedenti. La gestione dell’acquedotto è migliorata al punto che non ci sono state emergenze idriche nella passata torrida estate. I servizi sociali sono migliorati. Le case popolari distribuite in quantità e velocità prima sconosciute. L’igiene urbana e la raccolta dei rifiuti hanno ricevuto entrambi un impulso positivo. Il trasporto pubblico è sottoposto ad una radicale trasformazione per renderlo più efficiente senza licenziare personale, ottimizzandone i costi, ammodernando i mezzi di trasporto, eliminando gli sprechi. La sinergia tra l’amministrazione capitolina e il nuovo governo nazionale ha avuto dei primi effetti positivi anche nella lotta contro alcuni clan criminali che in passato hanno fatto i loro porci comodi con la vita delle persone oneste.

Ma se dovessi usare un ulteriore aggettivo per caratterizzare Virginia Raggi e la sua amministrazione, oltre a quelli positivi che ho scritto prima con ammirazione ed affetto, allora userei sicuramente il termine pericolosa.

Sì: Virginia Raggi è pericolosa. È pericolosa perché ci ha ricordato con i fatti che è possibile lavorare onestamente per il bene della collettività. È pericolosa perché ci ha ricordato con i fatti che è possibile coniugare economia ad umanità, così che le persone non siano ridotte a schiave del denaro. È pericolosa perché ci ha ricordato con i fatti che there is an alternative, cioè non è vero che non ci sono alternative allo schifo in cui ci siamo trovati per anni e che ci veniva presentato come l’unico e migliore dei mondi possibili.

È pericolosa, è assolutamente pericolosa, è pericolosa oltre ogni accettabile limite, perché su simili esempi un popolo può destarsi e risorgere per riprendersi il proprio destino e il proprio posto nel mondo.

E non è solo Virginia Raggi ad essere pericolosa. Anche il nuovo governo italiano lo è, il governo uscito dai risultati dello scorso 4 marzo, il governo presieduto da Giuseppe Conte, il governo che il popolo italiano ha voluto. Questo governo pochi giorni fa ha osato l’inosabile: ha alzato la voce con Bruxelles arrivando a minacciare il veto sull’approvazione del prossimo bilancio europeo se l’unione Europea non accetterà le proprie responsabilità nella gestione degli immigrati. Minacciò di farlo anche Matteo Renzi quando era Primo Ministro ma nessuno gli badò. Ora lo fa Giuseppe Conte e subito la grande stampa italiana, quella che un tempo lontano forse ha avuto qualcosa da dire, ha stigmatizzato con ferocia l’intenzione del nostro governo, auspicandone la caduta a breve. Eppure il primo ministro Conte ha un portamento dignitoso, parla un ottimo inglese e al momento non sembra mantenere alcun harem di puttanellecon cui farci delle orge. Tra le priorità del suo governo vi è proprio quel lavoro che la crisi economica in Italia ha reso difficile trovare e mantenere. È in carica da pochi mesi e benché governare una Nazione non sia come amministrare una città, mi piace pensare che abbia delle possibilità e che quindi durerà più a lungo di quanto desiderino i suoi detrattori. Tuttavia, è ben noto che il governo italiano attuale è anch’esso una coalizione di partiti diversi, come quelli che lo hanno preceduto, e dentro una coalizione tra partiti vi sono equilibri non sempre subito visibili. Per giunta mi sembra stiano emergendo delle (neanche tanto astute) quinte colonne, perfino in posizioni chiave. Da settembre sapremo cosa ci attende.

Perché ho usato questi due esempi per una introduzione forse un tantino lunga?

Navigando in rete mi sono imbattuto per caso in un articolo, “Ma il piano B non può funzionare” [qui, in italiano: https://keinpfusch.net/ma-il-piano-b-non-puo-funzionare/]. L’ho letto una volta, svogliatamente e sono passato subito oltre per contenuti che mi parevano più interessanti. Qualcosa però mi è rimasto dentro. Piccoli tarli hanno cominciato a rodere e tornato sui miei passi ho riletto l’articolo più attentamente. Non so molto di questo “piano B” che i “sovranisti” italiani vorrebbero attuare nei confronti di Bruxelles per risolvere la crisi del debito italiano ed alla cui critica l’autore dedica l’articolo, tirando in ballo anche (sic!) il fascismo, ma leggere l’articolo e navigare il blog che lo contiene mi ha cristallizzato un’idea ben precisa, in precedenza latente e sfumata. E l’idea è questa: ci sono in Europa forze che improvvisamente hanno fiutato la propria fine.

Queste forze hanno sempre saputo che stavano tirando troppo la corda con i Paesi che hanno chiamato con disprezzo PIIGS, maiali, ma preferivano ignorare gli avvertimenti del buon senso perché inebriate dal profumo delle vittorie che conseguivano. Come bulimici compulsivi, non erano mai sazie del successo che mietevano nel conseguire vuoi la continua spoliazione di una Grecia votata all’auto-estinzione vuoi quella che a non pochi è sembrata la volontaria sottomissione di un’Italia governata da persone su cui la Storia futura potrebbe avere delle riserve.

Vincendo sempre e quindi sempre preservando se non addirittura aumentando la propria ricchezza, tali forze si sono facilmente auto-convinte di rappresentare un futuro in atto privo di alternative e, messianicamente com’era inevitabile, dall’ambito puramente economico già di per sé asfissiante per i popoli, si solo allargate a quello sociale iniziando a corrompere le società con modelli in stile Soros. L’assoluto controllo dei media ha inizialmente facilitato questo processo ma le armi (Facebook, Twitter, YouTube etc) e i metodi che sono stati ideati per neutralizzare gli oppositori ora cominciano ad essere usati contro i loro stessi creatori per portare nei parlamenti delle Nazioni, che entrambi ancora esistono malgrado i loro sforzi, persone e partiti politici che rappresentano la stessa idea comune: c’è un’alternativa. Questa idea ha cominciato a circolare, impossibile da fermare.

Il giornalista italiano Giulietto Chiesa ha definito nel suo libro del 2003 come Superclan l’insieme di persone, forze, interessi e poteri economico-militari che ha iniziato a travalicare i confini nazionali dalla fine dell’Unione Sovietica, agendo come una struttura dall’apparenza monolitica. Ma l’elezione di Donald Trump ha formalizzato una spaccatura nel Superclan statunitense che è de factouna spaccatura nel Superclan occidentale. La parte Europea è ora priva di un referente unico a Washington e questo influenza anche l’Italia.

Il Superclan europeo, quello che a quanto pare fa soprattutto capo alla Germania e alle altre mitiche (per modo di dire) Nazioni del Nord Europa, ha fiutato la sua fine e se non è propriamente la sua fine, teme almeno di ricevere una tale batosta da sentirsela fin nelle ossa. L’attuale governo italiano costituisce infatti un elemento di rottura con la passata esperienza perché oramai è evidente che nessuno in Italia vuole finire come la Grecia: “…finita, morta e sepolta… sfruttata fino al limite e la carcassa gettata ai cani” così come nelle tragiche parole di Paul Craig Roberts.

Non è il governo italiano in carica ad essere fascista, a sopravvalutare gli alleati (ma quali sarebbero poi questi nostri alleati?), a sottostimare la durata della guerra e la resistenza del nemico, come apparentemente lascia intendere l’autore dell’articolo. Non è il governo italiano in carica che è e fa tutto questo, giusto perché vuole evitare all’Italia lo scenario greco. Semmai, il governo italiano è giorno dopo giorno fin troppo conscio dell’incredibile schieramento di forze nemiche che ha davanti, molte delle quali purtroppo italiane, in osservanza a quel desiderio irrazionale di scomparire nel nulla che a volte colpisce i popoli, a volte i singoli.

È la controparte, il Superclan, che resosi conto di essere fratturato in quella che prima si illudeva fosse la sua immutabile (perché naturale) struttura monolitica, ora non riesce più a cullarsi nell’idea della propria invincibilità. Come l’elefante imbizzarrito nella savana non può realmente concepire il cacciatore che di lì a poco lo può abbattere, così il Superclan non può concepire che qualcuno gli si possa opporre, magari anche dall’interno pure se per motivi diversi. Resosi conto del pericolo, attacca ma con i metodi che ha già collaudato con successo in passato e che oramai sono, almeno parzialmente, inefficaci.

Non tutti i nemici sono uguali. Non tutti comportano lo stesso onore nell’affrontarli. E quindi dovremmo chiederci quanta paura è giusto che ci concediamo di un vecchio come Schäuble, che ci ringhia contro da una carrozzina. O di un vecchio come Juncker, che secondo molti cerca la sua verità nei fondi di bottiglie. O di una come la Merkel, grassa e senza figli.

Se davvero “l’architettura dell’euro è concepita in modo da bilanciare le crisi periferiche a vantaggio del centro” come dice l’autore misterioso; se davvero “i mercati insegneranno all’Italia a votare giusto” come ha twittato Oettinger, che si ostina pervicace sulla stessa linea; se è tutto questo, allora ora più che mai vale la pena resistere e combattere per il nostro Paese. L’alternativa comunque ce l’abbiamo già: è la Grecia di Tsipras, nelle tragiche parole di Craig Roberts.

L’onestà è pericolosa perché porta al risveglio delle coscienze: ti porta a vedere il tuo prossimo come parte di te stesso e ti rende disponibile a sacrificarti per lui che è anche parte te. Non ti salva dagli errori ma ti sprona ad andare oltre. Un governo nazionale che operasse con questo criterio, realizzerebbe un miracolo perché risveglierebbe il nostro popolo, sbugiardando Quisling e laidi figuri. Un governo onesto, che dimostrasse con i fatti di saper lavorare per il bene della Nazione e sapesse parlare al cuore delle persone, porterebbe gli italiani stessi ad offrirsi volontari per dare il loro contributo, consci dei sacrifici ma disposti ad affrontarli. È questo che teme l’altra parta: il nostro risveglio di popolo.

Io spero che il governo di Giuseppe Conte riesca in questo difficile compito. Ne va del destino della nostra Nazione.

*************************

Costantino Ceoldo – Pravda freelance

 

sadefenza.wordpress.com/2018/08/30/fiutano-la-fine/

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Ben Garrison: Vai all’inferno, McCain – Una Bella liberazione dalla Peggiore Spazzatura – Un sacco di merda fino alla fine

Ben Garrison: Vai all’inferno, McCain – Una Bella liberazione dalla Peggiore Spazzatura- Un sacco di merda fino alla fine

phibetaiota.net/

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Le dieci buone ragioni di Ben per non piangere John McCain

Phi Beta Iota: la morte non è un motivo per oscurare la storia o rinunciare alla responsabilità. George HW Bush, Dick Cheney, i Clinton, i vari traditori e pedofili d’élite, saranno ritenuti responsabili dopo la morte. Una nuova storia americana deve essere scritta,  noiose menzogne che hanno giustificato guerre orrende, mentre si ritiene responsabile l’1% che ha distrutto le vite del 99% per semplice profitto, solo “perché potevano“. Abbiamo molto da espiare in relazione al resto del mondo, e un aspetto importante della nostra guarigione e riconciliazione sarà nel dimostrare – come le Chiese cattolica e mormone non sono state in grado di dimostrare fino ad ora – che siamo impegnati a ripulire le nostre file e dire la verità:  la realtà  riduce gli alti costi.

 

sadefenza.wordpress.com/2018/08/27/ben-garrison-vai-allinferno-mccain-buona-liberazione-dai-rifiuti-un-sacco-di-merda-fino-alla-fine/

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Zuesse: Bannon sfida Soros ma non fidatevi, vuole l’Europa

Zuesse: Bannon sfida Soros ma non fidatevi, vuole l’Europa

Sa Defenza

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Scrive Eric Zuesse, su “Strategic-culture.org”, che due schieramenti politici – uno guidato da George Soros e l’altro creato dal nuovo arrivato, Steve Bannon – sono entrati in competizione per il controllo politico dell’Europa. Soros ha guidato a lungo i grandi capitalisti liberal americani verso l’egemonia europea, mentre Bannon sta ora organizzando una squadra di miliardari (altrettanto conservatori) per strappare la vittoria ai liberal attraverso la leva del populismo sovranista. Lo scrive Rosanna Spadini su “Come Don Chisciotte”, sintetizzando la panoramica geopolitica fornita da Zuesse, scrittore e analista statunitense. Bannon contro Soros? Attenzione: «Nessuno di loro è progressista o populista di sinistra», avverte Zuesse. «L’unico populismo che attualmente ogni capitalista promuove è quello della squadra di Bannon. Comunque – aggiunge Zuesse – entrambe le squadre si demonizzano a vicenda, sia per il controllo del governo degli Stati Uniti che, a livello internazionale, per il controllo del mondo intero, opponendo due diverse visioni del mondo: liberale e conservatrice, o meglio globalista e nazionalista». Entrambi dicono di sostenere la democrazia? Sì, ma magari con le rivoluzioni colorate di Soros (Ucraina, Medio Oriente) o le guerre “democratiche” (Iraq) e i “regime change” (Egitto, Tunisia, Libia, Siria).

La sovranità di una nazione appartiene al popolo che la abita, secondo “il diritto all’autodeterminazione dei popoli”, proclamò il presidente Woodrow Wilson in occasione del Trattato di Versailles, alla fine della Prima Guerra Mondiale. Parole sante, ma Steve Bannonquando mai rispettate? Gli Stati Uniti non hanno esitato a invadere, organizzare golpe, pilotare elezioni. «Il nucleo del capitalismo americano – scrive Zuesse – rappresenta in pratica una sorta di aristocrazia, una forma di capitalismo bipartisan, liberale e conservatore, democratico e repubblicano, che non è semplicemente liberista (cioè include la privatizzazione di tutto ciò che può essere privatizzato) ma è anche imperialista (il che significa favorire una politica di invasioni e colpi di Stato in giro per il globo, per fortificare l’impero)». Gli Stati Uniti non controllano solo le “repubbliche delle banane” come il Guatemala e l’Honduras, ma anche i paesi europei. «Questa visione fu ampiamente promossa tra il 1877 e il 1902 dal fondatore del Rhodes Trust, Cecil Rhodes, un razzista dichiarato che sosteneva appassionatamente quanto tutte le “razze” fossero subordinate alla “prima razza”: gli inglesi». In tempi più recenti, secondo Zuesse, lo stesso Soros ha condiviso questa visione, giustificando l’aggressione militare della “comunità internazionale” per proteggere “la sovranità popolare” di paesi stranieri. Il che è da manuale di logica democratica.

Al contrario, Vladimir Putin afferma che nessuno straniero ha il diritto di invadere un altro paese. «In pratica la proposta di Soros si riduce a rendere irrilevante l’Onu, per rafforzare l’imperialismo internazionale». Due visioni del mondo totalmente diverse: l’Occidente chiama “sequestro” la riappropriazione della Crimea da parte della Russia (con il plebiscito elettorale del 2014), mentre il punto di vista di Vladimir Putin è stato espresso più volte: è lo stesso enunciato, a suo tempo, da Woodrow Wilson (ognuno è sovrano, a casa propria, e non può subire ingerenze). «Sebbene i grandi capitalisti siano riusciti, durante la prima Guerra Fredda, a ingannare il pubblico sul loro progetto di eliminare completamente il comunismo», aggiunge Zuesse, George Bush aveva chiarito già nel 1990 che l’obiettivo reale era la conquista del mondo. Per questo, la crociata anti-russa sarebbe continuata. Non a caso, «tutta la propaganda americana presenta sempre gli Usa come la “parte lesa” contro “gli George Sorosaggressori” (Iraq, Libia, Siria, Iran, Yemen, Cina), tutti gli alleati (o anche solo gli amici) della Russia sono gli “appestati”, “aggressori”, “dittature” o comunque “minacce per l’America”». A questo è ridotta la democrazia americana strombazzata dai media?

Quello che succede oggi, con la nuova sfida di Bannon a Soros, secondo Zuesse non è che la continuazione di un piano immutabile: l’egemonia Usa imposta all’Europa. Vale tutto, dal Piano Marshall del dopoguerra alla promessa (fatta a Gorbaciov e tradita) di non estendere la Nato a est, dopo la fine del Muro di Berlino e del Patto di Varsavia, fino all’attualità di oggi con le sanzioni imposte alla Russia. «L’annuncio pubblico di questa nuova guerra da parte dei grandi capitalisti americani per il controllo dell’Europa – scrive Zuesse – è apparso il 20 luglio 2018 sul sito neocon statunitense, ovvero pro-imperialismo “The Daily Beast” (pro-Soros, anti-Bannon)». Dunque Steve Bannon progetta di contrastare George Soros e di scatenare una rivoluzione di destra in Europa: l’ex consigliere di Trump ha infatti dichiarato che sta creando una fondazione in Europa chiamata “The Movement”, che possa guidare una rivolta populista di destra in tutto il continente a partire dalle elezioni europee del 2019. La nuova struttura no-profit, speculare all’Open Society di Soros, sarà una fonte strategica di sondaggi, consigli sulla messaggistica, targeting dei dati e ricerca di think-tank. Orienterà politicamente «un malessere di destra che si sta diffondendo in tutta Europa, in molti casi senza strutture politiche professionali o budget significativi».

L’ambizione di Bannon? Surclassare Open Society, nella quale Soros ha versato 32 miliardi di dollari per le cause neoliberaliste a partire dal 1984. Durante lo scorso anno, Bannon aveva tenuto colloqui con gruppi di destra in tutto il continente, dall’Ukip di Nigel Farage a membri del Front National di Marine Le Pen (recentemente ribattezzato Rassemblement National), fino all’ungherese Viktor Orban e ai populisti polacchi. «Bannon immagina di poter attivare un “supergruppo” di destra all’interno del Parlamento Europeo, che potrebbe attrarre fino a un terzo dei legislatori dopo le elezioni del maggio prossimo. Un blocco populista unito di quelle dimensioni – secondo Zuesse – avrebbe la capacità di interrompere seriamente i procedimenti parlamentari, garantendo potenzialmente a Bannon un enorme potere all’interno del movimento populista». Dopo essere stato costretto ad abbandonare la Casa Bianca a seguito di dispute interne, poi emerse nel libro di Michael Wolff  “In Fire and Fury: Inside the Trump White House”, Bannon starebbe ora accarezzando l’opportunità di Robert Mercertracciare il suo nuovo “impero” politico europeo. «Preferirei regnare all’inferno, piuttosto che servire in paradiso», ha detto, parafrasando il Satana del “Paradiso perduto” di John Milton.

Tipico prodotto della Georgetown University, roccaforte dei gesuiti negli States, Bannon ha trascorso la sua carriera come agente di vari miliardari statunitensi. Di recente, ricorda Zuesse, ha lavorato per quelli che hanno sostenuto Trump, come il matematico Robert Mercer, leggendario boss del misteriso hedge fund Renaissance Technologies, e la coppia israelo-statunitense formata da Miriam e Sheldon Adelson, veri e propri “re” dei casinò. E ora l’Europa: la sede centrale di The Movement sarà probabilmente insediata a Bruxelles, dove lavoreranno esperti di sondaggi e comunicazione. «Bannon prevede di trascorrere il 50% del suo tempo in Europa, soprattutto sul campo piuttosto che nell’ufficio di Bruxelles, una volta che le elezioni di medio termine negli Stati Uniti saranno finite a novembre», scrive Zuesse. «L’operazione dovrebbe anche fungere da collegamento tra i movimenti di destra dell’Europae il Trump Freedom Caucus negli Stati Uniti». Bannon e Raheem Kassam, già collaboratore di Farage e redattore di “Breitbart”, hanno ricevuto leader europei di destra durante la recente visita di Trump in Europa. «Tutti sono d’accordo sul fatto che le prossime europee saranno estremamente importanti – ha detto Bannon – perché segneranno il primo, vero conflitto tra il populismo e il partito globalista di Davos».

Secondo Zuesse, non è una buona notizia: l’analista ci vede lo zampino di Israele, dell’Arabia Saudita e persino di quelli che considera gli eredi dei super-capitalisti reazionari che, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, tramite la Cia, l’Mi6 britannico e il Vaticano, allestirono le “rat lines”, le vie di fuga per l’espatrio clandestino (verso gli Usa, l’Argentina e il Canada) dei criminali nazisti considerati ancora utili per la causa anticomunista. Da qui a intravedere la longa manus di una certa America sull’Europa, il passo è breve: «L’Unione Europea è sempre stata un progetto della Cia, come scoprono i Brexiteer», scriveva sul “Telegraph” Ambrose Evans-Pritchard nel 2016. «L’intelligence statunitense ha finanziato segretamente il movimento europeista per decenni e ha lavorato aggressivamente dietro le quinte per spingere la Gran Bretagna nel progetto». Fu Washington a guidare l’integrazione europea alla fine degli anni ’40: «La finanziava segretamente sotto le amministrazioni William Donovandi Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson e Nixon». Secondo Evans-Pritchard, il campo euroscettico è stato stranamente miope, accogliendo solo come “liberatori” gli uomini venuti dalla sponda opposta dell’Atlantico.

Un memorandum datato 26 luglio 1950 documenta la storica campagna Usa per fabbricare l’unità europea “atlantica”. Massimo stratega, il generale William Donovan, a capo dell’Oss (Office of Strategic Services, antesignano della Cia). L’Acue, Comitato Americano per l’EuropaUnita, presieduto sempre da Donovan, mostra che fornì il 53,5% dei fondi del movimento europeo nel 1958. Il consiglio includeva Walter Bedell Smith e Allen Dulles, i direttori della Cia negli anni Cinquanta, e una casta di ex funzionari dell’Oss. «Gli Stati Uniti hanno agito in modo astuto, nel contesto della Guerra Fredda, e la ricostruzione politica dell’Europa è stata un successo strepitoso». Allo stesso tempo, aggiunge Zuesse, «la Cia stava lavorando con migliaia di agenti segreti nazisti e fascisti in Europa, che l’Oss aveva segretamente rastrellato e protetto alla fine della Seconda Guerra Mondiale, per il preciso intento di sovvertire non solo gli agenti comunisti in Europa ma, con maggiore ostinazione, gli agenti democratici che alla subordinazione agli Stati Uniti preferivano la sovranità democratica degli europei».

Mai fidarsi dei americani, dice Zuesse, nemmeno se si chiamano Bannon: «Fin dall’inizio, l’Ue è stata un mezzo per imporre Eric Zuessesugli europei il controllo delle corporations internazionali statunitensi a vantaggio delle imprese americane. Quello era loscopo principale dell’Ue: la subordinazione al capitalismo americano, nessuna democrazia autentica. Il vassallaggio all’interno dell’impero americano doveva essere funzionale al loro progetto: conquistare prima l’Europa e poi il mondo». Una visione imperialista che, sempre secondo Zuesse, ricorda quella di Cecil Rhodes, che alla fine del 1800 aspirava a un impero globale tra Regno Unito e Stati Uniti, «nel quale le due potenze imperiali, la vecchia e la nuova, avrebbero gradualmente preso il controllo del mondo intero». George Soros? «Ha lavorato febbrilmente a quell’obiettivo, mentre Steve Bannon preferisce il progetto “nazionalista”». Ma attenzione: «Entrambe le versioni sono liberali e conservatrici». Il direttore democratico della Cia James Woosley era conservatore quanto i repubblicani Donald Rumsfeld, Dick Cheney e John McCain. E ciò che tutti i neocon hanno sempre condiviso appassionatamente «è stato l’odio viscerale verso i  russi». Odio che, ancora oggi, «viene prima di ogni altra cosa, e governa da sempre il sacro Graal della Nato, che è la principale organizzazione neocon».

 

sadefenza

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