L’ultima della UE: il web senza immagini (e senza idee). Si chiama censura. Io non ci sto. E tu?

Schermata 2018-06-24 alle 16.16.34Ci stanno provando in tutti i modi da tempo, negli Stati Uniti e, soprattutto, in Europa. Chi segue questo blog sa come la penso: da quando l’establishment ha perso il controllo della Rete e soprattutto dei social media, veicolando idee non mainstream e favorendo l’affermazione di movimenti alternativi, quelli che vengono sprezzamentemente definiti “populisti”, ogni pretesto è buono per favorire misure per limitare la libertà di pensiero. Ci hanno provato usando l’ariete delle “Fake news” e il tentativo è ancora in corso, in queste ore stanno usando un altro grimaldello, il copyright.

Come ha denunciato, in perfetta solitudine, Claudio Messora su Byo Blu  la Commissione Affari Legali del Parlamento europeo, su proposta dell’immancabile commisario tedesco Oettinger,  ha dato il primo via libera alla legge sul Copyright, che di fatto, se verrà approvata anche in Aula,  permetterà di introdurre misure censorie.

L’articolo 11, instaura la cosiddetta “tassa sui link”. Non stiamo parlando, a scanso di equivoci di film o di canzoni o di interi libri, ma stiamo parlando del testo che, citato testualmente si riferisce, “anche ai più piccoli frammenti di articoli contenenti notizie”, che “devono avere una licenza”. Avete presente quel piccolo testo di anteprima che appare a fianco o sotto a un link, in mancanza del quale nessuno sano di mente si sogna di cliccare? Ecco, anche quello dovrebbe disporre di un’adeguata licenza!

Spiega Messora, che così continua:

Secondo l’articolo 13 “le piattaforme online sono responsabili per le violazioni del copyright dei loro utenti” e “devono in ogni caso implementare filtri preventivi sugli upload”. Significa che gli algoritmi rigetteranno a priori qualunque contenuto che “potrebbe” violare il copyright, prima ancora che appaia online. Ma gli algoritmi non sono immuni ai falsi positivi e non possono certamente distinguere gli usi ammissibili, come le parodie, i meme, il diritto di critica… Non c’è nessuna concessione al concetto stesso di “Fair Use”. Ecco, ad esempio sarà impossibile pubblicare la foto di chicchessia con una scritta sotto, appunto i meme, a meno che quella foto non l’abbiate scattata voi stessi, e anche così sarete comunque giudicati “colpevoli” a meno che non vi dimostriate “innocenti” e non conduciate lunghe battaglie per riportare online i vostri contenuti.

 

Il messaggio è chiaro: se questa legge passerà, la diffusione di contenuti politici potrà avvenire solo senza il supporto di immagini, perché è evidente che il singolo cittadino mai potrà procurarsi le foto di un primo ministro o della guerra in Siria. E anche la citazione di brani di articoli potrebbe portare alla soppressione della vostra pagina Facebook o del vostro account Twitter. Insomma, se questa legge dovesse entrare in vigore, i blog e le pagine politiche sui social media con foto “non autorizzate” potebbero essere cancellate d’ufficio, privando la Rete di uno strumento di supporto ormai indispensabile. Quale attrattiva potrebbero avere avere pagine di solo testo? Volete davvero che la Rete venga ridotta a un’immensa bacheca di foto di gattini (solo i vostri, perché gli altri violerebbero il copyright)?

Claudio Messora ha lanciato una petizione contro questo provvedimento, che sarà votato in aula a Bruxelles il 4 luglio. Lo scopo è di suscitare una sollevazione della Rete e siccome le grandi testate stanno , ovviamente, ignorando la notizia, l’unica possibilità è di innescare un passaparola che induca decine di migliaia di cittadini a firmare questa petizione.

Io ho firmato. E tu? Mancano pochi giorni, non perdere tempo!

YouTube Direkt

 

 

 Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli  ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE TELEGRAM
Annunci
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

False Flag: Come manipolare l’opinione pubblica

False Flag: Come manipolare l’opinione pubblica

sadefenza

Il gruppo di Deviance Project ha condotto una serie di “esperimenti sociali”, intervistando per la strada cittadini qualunque su diversi episodi “false flag” della storia recente. Il caso dell’Operazione Northwoods, il modello universale di operazione false flag, la Loggia P2 oppure il caso di Nayirah, la finta nurse kuwaitiana che servì per scatenate la prima Guerra del Golfo. Le reazioni del pubblico sono state molto diverse. Secondo voi c’è più da deprimersi oppure da esserne confortati?



http://www.devianceproject.com/DevianceProject/

https://wordpress.com/post/sadefenza.wordpress.com/8879

 Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli  ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE TELEGRAM

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Fonti: Illegali usano sempre più i bambini di altre persone per chiedere asilo

Fonti: Illegali usano sempre più i bambini di altre persone per chiedere asilo


Gli Gli immigrati clandestini sono sempre più in posa con bambini che non sono loro figli per cercare di ottenere un ingresso accelerato negli Stati Uniti, diverse fonti  dicono a The Daily Caller.

Una fonte di forze dell’ordine direttamente coinvolta nell’apprensione ha detto che gli agenti del Daily Caller stanno incontrando sempre più “unità familiari” di maschi adulti con bambini di varie età. Quando le forze dell’ordine cercano di interrogare i maschi adulti con i bambini, spesso non possono rispondere nemmeno alle domande più elementari sui loro presunti figli. I bambini sembrano anche raramente conoscere i dettagli dei loro “padri” apparenti.

La fonte delle forze dell’ordine ha messo in dubbio le richieste di asilo che molti degli immigrati clandestini sembrano copiare, sottolineando che la stragrande maggioranza di coloro che sono detenuti stanno attivamente cercando di eludere le autorità. Solo dopo la loro detenzione offrono lo stesso identico timore di tornare a casa, la maggior parte dei quali pronuncia la frase esattamente nello stesso modo.

Il modo di rispondere scritturato indica alle autorità che questi immigrati clandestini sono stati istruiti da organizzazioni per la tratta di esseri umani.

Un funzionario del Department of Homeland Security ha confermato la pratica diffusa. Quel funzionario ha deplorato che il DHS al momento non tenga traccia del numero specifico di maschi adulti che si presentano come genitori. Il segretario del DHS Kirsten Nielsen ha offerto uno sguardo al problema lunedì mattina. –

 Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli  ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE TELEGRAM
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

MILITARI TURCHI NEUTRALIZZANO IN TURCHIA E NEL NORD DELL’IRAQ 36 MEMBRI DEL PKK

MILITARI TURCHI NEUTRALIZZANO IN TURCHIA E NEL NORD DELL’IRAQ 36 MEMBRI DEL PKK

 

SOUTH FRONT

SA DEFENZA

1-175.jpg

Le forze turche hanno neutralizzato 36 membri del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) in Turchia e nel nord dell’Iraq, hanno detto i militari turchi in una dichiarazione il 19 giugno. 26 di questi membri del PKK sono stati neutralizzati il ​​17 giugno e il 18 giugno.

Secondo la dichiarazione, i raid aerei hanno colpito posizioni PKK, compresi depositi di armi, nella zona irachena di Avasin-Basyan e nelle aree turche di Silopi e Hani.

L’11 giugno, il presidente turco Recep Erdogan ha dichiarato che le forze turche hanno lanciato un’operazione militare contro il PKK nelle aree irachene di Qandil e Sinjar. Tuttavia, finora non vi sono state azioni militari attive o scioperi massicci da parte della Turchia.

 

SA DEFENZA

 

Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli  ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE TELEGRAM

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Intervista al Prof. Alberto Buela : populismo e popolarismo, dal Sud America all’Europa 

Intervista al Prof. Alberto Buela : populismo e popolarismo, dal Sud America all’Europa 
 miroporyadok-i-konechnyie-tseli_0.jpg
18.06.2018

1) Il dibattito sul populismo tiene banco sia in ambito accademico, che sui quotidiani. Da filosofo politico potrebbe fornirci una definizione di tale termine e la sua opinione su tale fenomeno?

1) La politologia, che è una scissione relativamente recente della filosofia, ha considerato storicamente il populismo in forma spregiativa. Essa, infatti, concedendogli una connotazione negativa, lo ha caratterizzato come una patologia politica, secondo Leo Straus, o come “l’Enfant Perdu” della scienza politica ( Bosc René : Un enfant perdu de la science politique: le populisme, en Projet, n.° 96, junio de 1975, pp. 627-638). Uno studio che si è rivelato a dir poco vergognoso per coloro i quali lo hanno partorito. La più rinomata studiosa del tema, l’inglese Margaret Canovan sostiene che: “il termine populismo si usa comunemente a modi diagnosi per una malattia” (Canovan, Margaret: Populism, Hartcourt Jovanovich, Nueva York-Londres, 1981, p.300).

Con riferimento alla definizione di populismo potremmo dire che: si ha populismo dove il governo fa quello che il popolo chiede e non ha altro interesse che l’interesse del popolo stesso.

La mia opinione sul fenomeno populista è che l’installazione politica del populismo in Europa, in questi ultimi anni, ha obbligato i teorici a ripensare la categoria di populismo con l’intenzione di liberarla della connotazione spregiativa che loro stessi gli avevano attribuito in altri tempi, quando il fenomeno del populismo si manifestava nei paesi periferici o del terzo mondo, come furono i casi di Perón, Vargas o Nasser. Oggi, in Europa, abbiamo non suolo il populismo di destra come il caso del Fronte Nazionale francese, bensì anche quello di sinistra come Podemos in Spagna. Ecco allora che il populismo si è trasformato in una corrente orizzontale che va dalla destra alla sinistra, quando in realtà il fenomeno possiede un asse verticale che va dal basso (l’interesse reale del popolo), verso l’alto, (mettendo in discussione la rappresentanza politica demo liberale e borghese dei partiti politici del sistema).

2) In un suo articolo lei ha parlato di differenza tra populismo e “popolarismo” potrebbe spiegarci di cosa si tratta?

2) Noi siamo ricorsi ad un neologismo, quello del “popularismo” che solo gli uomini di lingua italiana possono comprendere perfettamente, che sostiene che il popolo è: a) fonte principale di ispirazione; b) termine costante di riferimento; c) depositario esclusivo di valori positivi. Il popolo come forza rigeneratrice è il mito fondante nella lotta per il potere politico. Il popolo è il soggetto principale della politica. L’azione del pensiero unico e politicamente corretto, espresso in queste ultime decadi per la socialdemocrazia e le sue varianti “progressiste”, ha cercato la sparizione del popolo (dell’ethos popolare) per trasformarlo in “pubblico consumatore” al fine di manipolarlo facilmente. Questo è il populismo postmoderno di cui parla Ernesto Laclau nella sua Ragione populista (2005) e sposato anche all’interno del nostro ambiente di pensiero. Per Laclau il popolo è sempre popolo sciolto mentre per il peronismo o i governi popolari il popolo è paese organizzato. In una parola, il popolo è al centro attraverso le sue organizzazioni, le organizzazioni libere del popolo, perché suolo attraverso esse esiste.

Altra cosa da aggiungere è che il populismo postmoderno di Chàvez e Kirchner è moltitudine o pubblico consumatore. Sempre nell’idea di egemonia, espressa da Laclau, il populismo contemporaneo crea “diversi popoli particolari” (chiamati indipendentisti, minoranza gay, indigeni etc. etc.) i quali hanno la pretesa di assumere una dimensione universale.

Per tale ragione utilizziamo il termine “popularismo”, al fine di distinguere il vero populismo dal suo falso impostore.

3) L’attuale modello di crescita si innesta su un pensiero quale quello illuminista, ormai in crisi. Potrebbe ciò aver contribuito alla rinascita del populismo?

3) Il “popularismo”, o vero populismo, è l’ultima reazione davanti alla democrazia liberale di corte istruita, poiché i suoi meccanismi e le sue istituzioni politiche, non sono più in grado di fornire risposte adeguate alle reali necessità che oggi hanno i popoli. E’ stato provato e comprovato ad nauseam che il sistema democratico liberale borghese non può dare risposte alle nuove necessità del nostro tempo. Allora il “popularismo” si interroga sull’idoneità dell’attuale sistema e reclama cambiamenti inerenti al sistema dei partiti e ai meccanismi di elezione. Per esempio ci si interroga sul monopolio della rappresentatività dei partiti politici come via di accesso al parlamento, proponendo altre forme di accesso. Quest’ultimo aspetto viene denominato, dai teorici statunitensi, “costituzionalismo di comunità” dove le forze della comunità possono accedere direttamente al parlamento senza dover passare attraverso i partiti politici. (In Argentina ci fu un’esperienza simile con la validità della costituzione del Chaco del 1952, conosciuta come “la costituzione del doppio voto”).

Reitero, per rispondere alla sua domanda senza giri, il “popularismo” respinge per incompetenza politica, il pensiero illuminista.

4) Esistono delle differenze tra populismo europeo e quello latino americano?

4) Le differenze sussistono e sono abbastanza evidenti. Il populismo ibero-americano (mi rifiuto di parlare di America Latina, perché come sanno tutti gli italiani, latini sono solo quelli del Lazio e la denominazione America Latina è stata un’invenzione francese per potere giustificare il loro intervento nella Nostra America) è stato sempre un nazionalismo di “Patria Grande”. Ha pensato sempre in termini continentali come SuraméricaHispanoaméria Iberoamérica, mentre i populismi europei sono di “Patria Piccola”, e tanto più piccole sono, quanto più accrescono le istanze nazionaliste, così abbiamo i valloni in Belgio, i Catalani in Spagna, i corsi in Francia e la Lega Nord in Italia.

I populisti europei sono quasi tutti istruiti mentre i populisti sud-americani sono capi semibárbaros (questo dicono gli istruiti su essi). I populismi europei negano l’esistenza di un ethosnazionale, mentre gli ibero-americani lo affermano come principio indiscutibile della sua esistenza nell’ecúmene culturale che si esprime in una sola lingua: la lingua ispana. E, per come sosteneva Gilberto Freyre, il gran sociologo brasiliano: “noi uomini ispani possiamo parlare e capire con facilità quattro lingue: il portoghese, lo spagnolo, il galiziano ed il catalano”.

Possiamo dunque affermare che, il popularismo ibero-americano è inclusivo mentre il populismo europeo è esclusivista.

5) In Europa, stiamo assistendo ad una crescita esponenziale di partiti e movimenti nazionalisti. Potrebbe un movimento europeo superare queste istanze nazionalistiche e quale dovrebbe essere il collante e l’idea forza?

5) L’ Europa, ci piaccia o no, è il centro dell’Occidente. L’Europa ha mille risorse nascoste che può mobilitare. È una stupidità che l’Europa è finita, quelli che sono finiti sono i sui dirigenti, influenzati “dall’americanosfera”, per come la definì Guillame Faye.

La decadenza si ha nelle sue classi dirigenti non nei suoi popoli, i quali detengono una ricchezza di particolarità e differenze come nessuno al mondo. L’Europa, inoltre, ha ancora  Roma che è l’ultima datrice di senso delle azioni degli uomini nel mondo.

Parigi volle essere la seconda Roma e non poté, Mosca vuole essere la terza Roma e non può, mentre gli Stati Uniti tagliarono i suoi lacci con l’Europa. L’idea di romanità la troviamo espresso perfettamente in Virgilio, il più grande poeta latino, il quale afferma nell’Eneide: “tu, o Romano, ricordati di reggere i popoli con autorità; (tu avrai queste arti) e di imporre norme alla pace; di risparmiare quelli che si sottomettono e debellare i superbi” (Virgilio: Eneide VI).

Noi dall’estremo Occidente, non siamo né ottimisti né pessimisti, bensì realisti speranzosi, e come tali pesiamo che la “vecchia Europa” reagirà, dal momento che ha gli attributi per farlo. E reagirà sull’idea indicata da Virgilo, il padre di Occidente. In questo la dirigenza italiana, quella più genuina, ha molto da dire e su questo può contare sull’Argentina che è la sua testa di ponte naturale in America.

https://sadefenza.wordpress.com/2018/06/18/intervista-al-prof-alberto-buela-populismo-e-popolarismo-dal-sud-america-alleuropa/

Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli  ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE TELEGRAM
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

L’EUROPA RINUNCIA AD UN MASSICCIO PIANO MARSHALL CINESE BELT and ROAD?

L’EUROPA RINUNCIA AD UN MASSICCIO PIANO MARSHALL CINESE BELT and ROAD?

Simone Lombardini*

Sa Defenza

belt-and-road-900.jpg

Come mai nel pieno della crisi sistemica più spaventosa dalla fine del secondo conflitto bellico, 27 paesi su 28 dell’Unione Europea rinunciano ad un piano massiccio di investimenti della Cina, 10 volte il piano Marshall?

Questo fatto di cronaca internazionale apparso solo marginalmente sui media ufficiali, è in realtà di cardinale importanza per il nostro futuro, ed è un chiaro indicatore del grave stato di crisi geopolitica che viviamo nei nostri giorni.

Il massiccio piano d’investimenti suddetto, è la “Nuova Via della Seta”, anche noto come “one Road One Bealt”, lanciato dal presidente cinese Xi Jimping nel 2013. Il progetto è già partito da 5 anni e secondo i piani cinesi, quando sarà completato (nel 2049), abbraccerà oltre 60 paesi, che già ora si sono resi disponibili ad allineare i propri piani di sviluppo a quello cinese. La Nuova via della Seta sarà composta da tre percorsi distinti:

1. una delle vie terrestri parte da Xi’an (la prima delle quattro antiche capitali Cinesi), città situata nel centro del paese, e si snoda attraverso il centro dell’Asia, ossia attraverso Kazakhistan, Russia (Mosca) e dirigendosi infine nel Mar Baltico;
2. Da Xi’an inizia un secondo percorso terrestre che attraversa il Medio Oriente, nello specifico Islamabad (Pakistan), Teheran (Iran), Istanbul (Turchia);
3. Infine una terza via parte da Kunming a attraversa il sudest asiatico, attraverso paesi quali Thailandia e Myanmar,

Il progetto “One Belt One Road” prevede 900 progetti di nuove infrastrutture, quasi 1000 miliardi di investimenti, $780 miliardi generati dagli interscambi con i 60 paesi coinvolti, 200mila nuovi posti di lavoro. Il progetto in totale coinvolgerà circa 4,4 miliardi di persone, ossia circa il 63% della popolazione mondiale, e il 30% del PIL mondiale, 35% degli scambi commerciali internazionali.

Il nostro paese avrebbe un ruolo di primo piano in questo progetto perché la prima via terrestre delle tre, arriverebbe sino al porto di Venezia e Trieste con una riabilitazione a porto di prim’ordine anche per Genova, cambiando gli assetti economici interni all’Europa. Oggi, infatti, esiste una via marittima che da Shangai arriva sino ad Amburgo; con la costruzione di una nuova via terrestre, le merci cinesi potrebbero arrivare direttamente in Italia (e da qui diffondersi nel resto d’Europa), permettendo di risparmiare 2.000 miglia, con un vantaggio di ben 8 giorni di navigazione abbandonando il porto di Amburgo. Le opportunità commerciali per i porti italiani sono ingenti: secondo lo Shanghai Shipping Institute, il traffico di merci movimentato dai porti cinesi raddoppierà entro il 2030.

Il progetto è già in atto; già oggi i cinesi controllano il porto greco del Pireo, avendo acquistato oltre il 60% delle sue azioni nel 2016 attraverso la cinese Cosco. Il 90% dei traffici tra Cina ed Europa passa lungo la Via della Seta marittima. Un terzo del volume mondiale di container transita attraverso i porti della Cina, che detiene i due terzi dei maggiori porti mondiali. Stando ai dati elaborati da Deloitte, la Cina nel 2016 ha investito 20 miliardi di dollari nei porti stranieri, il doppio rispetto al 2015. Risultato? I cinesi partecipano alla gestione di circa 80 porti in tutto il mondo.

Infine, per la realizzazione di questo mastodontico progetto sono stati creati già due enti: il Silk Road Fund del valore di 40 mld di dollari creato nel 2014 e l’Asian Infrastructure Investment Bank, che già conta di 100 mld di dollari, attivato nel 2016.

Di fronte a queste opportunità, recentemente ventisette dei ventotto ambasciatori dei Paesi dell’Unione Europea a Pechino hanno lanciato, in un rapporto ufficiale, una dura critica all’iniziativa di sviluppo infrastrutturale euro-asiatica “Belt on Road”, perché “va contro l’agenda di liberalizzazioni del commercio dell’Unione Europea e spinge gli equilibri di potere in favore delle aziende cinesi che godono di sussidi”. Gli ambasciatori europei sostengono, conclude il report, che la Cina intenda modellare la globalizzazione in base ai propri interessi.

Ora, credevamo forse che fino a ieri la globalizzazione fosse stata un processo automatico e guidato da nessuno? La realtà è che finché la globalizzazione era modellata sugli interessi dell’Occidente nessuno aveva nulla da obiettare; ora che invece si affacciano sulla scena globale nuovi paesi che potrebbero soffiar via il primato agli USA, si grida allo scandalo.

Tutta questa vicenda smaschera la grande contraddizione di una parte di mondo legata a un modello di governo unipolare (USA) in un contesto di progressiva affermazione di un mondo multipolare. Tutto lo sconquasso internazionale di questo periodo, le sanzioni, le minacce, le spese in armamenti, le esercitazioni militari su larga scala (operazione Tridente 2015), sono il riflesso del declino del mondo unipolare a guida americana. Gli USA non vogliono perdere il primato mondiale perché sanno che altrimenti le loro classi dirigenti, quella borghesia arricchita che conta tra il 15-10% della popolazione più benestante, dovrebbero ridimensionare il proprio stile di vita.

Poiché gli USA sono la potenza economica mondiale, dalla fine della seconda guerra mondiale, hanno imposto l’uso del dollaro come valuta di scambio internazionale per i commerci. Il vantaggio per loro, è il privilegio di signoraggio. Rapidamente, poiché tutti i paesi del mondo usano i dollari per scambiarsi beni, la domanda di dollari è molto alta; il valore del dollaro allora si mantiene alto; con una valuta forte possono importare beni dal resto del mondo a costi molto bassi. Si calcola che per ogni 100$ stampati dalla FED, il privilegio di signoraggio permetta agli USA di acquistare dall’estero beni e servizi per il valore di 70$.

A questo si deve aggiungere che negli ultimi 2 decenni gli USA si sono deindustrializzati perdendo oltre 44.000 grandi fabbriche da 500 a 1000 operai, delocalizzate nei paesi del terzo mondo o PVS (attraverso i trattati di partenariato economico internazionale come TPP, CETA, NAFTA, ex-TTIP), perdendo un quarto della produzione manifatturiera interna. Il deficit commerciale americano ha superato da anni i 750 miliardi di dollari, un record assoluto nella storia moderna. Contestualmente, c’è stata un’espansione della finanza speculativa enorme, sostenuta dalle politiche accomodanti della FED. Con i profitti della finanza, si comprano i beni manifatturieri dai paesi poveri, e il tutto solo grazie alla forza del dollaro; se però il valore del dollaro crollasse, gli USA non riuscirebbero più ad importare così tante merci e al contempo si troverebbero un paese deindustrializzato; le conseguenze sarebbero catastrofiche. Colpisci il dollaro, colpisci l’Impero.

Il problema è che negli ultimi 4 anni l’economia mondiale si sta de-dollarizzando. La forza del dollaro è imperniata su tre elementi: uso di dollari da parte degli altri paesi del mondo come riserva di valore (che garantisce il continuo acquisto di buoni del tesoro americano da parte di cittadini e governi stranieri); uso del dollaro per gli scambi internazionali di materie prime; paesi dollarizzati/che agganciano la propria valuta al dollaro. Di questi ultimi restano soltanto l’Ecuador e El Salvador, anche se stanno già parlando di dollarizzare il Venezuela per “risolvere” la “crisi”. Le riserve valutarie a livello mondiale erano denominate in dollari per il 70% sino a fine anni ’90, mentre oggi si aggirano attorno al 60%. Inoltre i principali detentori di dollari a livello mondiale (Cina e Giappone), dal 2015 hanno cominciato a vendere piccole trance di buoni del tesoro americani da 100 miliardi circa ciascuno. Infine, sempre più accordi bilaterali e multilaterali tra i PVS sono denominati nelle valute locali, liberandosi dall’uso del dollaro. Ricordo solo la Nuova Banca dello Sviluppo nata nel 2015 per volontà dei BRICS con il conclamante intento di superare istituzioni “desuete” e legate a “Washington”, come FMI e BM. Infine, lo scacco maggiore, è stato lanciato a marzo 2018, quando è stato lanciato dal governo cinese il primo future sulle commodities (materie prime) denominato in Renminbi (valuta cinese). Il future è un contratto a termine secondo cui il venditore si impegna vendere a una certa scadenza (mesi o anni) una partita di commodities a un valore fissato dall’accordo. In tal modo le imprese conoscono i costi di materie prime con largo anticipo. Fino ad ora questo tipo di accordi era denominato in dollari. Ora, si potranno scambiare materie prime in Renminbi. Pensiamo forse che mano a mano che procederà la costruzione della via della seta, quei 4,4 miliardi di persone che ne saranno coinvolti completamente continueranno a scambiarsi commodities in dollari? O useranno i nuovi future cinesi?

Tutto ciò rende il dominio del dollaro e degli USA precari. L’alter-ego cinese in campo militare, è la Russia, che detiene tante bombe atomiche quante gli USA, unico paese oltre agli Stati Uniti ad avere la triade nucleare, con sistemi di lancio all’avanguardia e missili non intercettabili capaci di velocità ipersonica (10 volte la velocità del suono).

Infine non va dimenticato che ci troviamo ai limiti dello sviluppo, ossia non è più possibile una crescita economica globale perché stiamo già pienamente impiegando tutte le risorse del pianeta. Secondo il WWF. l’Earth Overshoot Day cade a inizio agosto, ossia che il primo di agosto l’Uomo ha esaurito tutte le risorse che la Terra riesce a generare in un anno.

Il sistema della crescita infinita non è praticabile, non è compatibile e non è sensato. Lawrence Summers, è da poco uscito dal FMI sbattendo la porta e convertendosi progressista economicamente, ha annunciato che tutti i dati del FMI sono falsi, prospettando assenza di crescita mondiale per almeno i 5 anni successivi al 2020. In realtà già ora il PIL mondiale non ha mai più raggiunto il livello del 2011.

Questo stato del mondo rende la crisi ancora più traumatica: se non si fosse ai limiti dello sviluppo, gli Usa potrebbero lasciare che altri paesi si sviluppino, mentre loro potrebbero continuare a crescere. Poiché è ormai impossibile una crescita globale, poiché se tutti gli abitanti del mondo volessero consumare quanto gli USA servirebbero 3,5 pianeti, se gli Usa non sono disposti a ridimensionare il loro stile di vita, non possono far altro che mantenere in povertà e sottosviluppo il resto del mondo. Ma questo non lo si può ottenere per mezzo della sola persuasione, solo la guerra lo può fare.

Solo tenendo presente questo quadro si riesce a spiegare perché la NATO si sia espansa verso Est sino ai confini con la Russia, perché si è aperta una guerra in Siria, perché si è riarmato il Mar del Giappone e il mare Cinese con il pretesto delle minacce della Corea del Nord. Si capiscono anche i dazi che gli Stati Uniti hanno provato ad imporre a Pechino: se andranno in opera, si tratterà di dazi dalle proporzioni colossali. Per ridurre il deficit commerciale che gli Usa hanno col colosso asiatico (375,2 miliardi di dollari) la Casa Bianca ha messo in cantiere dazi punitivi su ben 150 miliardi di dollari di import dalla Cina. Infine, si capiscono anche i noti “dazi sull’acciaio” che arriverebbero a colpire praticamente solo l’Europa. Si tratta di una risposta a certe scelte fatte da alcuni paesi europei in contrasto con il Washington Consensus: il rifiuto del TTIP, l’astensione di moltissimi paesi nella votazione di Gerusalemme capitale e infine l’accordo che la Germania sta cercando di stringere con la Russia per la costruzione dell’enorme gasdotto Nord Stream 2.

In conclusione, il Comitato No Guerra No NATO rivendica per l’Italia una posizione internazionale neutrale, nel senso che non parteggiamo per una fazione di stati o per l’altra, né perché consideriamo più desiderabile il modello sociale russo o cinese rispetto a quello americano. Vogliamo un’Italia neutrale nel senso che non sia vassallo di nessuna potenza economico-militare, tuttavia essere neutrali non significa confondere aggressori e aggrediti. Se vogliamo evitare lo sterminio nucleare non possiamo evitare di denunciare che c’è una guerra oggi, e la guerra è contro il mondo multipolare. In questa fase storica le potenze che desiderano il mondo multipolare non hanno alcun interesse alla guerra mondiale; i sostenitori del mondo unipolare invece hanno molto da perdere da un ordine multipolare e quindi più declinano più la guerra diventa per loro l’ultimo strumento, quello estremo.

* Dottorando in economia, Università di Genova

https://sadefenza.wordpress.com/2018/06/17/leuropa-rinuncia-ad-un-massiccio-piano-marshall-cinese/

Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli  ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE TELEGRAM
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Strategie per l’europa contro i populismi (ovvero come darsi la zappa sui piedi)

Strategie per l’europa contro i populismi (ovvero come darsi la zappa sui piedi)

Scenari Economici

Sa Defenza

Ho letto con interesse un saggio pubblicato da Astrid di Nicola Verola, alto funzionario statale e sostenitore accanito e pensante del progetto europeo, una di quelle persone che dovrebbe collaborare con il Professor Savona.

Prima di tutto ne sintetizzerò in pensiero facendo citazioni, ma non  riportando il testo  per intero in quanto coperto da diritti e cercando di essere il più fedele possibile al pensiero dell’autore.
Il saggio parte da una constatazione, la crisi dell’ideale europeista :

 Lo scenario “del parlamento Europeo di oggi è ” vagamente surreale, come un Sinodo aperto agli anticlericali.
Dopo pochi decenni, l’inverosimile si è verificato.
Calcoli alla mano, ciò vuol dire che una quota compresa fra il 20 e il 25% degli eurodeputati nutre seri dubbi sulla costruzione europea, quando non la avversa del tutto. Un dato che potrebbe persino peggiorare con le elezioni del 2019.”Citazione1
Questo porta al superamento della tradizionale antitesi destra sinistra.

“Gli elettori non sono più chiamati a scegliere, come in passato, fra ricette alternative per la gestione della cosa pubblica. Devono scegliere fra due visioni del mondo. O meglio, due visioni alternative del rapporto fra la comunità di appartenenza, comunque intesa, e il resto del mondo: da una parte, i fautori della chiusura, che vedono nei vincoli internazionali un ostacolo alla libera espressione della sovranità popolare; dall’altra, i fautori dell’apertura, che considerano l’interdipendenza come un dato ineludibile, l’integrazione europea come una conquista e e la gestione congiunta delle problematiche transnazionali come un valore.” Citazione2

Per Verola questa contrapposizione radicale (e manichea) presenta dei vantaggi (ovviamente per il fronte eurista), ma limiti perché
“ Non rappresenta la complessità del reale” e dà un “ approccio remunerativo” solo a certe condizione e nel breve periodo. Radicalizzando infatti le posizioni rischia di portare consenso ad un antieuropeismo più radicale nel medio periodo. Quindi
occorre elaborare una mappatura più accurata della nuova geografia politica europea. Una mappatura che faccia salve le istanze di fondo del modello duale – cogliere l’elemento di novità dell’ascesa dei populismi, identificare con chiarezza la posta in gioco, fornire una guida per l’azione politica – delineando al tempo stesso un quadro più articolato delle opzioni politiche disponibili.” Citazione3
Applicando il metodo proposto, si possono individuare quattro grandi orientamenti: gli europeisti convinti, gli europeisti condizionali, gli euroscettici pragmatici e gli euroscettici radicali, … Se si prendono come metro di paragone le politiche economiche, i primi sono fautori convinti dell’approccio ordo-liberista che caratterizza l’Eurozona; i secondi lo condividono fino a un certo punto ma lo ritengono utile per promuovere un’agenda di riforme nazionali; i terzi vedono tutti i limiti delle politiche europee degli ultimi anni ma nutrono una profonda sfiducia nella capacità del proprio Paese di operare correttamente senza un “vincolo esterno” imposto dall’Europa. E’ quest’ultimo un approccio “ortopedico” particolarmente radicato in Italia.” Citazione4
Volgendo poi l’attenzione sulle categorie intermedie  l’autore sostiene  che
” gli europeisti condizionali ritengono che il “gioco” europeo vada giocato fino in fondo, seguendone con correttezza le regole, anche quando non sono condivisibili. Essi pensano infatti che i suoi benefici complessivi siano tali da rendere tollerabili anche delle policy subottimali. Certo, cercano di modificarle e le contestano in alcuni casi anche duramente. Ma sempre facendo attenzione a non mettere a repentaglio la tenuta complessiva dell’edificio comune. “Citazione5
“Gli euroscettici pragmatici non condividono la visione cosmopolita alla base del progetto europeo ma possono tutto sommato conviverci. Anche perché essi sono spesso conservatori sul piano politico e vedono tutto sommato nell’UE un elemento dello “statu quo”. Se si trovassero a dover scegliere, probabilmente non sottoscriverebbero l’avvio ex nihilo del processo d’integrazione. Ma accettano di preservare quanto è stato costruito dal 1957 ad oggi.
Al tempo stesso, gli euroscettici pragmatici hanno un atteggiamento sostanzialmente positivo nei confronti delle politiche dell’Unione. Molto positivo, fino alla piena adesione, quando ne condividono le premesse ideologiche; abbastanza positivo, tendente all’acquiescenza, quando le considerano un male minore.” Citazione6
Per poi passare agli euroscettici radicali definiti un po’ più sbrigativamente:
“L’ultima categoria, iscritta nel quadrante in basso a destra, è per certi versi la più definita. Ad essa appartengono le formazioni politiche che respingono tutti gli aspetti del processo di integrazione. Gli euroscettici radicali sono contrari alle condivisioni di sovranità e si oppongono alle politiche dell’Unione, per la semplice ragione che, indipendentemente dalla bontà o meno delle singole scelte, non ritengono che esse spettino al livello sovranazionale. Per loro, l’Unione Europea è un insopportabile intralcio; un organismo da abbattere per consentire ai popoli di tornare a essere padroni del proprio destino.” Citazione7

A questo punto avanza la sua tesi.
Dallo schema che abbiamo tratteggiato emergono alcune indicazioni operative. La principale è che, per frenare la deriva anti-europea, occorre innanzitutto evitare che le categorie 2 e 3 – gli europeisti condizionali e gli euroscettici pragmatici – convergano sulla categoria 4. Si radicalizzino cioè fino a diventare apertamente euroscettici.
L’autore ritiene migliore una strategia articolata perché

“Laddove la distanza culturale fra partiti conservatori e moderatamente nazionalisti, da un lato, e populisti anti-europei, dall’altro, è ampia, come in Francia, il “ralliement” liberal democratico (lo schema dualista di Macron) può funzionare. Nei Paesi in cui questa distanza è minore, ingabbiare il dibattito in una dinamica binaria può ritorcersi contro la causa europea, portando gli euroscettici pragmatici o quantomeno i loro elettori a spostarsi verso posizioni più radicali….
… occorre tuttavia parlare il linguaggio della ragionevolezza e della moderazione più che quello della chiamata alle armi. In fondo, gli euro-pragmatici hanno una percezione abbastanza positiva dell’impatto delle politiche europee. Occorre coltivarla, promuovendo riforme mirate. Una governance dell’Eurozona che facilitasse la ripresa nei Paesi maggiormente colpiti dalla crisi del 2008-2012 e politiche migratorie più efficaci farebbero molto per evitare uno smottamento di questa categoria verso posizioni più radicali. “Citazione8

“Per la principale componente degli europeisti condizionali, i progressisti, ciò significa superare l’approccio neo-liberale ed austeritario che ispira la governance dell’Eurozona. O quantomeno far sì che esso non sia una scelta obbligata, come è stato il caso finora, ma una delle ricette alternative a disposizione della politica.

Più in generale, ripristinare l’opzione “voice” all’interno dell’UE significa superare l’approccio tecnocratico, secondo cui la gestione della cosa pubblica non è altro che l’attuazione di una serie di scelte tecniche “inevitabili”. Per farlo, occorre ri-politicizzarle, ciò renderle contendibili” N. VEROLA – LA NUOVA GEOGRAFIA DELLA POLITICA EUROPEA Citazione9

Interessantissima è la conclusione
“Nel complesso, anche se l’opzione “voice” dovesse fallire, lo statu quo potrebbe essere ancora sostenibile. Un’Unione non riformata potrebbe ancora destreggiarsi fra gli scogli dell’euroscetticismo aspettando magari tempi migliori. Questo “tirare a campare” (o, più elegantemente, “muddle through”, secondo l’espressione ormai in voga a Bruxelles) lascerebbe però l’Europa a metà del guado. Con il rischio che prima o poi arrivi un’onda di piena. Una catastrofe inattesa che potrebbe assumere le forme di un’altra crisi finanziaria o semplicemente di un “incidente” elettorale – come per molti versi è stata la Brexit – in un Paese chiave.
E non basta neanche promuovere delle mere alleanze elettorali. Occorre piuttosto adoperarsi per prevenire lo smottamento verso posizioni euroscettiche dei due gruppi che abbiamo definito europeisti condizionali ed euroscettici pragmatici. Un’opera di consolidamento che richiede innanzitutto il ripensamento di alcune delle principali politiche dell’Unione.” Citazione10

 

 

Oggettiva e non discutibile l’analisi iniziale citazioni 1 e 2 interessante la distinzione operata nelle 4 posizioni  sull’Europa: Euroentusiasti (citazione 2 e 4), europeisti condizionali ( perlo più la Sinistra) (citazione 5), Euroscettici pragmatici (individuati nei conservatori) (citazione 6) ed euroscettici radicali (citazione7). L’autore s’è infatti concentrato sulla composizione del secondo e terzo gruppo ricercando delle strategie che impedissero la radicalizzazione dell’euroscetticismo trascurando l’archittettura interna del primo e del quarto gruppo (questa assai approssimativa ed anche un po’ grottesca). Mi spiego: il cambiamento in senso più “sociale” delle strategie europee va a confliggere con due assi portanti del primo gruppo vale a dire gli interessi del liberismo finanziario (egemone nella struttura europea odierna) e gli interessi di una parte del terzo gruppo e delle nazioni dell’Europa del Nord per nulla favorevoli ad andare incontro ai debiti del Sud nell’accezione di una narrativa  consolidata e maggioritaria della situazione, fatta e propagandata con costanza negli ultimi 10 anni. E questo spiega perchè la proposta Macron è di fatto già cassata (intendiamoci, l’apparente generosità di Macron nel mettere in comune i debiti aveva una contropartita, si sarebbe spogliata l’Italia di tutto ciò che era a lui appetibile e cedibile a garanzia, non solo di tratti di mare pescoso).

Per quanto riguarda il quarto gruppo lo studio si dimentica di un problema fondamentale che molti suoi esponenti pongono: cioè l’incompatibilità dell’attuale costruzione europea e dei suoi vincoli con i  sistemi democratici nazionali, ribaltando l’asserzione che gli euroscettici  siano i portatori di una deriva autoritaria mentre lo è l’Europa. Che un alto burocrate non si ponga il problema essendo l’attuale Europa  un’organizzazione burocratica e non un organismo democratico (lo inviterei a studiarsi un po’ il professor Guarino) è comprensibile, ma a livello di cittadini il problema rimane ed è spesso percepito così. Sorvolo poi sul fatto che davanti ai singoli problemi gli esponenti della Prima e della Seconda posizione tendano a partire con insulti diretti, intimidazioni mafiose, ricatti finanziari e no, ed altri mezzucci “vomitevoli” che poco hanno a vedere con l’idea della moderazione che l’autore auspica, ma mi appunto sul finale. Lì l’autore senza rendersene conto di fatto legittima ed auspica un piano B per un’uscita dall’Euro. Infatti nel caso che sulla sua strategia fallisca (cosa che in base agli argomenti sopracitati  è possibile, anzi probabile) e il massimo che si riuscirà a ottenere è che l’Europa galleggi fino alla prima seria crisi (citazione 10). Resta da chiedersi cosa fare quando essa arriverà e l’Europa dei burocrati e delle banche   affonderà, subire gli eventi o aver pronta una scialuppa di salvataggio? Messa così direi che ha ragione il Professor Savona.

 

https://sadefenza.wordpress.com/2018/06/15/strategie-per-leuropa-contro-i-populismi-ovvero-come-darsi-la-zappa-sui-piedi/

Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli  ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE TELEGRAM

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

L’Italia invia soldati in Siria 

L’Italia invia soldati in Siria

Sa Defenza

italian-army.jpg

 

BEIRUT, LIBANO (14:45) – Le forze armate italiane hanno schierato truppe nel nord della Siria per aiutare le Unità di protezione del popolo a guida curda (YPG), lo riferisce l’agenzia statale turca di Anadolu , questa mattina.

Citando fonti locali, il rapporto dell’Agenzia Anadolu afferma che l’esercito italiano ha inviato truppe al governatorato siriano di Al-Hasakah dall’Iraq nordoccidentale.

Il rapporto dell’Agenzia Anadolu afferma che questi soldati italiani saranno di stanza nella piccola base americana vicino ai giacimenti petroliferi di Al-‘Umar, nella parte orientale di Deir Ezzor.

Le forze italiane non si impegneranno in combattimento per il momento, aggiunge il rapporto.

La coalizione militare e anti-ISIS italiana deve ancora rilasciare una dichiarazione che confermi questa relazione.

https://sadefenza.wordpress.com/2018/06/13/litalia-invia-soldati-in-siria/

Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli  ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE TELEGRAM
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

La vicenda Acquarius svela più sull’immigrazione di quanto abbiano fatto anni di propaganda

La vicenda Acquarius svela più sull’immigrazione di quanto abbiano fatto anni di propaganda

Scenari Economici

Sa Defenza

Nave-ONG-Aquarius-735x400.jpg

La vicenda del blocco navale italiano deciso ieri dal Ministro degli Interni Matteo Salvini sta tenendo molti con il  fiato sospeso.

L’azione del Governo Italiano sta mettendo a nudo in poche ore molto più di quello che i media ci hanno voluto mostrare in anni.

L’Acquarius non rischia l’ammaraggio, è perfettamente in grado di raggiungere in meno di 48 ore qualsiasi porto del Mediterraneo. Il governo italiano ha inviato due motovedette per fornire viveri e personale medico. La nave è dotata finanche di giornalisti a seguito.

Secondo le dichiarazioni dell’ambasciatore maltese in Italia, il capitano dell’imbarcazione ha deciso di non attraccare a Malta, nonostante gli fosse stato autorizzato l’accesso e piuttosto che mettere in salvo 629 naufraghi raggiungendo altri porti, preferisce restare in mare facendo zig zag tra Malta e Sicilia “in attesa di ordini” ,come verificabile https://www.marinetraffic.com/en/ais/home/centerx:15.1/centery:35.9/zoom:9

I giornali stanno dando il meglio citando Fonti del diritto toalmente a caso, che vanno dalla Costituzione, alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, al codice della navigazione, al diritto internazionale. Usate per inquadrare fattispecie specifiche imprecisate.

Va detto poi che in una cornice di incentivazione delle vittime, salta qualsiasi schema giuridico, poichè una emergenza non è più tale se viene creata sistematicamente con una impalcatura logistica e mediatica in un lungo arco temporale, è piuttosto un’agenda politica a spese di esseri umani. Il tutto condito dall’abuso di convenzioni internazionali a scopo elusivo delle leggi sull’immigrazione.

A chi si è chiesto se si possono chiudere i porti, ricordiamo che Francia e Spagna lo hanno fatto quasi un anno fa, insieme al sigillamento dei confini austriaci e nessuno ha evocato scenari apocalittici o lo ha messo in discussione. Ancora una volta, anche i regolamenti UE sull’immigrazione forniscono regole che valgono solo per la Repubblica Italiana, e dispensano tutti gli altri.

Lo scopo di un blocco navale è di sfavorire a monte le partenze con destinazione predeterminata “Italia”. Nonostante fosse stato annunciato, alcuni prevedono sbarchi copiosi. Il che significa che c’è una volontà di fondo di usare le tragedie umane a scopo strumentale e politico.

Il mistero dei misteri rimane lo stesso: chi e perchè ha stabilito che l’Italia dovesse essere l’unico hub mediterraneo di arrivo dei migranti, anche al di fuori dell’area si soccorso di competenza italiana?

Sulpicia

sadefenza

Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli  ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE TELEGRAM
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Messaggio del Ministro degli Affari Europei, prof. Paolo Savona

Messaggio del Ministro degli Affari Europei, prof. Paolo Savona

 

scenarieconomici

Sa Defenza

Messaggio del Ministro degli Affari Europei, prof. Paolo Savona.

A nome del Governo italiano porgo il benvenuto e l’augurio di buon lavoro agli 81 delegati di 27 Paesi che partecipano al Cooperation Project 2. Un particolare ringraziamento rivolgo al Presidente del Parlamento Europeo Tajani al Comandante della Guardia di Finanza Toschi, che ci hanno voluto onorare con la loro presenza.

Non entro nel merito dei lavori perché altri provvederanno a farlo meglio di me. A loro e al personale di ogni ordine e grado che ha collaborato va il mio riconoscimento per aver organizzato questo importante incontro.

Solo due parole.

Due pilastri su cui si fonda l’Unione Europea sono il mercato comune e l’euro. L’uno implica l’altro. Noi chiediamo il rafforzamento di questi due pilastri al servizio dei cittadini europei. Questa iniziativa è pertanto una tappa indispensabile.

Le frodi sono una violazione delle regole di buon funzionamento del mercato comune ben noto agli economisti. Il mio collega al MIT di Cambridge, George Akerlofha vinto il Premio Nobel dell’economia principalmente per aver scritto nel 1970 un saggio breve sull’argomento (The market of Lemons). Le frodi sono un aspetto dei lemons. La lotta alle frodi è un compito indispensabile per quell’ “Europa più forte e più equa” che si prefigge di raggiungere il Governo di cui faccio parte.

Grazie, quindi, per la vostra partecipazione e buon lavoro.

#PaoloSavona

 

https://sadefenza.wordpress.com/2018/06/08/messaggio-del-ministro-degli-affari-europei-prof-paolo-savona/

 Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli  ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE TELEGRAM
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento