Gideon Levy Le scuse dell'esercito israeliano non aiuteranno. Solo i criminali di guerra uccidono nove civili innocenti nel loro sonno

Gideon Levy Le scuse dell’esercito israeliano non aiuteranno. Solo i criminali di guerra uccidono nove civili innocenti nel loro sonno

Gideon Levy

Sa Defenza

Se l’IDF avesse voluto, avrebbe potuto sapere esattamente chi si trovava all’interno della baracca che aveva preso di mira a Gaza. Ma non importava e ora una bambina è rimasta sola al mondo


Chiunque bombarda le case con un aereo da combattimento nel cuore della notte senza controllare chi è dentro è un criminale di guerra. Chiunque sostenga di non avere avuto intenzione di uccidere i nove membri della famiglia palestinese al-Sawarkah sta cercando di ingannare e lavarsi le mani, ma le mani non sono pulite. Stanno gocciolando con il sangue di innocenti.


Forse non avevano intenzione di uccidere nove persone nel sonno – cinque delle quali erano minori e tra loro due bambini – ma di certo non hanno fatto tutto il possibile per non far loro del male. Nessuna scusa servirà a giustificare le azioni delle forze di difesa israeliane, dell’intelligence israeliana e ovviamente dei piloti dell’aeronautica israeliana.

Le audaci dichiarazioni del capo del comando meridionale Maj. Gen. Herzi Halevi sono un eccezionale esempio di apatia e perdita di umanità: “ Queste cose possono accadere “, ha detto innocentemente. Forse la sua dichiarazione era un riferimento a quella fatta dall’ex capo dello staff dell’IDF Dan Halutz, il quale ha affermato :”è come un leggero urto sull’ala dell’aereo” quando gli è stato chiesto cosa ha provato nel lanciare una bomba che ha ucciso civili innocenti .

Non una parola di colpa, non una frase che esprime rimpianto, nessuna accettazione di responsabilità, nessuna scusa. Naturalmente non ha senso parlare di risarcimento, perché l’esercito non ritiene coloro che sono morti importanti. L’ IDF è l’esercito più morale del mondo e Hamas e la Jihad islamica palestinese sono organizzazioni terroristiche. E quelli che uccidono nove civili indifesi che dormono nei loro letti nella loro stessa casa come dovrebbero essere chiamati?

Cos’altro deve succedere affinché gli israeliani inizino a capire che l’esercito così amato e ammirato è un esercito brutale che ha perso tutte le sue inibizioni. Un esercito che ha inventato un ricercato che non è mai esistito per giustificare l’uccisione di una famiglia è un esercito malato.
È impossibile colpire Gaza con aerei da combattimento senza uccidere persone innocenti. Nell’enclave densamente popolata non c’è un’area senza civili che non hanno alcun riparo per salvarsi , nessuna sirena di allarme e nessun sistema di difesa Iron Dome. Gaza non è solo il nido di un calabrone e sede di terroristi, ma prima di tutto una casa orribilmente affollata di persone in miserabili condizioni, soggette all’occupazione israeliana, mai finita nella Striscia.

Da rifugiati di quarta e quinta generazione, imprigionati 13 anni fa nella più grande gabbia del mondo. ci si aspetta che si siedano tranquillamente, si arrendano e lancino riso agli aerei che li bombardano e al recinto che li imprigiona.
Le rivelazioni riportate da Yaniv Kubovich di Haaretz giovedì si uniscono al rapporto di Kubovich del 15 novembre che descrive la catena di eventi a Deir el-Balah nella loro interezza: un’incredibile realtà dove l’esercito bombarda bersagli senza controllare cosa, e, soprattutto, chi è dentro.
Ora non è più solo un errore, ora si scopre che non controllare è una routine.

L’idea che l’Intelligence Corps dell’IDF che conosce il colore della biancheria intima di ogni scienziato nucleare iraniano a Fordow, non sappia controllare chi si trova all’interno di una baracca a Deir el-Balah prima di bombardarla è ovviamente ridicola. Se l’esercito avesse voluto, avrebbe potuto sapere esattamente cosa e chi c’era nella misera baracca, ma ciò non era importante per l’IDF. Prima lanci una bomba intelligente JDAM su una baracca di latta e poi controlli.

Questo si è rivelato essere un incidente dimenticabile, non importante e poco interessante. La maggior parte degli israeliani non ha sentito di quello che è successo a Deir el-Balah, e non gliene importa. Salvo Haaretz, i media israeliani non hanno quasi riferito di quello che è successo il giorno dopo l’attacco. I lettori del quotidiano gratuito Israel Hayom non hanno letto che l’esercito ha ucciso nove persone, mentre i lettori del quotidiano Yedioth Ahronoth , a diffusione di massa , dovevano impegnarsi per trovare l’articolo. Un simile massacro non è appropriato per la prima pagina dell’ex “giornale nazionale”. In ogni caso, i corrispondenti militari, molti dei quali i più grotteschi della stampa israeliana, erano impegnati a descrivere il campionato di fitness dell’IDF.

https://sadefenza.wordpress.com/2019/12/04/gideon-levy-le-scuse-dellesercito-israeliano-non-aiuteranno-solo-i-criminali-di-guerra-uccidono-nove-civili-innocenti-nel-loro-sonno/

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Ecco i globi solari! 400 volte più efficiente dei pannelli solari !! [VIDEO]

Ecco i globi solari! 400 volte più efficiente dei pannelli solari !! [VIDEO]

Dayinfo

Sa Defenza

I globi solari stanno arrivando: sono 400 volte più efficienti dei pannelli tradizionali! Costeranno meno di 2 euro! Ecco il video in cui viene mostrato il modo in cui funzionano !

Molte persone negli ultimi anni, per motivi economici e sostenibili, hanno scelto di installare pannelli solari sul tetto della loro casa.

Da oggi, grazie a questo innovativo progetto sviluppato dalla società Cool Earth , la produzione di energia solare può subire un’accelerazione molto importante. In effetti, questa azienda ha creato particolari globi solari in grado di produrre fino a 400 volte più energia rispetto ai tradizionali pannelli solari.

Questi rivoluzionari globi solari hanno un diametro di circa due metri , sono in grado di generare 500 watt di energia . Il vantaggio principale di questa ingegnosa invenzione è dovuto alla forma sferica e alla loro particolare costruzione. I globi solari sono posti di fronte al sole con una pellicola trasparente, mentre la parte inferiore è coperta da celle fotovoltaiche ad alta capacità. La cupola trasmette i raggi del sole verso l’interno, dove la parte concava li concentra precisamente verso un singolo punto, come una grande lente d’ingrandimento. Questa particolarità consente ai globi solari di amplificare la potenza dei raggi del sole consentendogli di funzionare anche in giornate scarsamente soleggiate.

Inoltre, questi globi solari sono anche molto robusti, infatti sono in grado di tollerare venti da oltre 100 miglia all’ora, ma anche la pioggia, insetti e sporco. Tuttavia, la cosa più sorprendente, oltre alle loro peculiari caratteristiche tecniche, è il loro prezzo, di circa 2 dollari . Anche i costi di manutenzione sono molto bassi e questo li rende ancora più competitivi sul mercato.

https://sadefenza.wordpress.com/2019/12/03/ecco-i-globi-solari-400-volte-piu-efficiente-dei-pannelli-solari-video/

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La Russia porterà il Sistema di Pagamento Nazionale con Cards MIR nel Regno Unito

La Russia porterà il Sistema di Pagamento Nazionale con Cards MIR nel Regno Unito

PYMNTS

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La Russia sta collaborando con PayXpert per testare il suo sistema di pagamento nazionale MIR a Londra, secondo quanto riportato da RT.com mercoledì 27 novembre.

Il Regno Unito sarà il primo paese in cui funzionerà il sistema e PayXpert diventerà l ‘”acquirente unico” delle carte MIR in Europa, osserva il rapporto. Il programma pilota è stato lanciato al Business Forum russo-britannico a Londra, come ha riferito al punto vendita uno degli organizzatori dell’evento, la Roscongress Foundation .

Il lancio del nostro progetto congiunto con PayXpert è il primo e principale passo nello sviluppo dell’acquisizione del MIR in Europa, che getterà le basi per nuove promettenti tendenze nell’espansione estera delle carte di pagamento russe“, ha affermato Vladimir Komlev, CEO del Sistema di carte di pagamento nazionale russo.

Ogni anno oltre 40 milioni di turisti russi visitano l’Europa. Si prevede che il sistema di pagamento russo faciliterà le transazioni commerciali con i consumatori russi.

Dimostrare il potenziale dei servizi finanziari russi all’estero è estremamente importante“, ha dichiarato a RT Boris Abramov, rappresentante commerciale russo nel Regno Unito. Ha aggiunto che avrebbe contribuito a collegare le imprese del Regno Unito alla rete di pagamento MIR.

MIR è “un solido sistema di pagamento transfrontaliero“, ha affermato PayXpert. L’opzione di pagamento dovrebbe attirare gli oltre 147 milioni di potenziali clienti russi.

Le banche russe hanno emesso oltre 69,7 milioni di carte MIR da quando la rete di pagamento è stata introdotta nel 2014 a seguito della minaccia delle sanzioni statunitensi. A quel tempo, le restrizioni causavano il blocco temporaneo di alcune banche russe dall’utilizzo di Visa e Mastercard .

A luglio Visa ha dichiarato che sarebbe conforme a una legge russa che impone che i sistemi di pagamento internazionali debbano elaborare le transazioni per il Paese indipendentemente dalle sanzioni statunitensi. Visa ha affermato che la Russia è un mercato importante per l’azienda in termini di strategia.

All’epoca, il capo del Comitato per i mercati finanziari della Duma di Stato Anatoly Aksakov ha affermato che quando i sistemi di pagamento internazionali cambiano le loro regole per allinearsi ai mandati della Russia, tutto continuerà normalmente. In caso di violazione, ha dichiarato Aksakov, l’organizzazione in questione verrà multata come se fosse una società russa.

https://sadefenza.wordpress.com/2019/12/02/la-russia-portera-il-sistema-di-pagamento-nazionale-con-cards-mir-nel-regno-unito/

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Esercito siriano in via di sviluppo in Idlib meridionale

Esercito siriano in via di sviluppo in Idlib meridionale

saker

sadefenza

Rapporto sulla guerra siriana – 25 novembre 2019: esercito siriano in via di sviluppo in Idlib meridionale

Le tensioni si stanno surriscaldando intorno alle parti detenute dai militanti delle province di Idlib e Aleppo.

Il 22 novembre, l’esercito siriano ha condotto un attacco missilistico su larga scala sulle posizioni dei militanti nella parte occidentale di Aleppo. Secondo fonti pro militanti, furono impiegate almeno 15 munizioni improvvisate assistite da missili. Sono stati presi di mira 2 grandi depositi di armi appartenenti ai radicali. L’attacco è arrivato in risposta all’incidente del 21 novembre, quando i bombardamenti dei militanti hanno ucciso o ferito almeno 37 persone nella città di Aleppo.

Il 23 novembre, l’esercito ha eliminato diversi militanti con missili guidati anticarro e colpi di artiglieria intorno a Rakaya Sijneh e sulla collina di al-Nar. Lo stesso giorno, un attacco aereo russo ha distrutto un quartier generale di Jayish al-Izaa, noto soprattutto per i suoi legami con al-Qaeda, vicino a Kafr Nabl.

Il 24 novembre, l’esercito riprese la sua operazione di terra contro Hayat Tahrir al-Sham e altri gruppi radicali nel sud di Idlib. Sostenuti da attacchi aerei e di artiglieria, le truppe dell’esercito liberarono la città di Misherfah e si assicurarono diverse posizioni attorno. I militanti hanno effettuato due contrattacchi per riconquistare Misherfah, ma sono stati respinti. Secondo fonti filo-governative, sono stati eliminati fino a 9 militanti.

All’inizio di novembre, le forze governative hanno liberato Luwaybidah e la collina di Khaznah nella stessa zona. Si prevede che l’esercito e i suoi alleati continueranno i loro sforzi antiterrorismo e ripuliranno ulteriormente Idlib meridionale.

Il 23 novembre, una coalizione di gruppi militanti appoggiati dalla Turchia, nota come esercito nazionale siriano, ha lanciato un attacco su vasta scala alle posizioni delle forze democratiche siriane a guida curda (SDF) e dell’esercito siriano vicino ad Ayn Issa, nel nord di Raqqa. Entro il 24 novembre avevano catturato i villaggi di Saida, Mu’laq e al-Wasta e avevano raggiunto la vicina Ayn Issa.

Quindi, le forze unite della SDF e dell’esercito siriano hanno respinto i militanti sostenuti dalla Turchia per riconquistare Saida, Mu’laq e al-Wasta, e ancora una volta proteggere la zona. Nonostante ciò, continuarono i duelli di artiglieria lungo la linea di contatto a nord di Ayn Issa.

Nelle scorse settimane, l’esercito turco ha stabilito diverse posizioni fortificate vicino all’autostrada M4 nel nord di Raqqa e nella parte orientale di al-Hasakah. Tenendo conto del fatto che i delegati turchi non possono svolgere alcuna azione offensiva su larga scala senza l’approvazione di Ankara, la leadership turca probabilmente punta a sfruttare l’instabilità nella Siria nord-orientale per occupare più area. L’autostrada M4, che è la principale linea di trasporto in questa parte del paese, è un obiettivo apparente.

Il capo generale del comando centrale Kenneth McKenzie ha rivelato il 23 novembre che circa 500 truppe statunitensi rimangono dispiegate sulla sponda orientale dell’Eufrate e ad al-Hasakah. Queste truppe riprenderanno presto le loro attività antiterroristiche, ha aggiunto il generale McKenzie.

Il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria settentrionale gli ha permesso di evitare il coinvolgimento nella situazione di stallo in corso sulla cosiddetta questione curda. Washington ha sfruttato il tempo guadagnato per rafforzare le sue posizioni nelle aree ricche di petrolio della Siria orientale..

https://sadefenza.wordpress.com/2019/11/25/esercito-siriano-in-via-di-sviluppo-in-idlib-meridionale/

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LA CLASSE OPERAIA DIVENTA LEGHISTA (IN UMBRIA IL 53 PER CENTO HA VOTATO SALVINI E IL 20 PER CENTO IL PD)

LA CLASSE OPERAIA DIVENTA LEGHISTA (IN UMBRIA IL 53 PER CENTO HA VOTATO SALVINI E IL 20 PER CENTO IL PD)


Antonio Socci

Sa Defenza

Nei giorni scorsi, all’Auditorium Biagi di Bologna, per il 30° anniversario della “svolta della Bolognina”  (il luogo in cui Achille Occhetto  annunciò la rinuncia alla sigla “Pci” e al nome “comunista”), è stato rievocato il crollo del Muro di Berlino e si può immaginare quanta allegria ci fosse nell’aria.

A questo funerale politico, con lo stesso Occhetto, hanno preso parte nomi illustri come Romano Prodi, Piero Fassino e – in platea – Claudio Petruccioli, Fabio Mussi e Ugo Sposetti.

Ad un certo punto Prodi ha sorpreso l’uditorio. Infatti, per spiegare l’attuale disastrosa crisi della Sinistra, ha affermato – come riferisce in sintesi il sito gaynews –  che “il fallimento della socialdemocrazia sarebbe da addebitarsi al fatto che molti degli ex elettori percepiscono che essa ha difeso le persone omosessuali e non gli operai“.

In pratica la Sinistra – secondo questa tesi – avrebbe svenduto i diritti sociali nascondendosi dietro alla bandiera dei cosiddetti “diritti civili”, di fatto per  allinearsi a politiche mercatiste che prevedevano lo smantellamento dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori.
È ovvio che Prodi (pur non potendo chiamarsi fuori da queste scelte) ha colto nel segno perché i “diritti civili” sono stati veramente usati come alibi dalla Sinistra per fingersi ancora “Sinistra” mentre – di fatto – abbandonava la protezione dei lavoratori e dei ceti più deboli.

Fassino ha obiettato a Prodi che non si devono contrapporre diritti sociali e diritti civili, ma in sostanza la Sinistra così ha fatto negli ultimi decenni. In tanti hanno detto la loro. Ma cosa ne pensano gli operai? Si sono sentiti traditi e abbandonati dalla Sinistra?Una risposta è arrivata dallo studio della Swg  che ha appena approfondito ed elaborato i risultati delle recenti elezioni regionali in Umbria. Ne sono emersi dati clamorosi il cui significato va ben oltre quella consultazione locale. Dati che rivelano qualcosa che sta accadendo in profondità  e che riguardano soprattutto la Lega e il Pd, il partito erede del Pci che ha governato da sempre l’Umbria e che – storicamente – era stato, durante la prima repubblica, il partito dei lavoratori.
Ebbene oggi risulta che alle elezioni che hanno rovesciato, per la prima volta, il governo rosso dell’Umbria, il 53 per cento degli operai ha votato per la Lega, mentre il Pd ha preso fra di loro soltanto il 20 per cento  (bisogna ricordare che l’Umbria ha a Terni un importante centro siderurgico).

Quindi la Lega, che nel voto generale  ha conquistato il 37 per cento, ha fra gli operai un consenso molto maggiore (in percentuale) del risultato complessivo, mentre vale il contrario per il Pd  il cui risultato generale è stato del 22 per cento.

La conferma si trova alla voce “ceto basso”, ovvero disoccupati, pensionati, persone a basso reddito: fra di essi la Lega  ha preso il 41 per cento  e il Pd il 16 per cento, perfino meno di Fratelli d’Italia  il cui risultato generale è stato del 10 per cento  e che nel suddetto ceto basso ha preso il 17 per cento  (il M5S non ha convinto né gli operai – fra cui ha preso solo il 5 per cento – né il “ceto basso”, cioè le persone più in difficoltà, il cui consenso ai grillini non ha superato il 9 per cento).

Emerge perciò che è la Lega oggi il partito dei lavoratori e dei ceti deboli. Si pensa in genere che il voto attualmente sia molto volatile e che – quindi – grandi spostamenti di consenso possono prodursi in successive consultazioni.

Ma nel voto umbro in realtà c’è qualcosa di molto profondo, perché l’Umbria era da sempre una regione rossa e l’elettorato operaio, nelle regioni rosse, era graniticamente legato alla Sinistra. Gli spostamenti di voti in queste realtà erano sempre stati minimi per decenni. Altro che volatilità!

Per cui il ribaltamento politico e sociale  a cui assistiamo (la Lega è il primo partito in 85 comuni umbri su 92) ha un significato storico.

Oltretutto l’Umbria rappresenta – in sedicesimo – il disastro sociale prodotto, negli ultimi venti anni, dall’euro e dalle politiche di Maastricht (tagli e tasse)  che sono state entusiasticamente gestite e sostenute dalla Sinistra.

Disastro sociale che è sintetizzabile nei dati devastanti dell’economia umbra: crollo del Pil di 14 punti percentuali (in 17 anni)  rispetto alla media nazionale, tasso di disoccupazione più che raddoppiato in 10 anni  e disoccupazione giovanile al 31,1 per cento, con il 17 per cento degli abitanti della regione sotto il livello di povertà.Accodata a Clinton, Blair, Obama e alle politiche dell’Unione europea, la Sinistra italiana è stata il braccio esecutivo della globalizzazione  che ha colpito il nostro ceto medio e i nostri lavoratori, mandando al collasso la nostra economia, ma ha preteso di darsi un “nuovo volto” di Sinistra abbracciando l’ideologia “politically correct”  dei “liberal” americani (di cui fa parte anche il migrazionismo ideologico e la negazione della propria identità).

Come ha scritto Costanzo Preve, un filosofo marxiano non allineato, dopo il ’68 e soprattutto dopo il 1989, “le burocrazie amministrative del comunismo italiano” si sono riciclate come “personale politico di gestione dell’attuale americanizzazione culturale”.

La classe dirigente che veniva dal Pci – che doveva farsi perdonare il passato – “è stato il vettore ideale dell’attuale processo di americanizzazione culturale, e di conseguente cancellazione dell’identità culturale nazionale” poiché politici e intellettuali di quell’area “provengono da una tradizione di precedente […] negazione, implicita o esplicita, dell’identità culturale nazionale”.

Al contrario la Lega – ascoltando il disagio sociale e anche il disagio civile ed esistenziale degli italiani – si è venuta sempre più configurando come il partito del lavoro (cioè dello sviluppo, il partito della crescita contro le politiche deflattive) e della sovranità (sovranità popolare e sovranità nazionale).

Probabilmente il partito di Salvini e il centrodestra devono ancora metabolizzare quanto è accaduto. Si trovano infatti investiti di un compito storico di cui stanno ancora prendendo piena consapevolezza politica.

Del resto “lavoro” e “sovranità”  sono le due parole chiave dell’articolo 1 della Costituzione italiana. La Lega e il centrodestra stanno ricostruendo la loro cultura politica proprio attorno a questi due capisaldi: più che “sovranisti” dovrebbero definirsi “costituzionalisti”.

Anche per questo dovrebbero evitare commistioni sbagliate, improprie e fuorvianti con partiti stranieri di estrema destra e rivendicare proprio la Costituzione come punto di riferimento politico e programmatico. La Costituzione con la centralità del lavoro e della sovranità popolare e nazionale.

Antonio Socci.

Da “Libero”, 17 novembre 2019

https://sadefenza.wordpress.com/2019/11/18/la-classe-operaia-diventa-leghista-in-umbria-il-53-per-cento-ha-votato-salvini-e-il-20-per-cento-il-pd/

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SOLUZIONI DI MERCATO CIOÈ FRODI

SOLUZIONI DI MERCATO CIOÈ FRODI

comidad

sa defenza

Che l’economia reale non possa basarsi sul “mercato”, dovrebbe risultare evidente. Da decenni il settore dell’acciaio è afflitto da una crisi di sovrapproduzione che lo rende non remunerativo, quindi un Paese che non voglia dipendere esclusivamente dall’incertezza delle importazioni, non potrebbe evitare la soluzione della nazionalizzazione, che consentirebbe di preservare le strutture produttive nella prospettiva del loro pieno utilizzo quando si rendesse di nuovo necessario.
Nel 2017 sembrò che la nazionalizzazione tornasse a rappresentare un’opzione praticabile nell’Unione Europea, quando il governo francese, per evitare che la propria industria cantieristica STX venisse acquisita dall’italiana Fincantieri, ne annunciò la nazionalizzazione. Si è scoperto poi che non era così: le trattative con Fincantieri sono continuate, sino ad un’apparente soluzione nell’ottobre scorso. Sennonché, pare per richiesta dello stesso governo francese, la Commissione Europea ha avviato un’indagine a carico di Fincantieri in nome delle regole anti-trust. Insomma, un vero pasticcio.
I Trattati dell’Unione Europea funzionano come quei dispositivi di traffico disseminati di divieti di accesso e sensi unici che riconducono sempre al punto di partenza. Chi è che si giova di questa situazione di paralisi e confusione?
Il caso Ilva presenta anch’esso dei paradossi abbastanza plateali e forse istruttivi. All’inizio dell’anno in corso la stampa annunciava che la multinazionale Arcelor Mittal, che aveva acquisito l’Ilva con uno strano contratto di fitto/promessa d’acquisto, stava incrementando gli utili e addirittura metteva da parte quattrocento milioni di euro da investire nell’Ilva.
Si viene a sapere invece adesso che Arcelor Mittal è in difficoltà ed una delle principali agenzie di rating condiziona la valutazione dei titoli azionari della multinazionale alla chiusura del capitolo Ilva. O ti liberi di Ilva o il rating crolla. Il valore azionario di Arcelor Mittal era aumentato per aver acquisito l’Ilva, ora ci dicono che il valore potrà aumentare di nuovo quando si sarà definitivamente disfatta dell’Ilva. Qualcosa non torna.
Per capirci qualcosa in più è sufficiente andare a vedere chi sono gli azionisti “istituzionali” di Arcelor Mittal. C’è anche la solita Goldman Sachs, ma il grosso è nelle mani di grandi fondi di investimento, apparentemente specializzati in finanziamenti all’economia reale, come lo statunitense Luminus Management.
La finanziarizzazione trasforma le imprese in titoli azionari ed in frodi borsistiche, in giochi al rialzo ed al ribasso ed il governo italiano ha offerto l’Ilva in pasto alla speculazione in nome della “soluzione di mercato”.

Certo, il caso Ilva presenta complessità particolari: c’è stato un intervento della magistratura e c’è anche una contiguità dello stabilimento con strutture militari della NATO, desiderose di espandersi a scapito dello stesso stabilimento. Ciò non toglie che i governi di ogni colore, al di là degli scatti retorici a vuoto, abbiano trasformato la crisi dell’Ilva in un’occasione di assistenzialismo per le multinazionali e per i loro azionisti “istituzionali”.
Dopo la prima guerra mondiale, Giovanni Giolitti pronunciò un discorso rimasto famoso sull’ingerenza dei Trattati internazionali, lamentando che all’epoca un governo non avrebbe potuto compiere i più semplici atti amministrativi senza l’avallo del parlamento, ma che lo stesso governo aveva potuto trascinare il Paese in guerra contro il volere del parlamento, semplicemente in base alla firma di un Trattato internazionale. L’Italia usciva “vincitrice” dalla guerra con le ossa rotte e con un indebitamento mostruoso con l’estero; un indebitamento che avrebbe determinato il perdurare dell’ingerenza straniera con la dipendenza dai prestiti esteri.

Dai tempi di Giolitti le cose si sono aggravate: i parlamenti ratificano i Trattati internazionali senza neppure leggerli e gli Stati sono diventati altrettanti Laocoonti nelle spire dei Trattati. Ma forse anche ai tempi di Giolitti ciò che appariva come “Stato” era solo capacità di spesa. Lo Stato è un’astrazione etico-giuridica che prende corpo solo attraverso la capacità di spendere. Ora si è tolta agli Stati la capacità di spesa perché “non ci sono i soldi” ed il risultato si è visto. A causa della perdita dell’autonomia monetaria e della caduta delle entrate fiscali dovuta alla deflazione, lo “Stato” dipende dagli “investitori”, quindi si è ridotto al nulla, non è rimasto neppure il simulacro giuridico. Anzi, ci si racconta che il ruolo dello “Stato” è diventato quello di sapersi rendere “attraente” per gli investimenti esteri. Dalla concezione hegeliana dello Stato come “ingresso di Dio nel mondo”, siamo passati alla concezione dello Stato escort. Ma forse persino il modello escort rappresenta un ideale irraggiungibile per lo Stato odierno, troppo impegnato ad autodenigrarsi ed autodelegittimarsi per potersi rendere attraente. Verrebbe quasi voglia di indirizzarlo ad un corso di autostima del dott. Raffaele Morelli.

Se non si idealizza il passato, ci si accorge però che anche ai tempi di Giolitti lo “Stato” si legava le mani da solo in ossequio ai feticci del pareggio di bilancio e del “gold standard”; ed anche ai tempi di Giolitti il ministro degli Esteri Sonnino e il Presidente del Consiglio Salandra, firmando il Patto di Londra, potevano trascinare l’Italia in una guerra al di sopra dei suoi mezzi finanziari, se non grazie ai provvidi capitali esteri, ai prestiti dei grandi “investitori” internazionali. Per ascendere al consesso delle grandi nazioni, l’Italia anche allora si indebitava con i mitici “Mercati”.
La Storia può essere analizzata sia in base alle continuità che in base alle discontinuità. In questo caso sono le continuità ad essere più interessanti. Anche nel 1979 l’Italia non poteva permettersi l’ingresso nel Sistema Monetario Europeo, cioè in un regime di cambi fissi. L’unico modo per mantenere stabile il valore della lira era infatti quello di offrire alti tassi di interesse per i titoli del debito pubblico per aumentare la domanda di lire da parte dei “Mercati”. L’esplosione del debito pubblico degli anni ’80 ci è stata spacciata come un effetto del bengodi nazionale, invece rappresentava il costo dell’ascesa dell’Italia al paradiso europeo.

https://sadefenza.wordpress.com/2019/11/17/soluzioni-di-mercato-cioe-frodi/

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SE LA UE, DI FRONTE AL NAUFRAGIO, SPERA DI ESSERE SALVATA DA SALVINI

SE LA UE, DI FRONTE AL NAUFRAGIO, SPERA DI ESSERE SALVATA DA SALVINI


Antonio Socci

Sa Defenza


In Europa è in corso – in queste ore – un vero terremoto, che ha mandato in frantumi l’asse del potere della UE  fondato sull’alleanza fra popolari, socialisti e liberali. E siccome è da lì che è stato imposto all’Italia il governo giallorosso (che è minoranza nel Paese) questo terremoto europeo potrebbe investire anche il già traballante esecutivo ConteBis, già minato da mille grane.

L’altroieri il secondo candidato di Macron  alla Commissione europea, Thierry Breton, ha superato per un soffio il primo esame in commissione giuridica: solo per un voto, 12 sì e 11 no.

Ma è accaduto con un ribaltone politico  perché hanno votato contro Pse, Verdi e Sinistra (Gue) e a favore Ppe, macroniani-liberali, conservatori e i “sovranisti di governo”. Inoltre il sì ha prevalso “grazie all’assenza di un deputato leghista”, scrive Stefano Folli su “Repubblica”.

Quindi la Commissione Von der Leyen  da un lato ha tirato un piccolo respiro di sollievo, ma dall’altro resta appesa a un filo e soprattutto i suoi problemi si aggravano perché la maggioranza su cui è nata non c’è più.

Non c’è più – dopo la bocciatura della Goulard e tutto quello che segue – quella maggioranza Ppe-Pse che sprezzante chiudeva ai cosiddetti sovranisti. Non c’è più quella maggioranza che permetteva ai media di casa nostra di esultare trionfalmente sostenendo che la Lega aveva vinto in Italia, ma in Europa non contava nulla  ed era ai margini.

Non a caso nei giorni scorsi la vicepresidente vicaria danese Margrethe Vestager  è uscita allo scoperto riconoscendo di aver bisogno anche dei sovranisti. Di fatto si sta consolidando una nuova e diversa maggioranza: di centrodestra.

Dietro a questo terremoto c’è un colossale scontro di potere e di interessi sia fra gruppi politici (Ppe e Pse) che fra nazioni, soprattutto tra Francia e Germania, uno scontro in cui l’Italia del governo ConteBis è totalmente ai margini, del tutto irrilevanteMentre potrebbe giocare una parte da 
protagonista  proprio il centrodestra italiano. Cosicché nei prossimi giorni l’Ue – per non naufragare – potrebbe mendicare l’aiuto di quel Matteo Salvini  che fino a ieri è stato sprezzantemente trattato a pesci in faccia.

Nei giorni scorsi era stato un osservatore attento come Francesco Forte, docente universitario, economista e già ministro, a spiegare, in un’intervista, che “indubbiamente, con l’uscita del Regno Unito dall’Ue, la Germania ha bisogno di una sponda in Italia, anche perché è scocciata dall’atteggiamento della Francia di Macron. Le dà fastidio la politica in Africa di Parigi, il suo potere petrolifero e nucleare che lei non ha. La Bce, inoltre, ora è ‘controllata’ dai francesi. La Francia” aggiungeva Forte “si è ‘ingigantita’ e sta anche ‘inglobando’ l’Italia. La Merkel è preoccupata del fatto che il nostro Paese diventi una colonia francese, visto anche quel che è successo tra Fca e Psa nel mondo automotive, un settore in cui i legami tra Italia e Germania sono importanti”.

La conclusione di Forte era sorprendente: “Non è facile per la Germania costruire una sponda in Italia in questo contesto politico, dove al Governo c’è il Pd che ha legami con la Francia. Il Movimento 5 Stelle non è invece chiaro che linea abbia e se Conte lo rappresenti al 100%. Certamente per la Merkel sarebbe più facile se ci fosse un esecutivo di centrodestra  e se Salvini portasse la Lega nell’alveo del Ppe, dove d’altro canto si trova anche Orban”.
La recente visita della Merkel dunque sarebbe “un aggancio interessante” nella prospettiva di “uno scenario politico diverso” perché “la Germania ha bisogno dell’Italia, solo che l’Italia di Conte non è quella che serve alla Germania”.
Per cui la Merkel avrebbe lanciato “una specie di amo per favorire in Italia anche una modifica politica. Facendo capire che con un quadro un po’ diverso saremo ‘affratellati’ ”.

A conferma di questa prospettiva – che sarebbe omogenea al ribaltone che sta avvenendo nella UE, dove di fatto si sta stabilendo una maggioranza di centrodestra – ieri sulla “Repubblica” Stefano Folli in un articolo emblematicamente intitolato “Il bivio europeo dei sovranisti” scriveva: “Si profila all’orizzonte un’occasione, anzi un’opportunità per la destra italiana e in particolare per Salvini, se davvero vorrà fare quel ‘salto’ politico e culturale a cui lo sfida Ezio Mauro nell’editoriale del 15 novembre. In breve: l’estenuante nascita della Commissione von der Leyen dovrebbe vivere il suo passaggio decisivo tra un paio di settimane, quando la presidente e la sua squadra si presenteranno all’Europarlamento per chiedere l’equivalente di un voto di fiducia. Nessuno può fare sfoggio di ottimismo circa il destino della nuova Commissione, ma tutti sono consapevoli che una sconfitta parlamentare sarebbe un disastro storico per l’Unione e le sue istituzioni”.

In sostanza sperano che Salvini colga “la palla al balzo per avvicinarsi all’establishment di Bruxelles”.

Folli è suadente: “Salvini, se vuole, potrebbe inserirsi nel dissidio tra le grandi famiglie  (Ppe e Pse)… non si tratta di entrare nel Partito popolare, è ovvio, ma nemmeno di votare con gli estremisti di AfD e Marine Le Pen”. L’editorialista di “Repubblica” indica il “modello Orban” per avvicinarsi al Ppe.

Ci sarebbe da ironizzare su un establishment europeo che – con i media allineati – fino a ieri ha trattato sprezzantemente Salvini, cercando di isolarlo all’opposizione in Italia e in Europa, ed oggi va col cappello in mano a chiedergli di salvarlo dal naufragio. Addirittura il demonizzato Orban diventa di colpo “un modello”.

Ma non è detto che il leader del centrodestra voglia ripagare costoro con lo stesso trattamento. Non è detto che Salvini intenda sedersi sulla riva del fiume per assistere, con i pop corn, al loro naufragio. Potrebbe essere un grave errore.
Questa invece può essere l’occasione storica  per far riflettere l’establishment europeo sugli errori  compiuti fino ad oggi (compreso l’errore del governo ConteBis  di cui già si stanno pentendo).

Naturalmente è una partita delicatissima, occorre grande talento politico, ma il centrodestra italiano, nel suo insieme, potrebbe ottenere per il nostro Paese molto più  di quanto ricaverebbe dal disastro della Commissione Von der Leyen. In fondo la stoffa degli statisti si vede in prove storiche di questo genere.
Intanto è significativo che un giornale dell’establishment come “Repubblica” capovolga il suo atteggiamento verso Salvini.

Anche l’editoriale di ieri di Ezio Mauro conferma questo segnale politico. E quando Mauro dice al leader della Lega che non basta la maggioranza dei voti degli italiani per andare al governo, ma occorre “una proiezioni internazionale”, “una relazione con l’Europa” e una cultura politica, dice la verità.

Ovviamente loro sognerebbero di dare alla Lega e al centrodestra il “loro” pensiero, ma una realtà come il centrodestra e un leader come Salvini non possono sottrarsi a questa sfida.

In fondo si è dimostrato che la linea fin qui seguita dalla Ue porta al disastro. Il centrodestra italiano può dare un contributo fondamentale e insostituibile per costruire un’“altra Europa”  e – in essa – ricostruire un’Italia prospera e più libera e indipendente  (in fondo la battuta di Salvini su Mario Draghi al Quirinale va in questa direzione). Provarci è comunque un dovere..

Antonio Socci.

Da “Libero”, 16 novembre 2019

https://sadefenza.wordpress.com/2019/11/17/se-la-ue-di-fronte-al-naufragio-spera-di-essere-salvata-da-salvini/

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STA COMINCIANDO LA NUOVA GUERRA FREDDA (E L’UE NON HA NULLA DA INDOSSARE)

STA COMINCIANDO LA NUOVA GUERRA FREDDA (E L’UE NON HA NULLA DA INDOSSARE)

Antonio Socci

 Sa Defenza

Proprio nei giorni in cui tutti – con fiumi di ipocrisia, di amnesia e di autoassoluzione – ricordano il crollo del Muro di Berlino, arrivando a incredibili assurdità (nella più totale dimenticanza di quanto il comunismo qua da noi abbia impregnato i media, la cultura, la scuola e non solo), esce un nuovo libro di Federico Rampini che squaderna davanti ai nostri occhi ciò che negli Stati Uniti è evidente da tempo (e che l’Europa non vede): l’altro comunismo, quello travestito da capitalismo, il comunismo – per così dire – vincente (informazione da dare a chi ripete da anni che il comunismo è defunto, quindi è inutile parlarne).

Vincente proprio sul fronte che vide crollare il comunismo sovietico: l’economia e la tecnologia. Ma restando un sistema totalitario  e comunista come quelli di sempre.

La nuova superpotenza cinese – con un miliardo e 400 milioni di abitanti – ha ormai raggiunto le dimensioni dell’economia americana e adesso s’impone nel mondo come antagonista globale degli Stati Uniti. Ecco perché Rampini titola il suo libro “La seconda guerra fredda”  (Mondadori), descrivendo lo scontro planetario fra Occidente e Oriente comunista, non più nel bipolarismo Washington/Mosca, ma nel confronto Washington/Pechino.

Tutto questo – per la verità – era già stato spiegato (e perfino predetto) da tempo, in Italia, da Giulio Tremonti  che purtroppo Rampini non cita, mentre avrebbe dovuto riconoscergli una straordinaria capacità di analisi e di previsione  sia sugli effetti della globalizzazione mercatista  che sulla Cina  (previsioni fatte quando tutti decantavano “le magnifiche sorti e progressive” sia della globalizzazione che della Cina).

In ogni caso oggi queste cose vengono illustrate – a suo modo – anche da Rampini e rilanciate (ieri) dalla pagina culturale di “Repubblica”, così – con il solito ritardo – anche il salotto “progressista” italico comincerà a parlarne, ovviamente credendo di esserne lo scopritore.

Ecco l’idea centrale del libro di Rampini:

“Il tramonto del secolo americano e la possibile transizione al secolo cinese bruciano le tappe, lo scenario si fa attuale e accade nel modo più sconvolgente. È turbolento, traumatico. Due imperi, uno in declino e l’altro in ascesa, accelerano la resa dei conti. Chi sta in mezzo – come gli europei – farà la fine del vaso di coccio? Nessuno di noi è attrezzato per affrontare la tempesta in arrivo. Neppure i leader al comando delle due superpotenze hanno un’idea chiara sulla dinamica della sfida, sulle prossime puntate di questa storia, sul punto di arrivo finale”.

Che sia in atto questo conflitto epocale  (e l’Europa sia il vaso di coccio) è stato (pre)detto – lo ripeto – da Tremonti quando nessuno da noi lo diceva. Il quale Tremonti però non condivide affatto l’idea che possa vincerlo la Cina. Né che l’America sia al tramonto.

È necessario però capire alcuni nodi storici della nuova guerra fredda in cui stiamo entrando. Come, quando e perché la Cina è diventata così potente da poter essere oggi l’antagonista degli Stati Uniti?

A fornire alla Cina la corda con cui potrebbe “impiccarci” – per dirla con Lenin – è stato proprio l’Occidente. O meglio: l’Occidente mercatista e globalizzatore degli anni Novanta, quell’occidente clintoniano  che tra 1999 e 2001 permise l’ingresso di colpo della Repubblica popolare nella World Trade Organization (Wto) addirittura con clausole di favore, ritenendola un paese in via di sviluppo e in cammino verso la democrazia.

Della democrazia non c’è traccia (anzi, sempre peggio), in compenso quella Cina – diventata la fabbrica del mondo – ha messo fuori mercato l’industria occidentale  (generando disoccupazione e povertà in Europa e Stati Uniti) e ora si presenta come superpotenza  economica, tecnologica, militare e politica.

Il libro di Rampini ha il merito di far capire che è del tutto fuori strada chi crede che il problema sia rappresentato solo dalla controversia commerciale  con gli Usa e dai dazi di Trump.

“Un tempo” scrive Rampini “i governanti di Pechino sapevano di poter contare su un alleato formidabile a Washington: le lobby che difendono gli interessi delle multinazionali americane. Quando Trump ha iniziato ad agitare la minaccia dei dazi, nel 2017, c’è stato un principio di resistenza. Dalle associazioni confindustriali agli editoriali del ‘Wall Street Journal’ la voce del capitalismo americano si è fatta sentire, e come sempre ha difeso le frontiere aperte. Ma quella battaglia è andata scemando. Con il passare del tempo l’establishment capitalistico americano si sta rassegnando all’idea che i rapporti con Pechino non saranno mai più come nell’ultimo trentennio”.

La data simbolica di inizio di questa nuova “guerra fredda”  può essere individuata, secondo Rampini, nel discorso che il 4 ottobre 2018  tenne il vice di Trump, Mike Pence, a un importante think tank di Washington, lo Hudson Institute.

Ma quella svolta non è un’improvvisazione: “è il concentrato di analisi anticipate mesi prima nel documento sulla National Security Strategy”.

Spiega Rampini: “Tutto questo non dipende soltanto da Trump né ha inizio con la sua presidenza. Bisogna evitare la facile tentazione di attribuire al suo turbopopulismo nazionalista il sabotaggio della globalizzazione: questa è la versione di comodo che Xi è andato a esporre al World Economic Forum di Davos, ma non regge. In realtà era nell’aria già da tempo un riesame dei rapporti Usa-Cina. Lo conferma un autorevole rapporto americano i cui artefici non sono affatto vicini a questo presidente. Gli danno però atto di aver visto giusto sulla Cina, anche se i metodi che usa non sono efficaci. La minaccia che viene da Pechino è molto più seria di quanto l’Occidente abbia compreso: economica e tecnologica, politica e militare, è una sfida egemonica a tutto campo, contro la quale bisogna correre ai ripari”.

Fin qui la descrizione di Rampini che poi nel libro sviluppa su molti altri aspetti (anche relativi all’Italia). È interessante soprattutto perché fa intuire che questa parziale de-globalizzazione  che porta la firma di Trump in realtà è una svolta maturata nella stessa America da cui trent’anni partì la globalizzazione.

Comporterà diversi cambiamenti, probabilmente anche il ritorno della manifattura in Occidente  e un certo ritorno degli Stati nazionali. La speranza è che tornino a contare i popoli (rispetto alle élite)  e la politica torni a prevalere sul potere economico-finanziario.

In totale controtendenza appare l’Unione europea  che – per la sua totale mancanza di guida strategica e per i suoi rapporti con la Cina – rischia di venire stritolata  da questa guerra fredda di cui non sembra capire nulla. Anche perché non ha capito  – mi spiega sorridendo Giulio Tremonti – che la Brexit non è un disastro per la Gran Bretagna, ma per l’Unione europea  giacché l’Europa senza l’anglosfera non può esistere.

Così come in totale controtendenza è il pontificato di Bergoglio  che fin dall’inizio ha dichiarato guerra a Trump. Un papa che continua a glorificare il globalismo, la Ue, l’Onu  ed ha consegnato – con un accordo avvilente – il controllo dell’eroica Chiesa Cattolica cinese al regime comunista di Pechino.

“L’attuale balzo della Cina” ha dichiarato Tremonti “ormai va ben oltre la manifattura, punta ai beni del futuro, all’intelligenza artificiale. Per arrivare alla supremazia globale. O forse per evitare il destino prossimo e terribile portato da una demografia avversa, perché mai nella storia dell’umanità si è visto un così massiccio agglomerato di anziani in una enorme area rurale”.

Infatti Tremonti – a differenza di Rampini – non vede affatto gli Stati Uniti in declino: “in realtà oggi sembrano più forti che mai. Davvero è America first, great again”.

Antonio Socci

Da “Libero”, 10 novembre 2019

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Iperborea, Thule e la Ricerca dell’Illuminazione Mistica

Iperborea, Thule e la Ricerca dell’Illuminazione Mistica

di J. Jeffrey


Traduzione di Anticorpi.info

Sa Defenza

Secondo la leggenda, da qualche parte in prossimità delle lontane regioni ghiacciate del Polo Nord visse una civiltà ormai quasi del tutto dimenticata. Si narra che la mitica civiltà di Iperborea si sviluppò nella regione più settentrionale del pianeta in un momento in cui quei territori erano adatti ad ospitare la vita umana. Secondo alcune dottrine e tradizioni, Iperborea avrebbe segnato l’inizio terreno e celeste di ogni civiltà, in quanto culla dell’Uomo Originario. Alcune teorie ipotizzano che Iperborea coincida con il giardino dell’Eden, il punto in cui in un remoto passato la terra ed il cielo entrarono in contatto.

Il mito riferisce che quando i membri di detta civiltà trasgredivano la legge divina, il prezzo della loro colpa fosse l’esilio a vita verso il mondo esterno. Mondo esterno che andò popolandosi proprio grazie alle comunità create dagli esuli, le quali sviluppandosi posero fine alla grande e gloriosa Età dell’Oro.

Quello dell’Età dell’Oro è un elemento centrale di numerose antiche tradizioni. Significativamente, i riferimenti ad essa sono più frequenti nelle culture appartenenti alle regioni che si estendono dall’India al Nord Europa, cioè le aree direttamente sottostanti le regioni polari. Joscelyn Godwin, nel saggio Arktos, The Polar Myth in Science, Symbolism and Nazi Survival, scrive:

“La memoria o l’immaginazione di un’età dell’oro sembra essere una particolarità appartenente alle culture che coprono l’area che si estende dall’India al Nord Europa … nell’antico Medio Oriente vi è un evidente riferimento all’Età dell’Oro nel libro della Genesi, quando viene descritto il Giardino dell’Eden come quel luogo dove l’umanità camminava con la divinità prima che avesse luogo la caduta. La tradizione egizia narra di epoche remote governate da sovrani divini. Nella mitologia babilonese abbiamo una sorta di calendario composto da ere trisecolari, che coincidono con i quattro quadranti dello zodiaco; la prima di esse, dominata da Anu e nota come età dell’oro, si concluse con il diluvio. I testi Avesta iraniani raccontano del millenario Regno d’oro di Yima, il primo uomo e primo sovrano, sotto il cui dominio il freddo ed il caldo, la vecchiaia, la morte e la malattia erano ignote.”

Il mito più sviluppato di questo genere – e probabilmente il più antico – appartiene alla dottrina indù dei Quattro Yuga. Le quattro Ere che compongono questo sistema sono dette: Krita Satya Yuga (quattro unità), Treta Yuga (tre unità), Dvapara Yuga (due unità), e Kali Yuga (una unità). La somma delle quattro Ere ripetuta per dieci volte compone un periodo denominato Mayayuga. Il Krita Yuga corrisponderebbe all’Età dell’Oro; il Kali Yuga al periodo storico che stiamo vivendo attualmente.

Ogni descrizione dell’Età dell’Oro racconta di come gli ‘dei’ camminassero con gli uomini in un ambiente perfetto e armonioso equilibrato tra il terrestre ed il celeste. L’umanità non soffriva alcuna malattia e non esisteva invecchiamento in questo paradiso senza tempo. Dopo la caduta, l’uomo ‘precipitò’ nel Tempo e nella sofferenza, perdendo il dono dell’immortalità.

Madame Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, faceva riferimento ad una ‘seconda razza’ originaria di Iperborea, che avrebbe preceduto le successive razze di Lemuria ed Atlantide. Il metafisico russo Alexandre Dugin affermò che la casa del ‘popolo solare’ si trovasse nei territori noti oggi come Russia settentrionale. “La gente solare”, asseriva, “è una tipologia culturale-spirituale creativa, energetica e spirituale.”

Nell’antica Grecia esisteva la leggenda di Iperborea, una terra di sole perpetuo posizionata al di là del “vento del nord.” Ecateo (circa 500 aC) asseriva che il luogo sacro degli iperborei, costruito “secondo il modello delle sfere”, si trovasse “nelle regioni oltre la terra dei Celti” presso “un’isola in mezzo all’oceano.” Secondo alcuni resoconti popolari il tempio del dio Apollo presso Delfi fu edificato da individui originari di Iperborea. Il poeta lirico greco Alceo (600 aC) cantò del viaggio reale o mistico compiuto da Apollo nella terra degli iperborei:

“O re Apollo, figlio del grande Zeus, alla tua nascita tuo padre ti donò la fascia dorata e la lira di conchiglia, e ti donò inoltre un carro trainato da cigni, voglio che tu ti rechi a Delfi … ed una volta in viaggio, la cosa peggiore che potrai fare sarà volare nella terra degli iperborei.”

L’uso di indossare una veste ricamata con le stelle del ‘Re del Mondo’ – la sfera celeste, simbolo dell’unità con la terra – è una consuetudine che qualcuno fa risalire agli iperborei. I ricami in oro su seta blu raffiguravano il sole, la luna e le stelle. Tali abiti furono poi indossati dai re dell’antica Roma e da Giulio Cesare, così come da Augusto ed altri imperatori romani.

Alcune antiche statuette in terracotta rinvenute in una tomba in Jugoslavia mostrano l’Apollo Iperboreo all’interno del suo carro trainato da cigni. Il dio indossa sul collo e sul petto raffigurazioni gialle del sole e delle stelle, e sul suo capo vi è una corona da cui si dipanano raggi. La sua veste, che tocca il suolo, è di colore blu scuro con disegni di colore giallo.

apollo cigno iperborea

Il Collasso di Iperborea.
Una delle teorie più popolari circa l’evento che causò la fine di Iperborea narra di una catastrofica inclinazione assunta dall’asse terrestre. L’umana trasgressione della legge divina avrebbe causato uno spostamento nell’equilibrio metafisico, il cui effetto sarebbe andato a proiettarsi anche sul piano terreno. Julius Evola, noto metafisico italiano, asserì che sia stato proprio quello il momento in cui il primo ciclo della storia giunse a conclusione per dare avvio al secondo ciclo, quello della civiltà atlantidea:

“Il ricordo di questa località situata nell’Artico è patrimonio delle tradizioni di molte genti, sia sotto forma di vere e proprie allusioni geografiche, che di simboli sintetizzanti la funzione e significato originali spesso trasformati in senso super-storico, oppure applicati ad altri centri che possono essere considerati come copie di quella originale … Soprattutto, si noterà l’interazione del tema Artico con il tema Atlantico … E’ nota la nozione astrofisica secondo cui la modificazione dell’inclinazione dell’asse terrestre provocherebbe mutazioni nel clima da un’epoca all’altra. Inoltre, come da tradizione, tale inclinazione ha avuto luogo in un dato momento, di fatto attraverso l’allineamento di un fatto fisico con uno metafisico, come se un male naturale si sia riflesso in una certa situazione di ordine spirituale … In ogni caso, ad un certo momento il ghiaccio e la notte eterna calarono sulla regione polare. Poi, con l’esodo forzato da quella sede, ebbe fine il primo ciclo, dando inizio alla seconda grande Era: il Ciclo di Atlantide.”
Julius Evola, Rivolta Contro il Mondo Moderno, 1951.

Il ricordo di un’epoca d’oro, sebbene rimodellato in forma archetipica o mitologica, soddisfa uno scopo super-storico. Per questa ragione il ricordo dell’antica civiltà di Atlantide a volte risulta intrecciato a quello di Iperborea. Non possiamo aspettarci di ‘provare’ l’esistenza fisica di queste civiltà, ma tutti i miti sono noti per avere un fondamento storico. Trasmessi originariamente in forma orale, i miti sono poi codificati all’interno di storie abbastanza semplici ed accattivanti da garantire loro la sopravvivenza e traduzione attraverso i secoli. Il mito assolve una funzione vitale – quella di condurre nel futuro il ricordo delle origini, la conoscenza di dove stiamo dirigendoci e di ciò che siamo tenuti a fare. E’ solo oggi – nel Kali Yuga – che la cultura ha tagliato i ponti con le tradizioni, perdendo così la facoltà di distillare correttamente i nuclei di verità storiche contenute nei miti.

Il Ritorno del Mito.
La leggenda di Iperborea rivisse nel corso dei secoli XVIII e XIX, quando videro la luce molti testi in cui fu formulata l’ipotesi che la prima civiltà umana non avesse affatto avuto origine in Medio Oriente. Una delle pubblicazioni più popolari postulò che i cosiddetti ‘ariani’ (europei) fossero ‘superiori’ e più intelligenti rispetto ai ‘semiti’ (popoli del Medio Oriente). Quindi, secondo questa teoria, la civiltà ‘non poteva’ avere avuto origine in Medio Oriente, e l’ebraico probabilmente non era stata la prima vera lingua.

I francesi dell’Illuminismo avanzarono l’ipotesi che l’Eden biblico fosse situato in una regione più elevata rispetto a quanto comunemente ritenuto. Allo stesso modo, i nazisti tedeschi alla ricerca della loro Aufklarung (citando Kant, l’Aufklarung è “l’uscire dell’uomo dallo stato di minorità per obbedire al motto sapere aude, ossia imparare a servirsi del proprio intelletto senza la guida di altri” – ndt) cercarono di estromettere dal mito edenico ogni legame con le regioni del Mediterraneo e del Medio Oriente. Diversi studiosi britannici e tedeschi si concentrarono sull’analisi della antica civiltà indiana (vedica), ove si parlava la lingua sanscrita. Molti ritenevano che il sanscrito fosse la lingua originale degli ‘ariani’.
Con le nuove scoperte archeologiche effettuate in Egitto, Caldea, Cina ed India, i ricercatori si diedero a percorrere un campo minato, riaprendo il dibattito sulle reali origini dell’uomo. All’epoca, contraddire con veemenza la versione narrata nella Bibbia poteva condurre a spiacevoli conseguenze.

Scrittori come Jean-Sylvain Bailly (1736-1793), il Rev. Dr. William Warren (1800), Bal Gangadhar Tilak (1856-1929) e H.S. Spencer (1900), svilupparono diverse teorie nel tentativo di dimostrare che l’origine dell’uomo avesse avuto luogo nella regione polare.

Il libro di Tilak: Arctic Home (pubblicato nel 1903) esordisce affermando che durante il periodo interglaciale nelle regioni artiche il clima fosse molto diverso rispetto a quello attuale (nozione confermata da numerosi scienziati). Secondo Tilak vi fu un continente circumpolare dal clima temperato. Dunque le condizioni ambientali dell’epoca non sarebbero state sfavorevoli alla vita, come comunemente ritenuto.

Tilak era convinto che gli antichi testi vedici indiani facessero inequivocabilmente riferimento ad un ‘regno degli dei’ dove il sole sorgeva e tramontava una sola volta l’anno, e questo dettaglio a sua detta dimostrava che quegli antichi autori conoscessero le condizioni astronomiche presenti al Polo Nord. Tilak, che vantava una perfetta padronanza della lingua vedica, collocava l’esistenza di tale civiltà artica intorno al 10.000 aC, prima che l’inizio dell’ultima era glaciale la distruggesse.

Il suo libro ebbe un impatto limitato in occidente, ma riscosse grande popolarità in India. Quando il dotto zoroastriano H.S. Spencer scrisse il libro The Aryan Ecliptic Cycle (1965) – con cui si propose di sviluppare il lavoro di Tilak – riscosse l’approvazione di Sir S. Radhakrishna, l’allora Presidente dell’India. Come pure il plauso di dignitari della locale Società Teosofica.

L’approccio di Spencer non si sviluppò dal vedico ma dalle scritture di Zoroastro, andando oltre Tilak nel tracciare e descrivere i progressi degli ‘ariani’ dal nord ai nuovi stanziamenti, e gli scismi che li sparpagliarono lungo la strada.

Gli ‘ariani’ descritti da Spencer fecero sentire la loro presenza, spostandosi in lungo e in largo. Sarebbero stati proprio gli ariani a modellare le religioni e culture d’Egitto, Sumeria, Babilonia, e dei semiti, fino a quel momento adoratori di divinità lunari femminili.

Tuttavia, la ricerca di una ‘Iperborea’ terrena e di una ‘razza originaria’ da parte di molti studiosi fu estremamente difficile e ottimistica. Dimostrare che tra l’8000 ed il 10000 a.C presso il Polo Nord fossero esistiti insediamenti umani non era impresa da poco, soprattutto se vivevi nel 18° secolo. Le numerose teorie non fecero che presentare elementi contraddittori o tendenziosi, i quali finirono per ottenere il risultato opposto, screditando anziché accreditare l’intera nozione di Iperborea. Stesso discorso potrebbe farsi in merito alle teorie che vorrebbero provare l’esistenza del ‘continente perduto di Atlantide’. L’impellenza di trovare la dimostrazione di una Iperborea terrena finì per sminuire l’importanza occulta dell’Iperborea simbolica.

Il Polo Spirituale.
Nel tentativo di individuare l’ubicazione ‘fisica’ di Iperborea, la maggior parte dei ricercatori ha trascurato la possibilità che quel mito potesse servire uno speciale fine simbolico e spirituale. Ci chiediamo se sia ipotizzabile che la verità dietro la leggenda fosse esoterica, e non essoterica come alcuni addirittura sostengono ancora oggi.

Molte tradizioni narrano di un supremo centro spirituale o ‘Luogo Supremo.’ Tale ‘luogo’ potrebbe non essere ubicato in uno specifico punto terreno, ma esistere in una forma primordiale, inattaccabile dai cataclismi fisici.

Il ‘Luogo Supremo’, comunemente considerato come orientamento ‘polare’, simbolicamente è stato sempre rappresentato sotto forma di ‘asse del mondo’ – e nella maggior parte dei casi indicato come una ‘Montagna Sacra.’ Rene Guenon nel testo Il Re del Mondo scrive quanto segue:

“Quasi in ogni tradizione esiste un preciso nome per definire questa montagna, come il Meru induista, l’Alborj persiano, ed il Montsalvat nella leggenda occidentale relativa al Graal. Abbiamo anche la montagna araba Qaf ed il monte Olimpo greco, i quali per molti versi esprimono il medesimo significato. In ognuna delle tradizioni citate si tratta di una regione che – proprio come il Paradiso Terrestre – è divenuta inaccessibile all’umanità ordinaria; una regione che si trova oltre la portata dei cataclismi che sconvolgono il mondo umano al termine di determinati periodi ciclici. Questa regione è l’autentico ‘Luogo supremo‘ che, secondo certi testi vedici e avestici, originariamente si trovava nei pressi del Polo Nord, come sottolineato anche dal senso letterale della parola. Per quanto sia possibile che la sua localizzazione possa cambiare a seconda delle fasi della storia umana, la sua polarità resta intatta in senso simbolico, in quanto essenzialmente rappresenta l’asse fisso attorno al quale tutto è imperniato.”

I testi vedici narrano che il ‘Luogo supremo’ sia noto come Paradesha, o ‘Cuore del Mondo’. Ed è proprio da tale nome che i Caldei coniarono il termine Pardes, e gli occidentali Paradiso.

Esiste inoltre un nome alternativo, il quale probabilmente è anche più antico di Paradesha. Questo nome è Tula, dai greci poi modificato in Thule. Concetto che accomuna diverse regioni che vanno dalla Russia fino all’America Centrale, il nome Tula ha sempre rappresentato lo stato primordiale da cui scaturisce ogni facoltà spirituale.

E’ noto che il nome  messicano Tula debba la sua origine ai toltechi, i quali provennero – secondo la leggenda –  da Aztlan, la ‘terra di mezzo dell’acqua’, la quale corrisponderebbe alla mitica Atlantide. In questo caso Tula – centro di autorità spirituale – non resterebbe fissa in una specifica ubicazione geografica. Guenon associa a Tula il ciclo atlantideo successivo a quello iperboreo. La Tula atlantidea è l’immagine dell’originario stato primordiale situato al nord, in una posizione polare. Con il succedersi delle Ere, la sede suprema del potere spirituale tende a regredire in misura esponenziale verso la segretezza e l’oscurità. Tutto ciò, naturalmente, è un effetto congenito dell’era finale (Kali Yuga) in cui progressivamente l’umanità sprofonda nel piano materiale, fino al ribaltamento provocato dall’avvio di un nuovo ciclo.

Qui Tula, centro di autorità spirituale, costituisce il punto fisso noto simbolicamente a tutte le tradizioni come il ‘perno’ o l’asse del mondo. Metafisicamente parlando, il mondo ruoterebbe intorno a questa sede di potere priva di una vera e propria collocazione geografica.

Nella tradizione buddhista ‘Chakravarti’ letteralmente significa “Colui che fa girare la ruota”, vale a dire colui che – essendo al centro di tutte le cose – dirige ogni movimento senza a propria volta essere coinvolto da quel moto; colui che – per usare le parole di Aristotele – è ‘l’immobile meccanismo’ di ogni cosa.

Nelle tradizioni celtica, caldea ed indù, l’immobile asse attorno a cui si muove la ruota del mondo si combinano per rappresentare un simbolo diventato molto controverso nella modernità. Questo – infatti – è l’autentico significato della svastica, riconosciuta in tutte le antiche tradizioni mondiali come ‘simbolo del Polo’.

Il Polo e l’Illuminazione Mistica.
Risale all’Iran medievale la prima documentazione scritta che fece riferimento al Polo Spirituale ed all’esperienza mistica dell’ascesa verso di esso. I sufi iraniani, attingendo dall’Islam e dalle tradizioni mazdea, manichea, ermetica, gnostica e platonica, ne distillarono una dottrina sacra, descritta come scientifica, mistica e filosofica.

“Esotericamente i teosofi persiani collocavano il loro ‘punto di riferimento’ in un luogo che non si trovava ad Oriente, né ad Occidente, né al Sud, quando rivolgevano le loro preghiere verso la Ka’ba. “L’Oriente ricercato dal mistico, l’Oriente che non può essere situato sulle nostre mappe, è nella direzione del nord, oltre il nord.” (The Man of Light in Iranian Sufism, Henry Corbin, 1978) Su questo Polo regna una completa oscurità, asserisce il famoso testo arabo Hayy ibn Yaqzan, tra le opere più visionarie del polemista e filosofo persiano Avicenna (Ibn Sina), vissuto intorno all’anno 1000. “Ogni anno il sole lo illumina per un breve periodo. Colui che si confronta con quella oscurità e non esita ad immergersi in essa giungerà in uno spazio sconfinato e pieno di luce.” [Ibid] Tale oscurità, dice Corbin, è l’ignoranza dell’uomo naturale. “Attraversarla è un’esperienza terrificante e dolorosa, in quanto distrugge tutte le pervietà e le norme su cui l’uomo naturale basa la propria esistenza …” [ibid] Ma deve essere affrontata consapevolmente prima di poter acquisire la gnosi salvifica esistente oltre la luce.” 

“Il buio attorno al Polo, perforato annualmente dai raggi del sole, è una figura al tempo stesso terrena e simbolica. Da un lato è la reale situazione astronomica esistente presso il Polo Nord, in cui si alternano sei mesi di notte e sei di giorno. Dall’altro, nella tradizione esoterica l’immagine detiene un valore superiore e simbolico. Ma, come Corbin e Guénon non si stancavano mai di sottolineare, il livello simbolico non è un costrutto fantasioso che trae spunto dal fatto terreno: in realtà è vero l’esatto opposto. Nella fattispecie, l’esperienza mistica di penetrare l’oscurità del Polo è la realtà fondamentale e l’autentica esperienza dell’individuo. Il fatto che il mondo materiale rifletta la geografia celeste non è che un aspetto contingente. In breve, in questa dottrina, come nel platonismo, la vera realtà è quella del regno sovrasensibile, mentre il regno materiale non è che una sua proiezione.”

Il ricercatore, mediante una profonda meditazione spirituale, riesce ad accedere ad un mondo di esperienza mistica, e percorre un pellegrinaggio verso Iperborea, luogo che non può essere collocato sulle mappe. Aristea, poeta greco, in estasi sciamanica narrò di avere viaggiato fino ad Iperborea mentre era ‘posseduto da Apollo.’ Il viaggio mistico-spirituale verso Iperborea è molto presente nell’antica letteratura ellenica. Il viaggio verso il Polo è talvolta illustrato come la scalata di una colonna di luce che si estende dal fondo dell’inferno fino al brillante paradiso nel Nord cosmico.

aurora-boreale

Come già accennato, il Polo è simboleggiato anche da una montagna, chiamata Monte Qaf nella tradizione mussulmana, la cui ascesa, proprio come la scalata di Dante del Monte del Purgatorio, rappresenta i progressi dei pellegrini nell’atto di attraversare una serie di stati spirituali.

Guénon, ne Il Re del Mondo, spiega che “l’idea evocata dalla rappresentazione in questione è essenzialmente quella della ‘stabilità’, la quale è di per se una caratteristica del Polo.” La montagna, indicata come un’isola, “resta immobile in mezzo all’incessante turbinio delle onde, un caos che riflette quello del mondo esteriore. Di conseguenza è necessario attraversare il ‘mare delle passioni’, al fine di raggiungere il ‘Monte della Salvezza’, il ‘Santuario della Pace’.”

La nostra ricerca di Iperborea è il nostro desiderio di tornare a Paradesha o Paradiso – cioè l’impulso primordiale, originario dell’esistenza umana. L’importanza di conoscere l’ubicazione materiale di una terra perduta nelle regioni settentrionali è quindi messa in ombra dalla rilevanza simbolica del concetto. Cercare Iperborea equivale a ricercare l’illuminazione mistica. La montagna, l’Isola, l’inamovibile roccia fissa in un preciso orientamento polare quale rappresentazione della Realtà Ultima. Ed è proprio tale inamovibilità ad ancorarci al solenne compito che da sempre essa rappresenta.

Articolo in lingua inglese, pubblicato sul sito New Dawn Magazine
Link diretto:
http://www.newdawnmagazine.com/articles/hyperborea-the-quest-for-mystical-enlightenment

https://sadefenza.wordpress.com/2019/11/07/iperborea-thule-e-la-ricerca-dellilluminazione-mistica/

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IL NAUFRAGIO DI UN GOVERNO

IL NAUFRAGIO DI UN GOVERNO

Antonio Socci

Sa Defenza

Forse il poeta Cinquecentesco Francesco Berni prefigurava l’attuale esecutivo  quando rappresentava umoristicamente quel cavaliere che, ricevuto un colpo che lo aveva diviso in due, non si era accorto di essere ormai deceduto  e continuava ad agitare la spada: “Così colui, del colpo non accorto,/Andava combattendo ed era morto”.

Ad informare il governo ConteBis  del suo trapasso, dopo il voto degli elettori umbri, ci hanno pensato varie voci significative. Anche considerando il disastro della legge di bilancio “tasse e manette”  che ogni giorno viene stravolta e riscritta.

Rino Formica, famoso politico della prima repubblica, socialista e uomo di sinistra, in un’intervista di questi giorni, a proposito del fallimento del governo giallorosso, ha sentenziato: Sono tutti rottamati o rottamabili. Qualsiasi cosa dovesse nascere da domani in poi nascerà senza e contro di loro. L’assenza di pensiero ha reso le classi dirigenti burocrati di nomenklature in estinzione”.

Poi, in un pessimismo cosmico, ha aggiunto: “Siamo in presenza di una decadenza  e di un immiserimento della nostra classe dirigente da paura. Il problema non è se noi giochiamo un ruolo di secondo o di terzo piano sulla scena mondiale, il problema è: abbiamo un nostro pensiero sul futuro dell’Europa? Le nostre istituzioni, sfornite del pensiero politico, sono diventate sterili. Non pulsa il cuore, non funziona il cervello, come possono funzionare le gambe e le braccia?”

Formica, dopo aver approvato l’idea (attribuita al Quirinale) di sciogliere le Camere se cade questo governo, aggiunge una specie di appello a Mattarella, perché faccia “un quadro dello stato di salute del Paese davanti al Parlamento”, ma sarebbe più sensato dare la possibilità al Paese di pronunciarsi sullo stato di salute di questa classe politica.

Tanto allarmismo  è motivato anche dal fatto che l’Unione europea, quella che ha voluto questo esecutivo (imponendolo di fatto agli italiani), è oggi piombata nel più totale caos perché sta crollando l’asse del potereincentrato sull’alleanza fra popolari, socialisti e liberali, quelli che volevano varare una “conventio ad excludendum” contro gli euroscettici di vario genere: lo dimostrano le elezioni (di diverso tipo) in Italia, Polonia, Ungheria e Germania.

Oggi sia il governo Merkel  che la presidenza Macron, considerato da tanti “in caduta libera”, sono destabilizzati  (in Francia anche dalla piazza e in Germania anche dai problemi economici).

Per non dire della nuova Commissione europea  che è in alto mare, vittima delle clamorose bocciature dei Commissari (che riflettono il caos politico dilagante), tanto che non riuscirà ad insediarsi fino al 2020. In pratica l’Ue è paralizzata.

Tutto questo mentre la Gran Bretagna se ne sta andando da questo manicomio e Donald Trump, nei giorni scorsi, è intervenuto in favore della Brexit deplorando il fatto che Londra sia ancora “trattenuta dalla Ue”.

Nell’occasione – com’è noto – ha evocato a sorpresa l’Italia dicendo che “anche altri Paesi, l’Italia e altri, starebbero molto meglio senza l’Ue, francamente”, facendo balenare la possibilità di un rapporto forte con gli Stati Uniti.

Con ciò il famoso tweet su “Giuseppi” appare seppellito ed è un altro colpo al traballante esecutivo giallorosso senza la minima copertura internazionale (non avendo nemmeno quella nazionale, cioè il consenso degli italiani). A ciò si aggiunga la vicenda del Russiagate  che è ancora tutta da chiarire e che comunque, a quanto pare, ha già scavato un fossato tra la Casa Bianca e Palazzo Chigi.

È evidente che in una simile tempesta perfetta, col mare grosso e minaccioso, Pd, M5S, Leu e Renzi appaiono come naufraghi disperati, senza bussola e senza aiuti, appesi a rottami di fortuna e in continua feroce lotta per la sopravvivenza fra loro (viveri e acqua stanno finendo).

Un briciolo di realismo  e di cura  per l’Italia, che non può essere abbandonata alle onde, dovrebbe indurre tutti – per ritrovare ordine e stabilità – a guardare con attenzione a quel centrodestra che ha dimostrato di essere maggioranza nel Paese  (perfino nelle ex regioni rosse) e che continua a crescere nei sondaggi perché un’idea d’Italia ce l’ha.

È il saggio atteggiamento del card. Camillo Ruini, per tanti anni leader dei vescovi, stretto collaboratore di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.

Ieri, in un’intervista al “Corriere della sera” che ha fatto molto clamore, ha dichiarato che la Chiesa deve dialogare con Salvini (“il dialogo con lui mi sembra doveroso”), cosa che ha scandalizzato tutti quei progressisti (e cattoprogressisti) che invece non si scandalizzano affatto quando papa Bergoglio “dialoga” con il regime comunista cinese, con il dittatore di Cuba o con il mondo islamico.

Ruini ha detto di Salvini: “penso che abbia notevoli prospettive davanti a sé, e che però abbia bisogno di maturare sotto vari aspetti”. Considerazione, quest’ultima, che il leader del centrodestra dovrebbe accogliere come un prezioso e paterno consiglio: anche politico, oltreché umano.

Peraltro Ruini ha pure spezzato una lancia in favore di Salvini sul tema controverso del rosario, che aveva scatenato rancorose invettive clericoprogressiste: “Può essere (quella di Salvini) anche una reazione al ‘politicamente corretto’, e una maniera, pur poco felice, di affermare il ruolo della fede nello spazio pubblico”.

Non si può certo dire che la grande apertura di credito di Ruini a Salvini rappresenti oggi l’orientamento della curia bergogliana, schieratissima a sinistra. Ma di certo Ruini rappresenta l’orientamento maggioritario del popolo cattolico. Lo ha fatto capire, sommessamente, il cardinale quando ha rilevato come “il cattolicesimo politico di sinistra, in Italia, abbia sempre meno rilevanza”.

Lo ha detto anche in riferimento al tracollo della Sinistra in Umbria dove pure era stata sostenuta fanaticamente dalle gerarchie clericali (mentre il popolo cattolico ha votato centrodestra).

Dunque Ruini rappresenta i sentimenti del popolo cattolico, non quelli dei vertici vaticani, ma anche dalla curia bergogliana pare arrivino segnali di scontento, per vari motivi, nei confronti del premier Conte e di questo governo.

Ciò non significa che Bergoglio e i suoi pasdaran accoglieranno l’invito di Ruini a dialogare con Salvini (in Vaticano prevale l’odio ideologico).

Tuttavia si può dire che un altro degli sponsor del governo giallorosso si è raffreddato e a questo punto non ne è rimasto più uno. Basta un piccolo raffreddore, come un incidente parlamentare, e l’esecutivo va a casa.

Infatti il ministro Dario Franceschini, capo delegazione del Pd, ha lanciato l’ennesimo altolà ai cosiddetti “alleati” di governo per spaventarli con la minaccia delle elezioni: “Repetita iuvant: il Governo Conte è l’ultimo di questa legislatura. Chi lo indebolisce con fibrillazioni, allusioni, retroscena di palazzo, fa il gioco della destra. Forse sarebbe ora di smetterla”.

Finora non si sapeva che fosse Franceschini ad avere il potere di sciogliere le Camere (nel Pd fanno una certa confusione fra partito e istituzioni). In ogni caso l’avvertimento (a Renzi e Di Maio) è pesante. Sono già alla resa del Conte.

Antonio Socci

Da “Libero”

https://sadefenza.wordpress.com/2019/11/06/il-naufragio-di-un-governo/

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